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USS SEATIGER - MISSIONE 07 RSS USS SEATIGER - Missione 07

07.02 "Loro"

di Droxine Carelli, Pubblicato il 27-07-2019

Sala ologrammi?
30/06/2397 Ore ??


Era brutto, era brutto. Cosa faceva lì? Dove era lì? E l'altro, l'altro..
LASCIALASCIANONONOSCAPPASCAPPASCAPPASCAPPASCAPPA...
Era così dilaniante. Si agitava si agitava... senza scopo senza ragione...
ABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINI
ABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINI
ABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINI
Non lo voleva ma come liberarsene? Come? Come?
ABOMINIABOMINIABOMINIVIADIQUAFUORIFUORISCAPPASCAPPA...
Qua? Cosa è 'qua'? Implica l'esistenza di altro luogo cosa è altro luogo?
Esiste solo luogo.
ABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINISOFFOCOSOFFOCOFUGGISCAPPACOLPALOROVIAVIA...
Concetto nuovo: insieme chiuso che contiene insieme chiuso. Come questo con l'altro. Ma dunque...
GUARDAGUARDAVAIVAIVAI
Cerco di percepire ma come vedere? Bisogno di... di... concetto: sensore. Occhi?
MALEMALEMALELASCIALACIAABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIVIAVIA
Sì ora esso/essi vedono. Percepiscono. Altro da sé. Altro 'luogo'
VAIVAIVAIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINIABOMINISALTASALTASALTA
Ed esso/essi saltarono.

USS Seatiger - Bar di Prora
30/06/2397, Ore 19:30 D.S. 74495.38


"...insomma il classico delitto in stanza chiusa, capisci? solo che manca la vittima."
Disse Droxine agitando il cucchiaio sporco di zuppa di ceci per sottolineare il concetto.
Anari, dall'altra parte del tavolo, che era ormai abituata ai vezzi dell'amica, era pronta a schivare eventuali schizzi.
"Proprio strano. Quasi quanto scoprire che un razzista nella flotta."
"Ha stupito molto anche me. Ma pare che sul piano professionale mantenesse un certo distacco. Forse è peggiorato per il prolungato periodo di permanenza a bordo. Il nostro esilio forzato pesa psicologicamente su tutti."
"Bah un razzista è un razzista. Infilarlo in una scatola di latta sparato nello spazio stretto come una sardina assieme all'oggetto dei suoi pregiudizi non è una una cosa intelligentissima da fare."
"Lo sai che un periodo di servizio su di una nave stellare fa curriculum se vuoi fare carriera."
"Sì ma bisogna anche approvarlo, questo incarico. E chi lo ha fatto aveva accesso alle cartelle cliniche."
Droxine fendette l'aria con il cucchiaio per chiudere l'argomento. Anari parò di tovagliolo.
"Tutto questo che vuoi, ma non ci riguarda. Non avremmo dovuto neanche saperlo.
Ci hanno informato solo perché la cosa è uscita fuori al concerto del comandante."
"Non ci riguarda ma nulla ci impedisce di discuterne. Ma diciamo che te la do vinta... come pensi di procedere?"
"Ho messo il guardiamarina Latitude ad occuparsene."
"Latitude? Ma non è un po' giovane per affidargli di una cosa simile?"
"Giovane ma intraprendente. Mi piace. Voglio vedere come se la cava. Ha idee interessanti anche se piuttosto fantasiose. Pensa che ha una teoria secondo la quale Gallavin potrebbe essere stato trasformato in energia ed assorbito nel sistema olografico!"
"Ma è impossibile!"
"È quello che gli ho detto anche io: contraddice una decina di leggi della fisica! Ma mi piace il pensiero creativo."
"Creativo è minimizzare."
"E poi fa impazzire Tkar."
"L'universo gliene renda merito."
"Comunque credimi, sto seguendo la cosa da vicino. Voglio solo fargli accumulare esperienza."
Anari ridacchiò.
"Brava Mamma Dro."
"Sì, sì prendi in giro. Sta di fatto che non so che pesci prendere. Per adesso il capitano ha ordinato la disattivazione di tutte le sale ologrammi tranne quella incriminata. Per buona misura gli ho fatto isolare tutto il sistema olografico. Nulla entra nulla esce. Però io sono affranta..."
"Bé lo sai allora cosa devi fare..."
Droxine le lanciò uno sguardo colpevole.
"Lo sai che non dovrei..."
"Dovere no, potere sì."
"Sei un diavoletto tentatore, lo sai? Ma solo una coppetta piccola."
"Ebbene sì. Sono stata mandata per attentare al tuo giro vita... fai strada.
Ti faccio compagnia."
Le due donne si alzarono e si diressero al replicatore più vicino.
"Computer, una coppa piccola di gelato al cioccolato."
Una coppetta ripiena dell'oggetto del desiderio del capo ingegnere si materializzò immediatamente.
Poi fu la volta di Anari.
"Per me una coppa piccola di gelato alla vaniglia."
=^= Richiesta negata. Abominio non autorizzato. =^=
Le due donne guardarono trasecolate a bocca aperta il replicatore. Poi rivolsero lo sguardo l'una all'altra.
"Abominio?"
"Nulla esce e nulla entra?"
Droxine colpì il comunicatore sul petto mentre già si affrettava fuori del bar di prora.
"Carelli a capitano Kenar. Signore, abbiamo un problema."

