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USS HOPE - MISSIONE 14 RSS USS HOPE - Missione 14

14.05 "Una nuova vittima"

di Caytlin , Pubblicato il 18-11-2019

USS Hope, Ufficio del Consigliere - 20/08/2399, Ore 15.04


"Mi spieghi per quale motivo non mi avete detto nulla?" Basta era decisamente sdegnato

"Esattamente cosa?" interloquì la Risiana con fare sornione

"Caytlin non fare la stupida con me.. siete andate con Doohan senza alcuna protezione dei miei uomini.. la sezione sicurezza non era al corrente dei vostri spostamenti.. un away team ha sempre una squadra di supporto pronta ad ogni evenienza"

"E noi l'avevamo.. ho allertato Rest che presidiava una delle sale teletrasporto pronto a recuperarci in caso di necessità.. la stessa Xyr ne era informata e pronta ad agire all'abbisogna.. e sono pressoché certa che in base al regolamento lei ti abbia avvertito, prescrivendoti però il divieto di sbarcare in forze in nostro supporto"

"Infatti.. ma non capisco perché tutto il mondo ne era a conoscenza, tranne me! Perché non mi è stato detto direttamente da Melanne?"

"Sul serio lo vuoi sapere?"

"No... non venirmi a dire che sono troppo protettivo nei confronti di Melanne perché è mio compito esserlo nei confronti di tutti a bordo..."

"Quindi suppongo che tu sia stato tremendamente in ansia per la mia incolumità e quella del povero Doohan, tanto quanto lo sei per quella della nostra dottoressa"

"Esattamente!"

"Non dire cazzate!"

"Come scusa?"

"Oh mi hai sentito benissimo... è un'espressione terrestre per affermare, senza ombra di dubbio, che stai dicendo una sciocchezza così grossa che è chiaramente falsa"

"Lo cosa vuol dire!" ribatté stizzito Basta

"Bene... se lo sai... al posto di tirare su le tue barriere mentali e metterti sulla difensiva... e so che lo stai facendo... cerca di capire perché sia successo quello che è successo"

"Perché Melanne ha voluto fare una ripicca da bambina! Per qualcosa che ho detto... o che ho fatto!"

"Da bambina?"

"Beh ha quasi trent'anni, come lo definiresti tu non comunicarmi che andava a rischiare la propria incolumità?"

"Innanzitutto non è tenuta a dirlo a te... abbiamo informato Xyr... vai da lei ad informarti se abbiamo noi violato qualche tipo di regolamento... ne usciresti dopo cinque o sei ore più rincoglionito di quanto sei entrato... ma alla fine, sapresti quello che già sai... non eravamo tenute a dirti nulla!"

"Come responsabile della sicurezza, io sono tenuto a garantire l'incolumità..."

"Bla bla bla... tu non sei qua come il capo della tua sezione Lon! Tu sei qua perché ami Melanne, ma non sei in grado né di dirglielo né di rispettare il fatto che sia una donna che ha imparato ad affrontare le sue incertezze e le sue paure... che ama essere indipendente e che ha bisogno di un compagno che la supporti e la protegga... non di uno che la metta in una campana di vetro sgridandone o frustrandone ogni iniziativa! Ora sei qua da me... finalmente vorrei dire... ma se tu avessi avuto la brillante idea di fare tale sceneggiata davanti a lei, non avresti avuto abbastanza guance da porgerle per gli schiaffi!"

"Da quando le psicologhe hanno smesso di ascoltare e far parlare i propri pazienti ed erogano giudizi non richiesti?"

"Attento a te Lon Basta!"

"Ok ok... pace... forse hai ragione te, ma io con Melanne non riesco a discutere... le mie sinapsi celebrali vanno in pappa, quasi come Rest quando ha il pon farr..."

"Inizia a farle capire quanto tieni a lei, possibilmente facendo finire la cosa con un bacio e non con una tua guancia gonfia... al resto ci penso io... ora fuori di qui che io mi devo lavare ed andare a fare una dormita!"



