Home Home
 
 
 
 
 
 
DS16GAMMA - MISSIONE 32 RSS DS16GAMMA - Missione 32

32.00 "Festeggiamenti a sorpresa"

di Bly Dorien, Pubblicato il 24-02-2026

***Flashback***
Luogo imprecisato, tempo imprecisato


La comunicazione si aprì come previsto. La voce dall'altra parte, alterata da un distorsore di frequenza, non perse tempo in convenevoli, andando dritta al cuore della questione.

=^=Avete trovato un modo per far superare il wormhole bajoriano al nostro pacco?=^=

"Sì. È stato occultato all'interno di una decorazione. Attualmente è in viaggio verso la Deep Space 16 Gamma, all'interno di un modulo cargo della Federazione"

Un breve silenzio elettrico precedette la risposta, carico di scetticismo. =^=E cosa vi fa pensare che la Flotta Stellare non effettuerà controlli prima che il carico lasci il settore di DS9?=^=

"Perché l'intero carico è stato inviato dal Comando della Flotta in persona" rispose l'interlocutore con una calma glaciale. "Non hanno motivo di scansionare la loro stessa merce. Una volta che avranno iniziato ad allestire la base per i festeggiamenti, recuperare il pacco sarà un'operazione elementare. Ci serviremo di un piccolo scanner avremo la necessità di essere molto vicini al pacco per individuarlo ma tutte le decorazioni saranno in aree accessibili al pubblico, quindi non vi saranno problemi"

=^=Siete certi che nessuno possa accorgersi della sua presenza nel frattempo?=^=

"Ha le dimensioni di un chip isolineare. È troppo piccolo e leggero per alterare la massa del carico o attirare l'attenzione dei sensori di prossimità. Passerò inosservato tra migliaia di ornamenti terrestri"

=^=Molto bene. Ci aggiorneremo a missione compiuta. Chiudo.=^=



Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano Aymane
15/12/2405 - Ore 11.39


=^=Capitano, cerchi di contenere il suo fervore, se ci riesce.=^=

Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio Darion, l'espressione ferma. "Mi creda, Ammiraglio, non dubito della validità delle sue iniziative, ma i fatti suggeriscono una certa prudenza. Le ultime celebrazioni sono state, per usare un eufemismo, catastrofiche. Il Galaxy Got Talent non ha solo causato un lutto nella famiglia del mio Primo Ufficiale, ma lo ha anche reso padre in circostanze quantomeno singolari. Vorrei evitare che la prossima festa si trasformi in un'altra emergenza di livello uno."

=^=A proposito, come se la cava il buon Rerin con la bambina?=^= lo sguardo di Darion si addolcì leggermente =^=Quella piccola peste deve essere cresciuta parecchio=^=

"Ha tre anni e un temperamento che mette in riga persino i Klingon. L'ambasciatore Rogal ne è letteralmente conquistato l'unico problema è che la piccola non ha ancora perdonato alla dottoressa Bly di averle... beh, 'sequestrato' il padre durante l'incidente con l'armatura klingon. Credo che Bly sia ancora in cima alla sua lista nera"

=^=Sono certo che la dottoressa saprà gestire le occhiatacce di una bambina di tre anni=^=

"Oh, le occhiatacce le gestisce senza alcun problema" Steje trattenne a stento un sorriso "Sono le scarpine volanti a essere... impegnative"

=^=Scarpine volanti?!=^=

"Quella bambina ha una precisione balistica impressionante, Ammiraglio. Dico sul serio: centra la fronte della dottoressa con una costanza statistica inquietante"

Darion scoppiò a ridere sonoramente, scuotendo il capo con divertimento. =^=A quanto pare il Comandante Tharek ha finalmente trovato un avversario alla sua altezza. Ma non siamo qui per discutere dei suoi problemi di gestione familiare, per quanto... balistici=^=. L'attimo dopo tornò serio, incrociando le braccia con un piglio più istituzionale. =^=Non perdiamo di vista la questione, Capitano. La Federazione ritiene fondamentale preservare le tradizioni di ogni popolo membro, specialmente quando si è di stanza così lontano dal proprio mondo d'origine. Come Trill in servizio nel Quadrante Gamma, dovrebbe apprezzare più di chiunque altro l'importanza di onorare il passato per dare un senso al presente=^=.

Il Capitano Aymane cercò di dar fondo a tutta la sua riserva di diplomazia per svicolare dall'impiccio. "Ammiraglio, comprendo perfettamente la necessità di mantenere un legame con le proprie radici è un principio che io stesso applico quotidianamente. Tuttavia, parlando con estremo pragmatismo, non vedo l'utilità di congestionare l'attività della base con una festa in un periodo frenetico come questo. Abbiamo tre convogli commerciali in arrivo, una delegazione Tellarite in quarantena e... beh, lo sa anche lei, il personale è già al limite".

Darion non si lasciò scalfire dalle obiezioni logistiche. Sul monitor, la sua immagine rimase ferma, imponente, con le luci soffuse di un ufficio a migliaia di anni luce di distanza che contrastavano con la frenesia della starbase.

=^=Proprio perché è un periodo frenetico, Capitano, il morale è la nostra priorità assoluta=^=, esordì l'Ammiraglio. La sua voce, filtrata dai trasmettitori subspaziali, assunse un tono grave. =^=I rapporti della Divisione Medica sono chiari: essere assegnato a una base stellare così distante dal Settore 001 potrebbe alimentare un pericoloso senso di isolamento. La 'depressione da spazio profondo' non è un'ipotesi, è una realtà statistica che sta rischiando di colpire i suoi ufficiali". Darion si sporse leggermente in avanti, il volto che riempiva lo schermo. "Un equipaggio preda della nostalgia è un equipaggio inefficiente. Abbiamo bisogno di un'ancora psicologica, di qualcosa che riporti un senso di casa anche lì, ai margini del Quadrante Gamma. Le nostre festività non sono solo un evento sociale, ma un protocollo di benessere necessario per mantenere gli standard operativi. Non lo consideri un'interferenza nei suoi programmi, Capitano, ma una necessità tattica=^=.

Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio senza battere ciglio. "Con tutto il rispetto per la Divisione Medica del Comando di Flotta, Ammiraglio, io leggo i rapporti della mia sezione psicologica ogni mattina. Al momento non registriamo alcun aumento dei casi di depressione. Anzi, i livelli di dopamina nell'equipaggio sono ai massimi stagionali". Accennò un gesto vago verso la mappa stellare alle sue spalle. "Siamo a un passo da Deep Space 9 grazie al wormhole, il Quadrante Alfa è praticamente nel nostro giardino di casa. Il problema dell'isolamento semplicemente non sussiste, Ammiraglio. Non siamo sulla Voyager dispersa nel Quadrante Delta. Qui, se qualcuno ha nostalgia, può tornare a casa con una semplice licenza".

Darion incassò il colpo con un cenno del capo quasi impercettibile, ma non indietreggiò. Il suo sguardo si fece più acuto, abbandonando la finta preoccupazione medica per un tono decisamente più politico.

=^=La sua efficienza lo onora, Capitano, e sono lieto che il wormhole le dia questa sensazione di vicinanza. Tuttavia, accantoniamo per un momento i problemi del personale della Flotta=^=, ribatté Darion, intrecciando le dita. =^=Il punto non è solo come si sentono i suoi ufficiali, ma l'immagine che proiettiamo all'esterno. La sua base è un crocevia di innumerevoli razze aliene, molte delle quali ancora in fase di negoziazione per l'ingresso nella Federazione. Per noi il Natale è diventato un manifesto della nostra filosofia: la ricerca della pace e la gioia della condivisione. Invitare i rappresentanti di specie diverse a una 'festa della pace' ci permette di creare legami informali e smussare tensioni politiche che un tavolo di trattative non risolverebbe mai. Voglio che vedano la benevolenza e l'ospitalità terrestre in azione. Voglio che questa festa sia il lubrificante diplomatico per i prossimi trattati nel Quadrante Gamma=^=.

Steje inarcò un sopracciglio, per nulla persuaso. "Pace e condivisione? Ammiraglio, con tutto il rispetto, l'ultima volta che abbiamo provato a 'condividere i valori della Federazione' con il concorso per nuovi talenti, abbiamo quasi scatenato un incidente interstellare. Se l'obiettivo è creare legami informali, temo che mescolare il vino di sangue dei Klingon con le tradizioni natalizie terrestri porterà a legami che dovrò sciogliere con una squadra di sicurezza in assetto da rivolta". Steje incrociò le braccia, passando dallo scetticismo alla pura preoccupazione professionale. "Ammiraglio, con tutto il rispetto, metà delle specie di passaggio non condivide i concetti terrestri di 'benevolenza' o 'altruismo disinteressato'. Per alcune è un segno di debolezza, per altre un'intrusione culturale. Farlo attraverso una celebrazione che molti ambasciatori troveranno illogica non smusserà le tensioni, le trasformerà in incidenti diplomatici. L'ultima cosa di cui ho bisogno è dover spiegare perché la Flotta ha deciso di sospendere le operazioni ordinarie per distribuire pacchetti colorati a chi non ne comprende il senso".

Darion rimase in silenzio per qualche secondo, osservando la reazione di Steje attraverso il monitor. Poi, con un gesto lento, disattivò la modalità di visualizzazione tattica, lasciando solo il suo volto in primo piano. Ora parlava come uno scienziato della Flotta Stellare.

=^=È per questo che lei è al comando di quella base, Capitano: la sua analisi dei rischi è impeccabile. Ma, se non la vuole vedere come una opportunità diplomatica, la consideri come uno studio xenologico di massa sull'adattabilità culturale=^=.

Darion si schiarì la voce, lo sguardo fisso su di lui. =^=Avremo la possibilità di osservare come queste 'innumerevoli razze' interagiscono con concetti umani come il 'dono' o il 'sacrificio disinteressato'. È un test psicologico su scala galattica. Come reagisce un Vulcaniano alla palese illogicità di un albero decorato? Un Klingon può davvero comprendere il concetto di 'pace in terra' o lo vedrà come un insulto al suo onore di guerriero? Abbiamo bisogno di dati su come queste filosofie collidano in un ambiente controllato. La sua base è il laboratorio perfetto e lei, Capitano, è il nostro ricercatore principale=^=.

Steje non si scompose, anzi, un lampo di determinazione gli illuminò lo sguardo mentre si sporgeva verso il monitor. "Con tutto il rispetto per il Dipartimento di Sociologia, Ammiraglio, un esperimento scientifico richiede un ambiente controllato e variabili isolate per essere attendibile. Quello che lei mi sta chiedendo non è uno studio, è un catalizzatore di entropia". Fece una breve pausa, contando le obiezioni sulle dita. "Primo: osservare la reazione di un Vulcaniano a un albero decorato non ci fornirà nuovi dati ci fornirà semplicemente una sollevata di sopracciglia e un rapporto di trecento pagine sulla nostra illogicità. Secondo: introdurre il concetto di 'sacrificio disinteressato' in un avamposto commerciale non è ricerca, è un suicidio economico. I Ferengi non studieranno il concetto, lo sfrutteranno per mandare in bancarotta i nostri ospiti in pochi giorni". Raddrizzò le spalle, il tono facendosi tagliente. "Se vogliamo dati reali sull'adattabilità culturale, non dovremmo forzare tradizioni terrestri in un ecosistema alieno già precario. Rischiamo di ottenere solo risposte falsate dal risentimento o, peggio, un'omologazione che va contro la Prima Direttiva Culturale. Se il laboratorio esplode perché abbiamo mescolato elementi incompatibili, non avremo dati, Ammiraglio. Avremo solo detriti sociologici da ripulire".

