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USS SEATIGER - MISSIONE 02 RSS USS SEATIGER - Missione 02

02.05 " Vuoto "

di Droxine Carelli, Pubblicato il 12-02-2016

USS Seatiger - Plancia
29/11/2394, ore 13:57 - D.S. 71911.18


La plancia della nave federale era oppressa da una tensione palpabile.
La porta si aprì per far entrare un'Anari visibilmente preoccupata.

"Capitano. Il tenente Carelli ha chiamato?"
"Sì, tenente. Siamo pronti. Appena quell'hangar si aprirà la recupereremo. Lei e TKar."
"E Finn?"
"Certo. Anche lui."

Anari si affrettò alla consolle scientifica.
"Preparo una scansione approfondita. Non appena saremo nell'hangar, li teletrasporteremo."
"Signor Rashan, voglio tutte le sale teletrasporto attive, pronte per un teletrasporto di massa. Allerti anche il dottor Bruce. Potrebbero esserci dei feriti."

Rashan si voltò verso Arjan.
"Capitano! Picco di energia dalla porta dell'hangar!"
Immediatamente sul monitor principale fu visibile un fiotto di detriti sparati nello spazio. I portelli non esistevano più.

"Perché un'esplosione?" Si domandò Kenar "Qualcosa deve essere andato storto."
Si rivolse ad Anari.
"Anari. Scansioni i detriti. Potrebbe essere stata trascinata fuori. McAllan. Ci porti all'interno."
"Non c'è, capitano." Disse Anari
"Meglio così. Appena ha un aggancio stabile la teletrasporti direttamente in infermeria. L'esposizione al vuoto non è uno scherzo."

La nave si infilò agilmente nello spazio prima occupato dai detriti.

"Anari... ce l'ha?"
La voce dell'ufficiale scientifico era desolata.
"Non c'è, capitano. Non rilevo Droxine da nessuna parte..."
Arjan lanciò un'occhiata muta all'ufficiale scientifico.
"Quanto al salto in curvatura?"
"Tre minuti e sedici secondi, capitano."
"Andiamo avanti con la missione."

Anari aprì la bocca per protestare. Poi la richiuse. Capiva le ragioni del capitano.

Nave sconosciuta. Locazione sconosciuta.
29/11/2394, ore 13:51 - D.S. 71911.17


Finn Scrutava il suo pubblico mentre suonava. Sembravano tutti bloccati.
"Oh bé... finché non mi saltano addosso è tutto grasso che cola..."

E così continuò a cantare e suonare. Stava cominciando a prendere la mano con quello strano pianoforte. Aveva un bel suono, ricco e con tonalità profonde.
Con la coda degli occhi vide due alieni che si avvicinavano. Avevano un aspetto vagamente ittico. Come dei pesci umanoidi color malva.

"Aia..."

Ma non si fermò.
Gli alieni raccolsero uno strumento a testa ed iniziarono a suonare, cercando di seguirlo.

"Grande ragazzi! Avanti! Ritmo! Ritmo!"
Gli alieni, anche senza capire le parole sembrarono comprendere il senso e si impegnarono di più.
Alla fine il brano giunse al termine. Il loro pubblico li festeggiarono con una specie di frinio.

"Almeno spero che siano l'equivalente degli applausi. In ogni caso sarebbe peggio
mi tirassero frutta marcia."


I suoi compagni gli si avvicinarono ticchettando nella loro lingua.

"Siamo andati proprio bene. Dobbiamo lavorare un po' sui bassi, ma per essere la prima volta abbiamo spaccato."
Gli altri risposero con altri ticchettii.
"Ehh... potremmo mettere su una band. Poi potremmo mettere un bel tour. Tenacious D e la sia crew ticchettante... Nella mia carriera ho fatto di peggio..."
"tkttkk... tk! Certo che suona quel tkakk proprio da schifo."
"Zitta... ti sente!"
"Ma no... non vedi che non capisce un kak. Il traduttore non funziona."
"Ahem..."

I due si voltarono a guardarlo all'unisono.
"Einsomma... era la prima volta. Posso migliorare."

