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        <title>DS16GAMMA - Missione 32</title>
        <description>I diari di bordo della DS16GAMMA</description>
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            <title>DS16GAMMA</title>
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            <title>32-00 Festeggiamenti a sorpresa</title>
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            <description><![CDATA[Autore: Tenente Bly Dorien<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>***Flashback***<br />
Luogo imprecisato, tempo imprecisato</b><br /><br />
La comunicazione si aprì come previsto. La voce dall'altra parte, alterata da un distorsore di frequenza, non perse tempo in convenevoli, andando dritta al cuore della questione.<br />
<br />
=^=Avete trovato un modo per far superare il wormhole bajoriano al nostro pacco?=^=<br />
<br />
"Sì. È stato occultato all'interno di una decorazione. Attualmente è in viaggio verso la Deep Space 16 Gamma, all'interno di un modulo cargo della Federazione"<br />
<br />
Un breve silenzio elettrico precedette la risposta, carico di scetticismo. =^=E cosa vi fa pensare che la Flotta Stellare non effettuerà controlli prima che il carico lasci il settore di DS9?=^=<br />
<br />
"Perché l'intero carico è stato inviato dal Comando della Flotta in persona" rispose l'interlocutore con una calma glaciale. "Non hanno motivo di scansionare la loro stessa merce. Una volta che avranno iniziato ad allestire la base per i festeggiamenti, recuperare il pacco sarà un'operazione elementare. Ci serviremo di un piccolo scanner; avremo la necessità di essere molto vicini al pacco per individuarlo ma tutte le decorazioni saranno in aree accessibili al pubblico, quindi non vi saranno problemi"<br />
<br />
=^=Siete certi che nessuno possa accorgersi della sua presenza nel frattempo?=^=<br />
<br />
"Ha le dimensioni di un chip isolineare. È troppo piccolo e leggero per alterare la massa del carico o attirare l'attenzione dei sensori di prossimità. Passerò inosservato tra migliaia di ornamenti terrestri"<br />
<br />
=^=Molto bene. Ci aggiorneremo a missione compiuta. Chiudo.=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Ufficio del Capitano Aymane<br />
15/12/2405 - Ore 11.39</b><br /><br />
=^=Capitano, cerchi di contenere il suo fervore, se ci riesce.=^=<br />
<br />
Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio Darion, l'espressione ferma. "Mi creda, Ammiraglio, non dubito della validità delle sue iniziative, ma i fatti suggeriscono una certa prudenza. Le ultime celebrazioni sono state, per usare un eufemismo, catastrofiche. Il Galaxy Got Talent non ha solo causato un lutto nella famiglia del mio Primo Ufficiale, ma lo ha anche reso padre in circostanze quantomeno singolari. Vorrei evitare che la prossima festa si trasformi in un'altra emergenza di livello uno."<br />
<br />
=^=A proposito, come se la cava il buon Rerin con la bambina?=^= lo sguardo di Darion si addolcì leggermente =^=Quella piccola peste deve essere cresciuta parecchio=^=<br />
<br />
"Ha tre anni e un temperamento che mette in riga persino i Klingon. L'ambasciatore Rogal ne è letteralmente conquistato; l'unico problema è che la piccola non ha ancora perdonato alla dottoressa Bly di averle... beh, 'sequestrato' il padre durante l'incidente con l'armatura klingon. Credo che Bly sia ancora in cima alla sua lista nera"<br />
<br />
=^=Sono certo che la dottoressa saprà gestire le occhiatacce di una bambina di tre anni=^=<br />
<br />
"Oh, le occhiatacce le gestisce senza alcun problema" Steje trattenne a stento un sorriso "Sono le scarpine volanti a essere... impegnative"<br />
<br />
=^=Scarpine volanti?!=^=<br />
<br />
"Quella bambina ha una precisione balistica impressionante, Ammiraglio. Dico sul serio: centra la fronte della dottoressa con una costanza statistica inquietante"<br />
<br />
Darion scoppiò a ridere sonoramente, scuotendo il capo con divertimento. =^=A quanto pare il Comandante Tharek ha finalmente trovato un avversario alla sua altezza. Ma non siamo qui per discutere dei suoi problemi di gestione familiare, per quanto... balistici=^=. L'attimo dopo tornò serio, incrociando le braccia con un piglio più istituzionale. =^=Non perdiamo di vista la questione, Capitano. La Federazione ritiene fondamentale preservare le tradizioni di ogni popolo membro, specialmente quando si è di stanza così lontano dal proprio mondo d'origine. Come Trill in servizio nel Quadrante Gamma, dovrebbe apprezzare più di chiunque altro l'importanza di onorare il passato per dare un senso al presente=^=.<br />
<br />
Il Capitano Aymane cercò di dar fondo a tutta la sua riserva di diplomazia per svicolare dall'impiccio. "Ammiraglio, comprendo perfettamente la necessità di mantenere un legame con le proprie radici; è un principio che io stesso applico quotidianamente. Tuttavia, parlando con estremo pragmatismo, non vedo l'utilità di congestionare l'attività della base con una festa in un periodo frenetico come questo. Abbiamo tre convogli commerciali in arrivo, una delegazione Tellarite in quarantena e... beh, lo sa anche lei, il personale è già al limite".<br />
<br />
Darion non si lasciò scalfire dalle obiezioni logistiche. Sul monitor, la sua immagine rimase ferma, imponente, con le luci soffuse di un ufficio a migliaia di anni luce di distanza che contrastavano con la frenesia della starbase.<br />
<br />
=^=Proprio perché è un periodo frenetico, Capitano, il morale è la nostra priorità assoluta=^=, esordì l'Ammiraglio. La sua voce, filtrata dai trasmettitori subspaziali, assunse un tono grave. =^=I rapporti della Divisione Medica sono chiari: essere assegnato a una base stellare così distante dal Settore 001 potrebbe alimentare un pericoloso senso di isolamento. La 'depressione da spazio profondo' non è un'ipotesi, è una realtà statistica che sta rischiando di colpire i suoi ufficiali". Darion si sporse leggermente in avanti, il volto che riempiva lo schermo. "Un equipaggio preda della nostalgia è un equipaggio inefficiente. Abbiamo bisogno di un'ancora psicologica, di qualcosa che riporti un senso di casa anche lì, ai margini del Quadrante Gamma. Le nostre festività non sono solo un evento sociale, ma un protocollo di benessere necessario per mantenere gli standard operativi. Non lo consideri un'interferenza nei suoi programmi, Capitano, ma una necessità tattica=^=.<br />
<br />
Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio senza battere ciglio. "Con tutto il rispetto per la Divisione Medica del Comando di Flotta, Ammiraglio, io leggo i rapporti della mia sezione psicologica ogni mattina. Al momento non registriamo alcun aumento dei casi di depressione. Anzi, i livelli di dopamina nell'equipaggio sono ai massimi stagionali". Accennò un gesto vago verso la mappa stellare alle sue spalle. "Siamo a un passo da Deep Space 9; grazie al wormhole, il Quadrante Alfa è praticamente nel nostro giardino di casa. Il problema dell'isolamento semplicemente non sussiste, Ammiraglio. Non siamo sulla Voyager dispersa nel Quadrante Delta. Qui, se qualcuno ha nostalgia, può tornare a casa con una semplice licenza".<br />
<br />
Darion incassò il colpo con un cenno del capo quasi impercettibile, ma non indietreggiò. Il suo sguardo si fece più acuto, abbandonando la finta preoccupazione medica per un tono decisamente più politico.<br />
<br />
=^=La sua efficienza lo onora, Capitano, e sono lieto che il wormhole le dia questa sensazione di vicinanza. Tuttavia, accantoniamo per un momento i problemi del personale della Flotta=^=, ribatté Darion, intrecciando le dita. =^=Il punto non è solo come si sentono i suoi ufficiali, ma l'immagine che proiettiamo all'esterno. La sua base è un crocevia di innumerevoli razze aliene, molte delle quali ancora in fase di negoziazione per l'ingresso nella Federazione. Per noi il Natale è diventato un manifesto della nostra filosofia: la ricerca della pace e la gioia della condivisione. Invitare i rappresentanti di specie diverse a una 'festa della pace' ci permette di creare legami informali e smussare tensioni politiche che un tavolo di trattative non risolverebbe mai. Voglio che vedano la benevolenza e l'ospitalità terrestre in azione. Voglio che questa festa sia il lubrificante diplomatico per i prossimi trattati nel Quadrante Gamma=^=.<br />
<br />
Steje inarcò un sopracciglio, per nulla persuaso. "Pace e condivisione? Ammiraglio, con tutto il rispetto, l'ultima volta che abbiamo provato a 'condividere i valori della Federazione' con il concorso per nuovi talenti, abbiamo quasi scatenato un incidente interstellare. Se l'obiettivo è creare legami informali, temo che mescolare il vino di sangue dei Klingon con le tradizioni natalizie terrestri porterà a legami che dovrò sciogliere con una squadra di sicurezza in assetto da rivolta". Steje incrociò le braccia, passando dallo scetticismo alla pura preoccupazione professionale. "Ammiraglio, con tutto il rispetto, metà delle specie di passaggio non condivide i concetti terrestri di 'benevolenza' o 'altruismo disinteressato'. Per alcune è un segno di debolezza, per altre un'intrusione culturale. Farlo attraverso una celebrazione che molti ambasciatori troveranno illogica non smusserà le tensioni, le trasformerà in incidenti diplomatici. L'ultima cosa di cui ho bisogno è dover spiegare perché la Flotta ha deciso di sospendere le operazioni ordinarie per distribuire pacchetti colorati a chi non ne comprende il senso".<br />
<br />
Darion rimase in silenzio per qualche secondo, osservando la reazione di Steje attraverso il monitor. Poi, con un gesto lento, disattivò la modalità di visualizzazione tattica, lasciando solo il suo volto in primo piano. Ora parlava come uno scienziato della Flotta Stellare.<br />
<br />
=^=È per questo che lei è al comando di quella base, Capitano: la sua analisi dei rischi è impeccabile. Ma, se non la vuole vedere come una opportunità diplomatica, la consideri come uno studio xenologico di massa sull'adattabilità culturale=^=. <br />
<br />
Darion si schiarì la voce, lo sguardo fisso su di lui. =^=Avremo la possibilità di osservare come queste 'innumerevoli razze' interagiscono con concetti umani come il 'dono' o il 'sacrificio disinteressato'. È un test psicologico su scala galattica. Come reagisce un Vulcaniano alla palese illogicità di un albero decorato? Un Klingon può davvero comprendere il concetto di 'pace in terra' o lo vedrà come un insulto al suo onore di guerriero? Abbiamo bisogno di dati su come queste filosofie collidano in un ambiente controllato. La sua base è il laboratorio perfetto e lei, Capitano, è il nostro ricercatore principale=^=.<br />
<br />
Steje non si scompose, anzi, un lampo di determinazione gli illuminò lo sguardo mentre si sporgeva verso il monitor. "Con tutto il rispetto per il Dipartimento di Sociologia, Ammiraglio, un esperimento scientifico richiede un ambiente controllato e variabili isolate per essere attendibile. Quello che lei mi sta chiedendo non è uno studio, è un catalizzatore di entropia". Fece una breve pausa, contando le obiezioni sulle dita. "Primo: osservare la reazione di un Vulcaniano a un albero decorato non ci fornirà nuovi dati; ci fornirà semplicemente una sollevata di sopracciglia e un rapporto di trecento pagine sulla nostra illogicità. Secondo: introdurre il concetto di 'sacrificio disinteressato' in un avamposto commerciale non è ricerca, è un suicidio economico. I Ferengi non studieranno il concetto, lo sfrutteranno per mandare in bancarotta i nostri ospiti in pochi giorni". Raddrizzò le spalle, il tono facendosi tagliente. "Se vogliamo dati reali sull'adattabilità culturale, non dovremmo forzare tradizioni terrestri in un ecosistema alieno già precario. Rischiamo di ottenere solo risposte falsate dal risentimento o, peggio, un'omologazione che va contro la Prima Direttiva Culturale. Se il laboratorio esplode perché abbiamo mescolato elementi incompatibili, non avremo dati, Ammiraglio. Avremo solo detriti sociologici da ripulire".<br />
<br />
Darion sbuffò sonoramente, abbandonando ogni pretesa di rigore scientifico. Si passò una mano sul viso e scosse il capo. "Va bene, Steje, basta scuse e andiamo dritti al punto. La Federazione ha avuto questa 'brillante' intuizione di celebrare una festività terrestre in un avamposto multirazziale che si trova distante da Sol III. Il Comando di Flotta ha pensato bene di affidare la questione a me, e io sto semplicemente trasferendo la patata bollente a lei." l'Ammiraglio puntò un dito verso l'obiettivo della camera, lo sguardo che non ammetteva repliche. "Non si scordi che è solo grazie alla mia insistenza se le vostre richieste per la Stormbreaker come nave appoggio e l'intero piano di ampliamento verso DS9 sono stati approvati in tempi record. Mi deve un favore, Capitano, e glielo sto chiedendo ora. Consideri l'organizzazione di questa festa come il saldo del suo debito personale con me. Lo faccia e basta."<br />
<br />
Steje allargò le braccia, un gesto di pura resa logica. "Ammiraglio, mi sta chiedendo di costruire un castello di carte nel mezzo di un campo ionico. Io sono un Trill, non so nulla del Natale terrestre se non che la gente si scambia pacchetti colorati e mangia troppo. In più il mio unico ufficiale terrestre è stato trasferito. E non posso nemmeno sperare nel supporto del mio Primo Ufficiale: Rerin è Andoriano, per lui l'unica tradizione accettabile che coinvolga il ghiaccio è un duello con l'Ushaan. Non abbiamo le basi culturali per gestire questo... studio sociologico."<br />
<br />
Darion scosse il capo, accennando un sorriso stanco. "Proprio per questo è lei il Capitano, Aymane: per imparare a gestire l'ignoto. Se avessi voluto un esperto di folklore, avrei mandato un archeologo. Quanto a Rerin, gli dica che il Natale non è poi così diverso da un bivacco andoriano dopo una tempesta, solo con meno ferite da taglio e più decorazioni."<br />
<br />