Darion sbuffò sonoramente, abbandonando ogni pretesa di rigore scientifico. Si passò una mano sul viso e scosse il capo. "Va bene, Steje, basta scuse e andiamo dritti al punto. La Federazione ha avuto questa 'brillante' intuizione di celebrare una festività terrestre in un avamposto multirazziale che si trova distante da Sol III. Il Comando di Flotta ha pensato bene di affidare la questione a me, e io sto semplicemente trasferendo la patata bollente a lei." l'Ammiraglio puntò un dito verso l'obiettivo della camera, lo sguardo che non ammetteva repliche. "Non si scordi che è solo grazie alla mia insistenza se le vostre richieste per la Stormbreaker come nave appoggio e l'intero piano di ampliamento verso DS9 sono stati approvati in tempi record. Mi deve un favore, Capitano, e glielo sto chiedendo ora. Consideri l'organizzazione di questa festa come il saldo del suo debito personale con me. Lo faccia e basta."

Steje allargò le braccia, un gesto di pura resa logica. "Ammiraglio, mi sta chiedendo di costruire un castello di carte nel mezzo di un campo ionico. Io sono un Trill, non so nulla del Natale terrestre se non che la gente si scambia pacchetti colorati e mangia troppo. In più il mio unico ufficiale terrestre è stato trasferito. E non posso nemmeno sperare nel supporto del mio Primo Ufficiale: Rerin è Andoriano, per lui l'unica tradizione accettabile che coinvolga il ghiaccio è un duello con l'Ushaan. Non abbiamo le basi culturali per gestire questo... studio sociologico."

Darion scosse il capo, accennando un sorriso stanco. "Proprio per questo è lei il Capitano, Aymane: per imparare a gestire l'ignoto. Se avessi voluto un esperto di folklore, avrei mandato un archeologo. Quanto a Rerin, gli dica che il Natale non è poi così diverso da un bivacco andoriano dopo una tempesta, solo con meno ferite da taglio e più decorazioni."

L'Ammiraglio si fermò un attimo ad osservare il capitano, poi abbassò un po' il tono di voce incrociando le dita sulla scrivania. "Mi ascolti bene, perché non lo ripeterò. Il Natale, per gli umani, ha radici che risalgono a quando vivevamo ancora nelle caverne della Terra e temevamo che il buio dell'inverno non finisse mai. Accendevano fuochi e decoravano alberi sempreverdi per ricordarsi che la vita resiste anche nel gelo e che la luce, alla fine, torna sempre. È un concetto universale, Capitano: la speranza contro l'oscurità. Anche un Andoriano può capire la necessità di un fuoco comune quando fuori infuria la tormenta." fece una breve pausa, assicurandosi che Steje stesse seguendo. "Oggi, nella Federazione, lo abbiamo spogliato dei dogmi antichi per farne un manifesto della 'Buona Volontà'. Il cardine di tutto è l'altruismo senza profitto. Lo scambio di doni è un simbolo: significa che ci teniamo al benessere dell'altro senza aspettarci nulla in cambio. È il momento in cui fermiamo i motori, abbassiamo gli scudi e ci ricordiamo che, nonostante le differenze biologiche, facciamo tutti parte della stessa galassia. È questo che deve vendere ai suoi ospiti, Aymane: un momento di tregua totale e fratellanza sotto le luci di un albero. Non mi serve che lei capisca la teologia terrestre del ventunesimo secolo. Mi serve che crei quell'atmosfera. Sicurezza, calore e generosità"

Il capitano Aimane scosse il capo, quasi incredulo. La filosofia della speranza contro l'oscurità era affascinante, ma la realtà operativa di una base stellare era fatta di regolamenti, non di poesia. "Ammiraglio, le sue parole sono nobili, davvero" ribatté Steje, massaggiandosi le tempie. "Ma la generosità e la tregua totale non si materializzano semplicemente con un ordine sul diario di bordo. Concretamente, in che modo dovrei trasformare un avamposto di metallo e tritanio nel Quadrante Gamma in questo manifesto della buona volontà? Come si rende... visibile questa filosofia a trecento razze diverse?"

Darion fece un gesto vago con la mano, come se la soluzione fosse ovvia. "Il come è lasciato alla sua discrezione di comando, Capitano, ma la Flotta Stellare ha protocolli consolidati per queste situazioni. Il modo migliore è utilizzare i simboli iconografici che rappresentano la festa. Crei l'ambiente: voglio alberi decorati in ogni settore pubblico, festoni luminosi che simulino le costellazioni terrestri e, naturalmente, lo scambio dei regali. Deve esserci un punto focale, un momento in cui la figura di Babbo Natale fa la sua apparizione per distribuire i doni a tutti i bambini della Starbase."

Steje si bloccò, le sopracciglia che si contraevano in un'espressione di pura confusione. "Babbo... chi?"

Darion non si scompose minimamente. Anzi, assunse un'aria quasi cattedratica. "Si tratta di una figura leggendaria, Capitano. Un uomo anziano, dai capelli candidi e una folta barba bianca. La tradizione lo vuole... beh, piuttosto corpulento, con un volto gioviale e un costume di un rosso acceso, bordato di bianco."

