Deep Space 16 Gamma
Corridoio verso gli alloggi del Primo Ufficiale
21/12/2405 - Ore 00.32
Il Capitano Aymane camminava a passo sostenuto, con Whitmore al suo fianco, scortato da due agenti della Sicurezza. Non era un corteo ufficiale, ma sembrava comunque una processione funebre.
"Capitano," mormorò Whitmore, mantenendo il tono basso, "se davvero vuole evitare che il Comandante Th'Tharek percepisca qualcosa, dovremo trovare una scusa convincente per tenerlo lontano dalla plancia almeno fino a domani."
Aymane sospirò. "Lo so. E conosco solo due cose che distraggono un Andoriano: una minaccia reale... o sua figlia."
Whitmore lo guardò di lato. "Preferisce la minaccia o la bambina?"
"La bambina è meno pericolosa. In teoria."
Arrivarono davanti agli alloggi di Rerin. La porta era chiusa, ma una luce soffusa filtrava dalla fessura inferiore.
Aymane si fermò, inspirò profondamente e premette il campanello.
Dopo qualche secondo, la porta si aprì di pochi centimetri.
Una piccola antenna azzurra spuntò nello spiraglio. "Papi dorme," annunciò una voce infantile, severa come un giudice klingon. "Se lo svegliate, si arrabbia."
Aymane si schiarì la voce. "Isaryel, tesoro... è importante. Devo parlare con lui."
La porta si aprì quel tanto che bastava a rivelare la bambina in pigiama, con una delle sue famigerate scarpine già in mano, pronta al lancio.
"Se è per la festa," dichiarò con tono minaccioso, "papi ha detto che domani continua. Adesso dorme."
Whitmore si irrigidì. "Capitano... consiglio tattico: arretrare."
Aymane sollevò le mani in segno di resa. "Isaryel, non è per la festa. È per... un'emergenza."
La bambina lo squadrò con sospetto. Poi, lentamente, abbassò la scarpetta.
"Che tipo di emergenza?"
"Una che riguarda... Babbo Natale."
Whitmore lo guardò come se avesse perso il senno.
Ma funzionò.
Gli occhi di Isaryel si spalancarono. "Babbo Natale è in pericolo?!"
"Diciamo che... potrebbe esserci qualcuno che vuole rubargli i regali."
La bambina spalancò la porta con un gesto drammatico. "PAPI! È GRAVE!"
Rerin comparve sulla soglia pochi secondi dopo, spettinato, con le antenne che oscillavano in tutte le direzioni come sensori in allarme.
"Capitano?" borbottò, ancora mezzo addormentato. "È successo qualcosa alla base?"
Aymane colse l'occasione. "Sì, Numero Uno. Abbiamo un problema di sicurezza legato alla festa. Ho bisogno che lei, da domattina presto, coordini personalmente il controllo degli accessi all'area dei regali e la gestione dei flussi dei civili. L'ambasciatore Dothrak ha espresso alcune preoccupazioni."
Rerin lo fissò. "Controllo degli accessi. Dei regali."
"Esatto. È una questione delicatissima. Richiede... competenza. E fermezza. E... telepatia."
Whitmore tossì per nascondere una risata.
Rerin sospirò, rassegnato. "Va bene. Mi preparo. Isaryel, torna a letto."
"No!" protestò la bambina. "Io aiuto! Io difendo Babbo Natale!"
Aymane si affrettò a intervenire. "E infatti... ho un compito speciale anche per te."
Isaryel si immobilizzò, improvvisamente, serissima. "Quale?"
"Dovrai... controllare che nessuno tocchi il sacco dei regali prima dell'arrivo di Babbo Natale.. È molto importante."
La bambina annuì con gravità . "Missione accettata."
Rerin si passò una mano sul volto. "Capitano... domani ne parliamo."
"Certo, Numero Uno. Buon lavoro."
La porta si chiuse.
Whitmore inspirò lentamente. "Capitano... non so se sia stato geniale o folle."
"Entrambi, Tenente. Entrambi."
Deep Space 16 Gamma - Sala tattica della Sicurezza
21/12/2405 - Ore 00.58
Sirak sedeva composto, le mani intrecciate sul tavolo.