L'Ammiraglio si fermò un attimo ad osservare il capitano, poi abbassò un po' il tono di voce incrociando le dita sulla scrivania. "Mi ascolti bene, perché non lo ripeterò. Il Natale, per gli umani, ha radici che risalgono a quando vivevamo ancora nelle caverne della Terra e temevamo che il buio dell'inverno non finisse mai. Accendevano fuochi e decoravano alberi sempreverdi per ricordarsi che la vita resiste anche nel gelo e che la luce, alla fine, torna sempre. È un concetto universale, Capitano: la speranza contro l'oscurità. Anche un Andoriano può capire la necessità di un fuoco comune quando fuori infuria la tormenta." fece una breve pausa, assicurandosi che Steje stesse seguendo. "Oggi, nella Federazione, lo abbiamo spogliato dei dogmi antichi per farne un manifesto della 'Buona Volontà'. Il cardine di tutto è l'altruismo senza profitto. Lo scambio di doni è un simbolo: significa che ci teniamo al benessere dell'altro senza aspettarci nulla in cambio. È il momento in cui fermiamo i motori, abbassiamo gli scudi e ci ricordiamo che, nonostante le differenze biologiche, facciamo tutti parte della stessa galassia. È questo che deve vendere ai suoi ospiti, Aymane: un momento di tregua totale e fratellanza sotto le luci di un albero. Non mi serve che lei capisca la teologia terrestre del ventunesimo secolo. Mi serve che crei quell'atmosfera. Sicurezza, calore e generosità"<br />
<br />
Il capitano Aimane scosse il capo, quasi incredulo. La filosofia della speranza contro l'oscurità era affascinante, ma la realtà operativa di una base stellare era fatta di regolamenti, non di poesia. "Ammiraglio, le sue parole sono nobili, davvero" ribatté Steje, massaggiandosi le tempie. "Ma la generosità e la tregua totale non si materializzano semplicemente con un ordine sul diario di bordo. Concretamente, in che modo dovrei trasformare un avamposto di metallo e tritanio nel Quadrante Gamma in questo manifesto della buona volontà? Come si rende... visibile questa filosofia a trecento razze diverse?"<br />
<br />
Darion fece un gesto vago con la mano, come se la soluzione fosse ovvia. "Il come è lasciato alla sua discrezione di comando, Capitano, ma la Flotta Stellare ha protocolli consolidati per queste situazioni. Il modo migliore è utilizzare i simboli iconografici che rappresentano la festa. Crei l'ambiente: voglio alberi decorati in ogni settore pubblico, festoni luminosi che simulino le costellazioni terrestri e, naturalmente, lo scambio dei regali. Deve esserci un punto focale, un momento in cui la figura di Babbo Natale fa la sua apparizione per distribuire i doni a tutti i bambini della Starbase."<br />
<br />
Steje si bloccò, le sopracciglia che si contraevano in un'espressione di pura confusione. "Babbo... chi?"<br />
<br />
Darion non si scompose minimamente. Anzi, assunse un'aria quasi cattedratica. "Si tratta di una figura leggendaria, Capitano. Un uomo anziano, dai capelli candidi e una folta barba bianca. La tradizione lo vuole... beh, piuttosto corpulento, con un volto gioviale e un costume di un rosso acceso, bordato di bianco."<br />
<br />
Steje rimase immobile per diversi secondi. Spostò lo sguardo dai dati sul monitor alla figura dell'Ammiraglio che campeggiava sullo schermo. Darion, nel suo ufficio dorato, sfoggiava con orgoglio una barba bianca perfettamente curata e capelli della stessa tonalità; la sua stazza, accentuata dalla postura seduta, tradiva una certa passione per i banchetti diplomatici, e l'uniforme rossa della divisione di Comando della Flotta completava il quadro con una precisione quasi imbarazzante.<br />
<br />
Il Capitano non disse nulla, ma i suoi occhi fecero un rapido su e giù tra l'immagine dell'Ammiraglio e il ritratto mentale del personaggio appena descritto. Un sopracciglio gli si inarcò in modo involontario, mentre un silenzio pesantissimo calava tra le due postazioni.<br />
<br />
Darion colse immediatamente il nesso. Il suo volto passò dal tono pedagogico a un rosso che faceva pendant con la sua divisa. "Faccia meno lo spiritoso, Aymane!" sbottò, puntando un dito verso la camera. "Vedo perfettamente quello che sta pensando e le assicuro che non è né divertente, né tantomeno originale. Non sto suggerendo di clonare il sottoscritto. Sto parlando di un simbolo! Trovi un volontario, gli metta addosso quel ridicolo cappello a punta e si assicuri che la distribuzione dei doni avvenga il giorno di Natale! Le decorazioni e tutto l'occorrente sono già in viaggio da Sol III e vi raggiungeranno domani con il cargo Logos IX"<br />
<br />
Il Capitano iniziò ad annuire per pura inerzia militare, poi si bloccò di colpo, i suoi occhi si spalancarono. "In arrivo domani?! Un cargo direttamente dal Settore Sol? Ammiraglio, ma esattamente da quanto tempo il Comando ha deciso di celebrare questa festa? E perché veniamo informati solo ora, a ventiquattro ore dall'arrivo di contanta generosità festiva?"<br />
<br />
Darion accennò un sorriso sornione, lo sguardo di chi ha già previsto ogni mossa dell'avversario. "Perché, Capitano Aymane, se l'avessi informata con il dovuto anticipo, lei avrebbe senz'altro trovato una scusa tecnicamente ineccepibile o una falla nel regolamento per evitarlo. Invece, il carico di decorazioni e costumi raggiungerà presto il wormhole." l'Ammiraglio fece un cenno rapido, quasi sbrigativo. "Buona giornata, Capitano. E... cerchi di essere gioviale!"<br />
<br />
Lo schermo si oscurò all'istante, lasciando il posto al freddo logo della Federazione. Steje rimase a fissare il terminale per svariati istanti, immobile, nel silenzio surreale del suo ufficio che ora sembrava molto più stretto. Si passò una mano sul viso, sentendo il peso di secoli di tradizioni umane cadergli sulle spalle.<br />
<br />
"E adesso" sussurrò tra sé, con una nota di puro terrore nella voce, "come glielo affibbio questo incubo festivo a Rerin? Se provo a spiegargli Babbo Natale, mi sfida a duello prima ancora che io finisca la frase."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Alloggio del Primo Ufficiale<br />
15/12/2405 - Ore 17.56</b><br /><br />
Rerin Tharek imprecò a denti stretti in andoriano, mentre cercava di asciugarsi le antenne ancora umide dopo la doccia. Il vapore saturava l'alloggio. Aveva calcolato i tempi al secondo: dieci minuti per vestirsi e riordinare, poi sarebbe arrivato Vorn. Il Klingon, braccio destro dell'Ambasciatore Rogal, era un protettore impeccabile per la piccola Isaryel, ma la sua puntualità era spesso imprevedibile.<br />
<br />
Quando il cicalino della porta suonò con un'insistenza quasi violenta, Rerin scosse il capo. <br />
<br />
Senza nemmeno infilarsi la casacca della divisa, Rerin si limitò a tirare su i pantaloni d'ordinanza e si diresse verso l'ingresso a petto nudo, con le antenne che vibravano ancora per l'umidità dell'acqua.<br />
<br />
"Sei in anticipo, Vorn! Ti avevo chiesto di non riportare Isaryel prima delle..."<br />
<br />
Le parole gli morirono in gola quando i pannelli della porta scivolarono lateralmente.<br />
<br />
Dall'altra parte non c'era il massiccio Klingon con la bambina. C'era il Capitano Steje Aymane. Il Capitano rimase immobile per un istante, colto alla sprovvista dalla visione decisamente poco regolamentare del suo Primo Ufficiale, poi si limitò ad un breve sorrisetto "Rerin. Chiedo scusa, non volevo disturbarti nel tuo alloggio, ma la comunicazione dal Comando è stata... urgente."<br />
<br />
Rerin non si scompose — la tempra andoriana non vacilla per così poco — ma raddrizzò la schiena, incrociando le braccia sul petto nudo con un'espressione interrogativa. "Capitano. Mi aspettavo Vorn con mia figlia. È successo qualcosa di grave alla Starbase?"<br />
<br />
"No, nulla che richieda di attivare i protocolli di evacuazione o di caricare i phaser, per fortuna" rispose Steje, mantenendo quel mezzo sorriso enigmatico che non lasciava trapelare nulla. Fece un piccolo passo avanti, occupando lo spazio della soglia con un'area di confidenziale urgenza. "Tuttavia, avrei bisogno di parlarti per qualche minuto a quattr'occhi. È una questione di gestione della base che preferirei discutere in un ambiente meno formale della plancia."<br />
<br />
Steje lanciò un'occhiata rapida al cronometro sul pannello della porta, calcolando mentalmente quanto mancasse all'arrivo del Klingon e della piccola Isaryel. "Posso entrare? Non vorrei rubarti troppo tempo, ma è fondamentale che tu sia aggiornato su certe direttive prima che diventino di dominio pubblico."<br />
<br />
Rerin inarcò un'antenna, perplesso dalla richiesta ma troppo disciplinato per negare l'accesso al suo Capitano, specialmente dopo aver sentito parlare di direttive. Fece un passo indietro, liberando il passaggio con un cenno del braccio.<br />
<br />
"Prego, Capitano. Entri pure. Mi conceda solo un momento per recuperare una maglia e finire di asciugarmi"<br />
<br />
Steje varcò la soglia con una flemma studiata, guardandosi intorno nell'alloggio come se stesse cercando il posto migliore dove sedersi per una lunga chiacchierata. "Non aver fretta, Rerin. Anzi, fai pure con calma. La questione è complessa e... beh, richiederà tutta la tua attenzione. Mi siedo qui, se non ti dispiace."<br />
<br />
Il Capitano varcò la soglia con una flemma studiata, accomodandosi sulla poltrona con una lentezza che non gli apparteneva affatto. Rerin, nel frattempo, recuperò una maglia scura e la infilò, ma le sue antenne ebbero un fremito improvviso, orientandosi con precisione verso il suo superiore.<br />
<br />
"Capitano, la smetta" tagliò corto Rerin, la voce secca come il ghiaccio che si spezza. "Lei è in tensione come un reattore in sovraccarico. Non so cosa stia architettando, ma sento che vuole girarci intorno, aspettando che io abbassi la guardia. Il suo bluff mi arriva forte e chiaro: sa di finta cortesia e di qualcuno che sta per sganciare una bomba."<br />
<br />
Steje liquidò l'accusa con un rapido movimento della mano e un'espressione di studiata offesa. "Suvvia, Rerin! Cosa le fa pensare tanto negativamente di me?"<br />
<br />
L'Andoriano non accennò nemmeno a un sorriso. Si limitò a indicarsi le antenne e poi la propria fronte con un'espressione gelida. "Sono telepate, ricorda? E lei in questo momento sta proiettando abbastanza ansia e sotterfugi da mandare in tilt i sensori della base. Mi dica cosa vuole."<br />
<br />
"Dannata telepatia..." boffonchiò il Capitano, distogliendo lo sguardo per un istante prima di alzare le mani in segno di resa. "Va bene, confesso. L'Ammiraglio Darion ha deciso che su questa Starbase dovremo organizzare una grande festa di Natale. È una cerimonia di Sol III di cui non so quasi nulla, ma che nel database della Federazione è certamente spiegata fin nei minimi dettagli. Ovviamente..." Steje sfoggiò un sorriso che non arrivava agli occhi. "...darò a lei l'immenso onore di occuparsene."<br />
<br />
"Non ci penso nemmeno." Rerin soffiò fuori la risposta senza un attimo di esitazione, le antenne che si appiattivano all'indietro per il fastidio. "Non so nulla di cerimonie terrestri e non sento il minimo bisogno di farmi una cultura a riguardo, Capitano. Trovi un altro volontario per le sue fantasie antropologiche."<br />
<br />
Steje aprì la bocca per ribattere, ma il cicalino della porta risuonò con la forza di un maglio pneumatico. Prima che Rerin potesse anche solo dare l'autorizzazione all'accesso o trovare un'altra scusa per troncare il discorso, il Capitano allungò una mano e attivò l'apertura manuale dal pannello accanto alla poltrona. I portelli scivolarono via con un sibilo e Isaryel irruppe nell'alloggio con la stessa grazia — e la stessa velocità d'impatto — di un siluro fotonico.<br />
<br />
Subito dietro di lei, l'imponente figura di Vorn occupò il vano della porta, torreggiando come un monolite di cuoio. Il Klingon fece un passo avanti e, vedendo Steje, portò immediatamente il pugno al petto in un saluto solenne, sebbene sorpreso.<br />
<br />
"Capitano Aymane" esordì Vorn, con la sua voce cavernosa che sembrava far vibrare le pareti. "Spero che il nostro ritorno non abbia interrotto questioni di Stato."<br />
<br />
Steje si alzò lentamente, con un'espressione di angelica innocenza che fece raggelare il sangue nelle vene di Rerin. "Niente affatto, Vorn. Anzi, il tuo tempismo è... provvidenziale. Stavo proprio aspettando la piccola Isaryel per dargli una splendida sorpresa!"<br />
<br />
Rerin fissò il Capitano con uno sguardo che avrebbe potuto congelare il nucleo di una stella, le antenne tese in un segnale di puro avvertimento. Se non ci fosse stata la bambina presente, avrebbe probabilmente espresso il suo parere sulla provvidenzialità di Steje con la tipica schiettezza di un guerriero andoriano. Ma Isaryel, captando la parola 'sorpresa' con l'entusiasmo dei suoi tre anni, si voltò di scatto verso il Capitano, ignorando completamente la tensione elettrica che correva tra i due ufficiali.<br />
<br />
"Una sorpresa per me?" chiese, sgranando i grandi occhi e inclinando la testolina azzurra. Fece un passo verso Steje, le piccole antenne che fremevano per la curiosità. "È un nuovo gioco? O un animale?"<br />
<br />
Vorn, alle sue spalle, socchiuse gli occhi con interesse, incuriosito dalla strana tensione che vedeva nel primo ufficiale.<br />
<br />
Steje si chinò verso la bambina, ignorando deliberatamente il risentimento telepatico che Rerin gli stava riversando addosso; era un calore pungente, come una tempesta di neve andoriana che gli sferzava la mente ad ogni occhiata del suo Primo Ufficiale.<br />
<br />
"Molto meglio di un gioco, piccola guerriera" disse il Capitano con voce calda e suadente. "È una bellissima festa, dove ci saranno decorazioni luminose in tutta la base e tantissimi dolci buonissimi da mangiare!"<br />
<br />
Rerin incrociò le braccia sul petto, la mascella così contratta che i muscoli del collo sembravano corde di violino. "E di grazia, Capitano... quali dolci si mangerebbero in questa festa?" chiese, con un tono che suggeriva quanto trovasse illogica l'intera faccenda.<br />
<br />
Steje fece spallucce, senza smettere di sorridere alla piccola. "Suvvia Rerin, si tratta di Sol III! Figurati se non ci sono dei dolci a Natale... fanno dolci per qualsiasi cosa su quel pianeta, è praticamente la loro specialità."<br />
<br />