Steje rimase immobile per diversi secondi. Spostò lo sguardo dai dati sul monitor alla figura dell'Ammiraglio che campeggiava sullo schermo. Darion, nel suo ufficio dorato, sfoggiava con orgoglio una barba bianca perfettamente curata e capelli della stessa tonalità la sua stazza, accentuata dalla postura seduta, tradiva una certa passione per i banchetti diplomatici, e l'uniforme rossa della divisione di Comando della Flotta completava il quadro con una precisione quasi imbarazzante.

Il Capitano non disse nulla, ma i suoi occhi fecero un rapido su e giù tra l'immagine dell'Ammiraglio e il ritratto mentale del personaggio appena descritto. Un sopracciglio gli si inarcò in modo involontario, mentre un silenzio pesantissimo calava tra le due postazioni.

Darion colse immediatamente il nesso. Il suo volto passò dal tono pedagogico a un rosso che faceva pendant con la sua divisa. "Faccia meno lo spiritoso, Aymane!" sbottò, puntando un dito verso la camera. "Vedo perfettamente quello che sta pensando e le assicuro che non è né divertente, né tantomeno originale. Non sto suggerendo di clonare il sottoscritto. Sto parlando di un simbolo! Trovi un volontario, gli metta addosso quel ridicolo cappello a punta e si assicuri che la distribuzione dei doni avvenga il giorno di Natale! Le decorazioni e tutto l'occorrente sono già in viaggio da Sol III e vi raggiungeranno domani con il cargo Logos IX"

Il Capitano iniziò ad annuire per pura inerzia militare, poi si bloccò di colpo, i suoi occhi si spalancarono. "In arrivo domani?! Un cargo direttamente dal Settore Sol? Ammiraglio, ma esattamente da quanto tempo il Comando ha deciso di celebrare questa festa? E perché veniamo informati solo ora, a ventiquattro ore dall'arrivo di contanta generosità festiva?"

Darion accennò un sorriso sornione, lo sguardo di chi ha già previsto ogni mossa dell'avversario. "Perché, Capitano Aymane, se l'avessi informata con il dovuto anticipo, lei avrebbe senz'altro trovato una scusa tecnicamente ineccepibile o una falla nel regolamento per evitarlo. Invece, il carico di decorazioni e costumi raggiungerà presto il wormhole." l'Ammiraglio fece un cenno rapido, quasi sbrigativo. "Buona giornata, Capitano. E... cerchi di essere gioviale!"

Lo schermo si oscurò all'istante, lasciando il posto al freddo logo della Federazione. Steje rimase a fissare il terminale per svariati istanti, immobile, nel silenzio surreale del suo ufficio che ora sembrava molto più stretto. Si passò una mano sul viso, sentendo il peso di secoli di tradizioni umane cadergli sulle spalle.

"E adesso" sussurrò tra sé, con una nota di puro terrore nella voce, "come glielo affibbio questo incubo festivo a Rerin? Se provo a spiegargli Babbo Natale, mi sfida a duello prima ancora che io finisca la frase."



Deep Space 16 Gamma - Alloggio del Primo Ufficiale
15/12/2405 - Ore 17.56


Rerin Tharek imprecò a denti stretti in andoriano, mentre cercava di asciugarsi le antenne ancora umide dopo la doccia. Il vapore saturava l'alloggio. Aveva calcolato i tempi al secondo: dieci minuti per vestirsi e riordinare, poi sarebbe arrivato Vorn. Il Klingon, braccio destro dell'Ambasciatore Rogal, era un protettore impeccabile per la piccola Isaryel, ma la sua puntualità era spesso imprevedibile.

Quando il cicalino della porta suonò con un'insistenza quasi violenta, Rerin scosse il capo.

Senza nemmeno infilarsi la casacca della divisa, Rerin si limitò a tirare su i pantaloni d'ordinanza e si diresse verso l'ingresso a petto nudo, con le antenne che vibravano ancora per l'umidità dell'acqua.

"Sei in anticipo, Vorn! Ti avevo chiesto di non riportare Isaryel prima delle..."

Le parole gli morirono in gola quando i pannelli della porta scivolarono lateralmente.

Dall'altra parte non c'era il massiccio Klingon con la bambina. C'era il Capitano Steje Aymane. Il Capitano rimase immobile per un istante, colto alla sprovvista dalla visione decisamente poco regolamentare del suo Primo Ufficiale, poi si limitò ad un breve sorrisetto "Rerin. Chiedo scusa, non volevo disturbarti nel tuo alloggio, ma la comunicazione dal Comando è stata... urgente."

Rerin non si scompose — la tempra andoriana non vacilla per così poco — ma raddrizzò la schiena, incrociando le braccia sul petto nudo con un'espressione interrogativa. "Capitano. Mi aspettavo Vorn con mia figlia. È successo qualcosa di grave alla Starbase?"

"No, nulla che richieda di attivare i protocolli di evacuazione o di caricare i phaser, per fortuna" rispose Steje, mantenendo quel mezzo sorriso enigmatico che non lasciava trapelare nulla. Fece un piccolo passo avanti, occupando lo spazio della soglia con un'area di confidenziale urgenza. "Tuttavia, avrei bisogno di parlarti per qualche minuto a quattr'occhi. È una questione di gestione della base che preferirei discutere in un ambiente meno formale della plancia."

Steje lanciò un'occhiata rapida al cronometro sul pannello della porta, calcolando mentalmente quanto mancasse all'arrivo del Klingon e della piccola Isaryel. "Posso entrare? Non vorrei rubarti troppo tempo, ma è fondamentale che tu sia aggiornato su certe direttive prima che diventino di dominio pubblico."

Rerin inarcò un'antenna, perplesso dalla richiesta ma troppo disciplinato per negare l'accesso al suo Capitano, specialmente dopo aver sentito parlare di direttive. Fece un passo indietro, liberando il passaggio con un cenno del braccio.

