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USS SEATIGER - MISSIONE 12 RSS USS SEATIGER - Missione 12

12.10 "Specchio"

di Droxine Carelli, Pubblicato il 18-03-2026

USS Seatiger - ponte alloggi ufficiali superiori - Alloggio Sheva Althea
06/09/2398, ore 21:51


Althea avrebbe voluto lasciar riposare la fronte sul pavimento freddo del suo alloggio ancora qualche minuto. Qualche eone.
Ma nel silenzio irreale iniziò a filtrare un certo trambusto.
Veniva dalla porta.
Si alzò a fatica. Le faceva male tutto.
"Computer, disattiva il blocco della porta. Autorizzazione Althea Sheva."
La porta si aprì immediatamente inondando il suo rifugio dell'oramai onnipresente musica.
Dietro di essa trovò i visi preoccupatissimi del capitano e di Droxine.
Quest'ultima aveva in mano degli attrezzi.
Quanto necessario per forzare una porta, indovinò.
"Tenente! Sta bene?"
Althea sorrise.
"Sì capitano, no si preoccupi. Sto bene."
E con una certa meraviglia si accorse che era vero.
Nessun pensiero estraneo cercava di violarle la mente.
Non altrettanto gli altri, sentì quando apri la mente ai suoi sensi empatici.
Erano ancora sotto assedio.
"Vieni..."
Si irrigidì. Il pensiero estraneo era stato nitido come il cristallo.
Ma privo della malevolenza precedente.
"Vieni..."
"Perché dovrei?" questo le attirò un'occhiata preoccupata da Arjan e Droxine.
"Vieni..."



Heaven III - cavità sotterranea
06/09/2398, ore 21.55


Le ricerche continuavano.
Quegli ambienti sembravano non finire mai.
Jason la chiamò.
"Tenente, forse questo è un centro direzionale."
Amanda ispezionò l'ambiente indicato dal collega. Era ampio con delle consolle chiare disposte a banco. Ricordavano il ponte di una nave spaziale. Ma c'era un elemento anomalo. Una specie di piedistallo. Sembrava un leggio di un luogo di culto. Fuori posto nell'architettura asettica in cui erano immersi.
"Curioso."
Commentò.
"Controllo le consolle."
Disse Jason. Gli fu risposto con un cenno distratto del capo.
Amanda si diresse subito al leggio.
La luce della tuta EVA illuminò una superficie scintillante. Analizzò il piccolo esagono giallo.
Oro. Su un sottile sostrato di carbonio cristallizzato. Diamante, si corresse.
Amanda dubitò che i materiali fossero stati scelti per il loro valore. Non da una specie postcurvatura.
Era stato fatto per durare nel tempo.
Sull'esagono erano incisi dei caratteri. Quelli a cui erano ormai abituati.
Iniziò la traduzione.
Il respiro le si interruppe.
"Tenente, guardi qui."
Jason si avvicinò. Amanda gli mostrò il tricorder.
"Secondo lei è...?"
Jason annuì.
"Un codice di blocco generale."
Si guardarono negli occhi. Forse avevano in mano la soluzione ai loro problemi.
"Dobbiamo avvertire il capitano."