Il battibecco tra i due ufficiali, però, scivolò via come acqua sulla pelle di Isaryel. La bambina stava osservando il Capitano con gli occhioni spalancati, le antenne che fremevano per l'eccitazione. "Una festa?! Con tanti dolci?!"<br />
<br />
"Sì, e c'è di più..." Steje abbassò la voce per dare più enfasi. "Ci saranno regali per tutti i bambini... pensa Isaryel, tantissimi nuovi giochi! Sei contenta?"<br />
<br />
"Sììììì!" La piccola esplose in un grido di gioia pura, prendendo a saltare da una parte all'altra dell'alloggio come una pallina impazzita, con i capelli bianchi che volavano a ogni balzo. "Festa! Festa! Festa!"<br />
<br />
Vorn, nell'angolo, accennò un brontolio d'approvazione, chiaramente favorevole a qualsiasi cosa portasse gloria e vettovaglie alla piccola cacciatrice.<br />
<br />
"Eh... c'è solo un problema" aggiunse improvvisamente Steje, voltandosi verso Rerin con un'espressione di finto rammarico. "Vedi, Isaryel... il tuo papà ha detto che non riesce a organizzare la festa. È molto impegnato e non se la sente... quindi c'è il rischio che non si possa fare nulla."<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu immediato e assordante. La piccola si paralizzò a metà di un salto, l'energia che fino a un secondo prima riempiva la stanza svanì in un istante. Si voltò lentamente verso Rerin, con il labbro inferiore che cominciava a tremare e gli occhioni già lucidi, pronti a trasformarsi in una cascata di lacrime.<br />
<br />
"Papi..." sussurrò con una voce che avrebbe spezzato il cuore di un Borg. "Ma noi la facciamo la festa, vero? Non è vero che non vuoi?"<br />
<br />
Rerin sentì il peso di quell'ingiustizia emotiva colpirlo in pieno petto. Lanciò a Steje un'occhiata che prometteva una vendetta lenta e dolorosa, ma davanti allo sguardo implorante di Isaryel, la sua celebre tempra andoriana si sciolse come ghiaccio al sole.<br />
<br />
"Sì, Isaryel... faremo la festa" cedette infine Rerin, passandosi una mano sul collo con un sospiro di rassegnazione.<br />
<br />
Bastò quella frase perché la bambina si riattivasse all'istante, riprendendo a rimbalzare per tutto l'alloggio come una pallina impazzita, urlando di gioia e cercando di coinvolgere un imperturbabile Vorn nei suoi festeggiamenti.<br />
<br />
Steje gongolava apertamente, godendosi il trionfo, anche se una parte di lui — quella più istintiva — gli suggeriva di non abbassare mai la guardia in presenza di un Primo Ufficiale a cui era appena stato estorto un Natale. "Beh, allora vi lascio a festeggiare la bella notizia!" esclamò il Capitano, indietreggiando con passi rapidi verso la porta, prima che Rerin potesse riprendersi e passare alle vie di fatto. "Numero Uno, le decorazioni arrivano domani con il primo cargo. Si occupi lei di organizzare tutto l'allestimento. Buona serata a tutti!"<br />
<br />
Senza aspettare una risposta che sarebbe stata sicuramente poco diplomatica, Steje si dileguò nei corridoi della stazione il più rapidamente possibile, lasciando che i pannelli della porta si chiudessero alle sue spalle.<br />
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<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Anello di attracco<br />
Sezione nei pressi del molo n. 4<br />
16/12/2405 - Ore 08.12</b><br /><br />
Il mattino seguente, il settore del molo d'attracco era un alveare di attività frenetica. Rerin Tharek si trovava a pochi metri dal portellone principale del molo 4, le braccia incrociate e lo sguardo fisso sulla paratia. Non era solo. Accanto a lui, Isaryel stringeva con una mano la sua divisa, dondolandosi con impazienza sulle punte dei piedi.<br />
<br />
Rerin aveva provato a spiegarle, con tutta la logica andoriana di cui era capace, che avrebbero solo assistito allo scarico di pesanti container industriali e che non ci sarebbe stato nulla di interessante da vedere. Ma Isaryel aveva sfoderato un broncio talmente profondo e delle antenne così meste che il Primo Ufficiale, per la seconda volta in meno di ventiquattr'ore, aveva dovuto dichiarare la resa incondizionata.<br />
<br />
"Ti ho già detto che sono solo casse, Isaryel" ribadì Rerin, sebbene sapesse che era inutile. "Niente luci, niente dolci. Solo metallo e inventari."<br />
<br />
"Ma dentro ci sono le cose della festa, lo ha detto il Capitano!" ribatté lei, senza farsi minimamente scoraggiare dal tono austero del padre.<br />
<br />
"Primo Ufficiale! Buongiorno. Vedo che oggi ha un'assistente d'eccezione."<br />
<br />
Rerin non ebbe bisogno di voltarsi per riconoscere la voce della dottoressa Bly. La donna si avvicinò con un sorriso radioso, ma non appena Isaryel si rese conto della sua presenza, il suo entusiasmo mutò istantaneamente. La bambina si strinse di più alla gamba di Rerin e lanciò alla dottoressa un'occhiataccia così carica di ostilità e sospetto che persino le sue piccole antenne sembrarono irrigidirsi per la sfida.<br />
<br />
Bly si bloccò a un paio di metri di distanza, il sorriso che le vacillò appena sotto lo sguardo gelido della piccola. «Ancora niente tregua, piccola guerriera? Ti assicuro che oggi non ho intenzione di fare nulla di male.»<br />
<br />
Isaryel non rispose. Si limitò a stringere con un pugno il tessuto della divisa di Rerin, sporgendo il labbro inferiore e fissando la dottoressa con una severità che non apparteneva a una bambina di tre anni. Le sue antenne erano puntate dritte verso Bly, rigide e accusatorie. Isaryel non dimenticava: per lei, quella donna era la stessa che, non molto tempo prima, aveva stordito suo padre e lo aveva portato via contro la sua volontà. Nella sua mente, la dottoressa era un pericolo pubblico.<br />
<br />
Rerin sospirò, sentendo la tensione telepatica della figlia vibrare come una corda di violino tesa allo spasmo. Era un misto di protezione e un risentimento purissimo.<br />
<br />
"Non prenderla sul personale" mormorò Rerin, posando una mano rassicurante sulla spalla della figlia. "I ricordi di quella sera sono ancora molto vividi per lei. Ma guardi il lato positivo: Vorn non le ha ancora insegnato a impugnare una bat'leth! Per il momento sei al sicuro dalla sua furia."<br />
<br />
Isaryel non si lasciò scalfire dalla battuta. Continuò a fare la guardia a suo padre, le piccole antenne tese verso la dottoressa come sensori di una nave in allerta rossa.<br />
<br />
Bly gli si avvicinò di un passo, abbassando la voce per non farsi sentire dagli addetti al molo, ma mantenendo un tono divertito. "Rerin, devo ammetterlo: vederti qui ad aspettare un carico di addobbi è... insolito, per usare un eufemismo. Come ha fatto il Capitano a incastrarti in un incarico simile? E soprattutto, come pensi di gestirlo senza dare fuori di matto?"<br />
<br />
L'Andoriano non distolse lo sguardo dal portellone, ma le sue antenne ebbero un fremito di insofferenza. Lanciò un'occhiata fugace verso Isaryel, che stava ancora monitorando Bly con sospetto, prima di rispondere con un sospiro rassegnato.<br />
<br />
"Steje ha usato argomentazioni a cui non potevo opporre alcuna resistenza logica" mormorò, accennando con il capo verso la figlia. "Ha scelto il momento e il pubblico adatto per farmi la proposta. Ma non sarà un problema, dopotutto. Si tratterà quasi certamente di poche decorazioni standard da mettere lungo la passeggiata centrale. Un'operazione di routine, poco più di un'ora di lavoro per una squadra di manutenzione e avrò finito."<br />
<br />
Proprio in quel momento, il segnale di attracco completato risuonò nel corridoio, seguito dal fragore metallico dei morsetti magnetici che si serravano. I portelloni del molo 4 si aprirono con un sibilo pneumatico, liberando una nuvola di aria pressurizzata e l'odore pungente di ozono e metallo riscaldato.<br />
<br />
Le prime casse della Federazione iniziarono a scivolare fuori sui rulli gravitazionali. Erano grande, grigie e anonime, ma Isaryel si sporse in avanti, dimenticando per un secondo la sua missione di guardia del corpo. <br />
<br />
"Sono quelle?" chiese con un filo di voce, mentre una cassa contrassegnata con il simbolo della Flotta Stellare e una serie di codici di priorità rossa passava proprio davanti a loro.<br />
<br />
Ma dopo la prima ne arrivò una seconda. Poi una terza. Poi una quarta e via dicendo. Rerin, che stava controllando il manifesto sul PADD, iniziò lentamente a sbiancare, vedendo il flusso di casse che sembrava non finire mai.<br />
<br />
"Ma che cosa.." Rerin alzò lo sguardo, sbigottito, mentre le antenne si flettevano all'indietro per lo shock. "Perché tutta questa roba? Ci deve essere un errore di smistamento. Dovevamo solo decorare un po' la starbase, non costruirne un'altra!"<br />
<br />
L'addetto al carico, vedendo l'espressione del Primo Ufficiale, scosse la testa mentre consultava il suo terminale. "Nessun errore, Comandante. Gli ordini del Capitano Aymane sono stati molto specifici: il progetto di Integrazione Culturale prevede l'allestimento completo di tutte le aree pubbliche della Starbase, dai ponti residenziali fino alle biosfere. E queste sono solo le prime dodici casse, ce ne sono altrettante nel modulo di coda."<br />
<br />
Rerin rimase immobile, sentendo il peso di un intero pianeta (Sol III, per la precisione)  crollargli sulle spalle.<br />
<br />
"Sono tantissime!" gridò Isaryel, sfuggendo alla presa di Rerin con la rapidità di un'anguilla. In un attimo iniziò a correre tra i container, le piccole mani che battevano freneticamente sulle pareti di metallo freddo nel tentativo di trovare un comando di apertura. "Papi, apri! Apri questa!"<br />
<br />
Bly, rimasta a guardare la scena, non riuscì più a trattenersi. Vedendo Rerin immobile, con il PADD che quasi gli scivolava dalle dita e le antenne che roteavano in un misto di shock e puro orrore logistico, scoppiò in una risata cristallina.<br />
<br />
"Poche decorazioni standard, eh?" riuscì a dire tra un respiro e l'altro. "Il Comando di Flotta ti ha praticamente spedito l'intero Polo Nord, Rerin."<br />
<br />
Senza pensarci, trascinata dal cameratismo e dal divertimento, Bly fece un passo avanti e gli poggiò una mano sulla spalla in un gesto di conforto. Ma non appena le sue dita sfiorarono la divisa dell'Andoriano, un brivido di avvertimento le percorse la schiena. Il "settimo senso" della dottoressa, affinato da mesi di sguardi torvi della bambina, scattò all'istante: aveva appena varcato il confine sacro.<br />
<br />
Bly si spostò bruscamente all'indietro, quasi inciampando nei suoi stessi piedi, proprio mentre un proiettile rosa e bianco sibilava nell'aria nel punto esatto dove si trovava la sua testa un istante prima. Isaryel aveva lanciato una delle sue scarpette con una precisione balistica che avrebbe fatto invidia a un cecchino Klingon.<br />
<br />
Il riflesso della dottoressa, però, creò un varco imprevisto. Proprio in quel secondo, il Capitano Steje stava facendo il suo ingresso trionfale sul molo, le mani dietro la schiena e un sorriso compiaciuto, pronto a godersi lo spettacolo del suo Primo Ufficiale sommerso dai container.<br />
<br />
CLACK!<br />
<br />
La scarpetta di Isaryel centrò in pieno petto il Capitano, rimbalzando proprio sopra lo stemma della Flotta Stellare con un colpo secco, prima di cadere a terra con un rumore sordo.<br />
<br />
Il silenzio che scese sul molo fu assoluto. Gli addetti alla logistica si immobilizzarono come se fossero stati colpiti da un raggio traente; Rerin chiuse gli occhi massaggiandosi con forza la radice del naso, mentre Bly si portò una mano alla bocca, sospesa tra lo shock e un nuovo, irrefrenabile attacco di risate.<br />
<br />
Steje abbassò lentamente lo sguardo sulla calzatura ai suoi piedi, poi lo rialzò verso Isaryel. La piccola lo fissava con le braccia conserte e un'espressione che non lasciava spazio a dubbi: colpita la persona sbagliata, ma il messaggio resta quello.<br />
<br />
"Colpito e affondato" commentò Steje con una calma serafica, chinandosi a raccogliere la minuscola scarpa. Si volse verso Rerin, che in quel momento sembrava desiderare solo che il molo venisse espulso istantaneamente nello spazio. "Vedo che l'entusiasmo per il Natale sta già raggiungendo livelli... esplosivi, Numero Uno"<br />
<br />
Rerin sospirò pesantemente, prendendo la scarpetta dalle mani del Capitano con un gesto rigido. Si chinò verso la figlia, cercando di mantenere un tono autorevole nonostante l'imbarazzo. "Isaryel, cosa ti ho detto sul lanciare le scarpe?"<br />
<br />
"Che non si fa... ma è colpa sua!" la piccola puntò l'indice accusatore contro la dottoressa, fissandola poi con quel cipiglio autoritario che, se mostrato dal padre, avrebbe fatto drizzare la schiena a metà equipaggio, ma che su di lei risultava solo adorabilmente feroce. "Cosa ho detto su toccare papi?!"<br />
<br />
Bly, sentendosi chiamata in causa, soffocò un'altra risata dietro la mano, cercando di assumere un'aria colpevole. "Che... non si fa?"<br />
<br />
Isaryel non si smosse di un millimetro, continuando a fulminarla con lo sguardo. «Allora non toccare! Lui è il mio papi!»<br />
<br />
Steje osservò la scena con l'espressione divertita di un gatto soriano che guarda il suo topolino preferito finire in trappola. "Il mio Numero Uno... il comandante tutto d'un pezzo... il Primo Ufficiale di una Starbase di confine e Capitano di un vascello potente come la Stormbreaker... che soccombe miseramente davanti a una bambina di tre anni." Ridacchiò, incrociando le braccia. "È uno spettacolo impagabile"<br />
<br />
"Spiritoso" ribatté Rerin, mentre infilava di nuovo la scarpetta al piede di Isaryel, che continuava a lanciare occhiate di sfida a Bly. "Piuttosto, hai visto quante decorazioni ci hanno inviato? Hai idea di quanto tempo ci vorrà per posizionarle tutte? Quando avrò finito, la festa sarà già bella che passata e saremo nel prossimo anno astrale!"<br />
<br />
"Suvvia, Rerin, non vorrai mica rendere triste Isaryel dicendole che non ci sarà nessuna festa perché il suo papà è troppo impegnato?" Steje scosse la testa con finta costernazione. "Sei il suo paparino adorato, troverai una soluzione."<br />
<br />