TOOL III, Colonia Tahzot, Ubicazione sconosciuta - 20/08/2399, ore 23.28


Erano appena passate le undici di sera quando finalmente riuscì a portare a termine il suo componimento: non era stato facile scrivere gli ultimi versi ed aveva impiegato molto tempo. Più di quanto aveva immaginato in quanto si era sforzato di creare un'espressione malinconica, ma bella allo stesso tempo.

Molti tentativi lasciati a metà erano finiti in un ipotetico quanto reale cestino. Per due volte era stato molto vicino a lasciare perdere, ma alla fine quella che lui amava definire poesia era lì sul tavolo davanti a lui.

Era il suo lamento per i Profeti... il cui credo stava scomparendo dei cuori Bajoriani e che da anni erano stati visti o percepiti solo di rado.

Un'altra cosa che la Federazione era riuscita a togliere di mezzo.

Si alzò dalla sedia e raddrizzò la schiena: col il passare degli anni trovava sempre più difficile restare seduto a lungo chinato sui suoi scarabocchi.

*Un vecchio come me non dovrebbe più scrivere poesie, salmi o orazioni* aveva pensato *quando un uomo arriva a settantotto anni, i suoi pensieri non hanno più valore se non per se stesso*

Ma allo stesso tempo, sapeva che, fortunatamente, non era così. Certo in alcune culture si guardava ai vecchi con indulgenza o con sprezzante compassione, ma in altre realtà v'era ancora rispetto della vecchiaia considerata come il tempo della saggezza serena.

Lui avrebbe continuato a scrivere finché era in vita, fino a quando la sua mente rimaneva lucida come lo era in quel momento.

Altro non sapeva fare. Non più. In un passato antico era stato un ottimo mercante, così bravo da essere superiore a molti altri. Si era creato la giusta reputazione di essere duro nelle trattative e negli affari. Durante gli anni d'oro aveva accumulato un capitale sufficiente da permettergli di vivere agiatamente. Alla fine, però, era rimasto da solo e si era riconvertito umanamente e spiritualmente.

Da anni erano i propri componimenti a dare un significato alla sua vita: tutto il resto rimaneva una necessità ormai passeggera. Quei versi gli procuravano una soddisfazione che altrimenti provava solo raramente.

Tirò le tende della grande finestra che dava sui campi che si curvavano dolcemente e, mentre attraversava il grande soggiorno, avvertì una fitta alla schiena. Stava forse ammalandosi? Ogni giorno cercava di avvertire i segnali che il suo corpo gli stava lanciando.

Per tutta la vita si era tenuto in forma, non aveva mai fumato, era sempre stato morigerato con cibo e bevande. Tutto questo lo aveva lasciato in buona salute, ma aveva quasi ottant'anni.

Andò in cucina e si versò una tazza di caffè dalla caffettiera che era sempre piena.

Qui si riscosse dalle proprie fantasticherie: un rumore aveva attirato la sua attenzione.

Invecchiare significava, fra l'altro, diventare apprensivi, ma euello che era successo alla Colonia non poteva che aumentare in lui lo stato di preoccupazione.

Le serrature delle porte erano solide. Aveva un fucile nella camera da letto al primo piano ed una pistola pronta all'uso in un cassetto in cucina. Se qualche malintenzionato si fosse azzardato ad entrare della sua proprietà isolata, situata a nord rispetto alla piccola capitale della colonia, avrebbe saputo come difendersi. E non avrebbe esitato a farlo.

Ma sarebbe stato tutta la notte sveglio ad aspettare? Magari invano? No ormai il tarlo della preoccupazione si era incuneato nella sua mente ed aveva sconfitto le fitte alla schiena.

Guardò l'ora: erano appena passate le undici e mezza di sera, non propriamente l'orario ideale per uscire. Diede uno sguardo al termometro appeso fuori dalla finestra e vide che segnava sette gradi.

Andò all'ingresso e si fermò per indossare un maglione aggiuntivo: invecchiando, alle altre pene si aggiungeva quella di patire sempre di più il freddo.