T'Lani era in piedi, immobile come una statua vulcaniana.
Whitmore consultava un PADD.
Aymane camminava avanti e indietro.
"Dunque," iniziò il Capitano, "abbiamo una spia interna, un Ferengi che fa da corriere, un mandante ignoto e un evento ad alto rischio sul pianeta Terra."
Sirak annuì. "Corretto."
"E un chip isolineare nascosto in una decorazione natalizia," aggiunse Whitmore, "che ora è in nostro possesso."
"E un Primo Ufficiale telepate che non deve sapere nulla," concluse Aymane. "Perfetto. Una situazione semplice."
T'Lani sollevò un sopracciglio. "Capitano, il sarcasmo non è utile."
"Mi aiuta a non urlare, Ambasciatrice."
Whitmore posò il PADD. "Dobbiamo decidere il prossimo passo."
Sirak incrociò le dita. "Grul non si fida di nessuno. Ma si fida dei crediti. E della disperazione altrui. Se crede che io abbia recuperato il chip... verrà da me."
Aymane si fermò. "E come glielo facciamo credere?"
Sirak lo guardò con calma vulcaniana. "Semplice. Mi liberate"
Whitmore sollevò lo sguardo. "È un rischio."
"È necessario," ribatté T'Lani. "E Sirak è addestrato per questo."
Aymane sospirò. "Va bene. Ma non lo lascio andare in giro da solo."
Sirak inclinò la testa. "Chi propone come mia... guardia?"
Aymane sorrise. "Io"
Sirak lo osservò per un lungo momento. "Molto bene. Ma dovrà seguire le mie istruzioni."
"Finché non violano il regolamento della Flotta."
"Vedremo."
Aymane si massaggiò le tempie. "E io che pensavo che il Natale fosse la parte difficile."
Deep Space 16 Gamma
Settore Commerciale
21/12/2405 - Ore 01.42
Il retrobottega scelto da Grul era illuminato da una singola lampada al plasma che tremolava a intervalli irregolari, come se anche lei fosse stanca di assistere alle transazioni del Ferengi. L'aria era satura dell'odore pungente di incenso cardassiano e di un indefinibile aroma di merce di dubbia provenienza.
Sirak entrò senza fretta, chiudendo la porta alle sue spalle con un gesto misurato.
Grul, seduto dietro un bancone ingombro di casse e pacchi, sollevò lo sguardo con un misto di sollievo e sospetto.
"Tu..." mormorò, aggrottando la fronte. "Pensavo che..."
Si interruppe, rendendosi conto che qualunque ipotesi lo avrebbe potuto incriminare.
Sirak inclinò appena il capo. "Sono qui. Questo dovrebbe bastare."
Il Ferengi si leccò le labbra, nervoso. "E la... stella?"
Sirak estrasse l'ornamento con un gesto lento, quasi rituale. La stella cometa scintillò alla luce tremolante, restituendo riflessi dorati sulle pareti metalliche. La posò sul bancone con una cura che non apparteneva a un semplice oggetto decorativo.
Grul si sporse in avanti, gli occhi che brillavano di un'avidità quasi infantile. "Nessuno ti ha seguito, vero?"
"Se qualcuno lo avesse fatto," rispose Sirak con calma, "non saremmo qui a parlarne."
Il Ferengi annuì rapidamente, come se volesse convincere più sé stesso che l'altro. "Bene... bene. Allora possiamo procedere con.."
Un rumore metallico, secco, proveniente dal soffitto, lo fece sussultare.
"Hai... hai portato qualcuno?" balbettò Grul, stringendo la stella cometa come se potesse proteggerlo.
"No."
La grata del condotto d'aerazione cedette con un tonfo sordo, precipitando sul pavimento. Una figura scura atterrò con sorprendente leggerezza, rimanendo accovacciata per un istante prima di sollevarsi lentamente.
Non era un umano.
Non era nulla che Sirak avesse visto prima.
La pelle aveva chiazze irregolari, come se fosse stata modellata più volte. Gli occhi, privi di qualsiasi emozione riconoscibile, si posarono direttamente sulla stella cometa.
Grul emise un suono strozzato. "Io... io non l'ho mai visto!"
Sirak non rispose.