Rerin scattò in piedi e puntò un dito dritto verso il petto di Aymane. "Giocarti la carta del 'papà' è assolutamente ingiusto, scorretto e..." si bloccò per un attimo, le antenne che avevano un sussulto improvviso, prima di raddrizzarsi con un lampo d'astuzia negli occhi. "...ed è un'ottima idea."<br />
<br />
Il sorriso del Capitano svanì all'improvviso, rimpiazzato da un'espressione di sospetto. "Ottima idea?"<br />
<br />
Rerin non rispose. Sembrava totalmente concentrato, come se stesse calcolando una traiettoria di tiro. Senza distogliere lo sguardo da Steje, sfiorò il comunicatore sulla divisa.<br />
<br />
=^=Avviso a tutto l'equipaggio e agli ospiti della Starbase. Tra dieci minuti verranno teletrasporteremo in tutte le aree pubbliche delle casse contenenti decorazioni per una festa tipica di Sol III. Siete tutti invitati a partecipare all'allestimento di DS16 Gamma; l'invito è rivolto in particolar modo a tutti i bambini accompagnati dai loro genitori. =^=<br />
<br />
Rerin fece una pausa scenica, fissando Steje che cominciava a capire dove volesse andare a parare.<br />
<br />
=^= Come generosamente deciso dal Capitano Aymane, tutti coloro che prenderanno parte a questo sforzo collettivo riceveranno, grandi o piccini che siano, un regalo speciale. Rerin, chiudo. =^=<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu rotto solo dal gridolino di gioia di Isaryel. Steje rimase a bocca aperta, mentre Bly scoppiava in una risata ancora più forte di prima.<br />
<br />
"Regali?!" mormorò il Capitano, sgranando gli occhi. "Rerin, io non ho avuto ordine di procedere con una distribuzione di massa di regali, ma solo la consegna di qualche dono ai bambini"<br />
<br />
Rerin lo guardò con un'espressione di una calma olimpica, quasi serafica. "Hai detto tu stesso che sono il suo paparino adorato e che avrei dovuto trovare una soluzione. Beh, tu in fondo sei un po' il papà di tutta questa base, Steje. Non vorrai mica scontentare centinaia di persone che si offriranno volontariamente di fare il tuo lavoro, giusto?"<br />
<br />
Il Primo Ufficiale fece un passo avanti, sistemando con cura Isaryel tra le braccia. "Su con la vita, sei il nostro efficiente Capitano. Troverai una soluzione, proprio come ho fatto io"<br />
<br />
Steje provò a ribattere, ma Rerin lo precedette con un cenno del capo impeccabile, voltandogli le spalle prima che l'altro potesse formulare una protesta ufficiale.<br />
<br />
"Forza, Isaryel... andiamo in passeggiata a vedere queste fantomatiche decorazioni" concluse l'Andoriano, allontanandosi con la bambina che, sopra la sua spalla, agitava la manina verso uno Steje pietrificato.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Bly Dorien</author>
            <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-01 L'allestimento fuori dai canoni</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Rerin Th'Tharek<br /><br /><br /><b>DS16 Gamma - Biosfera andoriana<br />
16/12/2405 - Ore 09.30</b><br /><br />
La biosfera andoriana era un trionfo di ghiaccio scolpito, rocce azzurre e una nebbia fredda che rendeva l'aria frizzante e densa, proprio come piaceva ai nativi di Andoria. Solitamente era un luogo di silenzio e meditazione, ma quel mattino l'atmosfera era stata letteralmente invasa da un carico di "natura terrestre". Il Tenente Comandante Rerin camminava a passo lento, le mani intrecciate dietro la schiena, osservando con un misto di scetticismo e rassegnazione le squadre di manutenzione che posizionavano grandi abeti profumati tra le formazioni cristalline. Il profumo resinoso del legno e degli aghi di pino cozzava violentemente con l'odore metallico e pulito del ghiaccio sintetico, creando un contrasto sensoriale quasi stordente.<br />
Ma per Isaryel, quello era il paradiso.<br />
"Guarda, papi! Alberi con i capelli pungenti!" gridò la bambina, correndo a perdifiato sulla superficie ghiacciata del sentiero principale. Le sue piccole scarpette battevano sul suolo con un rumore ritmico, mentre le antenne vibravano freneticamente, captando ogni minima variazione termica e sonora.<br />
Si fermò di colpo davanti a un enorme abete alto più di tre metri, ancora privo di addobbi. Allungò una manina azzurra, toccando con estrema cautela la punta di un ago. "Punge!" esclamò, ritraendo la mano con un risolino eccitato "Papi, perché gli alberi degli umani hanno le punte?"<br />
Rerin sospirò, avvicinandosi. "Perché sulla Terra devono proteggersi dagli animali che vorrebbero mangiarli, Isaryel. Ma questi sono qui per... beh, per essere decorati"<br />
L'Andoriano lanciò un'occhiata alle casse che erano state teletrasportate poco prima. Alcuni volontari — tra cui due ufficiali scientifici Vulcaniani che stavano analizzando una ghirlanda luminosa con la stessa serietà con cui avrebbero studiato un'anomalia spaziale — avevano iniziato ad aprire i container.<br />
Isaryel si tuffò letteralmente in una delle casse aperte, che conteneva centinaia di sfere di vetro colorato, protette da campi di forza a bassa intensità e imballaggi biodegradabili.<br />
"Ohhh..." mormorò la piccola, tirando fuori una pallina di un rosso vibrante. La sollevò verso la luce soffusa della biosfera, osservando il proprio riflesso distorto sulla superficie lucida. "È bellissima! Sembra una piccola stella caduta."<br />
"Fai attenzione, Isaryel, sono fragili," la ammonì Rerin, sebbene la sua attenzione fosse catturata da un movimento sospetto. Poco distante, una squadra di operai stava lottando con un generatore di "neve finta" che sembrava aver deciso di non collaborare con il clima già glaciale della biosfera.<br />
In quel momento, Vorn fece il suo ingresso nella biosfera, portando con sé un'altra cassa. Il Klingon sembrava quasi a disagio in mezzo a tutto quel verde e a quei colori sgargianti, ma non appena vide Isaryel, il suo volto si addolcì in un grugnito che era quanto di più simile a un sorriso un Klingon potesse concedere.<br />
"Piccola guerriera!" esclamò Vorn. "Ho portato altri... ornamenti. Anche se continuo a pensare che delle teste di nemici mozzate starebbero meglio su questi rami rispetto a queste fragili sfere di vetro."<br />
Rerin scosse il capo, massaggiandosi le tempie. "Vorn, ti prego, non dare idee strane alla bambina. Abbiamo già abbastanza problemi con le scarpine volanti, non vorrei dover gestire anche delle teste mozzate nel salone principale."<br />
Isaryel corse verso Vorn, mostrandogli orgogliosa la sua pallina rossa. "Vorn, guarda! Papi ha detto che dobbiamo appenderle agli alberi pungenti!"<br />
Il Klingon prese la pallina tra le sue dita massicce, osservandola con sospetto. "Un'attività insolita. Appendere trofei che non arrivano da una nobile battaglia... ma se è la volontà del Capitano di questa base, che così sia"<br />
Mentre Vorn aiutava Isaryel a capire come agganciare il primo addobbo, Rerin tornò a osservare il flusso di persone. La biosfera si stava riempiendo velocemente. La sua mossa di annunciare i "regali del Capitano" aveva funzionato oltre ogni aspettativa: famiglie intere, diplomatici curiosi e ufficiali fuori servizio stavano affollando l'area, trasformando l'allestimento in una sorta di rito collettivo.<br />
Il brusio che riempiva la biosfera andoriana stava cambiando frequenza. Non era più solo il rumore di casse aperte e rami spostati; ora c'era un sottofondo di eccitazione speculativa che rimbalzava tra le pareti di ghiaccio. Rerin, appoggiato a una colonna di cristallo azzurro, tese le antenne mentre cercava di captare al meglio i discorsi dei presenti.<br />
"Hai sentito l'annuncio del Primo Ufficiale?" mormorava una sottufficiale umana a un collega bajoriano, mentre cercavano di districare una matassa di luci a LED. "Ha detto che il Capitano ha preparato regali per tutti. E conoscendo gli standard di Aymane, non saranno certo barrette di razioni d'emergenza"<br />
"Ho sentito dire che hanno fatto arrivare dei replicatori industriali specializzati dal Quadrante Alfa solo per questo" rispose il Bajoriano, sgranando gli occhi. "Si parla di pezzi d'artigianato terrestre autentico, o forse dei nuovi PADD di ultima generazione. Steje non farebbe mai una promessa del genere se non avesse qualcosa di grosso in serbo. È un ufficiale di prestigio, la sua reputazione è in gioco!"<br />
Poco distante, un mercante Ferengi che si era "imbucato" tra i volontari con la speranza di rimediare qualcosa gratis, stava già facendo calcoli frenetici sul suo terminale portatile. "Regali... gratuiti... per tutti," biascicava tra sé, con i lobi che fremevano per l'avidità. "Se il Capitano distribuisce tecnologia o oggetti rari, il valore di rivendita sulla Passeggiata schizzerà alle stelle. Devo assicurarmi di essere in prima fila quando il Capitano aprirà il sacco."<br />
Rerin sentì un brivido di pura soddisfazione percorrergli la schiena. Il piano stava funzionando meglio di una manovra di aggiramento tattico.<br />
"Papi, perché quel signore con le orecchie grandi ride da solo?" chiese Isaryel, tirandogli la casacca.<br />
"Perché crede di aver trovato un tesoro, piccola mia" rispose Rerin, con un sorriso che finalmente gli illuminò il volto, un'espressione quasi predatoria che raramente mostrava. "Ma la vera sorpresa sarà la faccia del Capitano quando leggerà i rapporti sulla gestione delle aspettative dell'equipaggio."<br />
=^=Capitano Aymane a Comandante Tharek. Rerin, risponda!=^=<br />
La voce di Steje gracchiava nel comunicatore, carica di una nota di panico represso che l'Andoriano trovò assolutamente deliziosa. Rerin attese qualche secondo, godendosi il momento, prima di attivare la risposta.<br />
"Qui Tharek. Mi dica, Capitano. Come procede la gestione della... 'generosità di comando'?"<br />
=^=Mi dica che è un errore di trasmissione!=^= sbottò Steje, e Rerin poteva quasi vederlo camminare nervosamente da una parte all'altra della starbase. =^=Il terminale logistico sta esplodendo! Ho tre delegazioni diplomatiche che chiedono se il regalo include l'accesso ai database riservati e metà del personale tecnico ha lasciato i posti di manutenzione per venire ad aiutare con gli alberi! Rerin, dove diavolo dovrei prenderli migliaia di regali in meno di dieci giorni?!=^=<br />
"Saprà senz'altro gestire l'imprevisto con la sua solita 'flemma studiata', Capitano," ribatté Rerin, guardando Isaryel che ora stava cercando di convincere Vorn a indossare una ghirlanda d'argento come se fosse una sciarpa da guerra. "Dopotutto, è stato lei a dirmi che il Natale è la festa della speranza e del sacrificio disinteressato. Quale miglior sacrificio del suo budget per le emergenze?"<br />
=^=Tharek, la sua è insubordinazione creativa! È una vendetta... una gelida, calcolata vendetta andoriana!=^=<br />
"È gestione delle risorse, Capitano" concluse Rerin con una calma serafica. "E ora, se vuole scusarmi, ho una bambina che deve finire di addobbare un abete e più di mille volontari entusiasti che non vedono l'ora di ricevere i suoi doni. Tharek, chiudo."<br />
Mentre il canale si chiudeva con un clic soddisfacente, Rerin emise un piccolo verso di divertimento tra i denti. La Starbase 16 Gamma era forse nel caos, ma per la prima volta da quando era iniziata quella follia natalizia, sentiva che il Quadrante Gamma era un posto decisamente interessante in cui vivere.<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Passeggiata<br />
16/12/2405 - Ore 09.45</b><br /><br />
=^=È gestione delle risorse, Capitano=^= concluse Rerin con una calma serafica. =^=E ora, se vuole scusarmi, ho una bambina che deve finire di addobbare un abete e più di mille volontari entusiasti che non vedono l'ora di ricevere i suoi doni. Tharek, chiudo=^=<br />
Il silenzio che seguì la chiusura della comunicazione fu per Steje più assordante di un'esplosione nel vuoto. Rimase con il braccio a mezz'aria, fissando il comunicatore come se l'apparecchio stesso lo avesse appena tradito. <br />
Nel mentre, le porte del turbolift si aprirono con un fruscio fluido proprio sulla Passeggiata, ma Steje non fece in tempo a fare un passo che venne travolto da un'ondata di suoni e colori. L'area, solitamente un luogo di ordinato viavai multiculturale, era diventata un cantiere di entusiasmo fuori controllo. In alto, sopra le ampie vetrate che mostravano l'oscurità profonda del Quadrante Gamma, file di tecnici della Flotta stavano montando freneticamente dei proiettori che simulavano una nevicata di particelle luminose, mentre ghirlande di pino sintetico venivano srotolate lungo i corrimano con una velocità mai vista prima per dei turni di manutenzione ordinaria.<br />
Ma ciò che gelò il sangue del Capitano furono i sussurri della folla che cambiavano direzione non appena la sua divisa rossa apparve sulla soglia. Un brusio collettivo percorse l'area come un segnale subspaziale. <br />
Il Capitano cercò di farsi strada tra la folla mantenendo un'andatura che sperava apparisse regale, ma che somigliava più a una fuga controllata. Ogni sorriso che riceveva dagli astanti era una pugnalata al suo fegato. Quando finalmente raggiunse un angolo relativamente riparato dietro una colonna strutturale, premette il comunicatore con una foga tale da rischiare di incrinare la piastra.<br />
"Aymane a Logistica, rispondete immediatamente!" esclamò a bassa voce, lanciando occhiate guardinghe ai passanti come se stesse contrabbandando antimateria. "Voglio un inventario completo di tutto ciò che non è essenziale alla sopravvivenza della base. Vecchi kit di riparazione, campioni di minerali senza valore, persino quelle casse di tè liofilizzato scadute nel 2398. Se è solido e può essere impacchettato, mi serve."<br />
Dall'altra parte, la voce dell'addetto alla logistica giunse confusa e sovraccarica dal rumore di fondo di altre chiamate. "Capitano? Ma l'ordine del Primo Ufficiale parlava di regali di alto valore simbolico... qui abbiamo già tre delegazioni che chiedono se i replicatori sono stati calibrati per produrre seta vulcaniana o cristalli di lithio decorativi."<br />
Steje chiuse gli occhi per un istante, imprecando mentalmente contro la precisione terminologica di Rerin. "Il valore simbolico è soggettivo! Mi trovi qualcosa che pesi e che faccia rumore quando viene scosso. E chiami la dottoressa Bly, adesso! Le dica che ho un'emergenza di livello uno. No, faccia livello zero. Il mio sistema nervoso sta per subire un riavvio forzato e ho bisogno di sapere se i replicatori medici possono produrre sedativi di massa... o almeno abbastanza cioccolata da distrarre un intero settore."<br />