I due assunsero un colore malva più scuro.
"è bello essere dal lato giusto di una gaffe per una volta."
"Tu ci capisci?"
"Sembra che il mio traduttore universale si sia finalmente svegliato."
"Ehm scusa... non volevamo offendere."
"Nessuna offesa, tranquilli. A questo punto direi che urgono delle presentazioni. Piacere, Dewey Finn. Sono il primo ufficiale della nave spaziale federale USS Seatiger."
"Io sono K'lakhk'k e la mia compagna T'ktklk. Siamo musicisti nella banda musicale della nave."
"Mmmm sinceramente non credo di riuscire a pronunciare i vostri nomi. Che ne dite se vi chiamo Klak e Tak?"

I due avrebbero probabilmente replicare, ma Finn non gliene diede possibilità.
"Ma siete musicisti. Allora siamo colleghi!"
"Non aveva detto di essere un ufficiale?"
"Certo certo. Anche questo. I migliori ufficiali sono anche buoni musicisti. È un requisito nella Flotta sapete? E modestia a parte io sono uno dei migliori. La mia band..."

tut-tururuttut-tut-tut...

Un debolissimo rumore appena udibile nel brusio di fondo della folla attirò la sua attenzione.

tut-tururuttut-tut-tut...

"Ma cos'è questo rumore?"
I suoi nuovo amici lo guardarono confusi.
"Io non sento nulla."
"Nemmeno io."
"Ma sì... è come se qualcuno colpisse qualcosa creando un motivetto. Mi è familiare..."

tut-tururuttut-tut-tut...

Finn si mosse in direzione di una delle pareti della sala.

tut-tururuttut-tut-tut...

"Ma questo è... Non è possibile. Ammazza la vecchia col flit?!?"
Il rumore veniva da un portello di servizio appena visibile.
"Si può aprire questo?"
"Veramente non sappiamo se è il caso..."
Ma Finn aveva già trovato la maniglia e la stava già tirando.
Ne emerse subito una testa impolverata fino alle orecchie a punta.
"Signor T'Kar!? Cosa ci fa qua?"
Il vulcaniano si spolverò generando una nuvoletta di polvere.
"Cercavo lei."
"Be' ... mi ha trovato. Ed ora?"
"Ed ora rimaniamo qui."
"Perché? Anzi, aspetti un attimo..."

Finn lanciò un'occhiata di sbieco all'altro.
"'Ammazza la vecchia col flit'?! T'Kar, lei conosce il motivetto di 'Ammazza la vecchia col flit'. Si rende conto!?!"
"Dovendo attirare la sua attenzione ho considerato più corretto utilizzare un riferimento musicale. Con Anari avrei utilizzato la successione di Fibonacci. O il codice Morse. Un un processo comunicativo è vitale prendere in considerazione la ricevente ottimizzando l'efficienza del trasporto dati."
Si difese il vulcaniano. Ma Finn era implacabile.
"Certo certo ma... 'ammazza la vecchia col flit', si rende conto?"
"Vogliamo tornare alla crisi in corso?"
"E sia... ma non riuscirò più a guardarla come prima. Lei ha scosso le mie certezze sui vulcaniani."
T'Kar sospirò e raddrizzò la schiena come per darsi un contegno. Finn avrebbe potuto giurare che il suo viso avesse una tinta più verde del solito, ma forse erano solo le luci.
"Non riesco a comunicare con Seatiger, ma credo di aver capito il motivo per cui la nave è deserta. Devono aver avuto un guasto agli smorzatori inerziali. Capisce le implicazioni?"
Finn rabbrividì.
"Certamente."
Rispose con voce grave.
T'Kar continuò ad esporre.
"Dal momento che questa sala è invece occupata è ovvio presumere che qui gli smorzatori funzionino correttamente. E poiché questa gente rimane qui nonostante la nave sia ferma deduco che abbiano paura che riparta. Probabilmente a causa di una rotta programmata ed automatizzata. Quindi..."
"...Rimaniamo qua."
"Corretto."
"Uhm posso presentarle dei miei nuovi amici? Questi sono Klak e Tak. Ragazzi? Vi presento il signor T'Kar. Una gran testa."
L'ufficiale passò sopra la presentazione dell'altro, improvvisamente interessato.
"Lei riesce a comunicare con loro?"
"Sì, il traduttore l'ha sfangata e..."
Ma T'Kar stava già armeggiando con il tricorder.
"Database linguistico sincronizzato. Questo ci apre molte opzioni. Ottimo lavoro, signore."
"Ehm grazie. Ho solo parlato."
"Attività nella quale, ho notato, eccelle."
"Grazie. Era un complimento, vero?"