La creatura fece un passo avanti, silenzioso, misurato.
Non guardò Sirak, non guardò Grul: guardò solo l'ornamento.
Sirak si mosse per istinto, afferrando Grul per il colletto e trascinandolo di lato, dietro una cassa di merce. Il Ferengi protestò con un gemito acuto, ma non ebbe il tempo di articolare una frase.
La creatura si fermò davanti al bancone.
Allungò una mano dalla forma innaturale verso la stella cometa.
Sirak tese i muscoli, pronto a intervenire, ma la creatura si immobilizzò improvvisamente.
La testa si voltò di lato, come se avesse percepito qualcosa.
Un secondo dopo, la porta del retrobottega si aprì.
Deep Space 16 Gamma
Corridoio esterno al retrobottega di Grul
21/12/2405 - Ore 01.45
Il Capitano Steje Aymane avanzava lungo la passeggiata con passo misurato, come se stesse semplicemente verificando la chiusura dei negozi dopo l'orario di servizio. Non c'era nulla nel suo atteggiamento che potesse suggerire un coinvolgimento in un'operazione clandestina.
Eppure, ogni fibra del suo corpo era tesa ed il silenzio era diventato troppo pesante.
Aymane si fermò davanti alla porta, esitando solo un istante, poi la aprì.
La scena che gli si presentò davanti lo costrinse a irrigidirsi.
Sirak era accovacciato dietro una cassa, con Grul rannicchiato accanto a lui come un cucciolo terrorizzato.
Davanti al bancone, una figura sconosciuta, alta, innaturale, immobile, stava osservando la stella cometa come se fosse l'unica cosa esistente nell'universo.
La creatura si voltò lentamente verso il Capitano.
Gli occhi, privi di qualsiasi emozione riconoscibile, si posarono su di lui.
Aymane non parlò, non si mosse e non estrasse un'arma: non era prudenza, semplice stupore all'ennesima potenza.
La creatura inclinò la testa, come se stesse valutando qualcosa, poi pronunciò una singola parola, con una voce che sembrava provenire da un punto troppo profondo per appartenere a un essere vivente.
"Consegna."
Deep Space 16 Gamma
Settore Commerciale, retrobottega di Grul
21/12/2405 - Ore 01.46
Per un istante, il tempo sembrò rallentare.
Il Capitano Aymane rimase immobile sulla soglia, come se la sua mente stesse cercando di classificare la creatura che aveva davanti. Non era un Jem'Hadar, eppure ne ricordava vagamente la postura. Non era un clone del Dominio, eppure emanava la stessa inquietante assenza di emozioni. Non c'era nulla che potesse essere archiviato in una categoria nota.
E questo, per un ufficiale della Flotta, era sempre il primo campanello d'allarme.
La creatura inclinò la testa, come se stesse analizzando la presenza del Capitano. La voce che ne uscì era un suono basso, modulato, quasi sintetico.
"Consegna."
Aymane inspirò lentamente, mantenendo un tono calmo che non sentiva affatto.
"Mi spiace, temo che lei abbia sbagliato destinatario."
La creatura non reagì: non sembrava interessata a lui, a Grul, a Sirak. Solo alla stella cometa.
Sirak si alzò con cautela, mantenendo Grul dietro di sé come se fosse un prezioso, e rumoroso, bagaglio da proteggere. "Capitano," disse a bassa voce, "non è qui per noi."
"Ne avevo il sospetto," mormorò Aymane, senza distogliere lo sguardo dalla creatura.
Grul, che fino a quel momento aveva tremato in silenzio, trovò improvvisamente la forza di parlare. "Io... io non ho ordinato questo! Non è parte dell'accordo! Io non"
"Grul," lo interruppe Sirak con un tono che non ammetteva repliche, "respira."
La creatura fece un passo avanti: un passo lento, misurato, privo di qualsiasi esitazione.
Aymane sollevò una mano, come se stesse cercando di fermare un ambasciatore particolarmente testardo. "Fermo lì. Non so chi lei sia, né cosa stia cercando, ma.."
La creatura parlò di nuovo, con la stessa voce innaturale.
"Consegna. Ora."
Sirak si voltò verso il Capitano. "Non credo che sia in grado di comprendere un rifiuto."