Mentre aspettava la risposta, un bambino bajoriano gli si avvicinò timidamente, tirandogli un lembo della divisa rossa. "Capitano, è vero che Babbo Natale è grande quanto un Ammiraglio e porta regali che brillano?"<br />
Steje abbassò lo sguardo sul piccolo, poi lo rialzò verso il soffitto della Passeggiata, dove una ghirlanda gigantesca stava per essere fissata. Sentì il peso di mille anni di tradizioni terrestri schiacciarlo contro il ponte di tritanio. "Sì, piccolo," rispose con un sorriso che sembrava più una smorfia di dolore. "Brilleranno tantissimo. Probabilmente perché saranno fatti di scarti industriali lucidati, ma brilleranno."<br />
Proprio mentre il bambino si allontanava saltellando, Steje sentì un passo pesante e cadenzato risuonare sul metallo, un rumore che sovrastava persino il chiasso dei volontari. Si voltò e si trovò davanti il Tenente Durani. La Klingon non sembrava affatto pervasa dallo spirito natalizio; al contrario, le sue creste frontali erano contratte in un'espressione di feroce disappunto e la sua mano destra era appoggiata con irritazione sull'impugnatura del phaser.<br />
"Capitano Aymane!" esordì Durani, la voce che ringhiava sopra il brusio della folla. "Questa sua... iniziativa volontaria sta portando la sicurezza della base sull'orlo del collasso. Un'operazione di questa portata andava preventivata con le sezioni tattiche con settimane di anticipo, non lanciata come un siluro fotonico impazzito nel bel mezzo di un turno di rotazione!"<br />
Steje cercò di assumere una postura di comando, ma si sentiva piccolo sotto lo sguardo inquisitore della Klingon. "Tenente, comprendo che il carico di lavoro sia aumentato, ma si tratta di un evento per il morale..."<br />
"Il morale non si costruisce sul caos, Capitano!" lo interruppe lei, facendo un passo avanti e costringendolo a indietreggiare contro la colonna. "Il Comandante Riccardi non è alla starbase. Ho dovuto riorganizzare l'intero personale in meno di un'ora. Sono stata costretta a richiamare in servizio tre squadre che avevano appena iniziato il loro turno di riposo e, mi creda, degli ufficiali svegliati prima del tempo per sorvegliare l'installazione di ghirlande luminose non sono dei cittadini modello della Federazione. Le lamentele sono state... sonore. Alcuni hanno persino messo in dubbio l'onore di una missione che prevede il controllo della folla attorno a delle decorazioni di cui non capiscono nemmeno il senso!"<br />
Durani incrociò le braccia massicce sul petto, sbuffando una nuvola di vapore caldo. "Mi sono sentita costretta a intervenire personalmente per evitare una protesta formale. Ho dovuto specificare chiaramente a ogni singolo ufficiale, inclusi quelli in servizio di pattuglia esterna, che anche la sezione sicurezza riceverà questi fantomatici 'regali speciali' promessi dal Primo Ufficiale. Mi auguro per lei, Capitano, che questi doni siano degni dello sforzo che stiamo compiendo"<br />
Steje deglutì a vuoto, sentendo la pressione aumentare da ogni lato. "Naturalmente, Tenente. La sicurezza avrà... un trattamento di riguardo. Mi assicurerò che i regali siano... all'altezza delle aspettative."<br />
Mentre Durani si allontanava con un grugnito di avvertimento, Steje riattivò freneticamente il comunicatore. "Logistica? Cancellate l'idea del tè liofilizzato scaduto.. soprattutto per le sezioni tattica e sicurezza. Mi serve qualcosa di pesante, preferibilmente di metallo e che sembri vagamente un'arma o un trofeo. E muovetevi!"<br />
Steje non fece in tempo a chiudere la comunicazione che una nuova figura gli sbarrò la strada. Il Tenente Comandante Karana Vok, capo ingegnere della base, avanzava verso di lui con un'andatura che tradiva la sua doppia eredità betazoide-klingon: una determinazione guerriera unita a una sensibilità empatica che, in quel momento, sembrava sintonizzata solo sulla frequenza dell'esasperazione. Aveva una macchia di grasso su una guancia, un cinturone pesante carico di strumenti diagnostici che tintinnava a ogni passo e stringeva un PADD come se volesse usarlo per percuotere qualcuno.<br />
"Capitano, dobbiamo parlare. Ora" esordì la Vok, senza minimamente preoccuparsi del protocollo. "I miei hangar sono deserti. Le squadre di manutenzione dei reattori sono sparite. Persino i miei specialisti del nucleo di curvatura sono stati avvistati sul ponte 12 a discutere con dei civili sull'allineamento di fase di alcune stringhe di luci colorate. Mi spiega come dovrei garantire l'efficienza della Starbase se l'intero reparto ingegneria è stato dirottato a fare da... designer d'interni per la sua festa?"<br />
Steje sospirò, sentendo una fitta alle tempie. "Comandante, è stato un appello al volontariato lanciato dal Primo Ufficiale. Non potevo prevedere che i suoi uomini fossero così... entusiasti dello spirito natalizio."<br />
"Entusiasti? Capitano, non mi prenda in giro" ribatté lei, incrociando le braccia e facendo tintinnare gli attrezzi. "I miei ingegneri non sono entusiasti del Natale; sono entusiasti dell'idea che, secondo l'annuncio di Rerin, chiunque aiuti riceverà un 'regalo speciale'. E dato che lei ha fama di essere un uomo dai gusti raffinati, hanno dedotto che i regali per il reparto tecnico potrebbero includere componenti rari, nuovi moduli diagnostici o, come suggeriva un mio capo squadra, un set di chiavi a induzione in lega di tritanio."<br />
Karana scosse il capo, i capelli scuri che frustavano l'aria. "Al momento sono a corto di uomini per la manutenzione ordinaria dei filtri dell'aria e se non riporto subito ordine, il morale che tanto le sta a cuore finirà soffocato dai sottoprodotti dell'anidride carbonica. Se questi regali non si materializzeranno, o se saranno delle semplici chincaglierie, avrà trecento ingegneri furiosi che inizieranno a interpretare 'sacrificio disinteressato' come 'sciopero bianco delle manutenzioni'"<br />
Steje si sentì mancare il respiro. Dopo la sicurezza, ora anche l'ingegneria lo teneva sotto scacco con la promessa dei regali. "Comandante Vok, le assicuro che... troveremo una soluzione che soddisfi le menti più analitiche del suo reparto. Ma ora, la prego, cerchi di contenere i suoi uomini."<br />
La Vok non aveva ancora finito di sfogarsi che il Tenente Comandante Tara Keane, capo operazioni, si materializzò al suo fianco, aggiungendo il proprio carico di scontento.<br />
"E non è tutto, Capitano" incalzò la Keane. "Come capo operazioni le faccio notare che la sala controllo è nel caos. Il traffico dei mercanti Tellariti è bloccato perché gli addetti all'attracco sono troppo impegnati a catalogare addobbi per 'meritarsi' il premio promesso. La logistica è paralizzata, i sensori a corto raggio non vengono calibrati da ore e ho una coda di mercanti che chiedono rimborsi per il ritardo. Se non mette un freno a questa follia dei regali, le operazioni della DS16 Gamma diventeranno un ricordo storico nel giro di un turno!"<br />
Steje rimase immobile per qualche secondo dopo che entrambe le ufficiali si furono allontanate verso i rispettivi ponti. Guardò la Passeggiata brulicante di gente: centinaia di occhi carichi di aspettative, migliaia di crediti che stavano evaporando e un Primo Ufficiale andoriano che, ne era certo, in quel momento si stava godendo il silenzio della biosfera.<br />
Si rese conto che non serviva a nulla chiamare Rerin per lamentarsi o per ordinargli di venire lì. Sapeva perfettamente cosa gli avrebbe risposto: che lui aveva solo eseguito gli ordini di "creare l'atmosfera" e che la gestione delle promesse era una prerogativa del comando. <br />
Con un gesto rassegnato, Steje sfiorò il comunicatore "Logistica, qui è il Capitano" mormorò, la voce piatta di chi ha accettato il proprio destino. "Autorizzo l'uso dei replicatori industriali a ciclo continuo per i prossimi sette giorni. Priorità massima alla produzione di trofei in lega, kit di calibrazione tecnica e oggetti di artigianato terrestre di classe B. Attingete alle riserve di energia non critiche e, se necessario, riconvertite i materiali grezzi del magazzino 4. E... non fate domande sulla spesa energetica. Me ne occuperò io nel rapporto finale per il Comando di Flotta."<br />
Abbassò lo sguardo sul display, osservando le barre dell'energia che iniziavano già a fluttuare mentre i replicatori della stazione si mettevano al lavoro per soddisfare la voracità festiva di mille razze diverse.<br />
"Buon Natale a tutti" sussurrò tra sé con amara ironia "Specialmente a me e al mio futuro colloquio con il Comando di Flotta"<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
16/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco. La voce dall'altra parte, frammentata da un distorsore di frequenza che ne annullava ogni traccia biologica, andò dritta al punto, gelida e priva di preamboli.<br />
=^=Avete recuperato il pacco?=^=<br />
L'interlocutore esitò, il silenzio che seguì era carico di una tensione palpabile. "Non ancora. È sorto un imprevisto...."<br />
=^=Che tipo di imprevisto?=^=<br />
"Le nostre proiezioni sulla gestione logistica della Starbase erano errate," spiegò l'uomo, stringendo nervosamente il ricevitore. "Avevamo previsto che l'allestimento sarebbe avvenuto per gradi, in aree circoscritte e con squadre di manutenzione tracciabili. Invece, il Comando ha indotto una mobilitazione di massa. Hanno promesso regali a chiunque si offra volontario e ora ci sono centinaia di civili e ufficiali che manipolano le casse senza alcun criterio. È diventato impossibile intercettare il pacco prima che venga disperso tra le decorazioni della base."<br />
Dall'altro capo della linea, il silenzio che seguì sembrò pesare quanto il vuoto dello spazio. Un respiro distorto, simile a un sospiro metallico, precedette la risposta. =^=Quindi il nostro obiettivo è ora mescolato a migliaia di ornamenti terrestri privi di valore. Come pensate di rimediare a questo fallimento?=^=<br />
"Ci infiltreremo tra i volontari. Useremo la confusione a nostro vantaggio per setacciare i settori pubblici durante l'allestimento," rispose l'interlocutore, cercando di infondere sicurezza nella propria voce. "Se non dovessimo individuarlo subito, lo cercheremo nei prossimi giorni tra le decorazioni già esposte. È solo questione di tempo: al massimo tre giorni e il pacco sarà nelle nostre mani."<br />
=^=Vedi di non deludermi di nuovo. La pazienza non è una virtù che mi appartiene. Attendo notizie conclusive. Chiudo.=^=<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata <br />
16/12/2405 - Ore 21.15</b><br /><br />
La sera era calata sulla stazione, ma la Passeggiata non era mai stata così luminosa. Dopo un lavoro titanico che aveva coinvolto ogni ponte e ogni sezione, la Starbase splendeva di migliaia di luci intermittenti, ghirlande intrecciate e ologrammi di neve che cadevano silenziosi sul tritanio. L'aria stessa sembrava diversa, intrisa di quel profumo di pino sintetico che ormai saturava i condotti di ventilazione. Rerin Tharek si trovava al centro della passeggiata, le braccia incrociate e le antenne che oscillavano lentamente in un misto di sbigottimento e stanchezza. Davanti a lui, nonostante l'allestimento fosse ufficialmente terminato, giacevano ancora tre casse aperte, traboccanti di sfere di vetro, nastri e addobbi luccicanti.<br />
"Non è possibile" mormorò l'Andoriano, consultando il PADD. "Abbiamo decorato ogni centimetro quadrato delle aree pubbliche, comprese le paratie dei condotti di scarico e l'ufficio della sicurezza. Dove dovremmo mettere il resto di questa roba? Nello spazio aperto?"<br />
"Guarda, papi! Queste brillano più delle stelle!" esclamò Isaryel, avvicinandosi alla cassa e sollevando una decorazione a forma di stella argentata che rifletteva le luci della base. La piccola era stanca, ma i suoi occhi brillavano di una meraviglia pura. "Sono bellissime... non possiamo lasciarle chiuse qui dentro, hanno un aspetto così triste tutte sole al buio."<br />
Rerin osservò la figlia, poi alzò lo sguardo verso la folla di volontari che si stava lentamente radunando intorno a loro, stanchi ma visibilmente soddisfatti del lavoro compiuto. Vide Klingon che si pulivano le mani sulle divise, ingegneri con i volti segnati dalla fatica e civili che si scambiavano sorrisi inediti.<br />
Prese un respiro profondo e attivò la comunicazione ambientale, la sua voce risuonò calma e solenne in tutta la Passeggiata.<br />
"Ospiti, civili e ufficiali di Deep Space 16 Gamma," esordì, attirando l'attenzione generale. "Il lavoro che avete svolto oggi è... senza precedenti. Avete trasformato questo avamposto di metallo in qualcosa che ricorda una casa. Per questo, vi ringrazio a nome del Comando." Fece una breve pausa, accennando con un mezzo sorriso alle casse rimaste. "Fermo restando l'impegno del Capitano riguardo ai regali speciali che riceverete nei prossimi giorni, non mi sembra logico lasciare che queste decorazioni tornino nel buio di un magazzino. Pertanto, invito chiunque lo desideri a scegliere un addobbo e portarlo con sé, come ricordo di questa giornata di sforzo collettivo."<br />
Un mormorio di approvazione percorse la folla, ma la dottoressa Bly, che si era avvicinata per osservare la scena, gli si affiancò mormorando a bassa voce: "Rerin, sei sicuro? È probabile che quelle decorazioni appartengano al Comando di Flotta e debbano essere restituite a Sol III dopo le festività."<br />
Rerin fece spallucce con una noncuranza tipicamente andoriana, senza distogliere lo sguardo dalla folla che iniziava ad avvicinarsi con ordine alle casse. "A me non è arrivata alcuna specifica comunicazione riguardo alla restituzione del materiale, dottoressa. E se mai dovesse arrivare un reclamo formale dal Settore 001..." accennò un sorriso sornione verso il ponte di comando, "...sono certo che il Capitano Aymane saprà gestire la questione con la sua solita, impeccabile diplomazia."<br />
