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DS16GAMMA - MISSIONE 20 RSS DS16GAMMA - Missione 20

20.04 " Blow Out "

di T'Lani , Pubblicato il 13-06-2018

Deep Space 16 Gamma - Studio del capitano - 18/03/2398, Ore 14:45


Il capitano Riccardi sospirò, andando a sedersi sulla poltrona del suo studio. Presto l'ammiragliato lo avrebbe contattato per avere un rapporto sul fenomeno cui avevano assistito sulla Base Stellare 16 Gamma. Questo non sarebbe stato un problema, se si fossero limitati a chiedere che lui descrivesse i fatti puri e semplici. In data stellare tale, alle ore tali, la Base Stellare era stata investita da una radiazione elettromagnetica di tipo luminoso di natura e provenienza sconosciuta. Alcuni individui avevano apparentemente riportato limitate conseguenze neurologiche. E un antico cristallo aveva improvvisamente iniziato a brillare nella bottega di un'antiquaria.
Riccardi scosse la testa. Le sue dita tamburellarono sulla tastiera del computer, cercando di mettere in parole quella sensazione, ma il cursore rimaneva ostinatamente sullo stesso punto.

=^= Comandante Rogers a capitano Riccardi =^=
Premette il comunicatore: "Qui Riccardi. Che c'è comandante?"
=^= Sono in sala comando. Può raggiungermi, per favore? Ho una cosa da mostrarle =^=
"Arrivo"

Chiuse il monitor con un colpo secco, quindi si diresse alla sala comando.
Si accorse che il personale della sala era tutto raccolto di fronte al monitor del comandante Rogers. L'uomo era circondato da ogni parte, con alcuni membri di equipaggio che allungavano il collo per guardare meglio. Si avvicinò.
"Cosa c'è di tanto interessante?" - domandò, a voce alta. Ci fu un momento di confusione, in cui gli ufficiali di plancia si dispersero tornando di corsa verso le loro postazioni.
"E' riuscito a scoprire che cosa è successo ieri, comandante?"
Ramar Rogers si girò appena: "No. Ma ho scoperto qualcosa" - disse, premendo un pulsante sulla consolle. Sul monitor della sua consolle iniziarono a scorrere delle immagini.
"E' da ieri che cerco una spiegazione al fenomeno... - iniziò il primo ufficiale - I sensori della Base non hanno registrato nulla di rilevante. Il tunnel spaziale era chiuso e tutto era tranquillo sia prima che dopo. Nessuna nave in arrivo. Allora ho pensato che forse quella luce potesse avere una fonte non esterna, ma interna alla Base, e mi sono fatto spedire dalla Sicurezza le registrazioni delle olocamere del circuito di sorveglianza"
"E cosa ha trovato?"
"Guardi" - Riccardi fissò il monitor, senza capire. Riconobbe la sala comando il giorno prima. Uomini e donne si muovevano a ritroso attorno ai computer e alle postazioni della sala, mentre il contatore risaliva rapidamente verso le ventuno e diciotto. Riconobbe sé stesso, con la giacca dello smoking sbottonata, che conversava con lo stesso Ramar, che aiutava Shran ad alzarsi e poi tornava verso il primo ufficiale, marciando all'indietro. L'effetto era piuttosto comico, pensò Riccardi, senza sorridere.
Ventuno e venti. Ramar rallentò la velocità delle immagini.
Ventuno e diciotto.
Il monitor si riempì di una luce fortissima. Istintivamente Riccardi distolse lo sguardo, proteggendosi gli occhi con il dorso delle mani.
"Mi vuol dire semplicemente che cosa ha trovato, senza accecarmi!"
"Chiedo scusa - disse l'ufficiale - Le ho fatto prima vedere le immagini che ho ricevuto, non filtrate. Ma adesso inserisco i filtri" - promise, e manovrò sulla sua consolle.
La luminosità si abbassò gradatamente. Quello che appariva come un bianco pieno e puro iniziò a riempirsi di linee e di ombre che si consolidavano in forme. L'immagine ferma alle 21 e 18 cominciò ad assomigliare ad una antica fotografia terrestre. Gli uomini e le donne della plancia apparivano congelati in pose assurde. Alcuni avevano le mani sugli occhi. Lui si era voltato verso il turboascensore, con il volto nascosto nel cavo del braccio.
Riccardi si stava spazientendo.
"E allora?"
"Non l'ho notato neanche io, all'inizio." - disse, puntando un dito sul monitor - Sono io, quello lì, vede capitano?"
Il capitano si concentrò sulla figura dell'ufficiale. Sbatté le palpebre: "Che filtri ha usato?" - domandò.
"Non sono i filtri ad alterare il colore, capitano, glielo posso assicurare - disse Ramar - In quel momento e solo in quel momento, la mia uniforme è blu..."