"Molti diplomatici non lo sono," ribatté Aymane, "ma non per questo li lascio prendere ciò che vogliono."
La creatura si mosse: non era un attacco, ma semplicemente avanzò, come se nulla potesse ostacolarla.
Sirak fece un mezzo passo avanti, pronto a intervenire, ma Aymane sollevò una mano per fermarlo.
"No. Se reagiamo, peggioriamo la situazione."
"Capitano, con tutto il rispetto," sussurrò Sirak, "questa cosa non sta cercando di negoziare."
"Lo so."
Aymane parlò con un tono che non usava spesso: quello del comandante che sta per prendere una decisione che non gli piace, ma che è necessaria.
"Sirak. Preparati."
"A cosa?"
"A fare esattamente il contrario di ciò che sembra logico."
Sirak lo fissò per un istante, poi annuì. "Capito."
In quell'istante, Aymane fece la cosa più illogica, più rischiosa e più coerente con la sua carriera di ufficiale della Flotta.
Afferrò l'ornamento con entrambe le mani e lo sollevò, sottraendolo alla creatura con un gesto rapido e sorprendentemente elegante vista la situazione.
La creatura si immobilizzò e gli occhi si accesero di una luce innaturale.
Sirak trattenne il fiato.
Grul emise un suono che ricordava vagamente un fischio di un compressore difettoso.
Aymane sorrise con un ghigno sottile, diplomatico, quasi provocatorio.
"Se vuole questo," disse, "dovrà seguirmi."
Deep Space 16 Gamma
Settore Commerciale, retrobottega di Grul
21/12/2405 - Ore 01.53
Per un istante, nessuno si mosse.
La creatura rimase immobile, la testa leggermente inclinata, come se stesse analizzando il gesto del Capitano. Aymane teneva la stella cometa con entrambe le mani, sollevata all'altezza del petto, come un diplomatico che espone un oggetto rituale a un ambasciatore particolarmente suscettibile.
Sirak, accovacciato accanto a Grul, osservava la scena con un'attenzione chirurgica. Non era chiaro se stesse valutando la creatura, il Capitano o la via di fuga più vicina.
La voce dell'essere risuonò di nuovo, identica alla precedente, come se fosse stata registrata e riprodotta da un dispositivo privo di emozioni.
"Consegna."
Aymane inspirò lentamente. "Sì, immaginavo che non avremmo potuto discutere di alternative."
Fece un passo indietro.
La creatura lo seguì con lo sguardo.
Sirak si sollevò con cautela. "Capitano... se intende attirarlo fuori da qui, suggerirei di farlo prima che Grul decida di svenire."
"Io non svengo!" protestò il Ferengi, con un tono che tradiva il contrario. "Io... sto solo valutando la situazione!"
"Fallo in silenzio," ribatté Sirak.
Aymane fece un secondo passo indietro.
La creatura avanzò di un passo, non era un movimento aggressivo, quanto più inevitabile per mantenere la distanza dalla cometa.
"Bene," mormorò il Capitano, "se vuole la consegna, la seguirà ."
Si voltò verso la porta, mantenendo la stella ben visibile. "Sirak, con me."
Sirak annuì senza esitazione. "Grul, resta qui."
"Resto qui?!" Il Ferengi sembrava sul punto di esplodere. "E se torna? E se mi prende? E se.."
"Grul," lo interruppe Sirak con un tono sorprendentemente gentile, "se vuole la stella, seguirà noi. Non te."
Il Ferengi si immobilizzò, riflettendo su quella logica elementare. "Ah. Giusto. Sì. Perfetto. Io... resto qui."
Aymane uscì sulla passeggiata e la creatura lo seguì a sua volta, senza mostrare alcuna fretta.
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Settore Commerciale
21/12/2405 - Ore 01.59
La passeggiata era deserta, illuminata solo dalle luci notturne che conferivano alla base un'atmosfera irreale. Aymane camminava a passo costante, senza accelerare, senza voltarsi, come se stesse guidando un ospite particolarmente taciturno verso una sala conferenze.
Sirak, al suo fianco, parlò a bassa voce. "Capitano, se posso permettermi, credo che questa sia una delle idee più rischiose che lei abbia mai avuto."
"Lo so."