Bly scosse il capo, ridacchiando. "Sei senza speranza. Lo stai facendo affondare sotto una montagna di scartoffie."<br />
"Lo sto aiutando a esercitare la generosità," ribatté lui con un occhiolino.<br />
Intanto, Isaryel aveva completato la sua accurata selezione. Si avvicinò al padre con un'espressione solenne, stringendo tra le piccole mani due oggetti: la stella argentata che aveva ammirato prima e una piccola sfera di un blu profondo, quasi identica al colore della loro pelle.<br />
"Questa è per me, perché brilla come i miei sogni," spiegò la bambina con estrema serietà, porgendo poi la sfera blu al padre. "E questa è per te, papi. Così anche nel nostro alloggio ci sarà un pezzetto di questa luce."<br />
Rerin prese la decorazione, sentendo il calore di quel gesto sciogliere anche l'ultimo briciolo di freddezza militare. "Grazie, piccola mia. Portiamole a casa."<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
19/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco, un rumore metallico che tagliava il silenzio di un locale tecnico semibuio nei pressi dei piloni inferiori.<br />
=^=Avete trovato il pacco?=^=<br />
La domanda arrivò gelida, priva di inflessioni. L'interlocutore esitò, il respiro pesante che tradiva un nervosismo malcelato prima di rispondere.<br />
"No. Abbiamo setacciato ogni singola installazione nelle aree pubbliche"<br />
=^=Spiegati meglio. È impossibile che sia svanito nel nulla. Dov'è finito?!=^= Il tono del distorsore si alzò di un'ottava, caricandosi di una minaccia elettrica.<br />
"Abbiamo un problema critico" rispose l'uomo, abbassando ulteriormente la voce. "Il Primo Ufficiale ha autorizzato il personale e i civili a portarsi via le decorazioni avanzate come ricordo. Il pacco non è più in una zona accessibile. Quindi è plausibile che si trovi in uno degli alloggi"<br />
Un silenzio carico di presagio seguì quella rivelazione.<br />
=^=Un alloggio? Mi stai dicendo che il nostro obiettivo è ora un ninnolo sopra il comodino di un ufficiale della Flotta o di un ospite?=^=<br />
"Esattamente. Recuperarlo senza attivare i protocolli di sicurezza sarà infinitamente più complesso."<br />
=^=Identificate l'alloggio e agite. Non mi interessano le complicazioni, voglio quel chip. Chiudo.=^=<br />
]]></description>
            <author>Tenente Comandante Rerin Th'Tharek</author>
            <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-02 La stella cometa</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Edward Whitmore<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
19/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
"I'm dreaming of a white Christmas, just like the ones I used to know..."<br />
<br />
Edward aggrottò le sopracciglia appena emerse dal portellone d'attracco, cogliendo le note dell'antiquata ma celebre canzone: le persone arrivate con la sua nave, per lo più non umane, non parvero invece notare la singolarità della musica proveniente dalla passeggiata. Tuttavia tutti, assolutamente tutti, appena vi entrarono iniziarono a guardarsi intorno meravigliati. Festoni di lustrini rossi, bianchi, argento e oro adornavano ogni corrimano e balaustra; abeti di vari materiali torreggiavano in ogni angolo, risplendenti di luci colorate; una coppia di bambini con bizzarri completi a strisce bianche e verdi e appuntiti cappelli a cono si rincorrevano cercando di colpirsi a vicenda con enormi caramelle gommose a forma di bastone da passeggio.<br />
<br />
Regolò gli occhi artificiali, per essere certo di ciò che stava osservando, e constatò che era tutto vero. Quindi scrollò le spalle e si concesse un giro dell'anello centrale: non era atteso presso il capitano della stazione prima delle 18:00, ed era importante comprendere immediatamente se sulla passeggiata servissero il tè, e di quale qualità. Scoprì rapidamente che sì, lo servivano, ma che la qualità e la varietà erano migliorabili; in compenso, gli venne servito anche un delizioso dolcetto di biscotto, caramello e cioccolato (palesemente un millionaire shortbread) pubblicizzato sul menu con l'altisonante nome "Trionfo del Volo delle Renne". Si prese qualche minuto per rilassarsi e osservare la zona. Non aveva immaginato un'atmosfera del genere. Credeva che il suo arrivo sarebbe stato più... triste? Professionale? Si scoprì invece di ottimo umore, e pronto ad assumere l'incarico: presto avrebbe dovuto badare alla sicurezza di tutti i presenti, partendo per certo da quella del personale che stava metodicamente passando in rassegna i festoni e gli addobbi, operando con zelo ma anche con disordinata frenesia, cercando chissà cosa con un tricorder. <br />
<br />
La sua osservazione venne interrotta dal vicino chiacchierare a voce alta di una donna dai tratti Klingon, che stava illustrando a un collega biondo le virtù della birra come supplemento nutritivo. Gradi da Tenente Comandante, capelli rossi, voce decisa con accento irlandese, atteggiamento espansivo. Edward sorrise, lieto di aver letto con attenzione i ruolini di bordo e di aver trovato immediatamente una delle persone alle quali desiderava presentarsi. "Comandante Keane, giusto? Scusi se la disturbo, mi permetta di presentarmi. Sono il Tenente Whitmore, Edward Whitmore, il sostituto del Comandante Riccardi come Capo della Sicurezza."<br />
<br />
La Responsabile Operazioni si interruppe a metà discorso per voltarsi e scrutarlo, sul viso un sorriso sorpreso. "...Whitmore? Ah, è lei! Piacere! Ho saputo della sostituzione... cosa è successo al Comandante?" <br />
<br />
Edward sorrise, allargando le braccia. "Questioni della Sicurezza... pare una missione operativa urgente presso una task force, probabilmente legata a sue competenze specifiche. La sto disturbando?" chiese garbatamente, osservando sia lei che il collega.<br />
<br />
"No, affatto! Eravamo in una breve pausa... venga, si accomodi." rispose il Comandante, stringendogli la mano e indicando la sedia accanto alla sua. "Lui è il Guardiamarina Dorman, sezione Ingegneria. E' terrestre, come lei, e almeno per metà, come me." <br />
<br />
Edward annuì, stringendo la mano offertagli dal guardiamarina. "Ma, dall'accento che ho sentito, non certo irlandese come lei. Direi... origini polacche, da una famiglia per lo più vissuta in orbita?" <br />
<br />
Dornan scoppiò a ridere, annuendo. "Complimenti! Al primo colpo. E malgrado io non abbia un cognome tipico delle mie zone."<br />
<br />
"Solo fortuna." ribatté il tenente, con tono amabile, prima di riportare l'attenzione su Keane. "...ma mi dica: sono, uhm, così sentite le celebrazioni natalizie terrestri a bordo? Credevo che in contesti come questo le procedure sulle festività planetarie fossero più..." si interruppe, perché proprio dietro di loro due klingon passarono, ingiuriandosi fragorosamente mentre strattonavano la stessa sagoma di renna; riprese dopo qualche attimo, quando la renna si spezzò in due parti soddisfando apparentemente entrambi i contendenti. "...sobrie. Mi corregga se sono in errore, ma sono ragionevolmente certo che il capitano della stazione non sia nemmeno terrestre."<br />
<br />
Keane sospirò, aggrottandosi. "Ha! Non ne voglio sentire parlare ancora! Pare che... questo... sia una espressa volontà dell'Ammiragliato. Una cosa di interscambio culturale o simile, non ho davvero approfondito. Siamo in mezzo a questa follia da tre giorni ormai, e non se ne vede la fine... mi pare di capire che ne avremo per un altro paio di settimane." Si rasserenò ridacchiando e scuotendo la testa. "Ma ha anche i suoi lati positivi, per carità. C'è stata una cruenta battaglia a palle di neve stamattina, e ieri sera dei Ferengi raccoglievano fondi suonando un campanaccio e intonando carole su e giù per i ponti. "<br />
<br />
"Non oso immaginare il lavoro preparatorio della Sicurezza! Scansionare ogni singolo oggetto prima di consegnarlo alle squadre che lo hanno appeso deve aver preso..." strinse gli occhi, pensieroso "...davvero parecchio tempo, non c'è così tanto personale della Sicurezza a bordo. Come è stata organizzata la gestione del materiale?" <br />
<br />
"Be', è stato tolto dagli imballi e... insomma... appeso. Proveniva tutto da magazzini del Comando."<br />
<br />
Whitmore la guardò negli occhi, la sua espressione improvvisamente imperscrutabile. "Comprendo." aggiunse laconico, e prese lentamente un altro sorso di tè.<br />
<br />
<br />
 <br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano Aymane<br />
19/12/2405 - Ore 18.05</b><br /><br />
Il Capitano Aymane era in piedi, e puntava il pad con i dati raccolti dal Tenente Edward Whitmore verso il suo petto, quasi fosse un'arma carica. Era solo moderatamente irritato, più per il complicarsi della situazione già spiacevole che per quanto gli aveva appena esposto il suo nuovo Capo Sicurezza.<br />
<br />
"Tenente Whitmore, davvero lei viene a rapporto per presentarsi, e la prima cosa che fa è criticare il mio comportamento e quello dei miei ufficiali?"<br />
<br />
"Non mi permetterei mai, signore."<br />
<br />
"Vuole allora avere la bontà di spiegarmi cosa voleva dire con il suo preambolo relativo agli addobbi natalizi, ai loro codici di carico e alla loro potenziale pericolosità?" disse scostandosi, e poggiando il pad sul tavolo.<br />
<br />
"Intendo solo dire, signore, che ci sono lacune nei registri di carico del materiale. Se dovessi azzardare una ipotesi, direi che i materiali natalizi sono stati caricati in tutta fretta, con procedure decisamente irrituali. La cosa in sé non è allarmante, ma là dove i registri hanno lacune diventa impossibile definire in modo preciso cosa è stato caricato inizialmente e cosa è effettivamente arrivato. Poniamo che in qualche modo un contrabbandiere d'armi sia venuto a sapere di una spedizione di materiale non tracciato, che ha dovuto viaggiare magari per differenti stive, con varie occasioni di manipolare il contenuto..."<br />
<br />
"Tenente... un contrabbandiere d'armi non si interessa di luci colorate e alberi natalizi. Se qualcuno avesse scaricato phaser o esplosivi, sarebbe stato visto."<br />
<br />
"Concordo. Ma se avesse voluto portare a bordo qualcosa di più piccolo? O più mimetico? O semplicemente un messaggio per qualcuno a bordo della star base?"<br />
<br />
"C'è qualcosa che le fa supporre che stia avvenendo qualcosa del genere?" <br />
<br />
"No, non ho alcun elemento per affermarlo. Tuttavia, a causa della procedura seguita, non posso nemmeno affermare il contrario."<br />
<br />
Aymane sospirò, pensieroso. "Apprezzo lo zelo, Whitmore, non creda che io sia un incosciente. E non desidero che lei inizi il suo incarico trascurando di indagare ciò che ritiene doveroso indagare: il suo ruolino indica chiaramente che sa il fatto suo. Tuttavia ho una situazione particolare a bordo, e il mio incarico prevede il cercare di creare un certo clima. Lei crede di poter approfondire la questione in modo discreto, e chiudere per quanto possibile le lacune apertesi nella sicurezza a causa della.. irritualità del carico?"<br />
<br />
"Si fidi di me, capitano. Le assicuro che non le farò trovare nessuna sorpresa sotto l'albero."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Alloggio del Tenente Whitmore<br />
19/12/2405 - Ore 20.12</b><br /><br />
Tutto quello che si poteva fare era stato fatto. Le richieste di chiarimenti alla logistica federale erano state inoltrate, e domani sarebbero iniziati a fioccare i primi rapporti in merito. Edward aveva già anche incontrato l'Ufficiale Tattico Durani e il personale di turno della Sicurezza. Aveva stretto mani, conversato, spiegato, indagato garbatamente. La sua quieta, sicura voce britannica e la sua competenza procedurale avevano largamente rassicurato tutti quanti in merito al fatto che anche senza il Comandante Riccardi la stazione avrebbe continuato a girare sul suo asse. C'erano alcune criticità in merito ai turni e alle procedure, ma nulla di preoccupante: anzi, sarebbero state sfide interessanti per le prossime settimane. <br />
<br />
Si stiracchiò, sentendosi improvvisamente stanco. Le emozioni erano state notevoli, e il suo nuovo alloggio gli sembrava un po'... freddo. Si alzò dalla sua scrivania e andò a una delle sue borse per estrarre da esse una raccolta di poesie di Coleridge. Stava per metterla su uno scaffale quando la porta dell'alloggio trillò. Edward, che non attendeva nessuno, con gesto elegante e abituale estrasse il phaser e lo nascose fra il libro e il corpo. "Avanti?" rispose garbatamente, e la porta si aprì.<br />
<br />
Sulla porta c'era un Andoriano con un'espressione annoiata e gradi da Tenente Comandante. Fra i suoi piedi c'era una bimbetta, a sua volta Andoriana, che reggeva una stella cometa di plastacciaio che rifulgeva ritmicamente di un ripetitivo schema di colori. <br />
<br />
La bimbetta tese la stella luccicante verso di lui. "Tu sei il nuovo Capo della Sicurezza. Sei arrivato oggi quindi non hai amici. Questa si chiama Stella. E' una mia amica, e adesso anche amica tua. Tieni, te la dò."<br />
<br />
Edward mise immediatamente via libro e phaser, facendo in modo che il secondo affondasse furtivamente nei cuscini del divano al suo fianco. "...buonasera! Grazie..." disse, alternando occhiate stupite e divertite fra lei e il Comandante, e inginocchiandosi per poterle parlare alla stessa altezza. "Io mi chiamo Edward. Sei molto gentile. Tu come ti chiami?"<br />
<br />
"Isaryel. Prendi Stella, che pesa." rispose la bambina, deponendo l'oggetto nelle sue mani con un sorriso compiaciuto.<br />
<br />
"Grazie, Isaryel, e grazie anche al Comandante Th'Tharek per averti accompagnato. E' un piacere conoscervi." disse, prendendo la stella con una mano, rialzandosi, e offrendo l'altra al Primo Ufficiale. <br />
<br />
Rerin la strinse. "Ha molto insistito per venire a portargliela, quando ha sentito per caso del suo arrivo. Ad ogni modo, è quantomeno corretto che anche lei sia partecipe di questa follia folkloristica."<br />
<br />
"Si figuri. Era da un po' che desideravo tornare... fra le stelle." rispose Edward, mentre la stella cometa illuminava ritmicamente la stanza con luci bizzarre e gioiose.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
