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USS WAYFARER - MISSIONE 13 RSS USS WAYFARER - Missione 13

13.12 " Un branco di pazzi "

di Dorian Zsolt Ristea, Pubblicato il 19-05-2016


Fesarius, grotta
Nello stesso istante


"Non abbiamo tempo da perdere", disse Julia, concreta. "Capitano, cosa facciamo?"

Kiron cercò di recuperare obiettività. Preoccuparti non serve in questo momento, si disse. Concentrati.

Rimanere nella grotta non era un'opzione. La navetta da cui Vaitor e Squiretaker erano venuti era troppo lontana per agganciarli con il teletrasporto.
Aspettare finchè il vulcaniano rivelasse qualche notizia dalla fusione mentale? Michael si girò. Entrambi i soggetti - Jurkal e Volok - erano a malapena semicoscienti. La fusione mentale con un Fesariano si era rivelata più' faticosa del previsto.

"Dobbiamo muoverci", disse Kiron. "Mehon, puo' calcolare la distanza attuale dalla navetta?"
Vaitor consultò un minidisplay che aveva al polso. "La navetta è stazionaria, signore. La distanza dal perimetro massimo di teletrasporto è di circa due chilometri", disse. "A nord-ovest."

Kiron e Vaitor uscirono circospetti dall'imbocco della grotta.
"In quella direzione."
Michael vedeva di fronte a sé un intrico di alberi, senza nessun apparente percorso o pista.
Be', se non altro non avrebbero dovuto scalare una montagna.

"Prepariamoci", disse. "Ci muoveremo di qui in massimo 20 minuti. Dottoressa, faccia il possibile per stabilizzare il consigliere Kublik. Mehon, tagli due rami di 15 centimetri di diametro circa, lunghi approssimativamente due metri. Che siano rigidi."

Vaitor e la dottoressa Squiretaker annuirono.

"Wu, a lei e me il compito di trovare fasce e legacci. Ci servono corde."
"Sì, signore." Wu uscì immediatamente.
"Cosa volete fare?" disse Erjn a denti stretti.
"Una barella", fece Michael. E in tono più dolce, "ti porterò fuori di qui."

Dieci minuti dopo


"Oh, la mia testa", bofonchiava Jurkal, accucciato contro una parete, ancora inebetito.
Intorno a sé c'era del movimento. Gli inviati della Federazione stavano lavorando a qualche cosa, una delle donne aveva una brutta ferita alla gamba e un'altra sembrava uscita da un incontro di fesari-boxe.
Quel dannato vulcaniano! si disse, mentre diventava più lucido.
Non si aspettava trucchi mentali. Ma cosa poteva fare?
In quel momento, il suo unico pensiero era quello di salvarsi la pelle.
Chiuse di nuovo gli occhi.

"Volok! Volok, mi sente?" disse Squiretaker.

Il vulcaniano sbatteva le palpebre, lo sguardo acquoso.

"La ascolto, dottoressa", bisbigliò. "Non sono comunque nel pieno delle mie facoltà mentali, al momento."
"Abbiamo bisogno di informazioni... c'è qualcosa che ci può' dire che ci possa aiutare ad uscire di qui?"

Volok strinse gli occhi, concentrandosi.

"Non sa molto di più' di quello che ha già' detto. Ho acquisito cognizione del territorio in cui ci troviamo. E nel contesto di una profonda delusione nei confronti dei suoi ex-colleghi, il fesariano ha idee piuttosto chiare riguardo la situazione politica di Fesarius."
"Cioè?"
"Abbiamo la possibilità' di negoziare, trattare e offrire consulto con una delle fazioni ribelli. Ci sono buone probabilità' che, riuscendo a raggiungere il potere, possano pacificare il sistema. Jurkal conosce alcuni nomi e gradi. E' la cosa più' logica da fare."
"C'è altro?"
"Sì", disse. "Se ci intercettano ribelli del Direttorio, siamo, secondo un'analogia piuttosto volgare ma adatta...", sospiro' esausto, "...carne morta."

Con cinque minuti di anticipo sulla tabella di marcia, Wu, Vaitor, il resto della squadra di soccorso e il Klingon erano riusciti a costruire una barella improvvisata.

"Erjn, è ora di andare", disse Michael gentilmente.
Kublik era febbricitante. "Ok, sono pronta."
Con l'aiuto della dottoressa Squiretaker, Erjn venne adagiata sulla portantina improvvisata. Kiron e Vaitor si posizionarono ai due estremi e sollevarono il tutto.

"Pronti", disse Vaitor.
Michael si rivolse a Wu. "Tenente, lei vada in ricognizione. Si tenga a circa 50 metri da noi. Sa cosa fare."

Sheeval fece semplicemente un cenno di assenso.

"Andrò io con lei", disse Tolok.
"No, ho bisogno di lei per guardarci le spalle."

Vedendo la rabbia crescente nel viso del Klingon, Michael aggiunse "Non capisce? Se per caso ci attaccano da dietro, il che potrebbe essere probabile viste le circostanze, ho bisogno di una solida e affidabile base per difenderci. Ho bisogno di lei e dei suoi uomini."
"Capisco", disse Tolok, e anche lui annuì.

Qualche minuto dopo, tutto il gruppo iniziò la furtiva missione di salvataggio verso la navetta.