"E non ha un piano, vero?"
"Sto improvvisando."
Sirak sospirò. "Temevo lo dicesse."
La creatura avanzava dietro di loro, mantenendo sempre la stessa distanza. Non sembrava interessata a ridurla. Non sembrava interessata a superarli. Li seguiva e basta.
"Capitano," disse Sirak dopo qualche metro, "se vuole attirarlo in un luogo isolato, suggerirei di evitare i ponti principali. Se qualcuno lo vede, avremo più domande che risposte."
"Sto andando esattamente dove non dovrebbe andare nessuno a quest'ora."
Sirak sollevò un sopracciglio. "La sala ricreativa?"
"Peggio."
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Settore Tecnico 7 - Accesso ai condotti di manutenzione
21/12/2405 - Ore 02.02
Aymane si fermò davanti a un pannello di accesso ai condotti: un luogo che nessun civile avrebbe motivo di frequentare e che nessun ufficiale avrebbe motivo di visitare senza un ordine scritto.
Sirak lo guardò. "Vuole davvero entrare lì dentro?"
"No."
"Allora perché siamo qui?"
Aymane posò la stella cometa sul pannello, con un gesto lento, quasi cerimoniale.
La creatura si fermò e gli occhi si accesero di una luce più intensa.
Sirak trattenne il fiato. "Capitano..."
Aymane parlò con voce calma. "Se vuole questo, dovrà venire a prenderlo."
La creatura fece un passo avanti, Aymane un passo indietro e Sirak si posizionò di lato, pronto a intervenire.
La creatura sollevò una mano e, in quell'istante, il pannello alle sue spalle si aprì con un sibilo.
Una figura uscì dal condotto, colpendo la creatura con una forza sorprendente.
La creatura vacillò
Aymane sgranò gli occhi. "Chi??"
La figura si voltò: era Tara Keane con un'espressione oscillante tra il panico e la determinazione.
"Capitano!" disse, ansimando. "Mi spiace! Io.."
Deep Space 16 Gamma
Settore Tecnico 7
21/12/2405 - Ore 02.03
Per un istante, nessuno sembrò comprendere davvero ciò che era appena accaduto.
La creatura, colpita di lato dall'improvvisa irruzione di Tara Keane, si era sbilanciata di qualche centimetro, un movimento minimo, quasi impercettibile, ma sufficiente a rivelare che non era affatto un automa. Aveva un equilibrio, un centro di gravità , una struttura fisica che rispondeva agli stimoli esterni.
Eppure, non emise alcun suono, non mostrò alcuna reazione emotiva e non manifestò alcun segno di dolore.
"Capitano, io... non sapevo che ci fosse qualcuno qui." esclamò Tara
"Keane," la interruppe il Capitano con un tono calmo, ma fermo, "non è il momento."
La creatura ruotò lentamente la testa verso di lei e gli occhi si illuminarono di una tonalità più intensa, come se avesse improvvisamente identificato una nuova variabile nella situazione.
Sirak fece un mezzo passo avanti, istintivo, quasi impercettibile. "Capitano... credo che la sua attenzione si stia spostando."
"Lo vedo."
Tara deglutì. "Capitano, io... posso tornare nel condotto, se serve. O posso.."
"Keane," ripeté Aymane, "allontanati."
La Klingon rimase immobile per un secondo, come se il suo cervello stesse cercando di conciliare l'ordine con la realtà che aveva davanti. Poi annuì bruscamente, si rialzò e fece per voltarsi.
Fu in quel momento che la creatura si mosse: fece un passo, un singolo passo verso la capo operazioni, ma fu sufficiente a far capire a tutti che non avrebbe lasciato andare la sua nuova variabile.
Tara si immobilizzò. "Capitano...?"
Aymane sollevò la stella cometa, come un comandante che tentava di distrarre un predatore con un oggetto brillante. "Ehi. Sono qui."
La creatura non reagì.
Sirak inspirò lentamente. "Capitano, temo che la priorità dell'entità sia cambiata."
"Lo so."
"E non credo che sia una buona notizia."
"Lo so anche questo."
La creatura fece un secondo passo verso Tara.
Aymane parlò con un tono che non usava spesso, quello che riservava alle situazioni in cui la diplomazia era un filo sottilissimo tra la vita e la morte.