19/12/2405 - Ore 23.15</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco, uno scoppiettare furioso che riecheggiò nel locale tecnico dei piloni inferiori riecheggiando l'umore di chi stava per parlare.<br />
<br />
=^=Avete trovato il pacco, vero?=^=<br />
<br />
L'interlocutore decise che tolto il dente, tolto il dolore, e rispose immediatamente con la cattiva notizia.<br />
<br />
"No. C'è una complicazione. Una complicazione rilevante che era mio dovere segnalare, e che ci impedisce di andare avanti senza il suo consenso."<br />
<br />
=^=Ho già detto che non mi interessa nulla delle complicazioni! Siete in grado di compiere la missione o no? Se fallite, conoscete le conseguenze!=^= Il volume della voce gracchiante aumentò, rivelando una collera e una frustrazione che il distorsore erano insufficienti a mascherare.<br />
<br />
"La prego, mi ascolti! Abbiamo identificato l'ubicazione del chip: è in una decorazione a forma di stella cometa. Ce ne sono solo cinque a bordo, e ne abbiamo già escluse due. Ne restano tre, e abbiamo provato a forzare i codici di accesso all'alloggio dove riteniamo ve ne sia presente una. Purtroppo il nostro codice non è stato sufficiente perché quell'alloggio è protetto con codici di sicurezza di livello superiore a quello dei normali ospiti. Abbiamo indagato, e abbiamo scoperto si tratta dell'alloggio del nuovo Capo della Sicurezza, arrivato oggi. Ovviamente non potevamo agire oltre, senza avvertirla."<br />
<br />
Il silenzio si protrasse per lunghi secondi. <br />
<br />
"...signore?"<br />
<br />
La voce emerse dal comunicatore lentamente, mortalmente fredda. <br />
<br />
=^= Avremo una spiacevole conversazione al suo ritorno. Era un incarico banale, da svolgere senza chiasso! Ad ogni modo... conoscete gli ordini, nulla è cambiato. Cercate le altre due stelle comete, e sperate che l'obiettivo sia dentro una di esse. Se invece occorrerà fare effrazione nell'alloggio del Capo Sicurezza... o indurlo a portare fuori da lì l'obiettivo, o sedurlo, o ricattarlo, o sparargli... fatelo! Tanto peggio per chi ci andrà di mezzo. Sbrigatevi! Chiudo.=^=</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Edward Whitmore</author>
            <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-03 Il mio regalo</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[Autore: Capitano Steje Aymane<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
20/12/2405 - Ore 09.17</b><br /><br />
Steje Aymane aveva sviluppato, nel corso di una lunga carriera a contatto con specie di ogni quadrante, una teoria personale sulla natura dei problemi: quasi sempre, il problema che ti uccide non è quello che stai fissando, ma quello che ti sta fissando da dietro mentre sei distratto dal primo.<br />
<br />
In quel momento, il problema che stava fissando era un Ferengi.<br />
<br />
Più precisamente, era Grul, commerciante di professione e opportunista per vocazione, che da tre giorni frequentava le aree pubbliche della base con una costanza che andava ben oltre il normale interesse per le festività terrestri. Lo stava osservando da un tavolo del piccolo bar della Passeggiata, con una tazza di raktajino caldo tra le mani e l'aria di chi non ha nulla di meglio da fare che guardare il vuoto. Era un'aria che coltivava con cura: aveva imparato da tempo che il modo migliore per capire cosa sta cercando qualcuno non è guardarlo direttamente, ma guardare cosa ignora. Tutto quello che i suoi occhi scavalcano senza fermarsi è irrilevante. Tutto quello su cui tornano, anche solo per un secondo, è quello che vuole.<br />
<br />
Il segreto, in fondo, non era osservare le persone. Era osservarle mentre credevano di non essere osservate: quello era il momento in cui smettevano di recitare e iniziavano ad esistere.<br />
<br />
Grul si muoveva in modo strano. Non stava comprando, non stava vendendo, non stava contrattando. Stava cercando. E non cercava con l'avidità scoperta dei lobi frementi di chi ha fiutato un affare: cercava con la tensione contenuta di chi sa esattamente cosa vuole e non riesce a trovarlo.<br />
<br />
Interessante.<br />
<br />
Steje girò lentamente il cucchiaino nel raktajino, osservando il Ferengi scandagliare con lo sguardo ogni addobbo appeso ai corrimano. Lo aveva già visto farlo ieri sera, e il giorno prima ancora. Tre volte nello stesso settore, con la stessa traiettoria, come un sensore di prossimità che ripetesse la stessa scansione senza mai ottenere un risultato soddisfacente.<br />
<br />
La sedia di fronte a lui raspò sul pavimento. Steje alzò gli occhi.<br />
<br />
Il Tenente Whitmore si accomodò con la tranquilla sicurezza di chi è abituato a sedersi in posti non suoi come se li avesse sempre posseduti. Aveva un PADD sotto il braccio e una tazza di tè in mano, e Steje notò immediatamente — non poté fare a meno di notarlo — che era arrivato dal lato cieco del suo campo visivo, quello che la colonna alla sua sinistra oscurava. Intenzionalmente o no, era comunque un dettaglio su cui riflettere.<br />
<br />
"Capitano. Spero di non disturbarla."<br />
<br />
"Stavo contando le volte che quel Ferengi laggiù passa davanti allo stesso festone," rispose Steje, senza smettere di guardare Grul. "È la quarta. Cosa mi porta qui, Tenente?"<br />
<br />
Whitmore poggiò il PADD sul tavolo e lo fece scivolare verso di lui con un gesto preciso. "I rapporti dalla logistica federale sono arrivati stamattina presto. Ho pensato che preferisse vederli in un contesto informale."<br />
<br />
Steje abbassò gli occhi sul display. Scorse le prime righe con la leggerezza di chi sfoglia un menu, poi si fermò. Le rilesse. Le rilesse ancora, stavolta senza la leggerezza.<br />
<br />
Posò il cucchiaino.<br />
<br />
"Questi registri hanno una lacuna di quattro ore nell'inventario del carico Logos IX. Quattro ore in cui il container C-7 risulta... non tracciato."<br />
<br />
"Esattamente," confermò Whitmore, con la voce piatta e misurata di chi ha già digerito la notizia e aspetta che l'altro faccia lo stesso. "Il container conteneva circa ottocento unità di decorazioni varie, tra cui ghirlande luminose, sfere di vetro e cinque stelle cometa in plastacciaio."<br />
<br />
Steje rialzò gli occhi lentamente. "Cinque stelle cometa."<br />
<br />
"Ne abbiamo inventariate tre ancora negli stock. Una è stata assegnata — come lei ricorderà — durante la distribuzione serale. L'ultima..." il Tenente si interruppe appena un secondo, il tempo necessario a bere un sorso di tè con una compostezza che Steje trovò vagamente irritante. "L'ultima si trova nel mio alloggio. Me l'ha portata il Comandante Th'Tharek, accompagnato dalla piccola Isaryel, la sera del mio arrivo."<br />
<br />
Steje rimase immobile per qualche istante.<br />
<br />
Era una sensazione che conosceva bene: il momento in cui i pezzi di un puzzle che stavi ignorando smettono di galleggiare separati e si incastrano con la violenza silenziosa di una sequenza di curvatura che si attiva. Non era panico. Era qualcosa di più freddo e più antico, un campanello d'allarme che suonava sotto la superficie del pensiero razionale.<br />
<br />
*Rerin ha portato una stella cometa al nuovo Capo della Sicurezza. Isaryel l'ha scelta dalle casse avanzate. Tra quelle casse c'era qualcosa che qualcuno sta cercando da tre giorni.*<br />
<br />
Sollevò lo sguardo verso Grul, che in quel momento stava fingendo di esaminare un festone a spirale con l'aria distratta di qualcuno che in realtà sta ascoltando tutto. La distanza era troppa per captare conversazioni, ma la postura del Ferengi aveva subito una variazione minima: le spalle leggermente più alte, i lobi orientati nella loro direzione.<br />
<br />
"Whitmore," disse Steje, con una calma che lui stesso riconobbe come quella particolare varietà di calma che precede le decisioni scomode. "Quante persone sanno che la stella cometa si trova nel suo alloggio?"<br />
<br />
"Nessuna, ufficialmente. Ma..." il Tenente inclinò leggermente la testa. "Ieri sera qualcuno ha tentato di forzare i codici del mio alloggio. I protocolli di sicurezza hanno resistito, ma la traccia c'è."<br />
<br />
Steje annuì lentamente, come se stesse approvando un rapporto meteorologico. Poi raccolse il PADD, lo ripose con gesto distratto accanto alla tazza, e incrociò le mani sul tavolo con l'espressione serena di un uomo che ha appena deciso di divertirsi.<br />
<br />
"Bene," disse. "Ecco cosa faremo. Lei tornerà al suo alloggio, prenderà la stella cometa e la porterà — in modo ben visibile, mi raccomando — attraverso la Passeggiata fino al mio ufficio. Cammini piano. Si fermi qualche secondo al banco del bar. Se qualcuno volesse seguirla, vorrei dargli tutto il tempo necessario per farlo."<br />
<br />
Whitmore lo guardò con un'espressione che non era esattamente sorpresa, ma che conteneva la sottile ricalibrazione di chi ha appena compreso che il Capitano della stazione è un tipo più interessante di quanto i ruolini di bordo suggerissero. "Sta usando la stella come esca."<br />
<br />
"Sto usando la stella come esca," confermò Steje allegramente. "Nel frattempo, io resterò qui ancora qualche minuto, a finire il mio raktajino e ad ammirare con grande interesse il repertorio decorativo di questo Ferengi che, se ho ragione, tra trenta secondi cambierà posizione per non perdere di vista la direzione in cui lei se ne andrà."<br />
<br />
Si fermò, le labbra che si curvavano appena. "Se ho torto, ovviamente, avrò solo trascinato il mio nuovo Capo della Sicurezza in una passeggiata mattutina inutile. Ma non ho torto."<br />
<br />
Whitmore si alzò, prese la tazza di tè e il PADD. Stava per congedarsi quando Steje aggiunse, con la stessa leggerezza con cui si commenta il tempo: "Ah, una cosa. Quella procedura irrituale che ha notato nei registri di carico... la segnali formalmente, in modo ufficiale, con data e ora. Prima di questa conversazione, intendo."<br />
<br />
Il Tenente si fermò. "Verrebbe retrodatata."<br />
<br />
"Esattamente." Steje girò di nuovo il cucchiaino nel raktajino ormai freddo. "Voglio che chiunque abbia messo qualcosa in quel carico sappia che abbiamo aperto un'indagine. Voglio che si senta braccato. Le persone che si sentono braccate commettono errori." Alzò gli occhi con un sorriso che era quasi affettuoso. "Ed io adoro gli errori altrui, Tenente. È il regalo di Natale che preferisco."<br />
<br />
Whitmore annuì una volta sola, con la brevità militare di chi ha capito, e si allontanò verso il turbolift.<br />
<br />
Steje tornò a osservare Grul.<br />
<br />
Ventidue secondi. Il Ferengi girò lentamente la testa nella direzione in cui Whitmore si stava dirigendo.<br />
<br />
*Ventisette, in realtà. Mi sono sbagliato di tre secondi.*<br />
<br />
Era comunque un buon inizio di giornata.<br />
<br />
<br />
 <br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano Aymane<br />
20/12/2405 - Ore 10.44</b><br /><br />
La stella cometa era sul tavolo dell'ufficio, appoggiata accanto a tre PADD e a una tazza di tè che Whitmore aveva portato da sé — inglese, con latte, Steje aveva già apprezzato il dettaglio — e pulsava con i suoi cicli di luce rossa, verde e argento con una placida indifferenza alle implicazioni della propria presenza in quel luogo.<br />
<br />
Steje la stava fissando da venti minuti.<br />
<br />
Non stava cercando nulla di visibile: non era il tipo di problema che si risolveva con uno scanner o con un esame visivo. Stava cercando la logica dell'oggetto. Cosa conteneva, secondo le persone che lo cercavano, che valesse il rischio di introdurlo clandestinamente in una starbase della Federazione attraverso un wormhole sorvegliato? E perché nasconderlo in una decorazione natalizia?<br />
<br />
*Perché è piccolo,* pensò. *Abbastanza piccolo da non alterare la massa del carico. Abbastanza anonimo da passare inosservato tra centinaia di oggetti identici. E abbastanza luminoso da distrarre l'attenzione da sé stesso.*<br />
<br />
Esattamente come un certo tipo di persone che conosceva.<br />
<br />
"Ha idea di cosa stiamo cercando?" chiese, senza alzare lo sguardo dalla stella.<br />
<br />
Whitmore, seduto dall'altro lato del tavolo con la sua encomiabile compostezza britannica, scosse appena la testa. "Qualcosa di piccolo. La descrizione fatta all'inizio della catena di comunicazioni intercettata..."<br />
<br />
Steje alzò gli occhi di scatto. "Intercettata?"<br />
<br />
"Ho chiesto al personale di monitoraggio di segnalarmi eventuali comunicazioni con distorsore di frequenza nelle ultime quarantotto ore. Ne sono state rilevate tre, tutte brevi, tutte dai piloni inferiori. Non sono riuscito a risalire all'identità del mittente, ma il contenuto parziale suggerisce che stiano cercando qualcosa delle dimensioni di un chip isolineare."<br />
<br />
Steje rimase in silenzio per un momento. Poi si alzò, prese la stella cometa con entrambe le mani e la esaminò lentamente, ruotandola nella luce. Era bella, a modo suo: il plastacciaio captava i riflessi della stanza e li rimandava indietro moltiplicati, come se contenesse più luce di quanta ne ricevesse.<br />
<br />
*Un chip isolineare. Dati, allora. Non un'arma, non un esplosivo. Informazioni.*<br />
<br />
"Sa cosa mi preoccupa di più?" disse Steje, posando di nuovo la stella sul tavolo con delicatezza. "Non è quello che c'è dentro. È quello che qualcuno era disposto a fare pur di prenderlo. Forzare l'alloggio del Capo della Sicurezza il primo giorno del suo incarico non è la mossa di un improvvisatore nervoso. È la mossa di qualcuno che ha una scadenza."<br />
<br />
Si avvicinò alla vetrata che dava sul Quadrante Gamma, le mani dietro la schiena. Fuori, il buio era costellato di luci fisse e lontane, indistinguibili, a questa distanza, dagli ornamenti luminosi che coprivano l'esterno della base.<br />
<br />
"Whitmore, le faccio una proposta." Si voltò, con l'espressione di uno che ha già deciso ma per correttezza finge ancora di stare valutando. "Lei ha trovato il problema. Ha già avviato l'indagine con una competenza che, devo ammetterlo, mi ha fatto rimpiangere brevemente di non aver richiesto il suo trasferimento prima. Ora le chiedo di gestirla, ma senza protocolli ufficiali per il momento. Niente rapporti formali alla sezione investigativa, niente allerta di sicurezza pubblica."<br />