"Prego, Capitano. Entri pure. Mi conceda solo un momento per recuperare una maglia e finire di asciugarmi"

Steje varcò la soglia con una flemma studiata, guardandosi intorno nell'alloggio come se stesse cercando il posto migliore dove sedersi per una lunga chiacchierata. "Non aver fretta, Rerin. Anzi, fai pure con calma. La questione è complessa e... beh, richiederà tutta la tua attenzione. Mi siedo qui, se non ti dispiace."

Il Capitano varcò la soglia con una flemma studiata, accomodandosi sulla poltrona con una lentezza che non gli apparteneva affatto. Rerin, nel frattempo, recuperò una maglia scura e la infilò, ma le sue antenne ebbero un fremito improvviso, orientandosi con precisione verso il suo superiore.

"Capitano, la smetta" tagliò corto Rerin, la voce secca come il ghiaccio che si spezza. "Lei è in tensione come un reattore in sovraccarico. Non so cosa stia architettando, ma sento che vuole girarci intorno, aspettando che io abbassi la guardia. Il suo bluff mi arriva forte e chiaro: sa di finta cortesia e di qualcuno che sta per sganciare una bomba."

Steje liquidò l'accusa con un rapido movimento della mano e un'espressione di studiata offesa. "Suvvia, Rerin! Cosa le fa pensare tanto negativamente di me?"

L'Andoriano non accennò nemmeno a un sorriso. Si limitò a indicarsi le antenne e poi la propria fronte con un'espressione gelida. "Sono telepate, ricorda? E lei in questo momento sta proiettando abbastanza ansia e sotterfugi da mandare in tilt i sensori della base. Mi dica cosa vuole."

"Dannata telepatia..." boffonchiò il Capitano, distogliendo lo sguardo per un istante prima di alzare le mani in segno di resa. "Va bene, confesso. L'Ammiraglio Darion ha deciso che su questa Starbase dovremo organizzare una grande festa di Natale. È una cerimonia di Sol III di cui non so quasi nulla, ma che nel database della Federazione è certamente spiegata fin nei minimi dettagli. Ovviamente..." Steje sfoggiò un sorriso che non arrivava agli occhi. "...darò a lei l'immenso onore di occuparsene."

"Non ci penso nemmeno." Rerin soffiò fuori la risposta senza un attimo di esitazione, le antenne che si appiattivano all'indietro per il fastidio. "Non so nulla di cerimonie terrestri e non sento il minimo bisogno di farmi una cultura a riguardo, Capitano. Trovi un altro volontario per le sue fantasie antropologiche."

Steje aprì la bocca per ribattere, ma il cicalino della porta risuonò con la forza di un maglio pneumatico. Prima che Rerin potesse anche solo dare l'autorizzazione all'accesso o trovare un'altra scusa per troncare il discorso, il Capitano allungò una mano e attivò l'apertura manuale dal pannello accanto alla poltrona. I portelli scivolarono via con un sibilo e Isaryel irruppe nell'alloggio con la stessa grazia — e la stessa velocità d'impatto — di un siluro fotonico.

Subito dietro di lei, l'imponente figura di Vorn occupò il vano della porta, torreggiando come un monolite di cuoio. Il Klingon fece un passo avanti e, vedendo Steje, portò immediatamente il pugno al petto in un saluto solenne, sebbene sorpreso.

"Capitano Aymane" esordì Vorn, con la sua voce cavernosa che sembrava far vibrare le pareti. "Spero che il nostro ritorno non abbia interrotto questioni di Stato."

Steje si alzò lentamente, con un'espressione di angelica innocenza che fece raggelare il sangue nelle vene di Rerin. "Niente affatto, Vorn. Anzi, il tuo tempismo è... provvidenziale. Stavo proprio aspettando la piccola Isaryel per dargli una splendida sorpresa!"

Rerin fissò il Capitano con uno sguardo che avrebbe potuto congelare il nucleo di una stella, le antenne tese in un segnale di puro avvertimento. Se non ci fosse stata la bambina presente, avrebbe probabilmente espresso il suo parere sulla provvidenzialità di Steje con la tipica schiettezza di un guerriero andoriano. Ma Isaryel, captando la parola 'sorpresa' con l'entusiasmo dei suoi tre anni, si voltò di scatto verso il Capitano, ignorando completamente la tensione elettrica che correva tra i due ufficiali.

"Una sorpresa per me?" chiese, sgranando i grandi occhi e inclinando la testolina azzurra. Fece un passo verso Steje, le piccole antenne che fremevano per la curiosità. "È un nuovo gioco? O un animale?"

Vorn, alle sue spalle, socchiuse gli occhi con interesse, incuriosito dalla strana tensione che vedeva nel primo ufficiale.

Steje si chinò verso la bambina, ignorando deliberatamente il risentimento telepatico che Rerin gli stava riversando addosso era un calore pungente, come una tempesta di neve andoriana che gli sferzava la mente ad ogni occhiata del suo Primo Ufficiale.

"Molto meglio di un gioco, piccola guerriera" disse il Capitano con voce calda e suadente. "È una bellissima festa, dove ci saranno decorazioni luminose in tutta la base e tantissimi dolci buonissimi da mangiare!"

Rerin incrociò le braccia sul petto, la mascella così contratta che i muscoli del collo sembravano corde di violino. "E di grazia, Capitano... quali dolci si mangerebbero in questa festa?" chiese, con un tono che suggeriva quanto trovasse illogica l'intera faccenda.

Steje fece spallucce, senza smettere di sorridere alla piccola. "Suvvia Rerin, si tratta di Sol III! Figurati se non ci sono dei dolci a Natale... fanno dolci per qualsiasi cosa su quel pianeta, è praticamente la loro specialità."