Da qualche parte
29/11/2394, ore 14:01 - D.S. 71911.19


Droxine cercava di contenere la nausea. Era costretta in uno spazio angusto completamente al buio che vorticava in modo folle.
Si puntellò meglio ed accese il tricorder. La debole luce che emanava lo schermo era probabilmente l'ultima che avrebbe mai visto.
=^= Diario personale del capo ingegnere. Registro questo messaggio nell'improbabile caso che venga ritrovato. E per distrarmi. =^=
Droxine deglutì.
=^= Un delle paure più profonde di chi prende la via dello spazio è morire nel vuoto, al freddo. Soffocando lentamente. Tutta la nostra tecnologia ci protegge ma la paura è sempre lì. Per quanto tu ami lo spazio quel terrore ti segue sempre.
Appena un passo dietro di te. Bene... eccomi qua. L'aria è già viziata, la temperatura sta crollando e solo pochi centimetri di materiale mi separano da una decompressione esplosiva. =^=
Ansimò. L'aria si stava facendo veramente troppo pesante o era una crisi di panico?
=^= In tutto questo riesco a pensare solo una cosa. Se sopravvivo uccido il comandante Finn! =^=

***Flashback***
Hangar della nave sconosciuta - 4 minuti prima


Droxine si diresse alla consolle di servizio dell'hangar.
Era proprio vicino ad una specie di sgabuzzino. Avrebbe aperto i portelli di attracco e sarebbe schizzata nella stanzetta. Non serviva che fosse completamente ermetico. La Seatiger l'avrebbe tratta in salvo in pochi secondi. La decompressione avrebbe ripulito a sufficienza l'hangar. Semplice ed elegante.
Doveva solo interpretare il pannello di controllo in lingua aliena. Oh be'.
Quante consolle aliene aveva utilizzato con successo nella sua carriera?
Infatti individuò subito un'icona promettente. Quello che sembrava una porta con una barra sopra. Sì, avrebbe scommesso su quello.
Misurò la distanza che la separava dalla porta, si mise in posizione per scattare e toccò l'icona.
Un capo di forza lampeggiò lungo le pareti e sigillò tutto l'hangar.
Droxine si bloccò.
"Maledizione!"
Si era messa in trappola da sola.
Cercò l'icona per premerla di nuovo ma la consolle si era disattivata.
I suoi pensieri virarono ad imprecazioni più colorite.
Toccò il suo comunicatore.
"Carelli a Seatiger. Rispondete."
Nulla.
"Ma cosa... anche un jammer? Tutto questo non può essere un caso. Questa è una vera e propria trappola. Ma per chi?"
Controllò il tricorder. Mancavano 7 minuti alla partenza della nave. La prospettiva di diventare bidimensionale non la solleticava.
"Non so chi abbia architettato questa cosa ma si accorgerà che il capo ingegnere della USS Seatiger è un osso duro."
Aveva adocchiato da prima i resti di una navetta. Era completamente andata ma uno dei propulsori era quasi del tutto a nudo.
Il fatto era che buona parte dei detriti arano addossati sulla parete in direzione di poppa. Lì il capo di forza sfrigolava cercando tagliare attraverso i rottami metallici senza molto successo. Gli emettitori erano già sotto sforzo.
Avrebbe attivato il propulsore a bassa potenza.
Gli ugelli, che erano opportunamente orientati verso l'emettitore più vicino ai portelli (aha! Errore di progettazione!), avrebbero sovraccaricato il campo. E booom.
Il problema era che lei si sarebbe trovata in una stanza piena di detriti volanti ad alta velocità e sparata nello spazio. Non aveva simpatia per le decompressioni esplosive, quindi si cercò un contenitore in cui rifugiarsi. Lo trovò quasi subito.
Era poco più di una bara ma era meglio non avere troppo spazio, altrimenti sisarebbe frantumata le ossa rimbalzando sulle pareti. Il materiale sembrava solido ed abbastanza spesso. Avrebbe a resistito agli urti. L'aria non sarebbe stato un problema: la Seatiger l'avrebbe recuperata quasi subito.
Ecco qua. Missione compiuta anche questa volta.
Si affrettò a mettere in pratica il suo piano. Appena attivato il propulsore si rifugiò nel contenitore.
"Non è da tutti scegliere la propria bara."
Pensò ridacchiando.
Chiusa al buio sentiva l'ululato del motore che copriva quasi quello degli scudi in agonia.
Poi l'esplosione. Il rombo del vento accompagnato dall'accelerazione frammenti piccoli e grandi picchiettavano sulla superficie esterna. Ne sarebbe bastato unopiù grosso degli altri. O dotato di sufficiente energia cinetica...
"Avanti... resisti..."
Il picchiettio rallentò, fino a terminare del tutto.
"Aventi ragazzi... mi vedete?"
Accese il tricorder solo per avere un po' di luce.
Un minuto passò. Poi due. Che velocità aveva? Quanto si era ancora allontanata della Seatiger? Avrebbero già dovuto recuperarla.
Un'idea le attraversò la mente raggelandola. Lanciò un'analisi sulla scatola che laconteneva.
Le si interruppe il respiro quando capì. Il materiale era un ottimo schermo per isensori. Forse serviva per il trasporto di campioni biologici. Più probabilmentecontrabbando. La Seatiger l'aveva mancata. Era morta.
"Non è da tutti scegliere la propria bara."
Ma questa volta non rise.