"Keane. Non correre. Non muoverti. Respira."
Tara annuì, rigida come una statua.
La creatura si fermò a meno di un metro da lei: la osservò non come un essere vivente osserva un altro essere vivente, piuttosto come un sensore analizza un'anomalia.
Sirak si avvicinò di mezzo passo, mantenendo le mani visibili. "Capitano... se posso permettermi, questa entità sta reagendo a un parametro che non conosciamo. Potrebbe essere un segnale biologico. O un'emissione involontaria. O.."
"O potrebbe essere semplicemente curiosa," concluse Aymane.
"La curiosità non è un tratto tipico dei Jem'Hadar."
"E infatti non credo che questo sia un Jem'Hadar."
La creatura sollevò una mano.
Non verso Tara, non verso la stella, ma verso il condotto da cui Tara era uscita.
Sirak strinse gli occhi. "Sta... analizzando il percorso?"
"O sta cercando di capire come lei sia arrivata qui," mormorò Aymane.
La creatura si voltò di nuovo verso Tara e parlò.
"Origine."
"Capitano... cosa significa?" esclamò Tara
Aymane non rispose subito perché non lo sapeva e perché qualunque risposta avrebbe potuto peggiorare la situazione.
Sirak parlò a bassa voce, come se stesse ragionando ad alta voce. "Capitano... credo che l'entità stia cercando un punto d'ingresso. Un percorso. Una... provenienza."
Aymane annuì lentamente. "E Tara è uscita da un condotto."
"Esatto."
"Quindi..."
"...crede che Tara sia la chiave."
La creatura fece un terzo passo ed Aymane capì che non c'era più tempo.
"Sirak," disse con un tono che non ammetteva repliche, "porta via Keane."
Sirak lo guardò. "E lei?"
Aymane sollevò la stella cometa, con un gesto lento, quasi rituale.
"Io attirerò la sua attenzione."
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Settore Tecnico 7
21/12/2405 - Ore 02.06
Aymane sollevò la stella cometa con un gesto lento, spostandosi nel cono visivo della creatura, come se stesse tentando di attirare l'attenzione di un animale selvatico.
"Ehi," disse con un tono che cercava di mantenere neutro, "sono qui."
La creatura non si voltò subito, sembrava ancora impegnata a valutare la presenza di Tara, come rappresentasse un elemento imprevisto nella sua analisi.
Sirak si avvicinò a Tara con movimenti misurati, mantenendo le mani ben visibili ma cercando di restare fuori dal campo visivo della creatura. "Keane," mormorò, "venga con me. Lentamente."
Tara annuì, anche se il suo sguardo rimase fisso sulla creatura. "Capitano... non credo che voglia me."
"Non è importante cosa voglia," ribatté Aymane senza distogliere lo sguardo dall'entità . "È importante cosa vede."
La creatura inclinò la testa, come se avesse percepito un cambiamento nella disposizione degli elementi.
Gli occhi si illuminarono di una tonalità più intensa.
Sirak posò una mano sul braccio di Tara. "Ora," disse con voce bassa, "un passo indietro."
Tara obbedì.
La creatura avanzò di un passo.
Sirak trattenne il fiato. "Capitano..."
"Lo so."
Aymane avanzò a sua volta ed abbassò leggermente la stella cometa, come se stesse offrendo un compromesso. "Vuoi questo, vero?"
Questa volta, la creatura si voltò, non di scatto, ma con un movimento lento, quasi ponderato.
Sirak colse l'occasione. "Keane, adesso," sussurrò, e la guidò verso il condotto aperto.
Tara esitò solo un istante, poi si arrampicò all'interno con movimenti rapidi, ma silenziosi. Sirak la seguì con lo sguardo finché non scomparve nella penombra del tunnel, quindi richiuse la grata con un gesto fluido, senza produrre rumore.
Aymane era rimasto immobile, la stella cometa sollevata davanti a sé come un'offerta. "Bene," disse con un tono che cercava di essere diplomatico, "ora siamo solo noi due."
La creatura fece un passo verso di lui.
Un passo lento, misurato, privo di qualsiasi esitazione.