Il battibecco tra i due ufficiali, però, scivolò via come acqua sulla pelle di Isaryel. La bambina stava osservando il Capitano con gli occhioni spalancati, le antenne che fremevano per l'eccitazione. "Una festa?! Con tanti dolci?!"

"Sì, e c'è di più..." Steje abbassò la voce per dare più enfasi. "Ci saranno regali per tutti i bambini... pensa Isaryel, tantissimi nuovi giochi! Sei contenta?"

"Sììììì!" La piccola esplose in un grido di gioia pura, prendendo a saltare da una parte all'altra dell'alloggio come una pallina impazzita, con i capelli bianchi che volavano a ogni balzo. "Festa! Festa! Festa!"

Vorn, nell'angolo, accennò un brontolio d'approvazione, chiaramente favorevole a qualsiasi cosa portasse gloria e vettovaglie alla piccola cacciatrice.

"Eh... c'è solo un problema" aggiunse improvvisamente Steje, voltandosi verso Rerin con un'espressione di finto rammarico. "Vedi, Isaryel... il tuo papà ha detto che non riesce a organizzare la festa. È molto impegnato e non se la sente... quindi c'è il rischio che non si possa fare nulla."

Il silenzio che seguì fu immediato e assordante. La piccola si paralizzò a metà di un salto, l'energia che fino a un secondo prima riempiva la stanza svanì in un istante. Si voltò lentamente verso Rerin, con il labbro inferiore che cominciava a tremare e gli occhioni già lucidi, pronti a trasformarsi in una cascata di lacrime.

"Papi..." sussurrò con una voce che avrebbe spezzato il cuore di un Borg. "Ma noi la facciamo la festa, vero? Non è vero che non vuoi?"

Rerin sentì il peso di quell'ingiustizia emotiva colpirlo in pieno petto. Lanciò a Steje un'occhiata che prometteva una vendetta lenta e dolorosa, ma davanti allo sguardo implorante di Isaryel, la sua celebre tempra andoriana si sciolse come ghiaccio al sole.

"Sì, Isaryel... faremo la festa" cedette infine Rerin, passandosi una mano sul collo con un sospiro di rassegnazione.

Bastò quella frase perché la bambina si riattivasse all'istante, riprendendo a rimbalzare per tutto l'alloggio come una pallina impazzita, urlando di gioia e cercando di coinvolgere un imperturbabile Vorn nei suoi festeggiamenti.

Steje gongolava apertamente, godendosi il trionfo, anche se una parte di lui — quella più istintiva — gli suggeriva di non abbassare mai la guardia in presenza di un Primo Ufficiale a cui era appena stato estorto un Natale. "Beh, allora vi lascio a festeggiare la bella notizia!" esclamò il Capitano, indietreggiando con passi rapidi verso la porta, prima che Rerin potesse riprendersi e passare alle vie di fatto. "Numero Uno, le decorazioni arrivano domani con il primo cargo. Si occupi lei di organizzare tutto l'allestimento. Buona serata a tutti!"

Senza aspettare una risposta che sarebbe stata sicuramente poco diplomatica, Steje si dileguò nei corridoi della stazione il più rapidamente possibile, lasciando che i pannelli della porta si chiudessero alle sue spalle.



Deep Space 16 Gamma - Anello di attracco
Sezione nei pressi del molo n. 4
16/12/2405 - Ore 08.12


Il mattino seguente, il settore del molo d'attracco era un alveare di attività frenetica. Rerin Tharek si trovava a pochi metri dal portellone principale del molo 4, le braccia incrociate e lo sguardo fisso sulla paratia. Non era solo. Accanto a lui, Isaryel stringeva con una mano la sua divisa, dondolandosi con impazienza sulle punte dei piedi.

Rerin aveva provato a spiegarle, con tutta la logica andoriana di cui era capace, che avrebbero solo assistito allo scarico di pesanti container industriali e che non ci sarebbe stato nulla di interessante da vedere. Ma Isaryel aveva sfoderato un broncio talmente profondo e delle antenne così meste che il Primo Ufficiale, per la seconda volta in meno di ventiquattr'ore, aveva dovuto dichiarare la resa incondizionata.

"Ti ho già detto che sono solo casse, Isaryel" ribadì Rerin, sebbene sapesse che era inutile. "Niente luci, niente dolci. Solo metallo e inventari."

"Ma dentro ci sono le cose della festa, lo ha detto il Capitano!" ribatté lei, senza farsi minimamente scoraggiare dal tono austero del padre.

"Primo Ufficiale! Buongiorno. Vedo che oggi ha un'assistente d'eccezione."

Rerin non ebbe bisogno di voltarsi per riconoscere la voce della dottoressa Bly. La donna si avvicinò con un sorriso radioso, ma non appena Isaryel si rese conto della sua presenza, il suo entusiasmo mutò istantaneamente. La bambina si strinse di più alla gamba di Rerin e lanciò alla dottoressa un'occhiataccia così carica di ostilità e sospetto che persino le sue piccole antenne sembrarono irrigidirsi per la sfida.

Bly si bloccò a un paio di metri di distanza, il sorriso che le vacillò appena sotto lo sguardo gelido della piccola. «Ancora niente tregua, piccola guerriera? Ti assicuro che oggi non ho intenzione di fare nulla di male.»

Isaryel non rispose. Si limitò a stringere con un pugno il tessuto della divisa di Rerin, sporgendo il labbro inferiore e fissando la dottoressa con una severità che non apparteneva a una bambina di tre anni. Le sue antenne erano puntate dritte verso Bly, rigide e accusatorie. Isaryel non dimenticava: per lei, quella donna era la stessa che, non molto tempo prima, aveva stordito suo padre e lo aveva portato via contro la sua volontà. Nella sua mente, la dottoressa era un pericolo pubblico.