Afferrò il bastone che teneva lì di sicurezza... non sarebbe stato efficace come i phaser, ma uscire armato senza motivo nella notte poteva attirare più attenzioni di quante lui ne desiderasse... già lo consideravano mezzo pazzo... non poteva dar loro motivo di altre assurde dicerie.

Aperta la porta, l'aria era piena di odori che salivano dalla terra bagnata. Una volta che gli occhi si abituarono all'oscurità, poté scrutare il cortile davanti alla casa: era deserto.

In lontananza poteva intravedere il riverbero delle luci della città. Viveva ad una tale distanza dal vicino più prossimo che solo il buio lo circondava. Il cielo era stellato, quasi completamente sereno, eccezion fatta per quella bruttura di nave della Flotta Stellare che si stagliava come un rapace addormentato in orbita.

Era una bella nottata, dopotutto, eppure qualcosa lo rendeva inquieto.

Si fermò sul sentiero davanti a casa e tese l'orecchio: l'unico rumore era il debole brusio del vento.

Si incamminò tralasciando le fitte alla schiena, poi si fermò nuovamente e si girò... non c'era niente: era solo.

Il sentiero era in leggera pendenza, lo avrebbe condotto alla collinetta ove aveva eretto una piccola torretta di osservazione... o un campanile come qualcuno lo aveva chiamato in virtù di quella campanella che aveva issato in cima e che titillava in caso di forte vento o se sollecitata tramite il sistema di cordame che la sorreggeva.

Per arrivarci doveva attraversare un piccolo fossato sul quale aveva sistemato una passerella.

Si fermò di colpo sentendo il verso di un uccello: un ramo che si era spezzato da qualche parte vicino al suono lo convinse che si trattava di un predatore in cerca della sua succulenta cena piumata... ma rimase ugualmente immobile, con tutti i sensi in allerta.

Sentì nuovamente il verso dell'uccello, poi tornò il silenzio e lui si rimise in cammino borbottando malcontento: non solo vecchio, ma anche ansioso con paura dei fantasmi e del buio.

Ancora pochi passi e sarebbe arrivato alla passerella che attraversava il fossato... si fermò nuovamente di colpo: c'era qualcosa di strano, qualcosa di diverso, socchiuse gli occhi per distinguere meglio i dettagli nel buio... non riusciva a capire cosa fosse, ma qualcosa era cambiato.

Alla fine si arrese e si convinse che si trattasse di uno scherzo della sua immaginazione... probabilmente quella confessione del mattino l'aveva sconvolto... il racconto di quel giovane lo aveva scombinato più di quanto non potesse immaginare...

Al resto avevano pensato i suoi occhi che si erano indeboliti... raggiunta la passerella, sentì le assi sotto ai piedi, ma mantenne lo sguardo fisso alla torretta.

Nello stesso attivo in cui il pensiero gli passò per la mente, capì che era tutto vero: c'era qualcuno, un'ombra immobile che sembrava salutarlo.

Un improvviso fremito di paura gli attraversò tutto il corpo come un solitario soffio di vento gelato.

Lanciò un urlo all'ombra sulla torre. Nessuna risposta, nessun movimento.

Gridò nuovamente avanzando di un passo.

Le assi si spezzarono all'improvviso con un rumore secco e lui cadde verso il fondo. Il fossato era profondo circa due metri, non ebbe il tempo di allungare le braccia per frenare la caduta.

Sentì un dolore acuto che proveniva da diverse parti del suo corpo, era come se qualcuno stesse inserendo dei ferri roventi usando lui come uno spiedo... un dolore intenso che gli tolse anche la forza di gridare.

Quando tutto tornò calmo, l'ombra scese lentamente dalla scala di legno della torre ed illuminò il fossato.

Il sacerdote Bajoriano giaceva esanime infilzato da molteplici paletti aguzzi... presto sarebbe toccato anche a quell'idiota che voleva spifferare tutto agli ufficiali federali.