<br />
Il Tenente aprì la bocca. Steje lo precedette.<br />
<br />
"Lo so. È irrituale. Ma se attiviamo i protocolli standard, chiunque stia aspettando quel chip saprà che lo abbiamo trovato e sparirà nella base prima che possiamo identificarlo. Voglio che continui a cercarlo." Indicò la stella sul tavolo. "Voglio che pensi che sia ancora nascosto. E voglio capire chi lo sta cercando prima di chiudergli la porta in faccia."<br />
<br />
Whitmore lo guardò con quella stessa ricalibrazione silenziosa di prima. "Sta chiedendo di usare il chip come esca. Anche questa volta."<br />
<br />
"È un Natale ricco di esche," ammise Steje con un sorriso. "È il caso di approfittarne finché durano le decorazioni."<br />
<br />
Il Tenente considerò per qualche secondo, poi annuì con la sobrietà di chi ha già valutato ogni obiezione e le ha trovate superabili. "Capito. Tuttavia, Capitano, devo segnalarle una variabile che complica il quadro."<br />
<br />
"Mi dica."<br />
<br />
"La stella cometa è uscita dall'alloggio mio stamattina, visibilmente, davanti a chiunque fosse nella Passeggiata. Chiunque la stesse monitorando sa già che si trova qui." Una pausa. "Il che significa che potremmo avere visite nell'ufficio del Capitano in tempi relativamente brevi."<br />
<br />
Steje si voltò di nuovo verso la vetrata e osservò per un momento il riflesso della stella sul vetro scuro, piccola e incandescente come una cosa viva.<br />
<br />
"Lo so," disse, con la contentezza tranquilla di chi ha sistemato i pezzi dove voleva. "È per questo che la porta del mio ufficio resterà stranamente sbloccata per il resto della mattinata. Un'anomalia tecnica, dirà il registro. Capita, con tutti i sovraccarichi dei replicatori."<br />
<br />
Si voltò verso Whitmore con un'espressione che era, a tutti gli effetti, un invito.<br />
<br />
"Si sistemi comodo, Tenente. E finisca il tè. Potrebbe volerci un po'."<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
20/12/2405 - Ore 19.30<>/p<br />
Il problema con i regali di massa, aveva concluso Steje nel corso delle ultime ore, non era procurarseli. Era trovarsi il tempo di consegnarli di persona, uno per uno, nello stesso giorno in cui aveva lasciato la porta dell'ufficio volutamente aperta e stava aspettando che qualcuno commettesse l'errore di entrarci.<br />
<br />
Era una scelta rischiosa, lo sapeva. Ma Steje aveva imparato da tempo che le giornate in cui succedono troppe cose contemporaneamente sono quelle in cui le persone rivelano chi sono davvero. E lui aveva bisogno di vedere chi erano tutti quanti, quella sera.<br />
<br />
I replicatori avevano lavorato per qualche ora producendo sfere di vetro trasparente, perfettamente vuote, perfettamente identiche. Nessuno le aveva trovate particolarmente impressionanti durante il confezionamento. L'addetto alla logistica aveva chiesto due volte se fosse sicuro del modello, convinto ci fosse un errore nelle specifiche. Steje aveva risposto di sì entrambe le volte con la pazienza di chi sa già come va a finire.<br />
<br />
Le aveva fatte confezionare in scatole semplici, senza nastri né decorazioni. Anche questo aveva generato perplessità. Anche questo era intenzionale.<br />
<br />
Con la Passeggiata che splendeva di ogni luce possibile e la base che per una volta sembrava essersi dimenticata di trovarsi nel Quadrante Gamma, Steje aveva iniziato il suo giro.<br />
<br />
Non c'era un ordine prestabilito. Si muoveva per osservazione, intercettando le persone nei momenti in cui erano sole o quasi, mai in gruppo, mai in modo ufficiale. Una consegna alla volta, una frase alla volta, con la stessa leggerezza con cui si posa una carta sul tavolo sapendo già che è quella giusta. Aveva memorizzato la lista del personale e non, che aveva aiutato nell'addobbare la stazione... erano tanti, ma non così tanti da rendere la procedura di consegna del regalo impossibile.<br />
<br />
Durani fu la prima degli ufficiali superiori, per una questione di logica: era quella che aspettava il regalo con più scetticismo dichiarato, e Steje aveva imparato da tempo che lo scetticismo dichiarato è quasi sempre curiosità travestita. La trovò al cambio turno, nel corridoio adiacente alla sezione sicurezza, mentre firmava un rapporto sul PADD con la concentrazione di chi preferisce la burocrazia alle conversazioni.<br />
<br />
Steje le si avvicinò senza preamboli e le posò la scatola tra le mani. Era identica a quella che avrebbe consegnato a tutti gli altri quella sera: stesse dimensioni, stesso materiale, stesso peso. Dentro, una sfera di vetro trasparente, completamente vuota, che non rifletteva nulla di particolare e non conteneva nulla di visibile. Un oggetto che in mezzo alle centinaia di addobbi colorati della base sembrava quasi un errore, un pezzo difettoso dimenticato per sbaglio nelle casse.<br />
<br />
Ma il regalo non era la sfera.<br />
<br />
"Ho notato che durante l'allestimento ha sistemato personalmente le luci nel settore residenziale dei civili," disse, con la stessa voce con cui avrebbe comunicato un aggiornamento giornaliero. "Fuori turno, senza che nessuno la guardasse. Non era nei suoi ordini." Una pausa. "Non l'ho detto a nessuno."<br />
<br />
Il regalo era quella frase. La dimostrazione silenziosa che lui aveva visto qualcosa che lei non aveva mostrato a nessuno, un gesto di cura che una Klingon non avrebbe mai ammesso pubblicamente. La sfera era solo il contenitore: ciò che conteneva era la certezza di essere stati osservati nel momento in cui si credeva di essere invisibili.<br />
<br />
Durani abbassò gli occhi sulla scatola, poi li rialzò su di lui. Per un secondo la sua espressione fu quella di qualcuno che sta cercando la trappola e non riesce a trovarla.<br />
<br />
Non disse nulla. Aprì la scatola, guardò la sfera vuota, la richiuse. Poi riprese a firmare il rapporto come se niente fosse, ma Steje notò che la scatola non la posò a terra: la tenne sotto il braccio per tutto il tempo che rimase lì.<br />
<br />
Era già un risultato soddisfacente.<br />
<br />
T'Lani la trovò negli alloggi diplomatici, dove aveva trascorso la maggior parte dei tre giorni di allestimento con la dichiarata intenzione di non parteciparvi. Steje bussò, aspettò il tempo esatto che una vulcaniana avrebbe impiegato per decidere se aprire, e quando la porta si aprì si trovò davanti un'espressione di cortese neutralità che avrebbe scoraggiato chiunque non fosse abituato a leggerla.<br />
<br />
Le posò la scatola tra le mani senza preamboli.<br />
<br />
"Il secondo giorno dell'allestimento," disse Steje, "un bambino Bajoriano di circa sei anni si è perso nella biosfera andoriana. Era solo da almeno venti minuti quando lei lo ha trovato, lo ha accompagnato fino alla sezione residenziale e lo ha riconsegnato ai genitori." Si fermò un secondo. "Non ha segnalato l'episodio al registro di sicurezza. Non ha detto nulla a nessuno. Ha semplicemente ripreso la sua passeggiata come se niente fosse."<br />
<br />
T'Lani osservò la scatola con la stessa espressione con cui avrebbe osservato un campione di roccia vulcanica di scarso interesse geologico. "Non vedo la rilevanza dell'episodio," disse. "Il bambino era disorientato. Ricondurlo ai genitori era la risposta logicamente corretta alla situazione. Qualsiasi altra azione sarebbe stata inefficiente."<br />
<br />
"Esatto," confermò Steje, con un sorriso che non commentava nulla. "Buona serata, Ambasciatrice."<br />
<br />
Si allontanò prima che lei potesse aggiungere altro, lasciandola con la scatola tra le mani. Mentre percorreva il corridoio, pensò che la risposta di T'Lani era stata genuinamente vulcaniana: non stava mentendo, non si stava difendendo. Stava dicendo esattamente quello che pensava. Ed era proprio questo che confermava tutto. Aveva notato quel bambino perché stava guardando, e stava guardando perché le importava — anche se non avrebbe mai usato quella parola, in nessuna lingua della Federazione.<br />
<br />
Tara Keane rise, il che era esattamente quello che Steje si aspettava. Rise e disse che era la cosa più ridicola che avesse sentito in anni, e che assolutamente non era vero che il caos logistico la divertiva, e che lui era un uomo insopportabile. Steje aspettò pazientemente che finisse, poi disse: "Ha gestito tre giorni di caos totale con il sorriso di qualcuno che in realtà stava godendosi ogni minuto. Le operazioni perfette la annoiano, Comandante. Lo sa anche lei."<br />
<br />
Keane smise di ridere. Prese la sfera, la guardò controluce e disse "è vuota" con una voce che aveva perso tutta l'ironia. Steje non rispose e si allontanò prima che lei potesse aggiungere altro.<br />
<br />
Bly Dorien era in infermeria, come spesso la sera, con la scusa di aggiornare cartelle che non necessitavano di aggiornamenti urgenti. Steje le posò la scatola sul banco e disse: "Isaryel ti lancia le scarpe da tre anni. La maggior parte delle persone, dopo la prima settimana, avrebbe smesso di avvicinarsi. Tu no. Hai schivato una scarpina con i riflessi di un ufficiale tattico." Una pausa. "Ha trovato un avversario degno. E tu lo sai."<br />
<br />
La dottoressa non rise e non minimizzò. Si limitò a guardare la sfera per un lungo momento, poi disse sottovoce: "Spero che prima o poi capisca che non voglio portarle via nessuno." Steje annuì, e uscì senza aggiungere altro, perché alcune cose funzionano meglio nel silenzio.<br />
<br />
Rerin lo aspettava. Naturalmente lo aspettava: era Rerin, e le sue antenne avevano probabilmente tracciato il percorso di Steje attraverso la base con la precisione di un sistema di navigazione. Era appoggiato alla paratia del corridoio fuori dai suoi alloggi, con Isaryel già addormentata dentro e un'espressione che cercava di essere neutra e non ci riusciva del tutto.<br />
<br />
Steje gli consegnò la scatola e disse: "Hai passato tre giorni a lamentarti del Natale. Ma la prima cosa che hai fatto quando sono avanzate le decorazioni è stata portare tua figlia a scegliere un addobbo per un uomo che non conoscevi ancora." Si fermò un secondo, lasciando che la frase trovasse il suo posto. "Un uomo che odia davvero una festa non la usa per insegnare alla figlia come si accoglie uno sconosciuto."<br />
<br />
Rerin ascoltò senza interromperlo, le antenne ferme, il volto controllato. Poi guardò la sfera vuota per un tempo che sembrava eccessivo per esaminare un oggetto di vetro.<br />
<br />
"È vuota," disse infine, con voce piatta.<br />
<br />
"Sì," confermò Steje.<br />
<br />
"Cosa dovrebbe contenere?"<br />
<br />
"Quello che ci hai appena visto dentro." Si strinse nelle spalle con la noncuranza di chi ha già detto tutto quello che aveva da dire. "Buona notte, Numero Uno."<br />
<br />
Rerin non rispose. Ma quando Steje si voltò per andarsene, sentì alle sue spalle il suono inequivocabile di una porta che si apriva lentamente, come se il Primo Ufficiale fosse rimasto un momento sulla soglia prima di entrare.<br />
<br />
L'ultimo della lista era Whitmore.<br />
<br />
Lo trovò esattamente dove si aspettava di trovarlo: non nel suo ufficio, non nei corridoi ad alta visibilità dove un Capo della Sicurezza alle prime settimane di servizio avrebbe dovuto farsi vedere. Lo trovò seduto a un tavolo del bar della Passeggiata, nella stessa posizione in cui Steje stesso si era seduto quella mattina, con una tazza di tè e un libro aperto che non stava leggendo, gli occhi fissi su Grul che ancora, con una costanza che rasentava l'ammirevole, girovagava tra le decorazioni cercando qualcosa che non avrebbe trovato.<br />
<br />
Steje si sedette di fronte a lui senza essere invitato e posò la scatola sul tavolo. "Ha nascosto un phaser dietro un libro di Coleridge quando ha sentito bussare alla porta il primo giorno," disse. "Riflesso corretto. Ma ha aperto comunque, prima di sapere chi fosse." Una pausa. "Sa distinguere una minaccia da una curiosità. È una dote rara."<br />
<br />
Whitmore ascoltò senza cambiare espressione. Poi aprì la scatola, guardò la sfera, e la richiuse con la stessa precisione con cui aveva fatto tutto il resto da quando era arrivato.<br />
<br />
"È vuota," disse.<br />
<br />
"Tutti me lo fanno notare," rispose Steje, con una nota di stanca soddisfazione. "È il regalo più onesto che riesco a fare. Non pretende di essere qualcosa che non è."<br />
<br />
Whitmore considerò questo per un momento. Poi alzò gli occhi verso Grul, poi di nuovo verso Steje. "La porta dell'ufficio è ancora aperta?"<br />
<br />
"Da stamattina," confermò Steje. "E sono ragionevolmente certo che prima di mezzanotte qualcuno troverà il coraggio di entrarci." Si alzò, sistemò la sedia con cura e raccolse la sua tazza ormai vuota. "Domani mattina alle nove nel mio ufficio, Tenente. Porti il tè."<br />
<br />
Si allontanò verso il turbolift con le mani dietro la schiena, lasciando Whitmore con la sfera vuota tra le dita e Grul che, inconsapevole, continuava il suo giro instancabile tra le luci della sera.<br />
<br />
Quando tornò nel suo alloggio, trovò sul tavolo una sfera avanzata. Aveva contato male, o forse aveva dimenticato qualcuno, o forse no. La prese, la tenne in mano per un momento e cercò, quasi per abitudine professionale, di trovare la frase giusta. Quella cosa che lui avrebbe detto a se stesso, la cosa vera che nessuno aveva notato.<br />
<br />
Non gli venne nulla.<br />
<br />
La posò accanto alla stella cometa, che aveva trafugato dal suo ufficio. I due oggetti — una che pulsava di luce, l'altra perfettamente vuota — che si riflettevano a vicenda nel buio della stanza, sembravano attendere la frase che non arrivava. Forse era questo il punto: che l'unica persona che non riusciva a leggere, dopo tutti quegli anni, era ancora se stesso.<br />
<br />
Interessante, pensò, con una punta di ironia che non era del tutto priva di amarezza.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Capitano Steje Aymane</author>
            <pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
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