Aymane indietreggiò lentamente ed inspirò profondamente.
"Molto bene," mormorò, "vediamo quanto sei disposto a seguirmi."
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Condotti di manutenzione, Settore Tecnico 7
21/12/2405 - Ore 02.08
Il condotto era stretto, più di quanto Tara Keane ricordasse dalle esercitazioni di manutenzione. L'aria era densa dell'odore metallico dei pannelli EPS e del calore residuo dei sistemi di ricircolo. Ogni rumore proveniente dal corridoio sembrava amplificato, come se la struttura stessa della base stesse trattenendo il fiato.
Tara avanzava a carponi, cercando di non far tintinnare gli attrezzi che portava ancora alla cintura. Sirak la seguiva a breve distanza, i movimenti sorprendentemente silenziosi per qualcuno che non aveva alcun motivo ufficiale per conoscere così bene la rete dei condotti.
"Signor Sirak," mormorò Tara, cercando di mantenere la voce bassa, "mi vuole spiegare cosa diavolo era quella cosa?"
"Non posso," rispose lui con calma, "perché non lo so."
Proseguirono per qualche metro in silenzio.
Il rumore dei passi della creatura - lenti, misurati, inquietantemente regolari - filtrava attraverso le paratie come un eco distorto.
Tara si fermò un istante, appoggiando una mano al pannello laterale per riprendere fiato. "Capisco che il Capitano le abbia detto di portarmi via, ma... perché? Non sono un ufficiale tattico. Non sono nemmeno armata."
Sirak la osservò con un'espressione che non era facile da decifrare. "Proprio per questo."
"Non capisco."
"Lei è un elemento imprevisto. E gli elementi imprevisti, in situazioni come questa, sono pericolosi."
Tara aggrottò la fronte. "Pericolosi per chi? Per me? Per la creatura? Per il Capitano?"
"Per tutti."
Ripresero a muoversi.
Il condotto si restringeva ulteriormente, costringendoli a procedere quasi strisciando.
"Signor Sirak," riprese Tara dopo qualche secondo, "lei non è un tecnico. Non è un consulente civile. Non è un commerciante. E non è un turista. Io... non so cosa sia."
Sirak non rispose subito, come se stesse valutando quanto potesse permettersi di dire.
"Keane," disse infine, "in questo momento, sapere chi sono non la aiuterebbe. Sapere cosa sono non la aiuterebbe. Sapere cosa sta cercando quella creatura... la aiuterebbe ancora meno."
"Quindi non devo sapere niente."
"Esatto."
"E devo fidarmi di lei."
"Preferirei di sì."
Tara sbuffò. "Fantastico. Di solito finisce male."
"Cercherò di evitare che accada."
Un rumore metallico risuonò dietro di loro.
Tara si immobilizzò. "Che cos'è stato?"
Sirak inclinò la testa, ascoltando. "Non è l'entità ."
"E allora chi?"
Un tonfo sordo, un gemito ed un'imprecazione Ferengi.
Sirak chiuse gli occhi per un istante, come se stesse invocando la logica vulcaniana per sopportare ciò che stava per accadere.
"Grul" disse con un tono rassegnato "ci sta seguendo."
Deep Space 16 Gamma
Settore Tecnico 7
21/12/2405 - Ore 02.12
Il tonfo sordo, seguito da un'imprecazione ferengi che nessun traduttore universale avrebbe potuto rendere più elegante, proveniente dal condotto attraversò il corridoio come un'onda d'urto. Non era forte, né particolarmente minaccioso, ma aveva una qualità che lo rendeva inconfondibile: era un rumore non previsto e la creatura si immobilizzò.
Si fermò come se qualcuno avesse premuto un interruttore.
Aymane, che fino a quel momento aveva mantenuto la stella cometa sollevata come un'esca, percepì immediatamente il cambiamento. "Oh, perfetto," mormorò tra sé, "proprio quello che ci mancava."
Gli occhi dell'entità — se così si potevano definire — si illuminarono di una tonalità più intensa, quasi pulsante. La testa si voltò verso il condotto con un movimento innaturale, privo di qualsiasi fluidità biologica.
Un secondo tonfo, seguito da un gemito ed un esclamazione "Ai miei lobi!" soffocata.