Deep Space 16 Gamma - Passeggiata - 18/03/2398, Ore 15:00


La passeggiata si stava riempiendo di persone che uscivano dai ristoranti per rifluire verso la vetrata o verso la zona delle botteghe. Durani si rese conto, passando vicino a vari gruppi, che il fenomeno del giorno prima era ancora la notizia più discussa e che il capitano avrebbe dovuto presto emanare un comunicato ufficiale, se non voleva che le tesi più fantasiose o complottistiche finissero con l'affermarsi come verità di fede presso tutte le comunità della Base.
Si fermò davanti al chiosco di dolci cardassiani. Aveva saltato il pranzo per andare all'appuntamento con Rogal.
Sorrise tra sé. Ne era valsa la pena. E poi, era sicura di aver consumato abbastanza calorie da potersi permettere il dolce...
C'era un bajoriano di fronte alla cassa del chiosco. Aveva pieghe profonde ai lati di una bocca carnosa. I capelli erano scuri e folti, lasciati piuttosto lunghi sul collo. Portava un coltello alla cintura ed il suo orecchino era particolarmente grosso e vistoso. Le ricordava qualcosa che aveva letto, a proposito di una gang di ragazzi di Bajor, abbandonati o orfani della guerra contro i cardassiani che ad un certo punto si erano messi a fare aggressioni e rapine. Ma soprattutto, corrispondeva esattamente alla descrizione che le aveva appena fatto Rogal, a proposito del bajoriano che aveva venduto un oggetto dalle strane caratteristiche all'ambasciatrice klingon.
L'uomo prese il suo dolce, pagò, e si allontanò dal chiosco, camminando con fare distratto in direzione della grande vetrata sullo spazio.
Durani lo seguì, dimenticandosi di avere appetito.
L'uomo consumava il suo dolce senza badare alle gocce sciolte che iniziavano a macchiargli il mento e il davanti della casacca. La consigliera si accorse che, fingendo noncuranza, il bajoriano in realtà guardava con molta attenzione verso le postazioni della sicurezza e aveva cura di girare sempre le spalle agli obiettivi delle olocamere di sorveglianza.
L'uomo si appoggiò alla balaustra sulla vetrata. Un secondo uomo, un umano alto con i capelli bianchi raccolti in una coda si appoggiò a sua volta alla balaustra, non lontano dall'altro, in una maniera troppo apparentemente casuale per esserlo davvero.
I due scambiarono delle parole, a voce bassa, senza mai guardarsi negli occhi, quindi si staccarono contemporaneamente dalla visione dello spazio e si allontanarono in due direzioni diverse.
Durani esitò solo un istante prima di decidere chi seguire.



Deep Space 16 Gamma - Laboratorio dell'ufficiale scientifico - 18/03/2398, Ore 15:00


Shran depositò con delicatezza l'involto di lana pesante che copriva il cristallo sul bancone del laboratorio. Alle sue spalle, l'anziana commerciante vulcaniana seguiva tutti i suoi movimenti con espressione indecifrabile. Aveva forse paura che lui lo danneggiasse? Se non avesse voluto che fossero fatti controlli su quell'oggetto, non avrebbe dovuto richiamare su questo l'attenzione del capitano...

Si schiarì la voce: "Da quanto tempo quest'affare è nella sua bottega?" - domandò.
"Quell'affare è un cristallo silente. Che io sappia, ne esistono solo due nella Galassia, e per rispondere alla sua domanda: è in mio possesso da molti anni. Ricorda Kodos, il governatore di Tarsus IV?" Shran drizzò le antenne.
"Il macellaio di Tarsus IV, vorrà dire! - esclamò - Ma è stato almeno ottant'anni fa!"
T'Lani chinò il capo, assentendo: "Adesso è solo un paragrafo sanguinoso - uno dei tanti - nei libri di storia della Federazione. Quando la Flotta Stellare intervenne su Tarsus IV, Kodos riuscì a scappare insieme ad una delle sue figlie, l'unica che fosse ancora viva dopo i massacri. Fu preso solo qualche anno dopo. Per sopravvivere durante la latitanza, la figlia vendette piano piano alcuni dei beni che Kodos aveva razziato agli sventurati abitanti del pianeta. Io li ho incontrati allora... Lui si faceva passare per un ex attore. Sosteneva che il cristallo gli era stato donato. Allora ero giovane e ingenua... - un tenue sorriso le increspò le labbra - Ma non gli credetti lo stesso, anche se non sapevo chi fosse."
"Gli abitanti di Tarsus non hanno rivendicato il cristallo?"
"Dopo tanti anni e tanti morti? No. Nessuno è mai venuto a bussare alla mia bottega per rivendicarlo. Non posso escludere che qualcuno lo faccia prima o poi, ma come ha detto lei, sono passati più di ottanta anni da allora. Del resto, non faceva realmente parte della cultura locale. Secondo alcuni testi che ho potuto consultare, il cristallo era stato abbandonato su Tarsus IV da viaggiatori di altri mondi. Non ho idea di chi fossero. Posso solo dire che l'unico altro cristallo uguale a questo di cui sono a conoscenza si trovava in un tempio di Bajor, fino a quando il pianeta non fu occupato dai cardassiani. Poi, se ne è perduta traccia"
Era il momento di iniziare le sue analisi, pensò Shran. Prese da un cassetto degli occhiali protettivi, e ne regolò il filtro. Porse un secondo paio a T'Lani, che scosse la testa: "I vulcaniani sono assuefatti alla luce forte"
"Come vuole" - scrollò le spalle Shran, e sciolse l'involucro.