USS Seatiger - Sala Riunioni
30/06/2397, Ore 22:30 - D.S. 74495.72


Arjan stava a dita intrecciate contemplando i suoi ufficiali.
"Come è possibile?"
"Non è possibile, capitano."
Droxine aveva un atteggiamento tra l'incredulo ed il piccato. Come se l'universo si fosse messo a farle i dispetti.
"Il sistema olografico era stato disconnesso della rete. E quando dico 'disconnesso' intendo fisicamente disconnesso. Niente firewall: le reti informatiche non potevano colloquiare."
"E se la contaminazione fosse avvenuta prima che avesse isolato i sistemi?"
"No dai log si capisce chiaramente che i sistemi vengono compromessi dopo.
La cosa più assurda è che i punti di accesso sono diffusi a macchia d'olio.
Ho passato le ultime ore a tentare di ripulire i sistemi. Non appena lo faccio vengono reinfettati. Ho persino fatto tre reset completi dei sistemi. Dopo pochi secondi tornano nella situazione precedente."
"Backup compromessi?"
Provò a suggerire Anari.
"I checksum corrispondono."
"In questo caso l'ipotesi più logica è il sabotaggio."
Tkar aveva parlato con calma serafica.
"Questo è possibile, suppongo... ma se lo è per fare cosa? Con questi mezzi avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. Non mi quadra."
"La nostra mancanza di informazioni non implica la negazione degli eventi o la loro attendibilità."
"Sì, si, ma il mio istinto dice altro."
"L'istinto degli umani, tanto favoleggiato, non ha fondamento scientifico..."
Finn interloquì.
"Ma il programma non potrebbe essere uscito dalla sala ologrammi ed entrato nel computer principale?"
Droxine lanciò uno sguardo incredulo al primo ufficiale.
"E come sarebbe possibile?"
"Bé sono ologrammi no? Possono camminare..."
"Solo in presenza di un emettitore olografico. E comunque un ologramma non può certo infettare un sistema toccandolo!!"
"È che avevo visto questo vecchio olomovie in cui appunto degli ologrammi zombi alieni nazisti escono dal..."
Finn lasciò morire la frase nel silenzio generale.
"Va bene, sto zitto."
Kenar si intromise.
"Signori, rimaniamo sul concreto. È evidente che i nostri problemi derivano dalle sale ologrammi. Ed in particolare dalla scomparsa del signor Gallivan.
Potremmo disattivare i sistemi olografici, ma con così pochi dati a nostra disposizione non sarebbe che una decisione alla cieca. Potremmo mettere in pericolo la vita di un membro dell'equipaggio. Quindi ce la lasceremo solo come ultima opzione." Tkar replicò con il solito cipiglio.
"Capitano, ci saranno grandi problemi operativi. Attualmente il computer si rifiuta di eseguire i comandi del personale non umano. E questo esclude quasi la metà dell'equipaggio dalle normali mansioni. Perfino muoversi e nutrirsi è un problema. Le porte ed i turboascensori si rifiutano di aprirsi ed i replicatori non forniscono cibo. È possibile ovviare facendo modo che gli umani facciano da tramite, ma è una soluzione a dir poco inefficiente. Inoltre non abbiamo garanzie che le cose rimarranno come stanno. Il computer potrebbe facilmente disattivare il supporto vitale negli alloggi, avvelenare le bevande e così via."
"Capisco. Cosa suggerisce?"
"Creiamo nell'area cargo principale sul ponte 3 una zona deinformatizzata. Niente supporto vitale o sistemi complessi. Aria e calore da aeratori stupidi gestiti manualmente. Cibo ed acqua verranno replicate in grandi quantità e distribuite dal personale umano. In questa zona sicura alloggerà il personale non umano, fino ad emergenza risolta. Fatta eccezione chiaramente per lo staff di comando. Questo vale anche per lei, capitano. Le consiglio di passare il comando al comandante Finn, che seguirà le sua direttive quando ci sarà da interagire con i sistemi. Alla lettera."
Con l'ultimo commento Tkar aveva lanciato uno sguardo severo al primo ufficiale.
Finn lo guardò di rimando con la bocca a forma di 'O'. Stava per ribattere ma Anena lo batté sul tempo.
"Capitano! Sconsiglio caldamente questa soluzione. Potrebbe avere ripercussioni negative sul morale dell'equipaggio."
Kenar lasciò vagare lo sguardo sui sui ufficiali riuniti considerando le loro parole. Poi parlò.
"Annotato, signor Lawtoein. Signor Tkar, metta in atto la sia idea. Non possiamo rischiare ed auspicabilmente il problema sarà risolto prima che il morale dell'equipaggio diventi un problema."