Sirak chiuse gli occhi per un istante. "Grul."
La creatura fece un passo verso il condotto.
Aymane reagì immediatamente, abbassando la stella cometa e spostandosi di lato per intercettare la linea visiva dell'entità . "Ehi! Sono qui!"
La creatura non si voltò, non sembrava più interessata alla stella, al Capitano, a nulla di ciò che, fino a pochi secondi prima, aveva rappresentato la sua priorità .
Ora era concentrata su un'unica cosa: il rumore e fece un secondo passo verso il condotto.
Aymane capì che non c'era più tempo per la diplomazia. "Ehi!" ripeté, questa volta con un tono più deciso. "Non guardare lì. Guarda me."
La creatura non reagì.
Sirak parlò a bassa voce al comunicatore, come se stesse ragionando ad alta voce. =^=Capitano... credo che l'entità stia seguendo un parametro diverso.=^=
"E quale sarebbe?"
=^=Un'anomalia.=^=
Aymane strinse la mascella. "Grul."
=^=Esatto.=^="
La creatura si avvicinò al condotto, sollevò una mano ed un suono basso e modulato attraversò il corridoio, come se l'entità stesse emettendo una scansione a banda stretta.
Le luci tremolavano, disturbate da un'interferenza che non avrebbe dovuto esistere.
Il metallo iniziò a vibrare come se l'entità stesse cercando di sintonizzarsi su una frequenza specifica.
Tara sussurrò: "Signor Sirak... cosa sta facendo?"
"Non lo so," rispose lui, "ma qualunque cosa sia, non vogliamo scoprirlo da questa distanza."
Aymane fece un passo avanti, sollevando di nuovo la stella cometa. "Ehi! Basta! Guarda me!"
La creatura si voltò e gli occhi si illuminarono di una tonalità ancora più intensa.
E per la prima volta dall'inizio dell'incontro, l'entità parlò con una voce diversa, non più monotonale artificiale, ma quasi curiosa: "Interferenza."
Deep Space 16 Gamma
Settore Tecnico 7
21/12/2405 - Ore 02.18
Fu in quel momento che un rumore di passi pesanti, regolari, si avvicinò dal corridoio laterale.
"Capitano?" La voce era inconfondibile.
Whitmore, il capo della Sicurezza, comparve con l'aria stanca di chi non aveva ancora finito un turno troppo lungo e non aveva alcuna intenzione di iniziarne un altro.
Aveva un pad in mano e un sopracciglio sollevato, come se stesse già preparando mentalmente un rapporto disciplinare per chiunque avesse causato l'ennesima anomalia notturna.
"Capitano," disse con un tono oscillante tra professionalità ed ironica rassegnazione, "mi permetta di dire che questa... non sembra una normale ispezione tecnica."
Aymane chiuse gli occhi per un istante. "Whitmore.. torni indietro e provveda ad isolare l'area. In silenzio!"
Whitmore non si mosse. "Capitano, con tutto il rispetto, c'è una creatura sconosciuta a due metri da lei. Non posso semplicemente.."
L'entità si voltò verso di lui ed i suoi occhi si illuminarono di una tonalità più intensa, come se avesse appena identificato una nuova variabile nella situazione.
Whitmore si zittì all'istante."Ah," mormorò "perfetto. Mi sta guardando."
Aymane parlò con un tono calmo, misurato, che non lasciava spazio a interpretazioni. "Tenente, ascolti attentamente. Lei non deve intervenire."
Whitmore lo fissò. "Capitano, è letteralmente il mio lavoro intervenire."
"Non questa volta."
"Posso almeno sapere se è ostile?"
"Non ne ho la certezza."
Whitmore inspirò lentamente. "Ottimo. Quindi potenzialmente ostile."
La creatura fece un passo verso di lui.
Whitmore fece un passo indietro. "Capitano... credo che mi stia... valutando."
"Non faccia movimenti bruschi."
"Non sto respirando, signore."
"Non è necessario arrivare a tanto."
"Capitano... posso almeno sapere se devo prepararmi a sparare?"
La creatura emise un suono acuto, modulato, che fece vibrare le luci del corridoio.
Whitmore sbiancò. "Capitano... credo che abbia appena risposto al posto suo."