Da qualche parte nello spazio


"Ed eccoci qua."
L'aria che le usciva di bocca faceva nuvolette. Tremava. Faceva fatica a pensare ormai. Era intontita. Non aveva paura. Non più. Non aveva abbastanza ossigeno nel sangue per alimentarla.
"Dormi. Droxine. Non sei abbastanza coraggiosa per incontrare la morte da sveglia."
Chiuse gli occhi.

Da qualche parte nello spazio


Luce. Qualcuno le premeva qualcosa sulla bocca. I suoi polmoni si gonfiarono di aria.
Dolce, deliziosa aria. Non si apprezzano mai le cose necessarie se non quando ti vengono tolte.
Focalizzò a fatica il viso che la fissava dall'alto. Non sembrava contento.
"Lei è... il nuovo dottore, vero?"
Mugulò.
"Symon Bruce. Per servirla. E dico sul serio. Perché a quanto pare sono stato rapito per servirla. Dai tempi del ratto delle Sabine questo non promette bene."
Brontolò l'altro.
Droxine non si sentiva in grado di sostenere una conversazione complessa quindi si guardò intorno. Riconobbe l'interno.
"Siamo sulla Remora?"
Una voce conosciuta venne dalla prua della navicella.
"Brava! Sembra chele facoltà mentali non siano state intaccate. "
"Anari! Lo sapevo. Potevi essere solo tu."
"Concordo."
Sottolineò la voce stizzita del dottore.
Droxine si alzò dal pavimento dove era sdraiata lottando con le vertigini e si affrettò verso la poltrona accanto all'ufficiale scientifico, ignorando un sempre più infastidito Symon.
"'Grazie, dottore per avermi curata da un serio caso si asfissia e di assideramento. Posso alzarmi ora? No? Grazie dottore. Le lo dice lei sono sicura che sia la cosa migliore."

Le due donne ignorarono bellamente i borbotti dell'uomo.

"Come hai fatto a trovarmi? Il contenitore era schermato."
"Appunto. Ho cercato i contenitori compatibili come dimensioni il cui interno non potevo scansionare."
"Ma erano tantissimi e dispersi. Inoltre avresti potuto farlo solo a distanza ravvicinata."
"Be', non riuscendo a trovarti era ovvio che se non eri nella nave dovevi essere fuori. Ho intuito che potessi essere in un contenitore schermato. Quindi ho convinto il capitano a farmi fare un tentativo. Poiché la Seatiger era nell'hangar non potevo prendere una navetta, quindi ho preso la Remora, dopo aver prelevato il dottore..."
"Mi ha teletrasportato dall'infermeria senza chiedermi niente! Avrei potuto essere
nel bel mezzo di un'operazione chirurgica!"
"...quindi ho creato un algoritmo di scansione ed ho calcolato la rotta con la maggior incidenza di detriti della forma e dimensione desiderati. Ed eccoci qua."
"Capitano, navetta, rotta, algoritmo... ma quanto tempo è passato?"
"Tre minuti circa."
Droxine scosse la testa incredula.
"Sei incredibile."
"Oh non esageriamo. In realtà avevo gli algoritmi pronti."
"Ah ecco. Un attimo. Tu hai algoritmi di ricerca di punti ciechi già pronti?"
"Li faccio come passatempo. Non si sa mai se e quando possano tornare utili."
Replicò Anari sulla difensiva.
"Mia cara... questo è ossessivo-compulsivo, altro che..."
"Stai forse dicendo che sono pazza?"
"Se non lo dice lei lo dico io..."
Interloquì Bruce.
Anari si voltò verso il dottore con un sorriso.
"Suvvia, Doc. si rilassi. In fondo abbiamo salvato il nostro capo ingegnere. Secondo me dovrebbe fare più sesso. Tra l'altro la prima cosa che Droxine ha visto dopo un'esperienza di quasi morte è stato lei. Se si gioca bene le sue carte sono sicura che avrebbe una possibilità."
"Anari!!"
Strillò Droxine arrossendo.
"Non guardare me. Se ti ricordi la mia parte l'ho già fatta..."