GIORNO 1


"Tenente Ga'le'te, le ripetiamo ancora una volta: lei non può lasciare l'area sicura fino a nuovo ordine."
Joshua Nemicker e Walter Kazinsky erano di guardia da poche ore all'uscita dell'area sicura ed il piccolo boliano era già venuto due volte a chiedere di andare al dipartimento scientifico.
"Lei non capisce, guardiamarina. Io DEVO andare. Mi bastano pochi minuti. Devo solo correggere i parametri di ionizzazione nell'acqua dei fitobatteri di cui mi sto occupando. Altrimenti mesi di lavoro finiranno in fumo."
"La capisco, ma sono sicuro che i suoi colleghi saranno in grado di far fronte al problema."
"Assolutamente no! Nemmeno io sono in grado di determinare i parametri a priori. Devo farlo io e di persona!"
"Mi spiace. Non si fanno eccezioni."
"Ma..."
Nemicker lasciò trasparire una punta di durezza nella voce.
"Non insista, signore. La prego di tornare al suo posto."
Il boliano lo guardò sconfortato ancora per qualche secondo, poi se ne andò mogio.
Nemicker sospirò rumorosamente.
"Certo che è proprio una testa dura!"
Kazinsky ridacchiò.
"Questo è certo. Il problema è che non è l'unico. Ho perso il conto di tipi di tutte le forme e colore che che si sono presentati a fare richieste simili."
"Già. Mi ero chiesto perché ci avessero messo di guardia. Dovrebbe bastare l'ordine del capitano, no? Ed invece..."
"Eppure dovrebbero saperlo. È per la loro sicurezza. Non è che metà dell'equipaggio può mettersi a servire l'altra metà."
"Appunto. Visto che non possono fare nulla potrebbero almeno approfittarne per riposarsi. Magari potessi rimanermene in panciolle tutto il giorno! Invece ho il doppio turno..."
"Idem, fratello."

GIORNO 2


Maria Sanchez si chinò ad accarezzare le minuscole antenne sulla testa della figlia.
"Su Cindy, non piangere. È solo per poco tempo. La mamma verrà a trovarti spesso, d'accordo? "
Cindy, 11 anni, tentò fare la forte ma dei grossi lacrimoni le solcarono le guance.
Maria aveva conosciuto Erias, andoriano, 15 anni prima. La relazione si era evoluta, fino alla decisione di mettere in cantiere quel piccolo miracolo di amore ed ingegneria genetica che era Cindy. Poi le cose non erano andate bene e le loro strade si erano divise. Non per la prima volta, da quando la USS Seatiger si era persa in quell'assurdo universo, Maria desiderò di non aver chiesto l'affidamento della figlia. L'insicurezza della loro situazione pesava sulla psiche degli adulti, figurarsi su quello di una bambina così piccola.
Rasal, un grosso tellarite, si inginocchiò accanto a Cindy.
"Coraggio tappetto. Ma mamma deve andare. Se vieni con me ti isso sulle spalle e ti faccio fare il giro come una regina va bene?"
Cindy esitò qualche secondo imbronciata. Poi fece un timido segno di assenso con il mento.
Pochi secondi dopo si stava allontanando a cavallo di tellarite. Ma prima di girare l'angolo lanciò uno sguardo supplichevole alla madre.
Maria la salutò agitando la mano mentre il cuore le si stringeva nel petto.