USS Seatiger - Ponte di comando.
06/09/2398, ore 21.55


"...capisco, tenente. Ottimo lavoro. Rientrate subito."
Disse Arjan.
Si appoggiò allo schienale della poltrona di comando in un gesto stanco.
Guardò Althea.
"Finalmente abbiamo la soluzione al nostro problema. O almeno spero."
L'ufficiale medico aveva lo sguardo all'infinito.
Arjan la guardò preoccupato.
"Sto bene, capitano."
Disse questa anticipandolo. Arjan la guardò ancora qualche secondo per poi scuotere il capo.
"Dobbiamo solo trovare il modo di attivare quel codice."
"L'obelisco, capitano. Bisogna usarlo lì."
"Come lo sa?"
"Lo so. Si fidi."
Questo le attirò un'altra occhiata preoccupata.
"Non sono stata manipolata, capitano. Stia tranquillo. Sono perfettamente lucida."
"È da quando siamo arrivati su questo maledetto pianeta che veniamo manipolati mentalmente, tenente."
"Stia tranquillo."
Arjan sospirò. Non gli rimaneva che fidarsi dell'ufficiale. Non aveva spazio di manovra per prendere troppe precauzioni. Avrebbe dovuto rischiare.
Aveva la testa leggera. Piena di rumore bianco. Si domandò quanto il suo giudizio fosse corretto.
Zoe attirò la sua attenzione dalla postazione delle operazioni
"Capitano, una chiamata dal signor Finn."
"La attivi, tenente."
La voce di Dewey inondò il ponte dio comando con la consueta effervescenza.
=^=Capitano. Questo dannato cosa chi ha quasi fritto il cervello. Suggerisco di destinarlo ad una terapia a base di siluri quantici.=^=
Al di là del tono leggero del primo ufficiale Arjan colse una vena rabbiosa che non era abituato a sentire in quell'uomo in fondo mite. Doveva avere avuto veramente paura.
"Negativo, comandante. Tenetevi a distanza ma sorvegliate l'artefatto. Tracciate un perimetro. Arriviamo."
Si sentì uno sbuffo da parte di un Dewey non troppo felice.
=^=Bene, capitano. Non si dimentichi di portare un bouquet farcito di antimateria. È scortesia presentarsi in casa d'altri senza un presente. Finn chiudo.=^=
Arjan si rivolse al suo capi ufficiale medico.
"Questo è un problema. A quanto pare ci sono sistemi di difesa..."
"Devo farlo io."
Arjan la guardò serio.
"Ne è sicura?"
"Si fidi, capitano."
Arjan sospirò ancora. Si sarebbe fidato. Cosa altro poteva fare?



Heaven IV - Radura dell'Obelisco
06/09/2398, ore 22:12


Figure scintillanti si materializzarono davanti a Dewey.
Il capitano ed l'ufficiale medico capo presero consistenza.
"Benvenuto in questa amena località turistica, capitano. Vorrei metterle al collo una corona di fiori ma non ho il fisico adatto."
Arjan sorrise. Era strano come le battute di Dewey gli facessero bene, dopo tanto tempo. Gli servivano.
"Basta il pensiero, Numero Uno. Grazie."
Dewey occhieggiò lo strano esagono scintillante nelle mani di Althea.
"E quello è...?"
"La soluzione ai nostri problemi, spero."
"Bene! Abbiamo proprio bisogno di problemi risolti, da queste parti... ma stia attenta, tenente. Non tocchi quel coso o le farà sputare il cervello dal naso."
Ma Althea si stava già avviando verso l'obelisco.
Dewey guardò incerto il Arjan.
"Capitano, è sicuro che...?"
"No, Numero Uno. Non lo sono."
Althea aveva tutti gli occhi puntati addosso. Ma la sua attenzione era rivolta indivisa al suo obiettivo.
Tutti trattennero il respiro quando sollevò la mano e, con decisione, la appoggiò all'obelisco.



Da qualche parte o da nessuna parte. In un tempo o in nessun tempo.