Rerin sospirò, sentendo la tensione telepatica della figlia vibrare come una corda di violino tesa allo spasmo. Era un misto di protezione e un risentimento purissimo.

"Non prenderla sul personale" mormorò Rerin, posando una mano rassicurante sulla spalla della figlia. "I ricordi di quella sera sono ancora molto vividi per lei. Ma guardi il lato positivo: Vorn non le ha ancora insegnato a impugnare una bat'leth! Per il momento sei al sicuro dalla sua furia."

Isaryel non si lasciò scalfire dalla battuta. Continuò a fare la guardia a suo padre, le piccole antenne tese verso la dottoressa come sensori di una nave in allerta rossa.

Bly gli si avvicinò di un passo, abbassando la voce per non farsi sentire dagli addetti al molo, ma mantenendo un tono divertito. "Rerin, devo ammetterlo: vederti qui ad aspettare un carico di addobbi è... insolito, per usare un eufemismo. Come ha fatto il Capitano a incastrarti in un incarico simile? E soprattutto, come pensi di gestirlo senza dare fuori di matto?"

L'Andoriano non distolse lo sguardo dal portellone, ma le sue antenne ebbero un fremito di insofferenza. Lanciò un'occhiata fugace verso Isaryel, che stava ancora monitorando Bly con sospetto, prima di rispondere con un sospiro rassegnato.

"Steje ha usato argomentazioni a cui non potevo opporre alcuna resistenza logica" mormorò, accennando con il capo verso la figlia. "Ha scelto il momento e il pubblico adatto per farmi la proposta. Ma non sarà un problema, dopotutto. Si tratterà quasi certamente di poche decorazioni standard da mettere lungo la passeggiata centrale. Un'operazione di routine, poco più di un'ora di lavoro per una squadra di manutenzione e avrò finito."

Proprio in quel momento, il segnale di attracco completato risuonò nel corridoio, seguito dal fragore metallico dei morsetti magnetici che si serravano. I portelloni del molo 4 si aprirono con un sibilo pneumatico, liberando una nuvola di aria pressurizzata e l'odore pungente di ozono e metallo riscaldato.

Le prime casse della Federazione iniziarono a scivolare fuori sui rulli gravitazionali. Erano grande, grigie e anonime, ma Isaryel si sporse in avanti, dimenticando per un secondo la sua missione di guardia del corpo.

"Sono quelle?" chiese con un filo di voce, mentre una cassa contrassegnata con il simbolo della Flotta Stellare e una serie di codici di priorità rossa passava proprio davanti a loro.

Ma dopo la prima ne arrivò una seconda. Poi una terza. Poi una quarta e via dicendo. Rerin, che stava controllando il manifesto sul PADD, iniziò lentamente a sbiancare, vedendo il flusso di casse che sembrava non finire mai.

"Ma che cosa.." Rerin alzò lo sguardo, sbigottito, mentre le antenne si flettevano all'indietro per lo shock. "Perché tutta questa roba? Ci deve essere un errore di smistamento. Dovevamo solo decorare un po' la starbase, non costruirne un'altra!"

L'addetto al carico, vedendo l'espressione del Primo Ufficiale, scosse la testa mentre consultava il suo terminale. "Nessun errore, Comandante. Gli ordini del Capitano Aymane sono stati molto specifici: il progetto di Integrazione Culturale prevede l'allestimento completo di tutte le aree pubbliche della Starbase, dai ponti residenziali fino alle biosfere. E queste sono solo le prime dodici casse, ce ne sono altrettante nel modulo di coda."

Rerin rimase immobile, sentendo il peso di un intero pianeta (Sol III, per la precisione) crollargli sulle spalle.

"Sono tantissime!" gridò Isaryel, sfuggendo alla presa di Rerin con la rapidità di un'anguilla. In un attimo iniziò a correre tra i container, le piccole mani che battevano freneticamente sulle pareti di metallo freddo nel tentativo di trovare un comando di apertura. "Papi, apri! Apri questa!"

Bly, rimasta a guardare la scena, non riuscì più a trattenersi. Vedendo Rerin immobile, con il PADD che quasi gli scivolava dalle dita e le antenne che roteavano in un misto di shock e puro orrore logistico, scoppiò in una risata cristallina.

"Poche decorazioni standard, eh?" riuscì a dire tra un respiro e l'altro. "Il Comando di Flotta ti ha praticamente spedito l'intero Polo Nord, Rerin."

Senza pensarci, trascinata dal cameratismo e dal divertimento, Bly fece un passo avanti e gli poggiò una mano sulla spalla in un gesto di conforto. Ma non appena le sue dita sfiorarono la divisa dell'Andoriano, un brivido di avvertimento le percorse la schiena. Il "settimo senso" della dottoressa, affinato da mesi di sguardi torvi della bambina, scattò all'istante: aveva appena varcato il confine sacro.

Bly si spostò bruscamente all'indietro, quasi inciampando nei suoi stessi piedi, proprio mentre un proiettile rosa e bianco sibilava nell'aria nel punto esatto dove si trovava la sua testa un istante prima. Isaryel aveva lanciato una delle sue scarpette con una precisione balistica che avrebbe fatto invidia a un cecchino Klingon.

Il riflesso della dottoressa, però, creò un varco imprevisto. Proprio in quel secondo, il Capitano Steje stava facendo il suo ingresso trionfale sul molo, le mani dietro la schiena e un sorriso compiaciuto, pronto a godersi lo spettacolo del suo Primo Ufficiale sommerso dai container.

CLACK!

La scarpetta di Isaryel centrò in pieno petto il Capitano, rimbalzando proprio sopra lo stemma della Flotta Stellare con un colpo secco, prima di cadere a terra con un rumore sordo.