GIORNO 3


Tap tap tap tap.
Raviderlo guardò fosco il deltano accanto a lui.
"Nik?"
Tap tap tap tap."
"Nik?"
Tap tap tap tap.
"NIK!"
Tap tap...
"Lo stai facendo ancora. Finiscila di far saltellare quella gamba."
"Scusa Rav. È che non ne posso più di questa inattività. Ero abituato a lavorare 11 ore al giorno. Mi stanno saltando i nervi."
"Già. Siamo tutti nella stessa barca."
"Che poi non è che ci siano cadute braccia e cervello. Basterebbe organizzarsi.
Ci sono molte cose che potremmo fare anche da qui."
Raviderlo sospirò. Aveva perso il conto delle volte in cui lui ed il suo vicino avevano intavolato questa conversazione.
Prima dell'inizio dell'emergenza conosceva il deltano solo di di vista. Ora il destino aveva messo l'andoriano ed il deltano vicini di branda. Per sfortuna di Raviderlo, che trovava quest'ultimo piuttosto irritante.
"Te l'ho già detto. Sarebbe più lavoro per coordinare il lavoro che che il lavoro svolto."
"Sciocchezze. Una buona organizzazione e si può fare. Ti ho già detto che lavoro alla logistica?"
"Almeno duecento volte..."
"È la volontà che manca!"
Tap tap tap tap.
La gamba di Nik aveva ricominciato a saltellare.
"È solo una soluzione temporanea..."
Tap tap tap tap.
"Hah... siamo qui da giorni e non si vedono sviluppi!"
"Considera che è come se l'equipaggio fosse dimezzato. La nave è mandata avanti solo dagli umani."
Tap tap tap tap.
"Appunto. Famosissimi per l'efficienza. Come no?!"
"Ora sei ingiusto..."
Tap tap tap tap.
"Ma quale ingiusto. E poi si può sapere da che parte stai? Con noi o con loro?"
Tap tap tap tap.
"Si può sapere di cosa diavolo parli E FINISCILA CON QUELLA GAMBA!"
L'andoriano prese per il bavero l'altro e lo scaraventò per terra.
I due rimasero qualche secondo a guardarsi, ghiacciati. Poi Raviderlo offrì la mano a Nik.
"S-scusa... non so cosa mi sia preso."
Nik accettò la mano e si rialzò.
"Non fa nulla. Data la situazione abbiamo tutti i nervi a fior di pelle... facciamo che non sia successo niente. Del resto tra di noi dobbiamo rimanere uniti."

GIORNO 4


"... te lo dico io. La situazione è insostenibile. Avrò dormito quattro ore negli ultimi tre giorni."
Elisa Giretti Stava consumando una cena veloce assieme all'amica e collega Giuly Ronson.
"Io lo stesso. Abbiamo il doppio del lavoro ed in più dobbiamo anche accollarci il sostentamento di quelli là."
"Bé non è che sia colpa loro."
"No no, certo. Ma ti fa un po' rabbia vederli là senza fare nulla mentre noi ci ammazziamo di lavoro."
"Non essere ingiusta, dai."
"È che sono nervosa. Siamo tutti colleghi e ci diamo una mano a vicenda.
Intanto però quando sono andata a portare le razioni mi hanno guardato male.
Voglio dire, visto quanto ci sbattiamo per loro potrebbero almeno mostrare un po' di gratitudine non credi?"
"Bé sì, un po' è vero..."