Piramide aliena, sistema Altucher
nello stesso istante


Muovendosi con circospezione, Cooper e Rumar si erano inoltrati ancora più profondamente dentro le oscurità della costruzione aliena. I due avevano raggiunto una specie di tacito accordo: gli occhi fissi sul tricorder, Cooper scopriva altri ologrammi/campi di forza che celavano spazi nascosti, e Rumar disattivava il campo di forza (Cooper aveva trovato i due contatti che fornivano energia ai bordi della parete di ogni campo, e non mancava di far notare la sua sagacia ogni dieci minuti) e guidava entrambi facendo attenzione all'ambiente circostante.

"Attenzione", disse, troppo tardi: Cooper inciampò in un'asperità del pavimento, e solo la rapida presa del Comandante del suo braccio gli evitò di cadere e urtare il suo tricorder e - altrettanto importante - la sua dignità.
"Dannazione, Comandante, ha da fare una sola cosa, evitare che mi spacchi la testa!" borbottò Gregory. "Possibile che in questa dannata bicocca debba fare tutto io?"
Rumar lo tirò a lato, evitando questa volta che Cooper sbattesse la testa contro una protuberanza quasi invisibile.
"Continui cosi', e potrei anche procedere io stesso!", disse Rumar in tono faceto ma non troppo. Decisamente non troppo.

"Faccia attenzione alle protuberanze", disse. Soprattutto quelle che ha sulla testa, pensò.
"Questo posto mi ricorda certe librerie quando studiavo in Accademia", disse Cooper. "Oscurità', odore di stantio e neanche una ragazza decente intorno." Puntò il tricorder contro un muro apparente alla sua destra.
"Di qua."

Dopo altre due entrate nascoste, i due percorsero un ennesimo corridoio. Una fioca luce sul fondo li attirò dentro una grande sala.
Krell sentì la sua testa esplodere tra dolori lancinanti e un'improvvisa, sorprendente sensazione di disperazione si impadronì di lui.
il tono normalmente sardonico di Cooper, per una volta, lasciò il posto a preoccupazione. "Comandante, che succede? Si sente bene?"
In ginocchio, le mani sulla testa, Rumar si rannicchiò su se stesso.
"Li ho abbandonati", gemette. "Li ho abbandonati... questa non è una libreria, è un obitorio!"

Cooper si guardò intorno. Nella distanza della caverna/sala, gli occhi vuoti di quattro cadaveri semi-mummificati nelle loro tute li puntavano immobili.

Fesarius, foresta
Venti minuti dopo


Wu, l'espressione intensa e gli occhi puntati verso l'improvvisato percorso attraverso gli alberi, fece un cenno e gli altri che la seguivano, temporaneamente fermi, ripresero il cammino.
Falso allarme.
Lentamente si facevano strada tra arbusti e alberi.
Kiron era preoccupato. Erjn era sempre meno vigile, e il viso della dottoressa Squiretaker, sebbene professionale come sempre, tradiva la gravità della situazione. Julia monitorava costantemente le sue condizioni sul tricorder, e di tanto in tanto somministrava un hypospray o nelle vicinanze della ferita o direttamente nell'arteria femorale del consigliere.

"Quanto manca?", chiese.
"Ancora un chilometro e trecento metri", disse Vaitor. Kiron si sentì morire dentro. Erano troppo lenti.
"Capitano!" disse l'Ufficiale Tattico.
"Che succede?"
"Rilevo movimento a poca distanza, 500 metri alla nostra destra, almeno dieci umanoidi e... un mezzo di trasporto!"
"Dobbiamo nasconderci", disse Jurkal.
"Mai!", disse Tolok, klingon più che mai.

Mehon si guardò intorno. Basandosi sulla sua esperienza e addestramento, cercò quanto più obiettivamente possibile qualche via di uscita, occultamento o altre opzioni tattiche.
Siamo in una foresta, si disse. Niente buche o grotte. Gli alberi sono troppo alti per scalarli.
"L'unica possibilità' è sparpagliarci", disse, "e nasconderci dietro ogni albero. L'unico problema è la barella."
Julia imprecò dentro di sé. Il consigliere non poteva reggersi in piedi, e in quelle condizioni lo shock avrebbe potuto ucciderla. Rimanere sulla portantina era imprescindibile.
Le mani strette sui manici della barella improvvisata, Kiron annuì, tetro in volto. "Formazione sparsa", disse. "Nascondetevi in un raggio visibile."

Gli altri membri del team di soccorso, Volok e Jurkal non se lo fecero dire due volte, e si dileguarono.

"L'ordine vale anche per voi", disse, rivolto ai suoi ufficiali e a Tolok e i suoi uomini.
"Io resto", disse Vaitor dietro di lui. "Non può' certo trascinare la barella da solo."
"Anch'io", disse Squiretaker. "Il consigliere ha bisogno di cure continue."
"Anch'io", disse Wu. "Un paio di braccia in più nel caso le cose si mettessero male."
"Anche noi", disse Tolok. "Per l'onore dei Klingon!"

Michael scosse la testa, commosso. "Siete un branco di pazzi", disse.
"Chissà da chi avremo preso", disse Vaitor, sorridendo.

Nel frattempo, un rumore sordo e meccanico si faceva sempre più forte.