Il dottore aprì e chiuse la bocca un paio di volte e poi fece una ritirata strategica verso il retro della navetta. Sapeva quando era in minoranza e la battaglia era persa.
"Ma non la guerra. Prima o poi qualcuno dovrà pur fare una visita ginecologica. Ed allora..."
Ora che erano sole Anari tornò a rivolgersi a Droxine.
"Allora come ti senti? Dopo un'esperienza come la tua possono anche esserci conseguenze psicologiche. Hai un senso di soffocamento? L'impressione che le pareti si chiudano su di te? Claustrofobia?"
Droxine boccheggiò.
"Fino ad un attimo fa no... grazie eh?"
Il tono di Anari si fece più serio.
"Scherzi a parte, Dro, come ti senti?"
Droxine rimase un po' in silenzio.
"Sono arrabbiata. Con me stessa."
"Perché?"
"Ho fatto una serie di stupidaggini in quell'hangar."
"Bé, ce l'hai fatta no? Hai permesso alla Seatiger di entrare."
"Non è quello. Qualche tempo fa, quando ero molto meno sicura di me, non avrei commesso quegli errori."
"Nessuno è perfetto, non credere che..."
"No, ascolta. In questi anni abbiamo fatto cose al limite del possibile ed anche oltre. Con il tempo ho cominciato a credere che tutto mi sarebbe stato permesso. Sono diventata incurante. Troppo sicura di me. Mi manca la paura, capisci? La paura ti tiene in riga, concentrata. In quell'hangar ero così stupidamente sicura che ce l'avrei fatta che ho tralasciato accorgimenti che un tempo avrei usato."
Sospirò.
"Lo spazio non aspetta altro che questo. Una distrazione e sei morta. Ed io lo ero. Sapevo di esserlo e di essermelo meritato."
Droxine si accorse di stare piangendo.
Anari rimase in silenzio un po' mentre l'amica si sfogava. Poi decise di rompere piega deprimente che aveva preso la conversazione.
"E quindi? Appena tornati sulla Seatiger ci aspetta un giro di vite sui controlli di sicurezza? Controlli tecnici maniacali a gogo?"
Droxine fece una risatina asciugandosi le lacrime.
"Diavolo, sì. Aspettatevi un fottuto regno del terrore!"
Risero entrambe.
"Parlando della Seatiger. Quanto manca ad arrivare?"
"Ecco... a proposito di quello potremmo avere qualche piccolo problema..."
Droxine la guardò senza capire.
"La nave aliena è balzata in curvatura portando via la Seatiger con sé. E noi siamo su una nave classe Waverider."
Droxine comprese.
"Curvatura massima 4. A che fattore di curvatura viaggiano loro?"
"Curvatura 6."
"Oh bene."
"Ma non sarà un problema giusto?"
"Be' abbiamo uno scienziato geniale ed un ingegnere in grado di fare miracoli qui, giusto?"
"Mi accorgo di aver gettato parole al vento..."
"Tranquilla, in quell'hangar era da sola. Ora sei insieme a me. Possiamo veramente fare tutto!"
Droxine alzò gli occhi al cielo.
"E se proprio non se la dovessimo fare e rimanessimo bloccati nello spazio profondo possiamo sempre sollazzarci con il dottore..."
"..."