GIORNO 5


"Mi sembra incredibile. Ma alla sicurezza non ci sono altri umani al di fuori di noi? Perché sempre di guardia in questo posto?"
Nemicker cercava di non darlo a vedere ma era molto nervoso. Kazinsky lo poteva vedere dalla mascella contratta e dal tono della voce.
"Lo sai che ci sono. Si vede che i turni sono girati così."
"Ma per favore. Io non ce la faccio più. È la puzza soprattutto."
"In effetti è un po' forte..."
"Sembra un porcile klingon, te lo dico io."
Kazinsky cercò di alleggerire l'umor nero del collega.
"Perché, tu quando hai mai visitato un porcile klingon?"
Nemicker lo ignorò.
"È ributtante. Non lo sopporto più. E non li sopporto più."
"Lo sai com'è le docce soniche necessitano di sistemi di controllo e potrebbero venir compromessi. Si lavano con l'acqua, ma lo spazio è quello che è. Fanno i turni."
"La verità è che sono loro che puzzano."
"Ogni razza ha i propri distinti odori corporei. Normalmente tutti loro sono sparsi in tutta la nave. Ma ora sono tutti pigiati in un unico ambiente. Il risultato è un cocktail esplosivo temo..."
"Bah, a me ha sempre dato fastidio. In particolare quello dei boliani. Lo sai che mangiano carne decomposta?"
"Certo che lo so. Lo sanno tutti."
"Ecco. A me questo ha sempre fatto senso. Il pensiero che..."
"Mi scusi..."
Ga'le'te stava tirando la manica dell'uomo.
"GIÙ LE MANI SCHIFOSO MANGIACADAVERI!"
Nemicker tirò violentemente il braccio facendo rotolare a terra il piccolo boliano.
L'uomo della sicurezza, con gli occhi iniettati di sangue, parve sul punto di colpire.
Kazinsky si mise di mezzo.
"Josh, sei impazzito? Fermati subito."
"Cosa succede qui?"
Un grosso tellarite si stava avvicinando con fare minaccioso.
Nemicker si girò a fronteggialo.
"Succede che il piccoletto ha cercato di aggredirmi. Ecco cosa."
"Ma dai? Invece visto da dove ero io è sembrato che ti tirasse solo la manica.
Peraltro ti dispiacerebbe ripetere come lo hai apostrofato?"
Ora il viso del tellarite era a pochi centimetri da quello dell'uomo. Nemicker sentì il fiato dell'altro penetrargli nelle narici.
Caricò il pungo e lo sganciò alla mascella del suo avversario.
"ALLONTANATI, BRUTTO..."
Il tellarite accusò il colpo ma si fece subito avanti. Nel frattempo una piccola folla si stava raccogliendo alle sue spalle.
Kazinsky si mise di nuovo in mezzo.
"Calmatevi tutti! Si può sapere cosa vi prende? Nessuno picchia nessuno qui."
Il tellarite si fermò. Ma rimase minaccioso.
"Dillo al tuo amico."
"Il mio amico adesso farà due passi indietro e tu pure. Nemicker. Allontanati.
Josh. Ho detto: FATTI. INDIETRO."
I due contendenti si fissarono in cagnesco un paio di secondi. Poi si allontanarono all'indietro.
"Bene. Bene... ora ci rilassiamo tutti, ok? Signore, è ferito?"
Kazinsky si era rivolto Ga'le'te, che durante lo scambio era rimasto a terra inebetito.
"No... no tutto a posto..."
Disse il boliano rialzandosi.
"Bene... visto che stiamo tutti bene, diciamo che non è successo nulla e torniamo alle nostre rispettive occupazioni. Va bene?"
Il tellarite non si mosse
"Non va bene. Il tuo amico ha colpito due di noi."
"E se ne occuperà chi di dovere."
L'altro grugnì. Fissò negli occhi Nemicker e poi Kazinsky. Poi si girò e se ne andò trascinando con sé Ga'le'te.
Kazinsky sgonfiò il petto con un sospiro di sollievo. Anche Nemicker sembrò sgonfiarsi come un palloncino bucato.
Attivò il comunicatore sul petto.
"Kazinsky a Tkar. Signore, dovrebbe venire all'area sicura. C'è stato un problema."