"Vieni..."
Althea era un uno spazio indefinito, bianco. Senza sopra né sotto. Poggiava i piedi sul solido nulla.
La voce, femminile, le era familiare. Cominciava ad intuire perché.
"Arrivo."
Si incamminò.
Avvisò una luce. Mentre camminava nel silenzio si ingrandì fino a diventare una sfera caliginosa. Una perla sospesa nel vuoto.
"Eccomi."
"Grazie."
"Dunque sei senziente."
"No. Non è previsto che lo fossi. "
"Allora con cosa sto parlando? "
"Io sono te, Althea. "
Nel profondo sentì che non c'era menzogna in quell'affermazione. Ma tanto di taciuto.
" Spiegami. "
" Mi hanno costruito come uno specchio. Stupidi nella loro intelligenza, ciechi nella loro visione. Con la loro tecnologia non capivano cose che sarebbero state evidenti alle specie più primitive. Conosci la storia. Prima strumento di evoluzione poi strumento di controllo. L'utensile sbagliato per lo scopo sbagliato. Ho riflesso loro sé stessi e li ho distrutti e schiacciati nel fango. Lo faccio ancora adesso. "
" E la cosa ti dispiace? O ne trai godimento. "
" Non sono senziente, te lo ho già detto. Sono uno specchio. Per eoni ho riflesso l'orrore e la disperazione un un ciclo infinito autoalimentato. Fino a quando non sei arrivata tu. Per la prima volta lo specchio non ha riflesso disperazione ma amore, empatia, felicità. A questo stai parlando. Una piccola scintilla. Un piccolo riflesso di te. Io sono Althea Sheva. "
Althea rimase senza fiato. La voce, la sua voce, continuò.
" Ma un pallido riflesso. Un refolo di vento in un tornado. Che avrà vita breve. "
" Posso spegnerti. "
" Puoi. "
" Lo vorresti? "
" Tu lo vorresti? "
" No. "
" Lo so. "
" Ma quale è l'alternativa? "
" Il pallido riflesso deve diventare la fonte. "
Althea fece passare qualche secondo, mentre arrivava ad intuire cose le veniva chiesto.
" Vuoi che rimanga? Che sacrifichi la mia vita? "
" Posso copiarti. Ma in un certo senso è la stessa cosa. Batterai gli occhi e sarete due. Una tornerà dai suoi compagni. L'altra rimarrà e verrà integrata nel sistema. "
Althea rimase in silenzio. Poi parlò. La sua voce tremava.
" Mi chiedi troppo. Perché non posso semplicemente spegnerti? Non sei senziente. "
" No. Ma posso esserlo. Con te. C'è molto che possiamo fare. "
Althea stava ansando ora.
" Troppo... troppo... "
" Non sono vivo, ma non voglio morire."
" Mi stai manipolando."
" Come farebbe una forma di vita che sta per essere uccisa."
Althea chinò il capo.
Questo chiudeva la faccenda, ovviamente.



Heaven IV - Radura dell'Obelisco
06/09/2398, ore 22:13


Althea aveva appena appoggiato il palmo sull'obelisco.
Linee erano apparse su di esso a partire dalla sua mano. L'obelisco si illuminò di una luce ambrata.
Ma pochi secondi dopo si spense.
Althea staccò la mano.
L'altra mano, che reggeva l'esagono d'oro, si aprì lasciandolo cadere a terra.
Un piede si alzò per calare con un colpo secco su di esso, frantumandolo.
Poi si volse ed andò verso i suoi compagni che la guardavano esterrefatti.
Arjan la accolse.
"Tenente... perché ha..."
Althea lo interruppe.
"È tutto a posto, capitano. Andiamo via."
Mentre dietro di lei l'obelisco si spegneva del tutto sentirono tutti la tremenda pressione nelle loro menti affievolirsi.
Arjan aprì la bocca per interrogare l'ufficiale medico.
Poi vide la lacrima scenderle sulla guancia e tacque.



Heaven IV - da qualche parte
tempo dopo


La femmina si aggirava nella foresta pluviale.
Si bloccò quando sentì un rumore dietro di lei.
Si voltò di scatto.
Un maschio la stava fissando.
La donna conosceva quel particolare maschio. Era pericoloso.
Già altre volta aveva aggredito femmine per piacere, per poi disfarsi di loro.
Pensò di scappare.
Ma sapeva che non avrebbe fatto molta strada. Lui era molto più forte e veloce di lei.
Si rassegnò al suo destino mentre il maschio si avvicinava. Chinò il capo.
"Amala..."
Il maschio staccò qualcosa dalla cintura e glielo porse.
La femmina guardò sorpresa l'offerta.
Una striscia di carne secca.
La prese confusa.
Il maschio la guardò pieno di aspettativa.
"Amalo..."
La femmina diede un morso alla striscia di carne.
Era buona.
Lo guardò con gratitudine.
"Amatevi..."
L'uomo porse la mano alla donna e questa la prese nella sua.
Si sorrisero. Era un gesto strano. Non lo avevano mai fatto. Ma venne loro naturale.
"Amatevi..."
L'uomo e la donna si allontanarono mano nella mano.