Il silenzio che scese sul molo fu assoluto. Gli addetti alla logistica si immobilizzarono come se fossero stati colpiti da un raggio traente Rerin chiuse gli occhi massaggiandosi con forza la radice del naso, mentre Bly si portò una mano alla bocca, sospesa tra lo shock e un nuovo, irrefrenabile attacco di risate.

Steje abbassò lentamente lo sguardo sulla calzatura ai suoi piedi, poi lo rialzò verso Isaryel. La piccola lo fissava con le braccia conserte e un'espressione che non lasciava spazio a dubbi: colpita la persona sbagliata, ma il messaggio resta quello.

"Colpito e affondato" commentò Steje con una calma serafica, chinandosi a raccogliere la minuscola scarpa. Si volse verso Rerin, che in quel momento sembrava desiderare solo che il molo venisse espulso istantaneamente nello spazio. "Vedo che l'entusiasmo per il Natale sta già raggiungendo livelli... esplosivi, Numero Uno"

Rerin sospirò pesantemente, prendendo la scarpetta dalle mani del Capitano con un gesto rigido. Si chinò verso la figlia, cercando di mantenere un tono autorevole nonostante l'imbarazzo. "Isaryel, cosa ti ho detto sul lanciare le scarpe?"

"Che non si fa... ma è colpa sua!" la piccola puntò l'indice accusatore contro la dottoressa, fissandola poi con quel cipiglio autoritario che, se mostrato dal padre, avrebbe fatto drizzare la schiena a metà equipaggio, ma che su di lei risultava solo adorabilmente feroce. "Cosa ho detto su toccare papi?!"

Bly, sentendosi chiamata in causa, soffocò un'altra risata dietro la mano, cercando di assumere un'aria colpevole. "Che... non si fa?"

Isaryel non si smosse di un millimetro, continuando a fulminarla con lo sguardo. «Allora non toccare! Lui è il mio papi!»

Steje osservò la scena con l'espressione divertita di un gatto soriano che guarda il suo topolino preferito finire in trappola. "Il mio Numero Uno... il comandante tutto d'un pezzo... il Primo Ufficiale di una Starbase di confine e Capitano di un vascello potente come la Stormbreaker... che soccombe miseramente davanti a una bambina di tre anni." Ridacchiò, incrociando le braccia. "È uno spettacolo impagabile"

"Spiritoso" ribatté Rerin, mentre infilava di nuovo la scarpetta al piede di Isaryel, che continuava a lanciare occhiate di sfida a Bly. "Piuttosto, hai visto quante decorazioni ci hanno inviato? Hai idea di quanto tempo ci vorrà per posizionarle tutte? Quando avrò finito, la festa sarà già bella che passata e saremo nel prossimo anno astrale!"

"Suvvia, Rerin, non vorrai mica rendere triste Isaryel dicendole che non ci sarà nessuna festa perché il suo papà è troppo impegnato?" Steje scosse la testa con finta costernazione. "Sei il suo paparino adorato, troverai una soluzione."

Rerin scattò in piedi e puntò un dito dritto verso il petto di Aymane. "Giocarti la carta del 'papà' è assolutamente ingiusto, scorretto e..." si bloccò per un attimo, le antenne che avevano un sussulto improvviso, prima di raddrizzarsi con un lampo d'astuzia negli occhi. "...ed è un'ottima idea."

Il sorriso del Capitano svanì all'improvviso, rimpiazzato da un'espressione di sospetto. "Ottima idea?"

Rerin non rispose. Sembrava totalmente concentrato, come se stesse calcolando una traiettoria di tiro. Senza distogliere lo sguardo da Steje, sfiorò il comunicatore sulla divisa.

=^=Avviso a tutto l'equipaggio e agli ospiti della Starbase. Tra dieci minuti verranno teletrasporteremo in tutte le aree pubbliche delle casse contenenti decorazioni per una festa tipica di Sol III. Siete tutti invitati a partecipare all'allestimento di DS16 Gamma l'invito è rivolto in particolar modo a tutti i bambini accompagnati dai loro genitori. =^=

Rerin fece una pausa scenica, fissando Steje che cominciava a capire dove volesse andare a parare.

=^= Come generosamente deciso dal Capitano Aymane, tutti coloro che prenderanno parte a questo sforzo collettivo riceveranno, grandi o piccini che siano, un regalo speciale. Rerin, chiudo. =^=

Il silenzio che seguì fu rotto solo dal gridolino di gioia di Isaryel. Steje rimase a bocca aperta, mentre Bly scoppiava in una risata ancora più forte di prima.

"Regali?!" mormorò il Capitano, sgranando gli occhi. "Rerin, io non ho avuto ordine di procedere con una distribuzione di massa di regali, ma solo la consegna di qualche dono ai bambini"

Rerin lo guardò con un'espressione di una calma olimpica, quasi serafica. "Hai detto tu stesso che sono il suo paparino adorato e che avrei dovuto trovare una soluzione. Beh, tu in fondo sei un po' il papà di tutta questa base, Steje. Non vorrai mica scontentare centinaia di persone che si offriranno volontariamente di fare il tuo lavoro, giusto?"

Il Primo Ufficiale fece un passo avanti, sistemando con cura Isaryel tra le braccia. "Su con la vita, sei il nostro efficiente Capitano. Troverai una soluzione, proprio come ho fatto io"

Steje provò a ribattere, ma Rerin lo precedette con un cenno del capo impeccabile, voltandogli le spalle prima che l'altro potesse formulare una protesta ufficiale.

"Forza, Isaryel... andiamo in passeggiata a vedere queste fantomatiche decorazioni" concluse l'Andoriano, allontanandosi con la bambina che, sopra la sua spalla, agitava la manina verso uno Steje pietrificato.