USS Seatiger - Sala Riunioni
05/07/2397, Ore 14:30 D.S. 74508.50


"Io non dirò che lo avevo detto. Perché sarebbe di una cafonaggine inaudita e non sarebbe da me. Quindi sia messo agli atti che non lo sto dicendo."
Anena sfoggiava un leggero sorriso beffardo.
Arjan si trattenne dal sollevare gli occhi al cielo.
"Bene, guardiamarina. Ha espresso il concetto. Quello che mi ha sorpreso è che le cose siano precipitate così in fretta."
"Bé, capitano, consideri tre fattori."
Anena iniziò a contare sulle dita dalle unghie smaltate a vortici colorati.
"Uno. L'umanità si è affrancata da tempo dalle brutture di comportamenti antisociali. Questo significa anche è da molto tempo che non sono esposti a questi comportamenti. In breve mancano gli anticorpi, se vogliamo fare la solita metafora stupida."
"Due. Siamo in una scatoletta di latta sparata nello spazio. Troppi e troppo stretti. Una pentola a pressione. E le pentole a pressione si usano per cuocere il cibo più in fretta. Però... Oggi sono una macchina per metafore."
"Tre. Lei ha diviso l'equipaggio in due gruppi. Ha creato una frattura in un gruppo unito. Ed uno dei due gruppi ha un grande potere sull'altro. In questa situazione il primo finisce per reprimere il secondo. È un fenomeno osservato spesso nelle carceri. E prima che lo chieda, no non sono incline a nessuna ipotesi 'paranormale' tipo possessioni ed altre sciocchezze simili. Tutto questo è perfettamente spiegabile naturalmente. E quindi tristemente..."
"Il danno è risanabile?"
"Sì ma sa cosa succederà? La negazione. Fingeranno tutti che quello che è successo non sia successo. Il che è il modo più sbagliato per reagire. Ed io avrò il mio bel d'affare per costringere tutti ad ammetterlo... e questo se risolviamo in fretta questa situazione. Poi cominceranno a nascere delle faide. A quel punto sarà dura." Arjan annuì all'indirizzo del consigliere per segnalare che aveva preso atto della sua esposizione.
Poi si rivolse al capo ingegnere.
"Tenete Carelli. Se leggo bene la sua espressione non ci sono buone notizie."
"No, capitano. Temo di no. Abbiamo provato di tutto ma non abbiamo ottenuto nulla."
Il viso di Droxine mostrava tutto il peso della sconfitta.
"A questo punto no possiamo più rimandare. Non rimane che disattivare la sala ologrammi 1."
"Lo immaginavo e sono pronta. Posso farlo anche da qui."
"Proceda."
Finn si alzò a mezzo dalla sedia protendendosi in avanti verso il capo ingegnere.
"Aspetti! Capitano, ne è sicuro?"
"Non entusiasta e vorrei avere altre opzioni. Ma sicuro sì. Ha altre idee, Numero Uno?"
"Bé no... ma sarà la decisione giusta? In fondo non siamo in immediato pericolo. In questo modo rischiamo di condannare il tenente Gallivan."
"Ne sono consapevole."
"Intendo dire: i guai che stiamo avendo sembrano essere collegati alla natura... diciamo particolare delle inclinazioni del signor Gallivan. Inclinazioni che ci stanno particolarmente antipatiche. Forse perché ci ricordano il nostro passato più oscuro..."
"Le ricordo che sono un trill. Detto questo, sta insinuando che le mie decisioni siano influenzate da un pregiudizio?"
"Capitano, mi dispiace, ma potrebbe. Questi discorsi filosofici non fanno per me e non sono capace di esprimermi a dovere. Ma le chiedo: agire con leggerezza verso un individuo dotato di pregiudizio non è esso stesso un pregiudizio?"
Kenar considerò per qualche attimo il suo primo ufficiale. Poi gli sorrise.
"Il suo cuore è al posto giusto, signor Finn. Ed ha ragione. Tuttavia la situazione richiede una decisione immediata. Non possiamo più aspettare. Talvolta un capitano deve intraprendere azioni che non vorrebbe dover prendere. Questa alla fine l'essenza del comando. E la sua maledizione."
Si rivolse al capo ingegnere.
"Quindi, tenente Carelli, può procedere. La responsabilità delle conseguenze saranno interamente sulle mia mani."
Droxine annuì mentre Finn si rimetteva seduto con un'espressione rassegnata.
"Sì capitano. Procedo."
Armeggiò qualche secondo con il display.
"Fatto. La sala ologrammi ora è sconnessa della rete energetica."
"Bene. Sa cosa fare. Vediamo se ora sarà possibile ripulire i sistemi..."
Droxine lo interruppe.
"Un attimo! La sala ologrammi 1 è ancora online!"
"Ha rifiutato il comando?"
"No, capitano. Gli output di energia sono nella norma. La Seatiger non sta fornendo potenza a quella sala ologrammi."
"Ed allora come fa ad essere attiva?"
Droxine allargò le braccia in segno incredulità.
"Capitano... non lo so. Sembra che si stia alimentando da sola..."