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USS SEATIGER - MISSIONE 05 RSS USS SEATIGER - Missione 05

05.06 "Giovinezza perduta"

di Droxine Carelli, Pubblicato il 28-04-2018


Tempio di Dio. Pianeta imprecisato.


"Perdonami maestro. Ho fallito."

Selmai schiacciò la fronte al suolo in segno di costrizione.
Kver la guardava con uno sguardo disgustato.
Selmai lo conosceva bene. Il suo maestro era sì furioso per il fallimento, ma il disgusto era causato dalla sua dimostrazione di debolezza.
Non la sopportava. In particolare quella di carattere.
Ma pur sapendolo Selmai non poteva evitare di premere la fronte sulle pietre scabre del tempio fino a farla sanguinare.

"Finiscila di strisciare!"
Selmai obbedì e si rimise in piedi.

"Merito la punizione, maestro. La vittoria era ad un passo. Quell'anomalia..."
Kver sputò per terra.

"Anomalia! Un semplice spettacolino di luci fatte per ammansire le menti deboli. Come la tua. La tua fede non è stata abbastanza salda. Evidentemente non te la ho incisa abbastanza profondamente nelle carni..."
Selmai rabbrividì, per ricordi mai abbastanza lontani.

"... significa che sono stato troppo tenero, abbagliato dal tuo talento. Debolezza mia, fallimento tuo. Ma ora è troppo tardi per recriminare. Dobbiamo invece agire."
Selmai strabuzzò tutti e tre gli occhi.

"Agire? ma... ho perso. La vittoria va ora agli Arieli. Avranno loro l'accesso all'arca delle stelle. Loro sarà l'onore di partire per primi verso le stel... "
Fu interrotta dal manrovescio del suo maestro che la scaraventò di nuovo a terra.
Kver lo aveva sferrato senza rabbia ma con freddezza ed uno sguardo tagliente. Per impartire una lezione.

"Non essere stupida. La prima nave stellare dell'Impero dei Due Popoli non può e non potrà mai essere ceduta ad altri che alla Chiesa. Figurarsi a quegli apostati degli Arieli. 'Scienziati' dicono loro. Senza dio dico io. Ma senza Dio non si va da nessuna parte."
"Ma è stata costruita da loro e..."
Un altro sonoro schiaffo risuonò nel tempio.

"Sei sempre più deludente. La nave sarà nostra perché è nostra. Per diritto divino. Dio lo vuole e Dio è con noi. Sempre. Quella ridicola gara indetta dall'imperatore era un buon metodo per andare dritto alla soluzione. Ma visto che hai fallito... scorrerà il sangue."
Selmai rimase in silenzio qualche istante.

"E l'imperatore? Non permetterà che il suo editto venga rovesciato."
"L'imperatore è un Ariele ed è una pustola piena di pus seduta su di un trono di cartapesta. È debole e come tutti i deboli cadrà."
"Ma l'editto specificava che il vincitore avrebbe avuto il dominio sul popolo che avrebbe perso all'interno della nave. Noi avigni non abbiamo scienziati in grado di far volare la nave."
Kver fece un sorriso.

"Ah mia giovane ed ingenua allieva... non sai ancora che meraviglie possono fare il ferro rovente e la corda in mani sapienti... "
Selmai chinò la testa e non disse nulla. Ne aveva una buona idea invece. Ne era stata testimone più volte.
Cambiò argomento cercando di tornare a lidi meno preoccupanti.

"Maestro... perché la nave stellare è così importante?"
Sapeva già la risposta. Ma il maestro amava dare mostra della proprio intelletto e del proprio sapere. A ragione. Kver, Alto Staffiere della chiesa, Maestro di teologia, e Mano Prediletta dell'Altro Padre era riconosciuto come una delle menti più acute dei Due Popoli. Quella mente, la sua spietatezza e rigore morale ne facevano un avversario formidabile per i suoi nemici. Di solito non per molto.
"La nave stellare sarà solo la prima di molte. Con essa porteremo la parola di Dio in punta di spada. Raggiungeremo il cielo sua dimora e ne omaggeremo la gloria. Ma non rimarremo. Ridiscenderemo su mille pianeti per diffonderne la parola. Mille perle pagane vaganti nel cielo saranno presto purificate!"
Selmai si coprì gli occhi laterali lasciando libero solo quello centrale, in gesto di rispetto.

"Grande sia la sua gloria."
"Ed invero lo sarà. Capisci ora perché non non falliremo? Come potremmo? Come potrebbe Dio abbandonare tutte quello povere anime? No, il finale è inevitabile. L'unica cosa da vedere è come arrivarci."


USS Seatiger, Bar di Prora
15/01/2395, Ore 10:00 - D.S. 72039.50


Anena era tornata nel luogo del delitto, per così dire. D'altra parte doveva finire la colazione, interrotta dallo strano spettacolo di luci di poc'anzi.
Data l'ora il locale si era svuotato. C'erano solo pochi ritardatari. Il suo sguardo fu attirato da un ragazzino seduto ad un tavolo. si era preparato un pasto decisamente abbondante. Il tavolo di fronte a lui era ingombro di piatti e piattini. Non lo aveva mai notato prima. Ma in fondo conosceva ancora poco l'equipaggio.
Indossava una maglietta gialla a collo alto e dei pantaloni neri attillati. Avevano una foggia strana, arcaica. Il tessuto in particolare non era del tipo comunemente usato per i vestiti odierni.
"Senti da che pulpito, signor boa di piume di struzzo." Pensò tra sé.
Anche il ragazzo la vide. E le segnalò di avvicinarsi.
Incuriosita Anena le si avvicinò.
Le se rivolse con fare incerto, da adolescente poco sicuro di sé quale probabilmente era.

"Ciao... vuoi sederti? Ti ho tenuto il posto."
Anena sorrise.

"Be', ti ringrazio. A cosa devo il gesto?"
"Ti volevo conoscere meglio. Tu sei Anena giusto?"
"Esatto. E tu sei...?"
"Oh! Scusa, non mi sono presentato! Mi chiamo Charles, Charles Evans."
"Ciao, Charles."
"Puoi chiamarmi Charlie."
"Vada per Charlie, allora. Perché volevi conoscermi meglio?"
Il ragazzo arrossì.
"È che le ragazze a bordo vestono in modo così mascolino... tu invece mi sembri una donna vera."
"Oops... commedia in vista. Meglio stroncarla sul nascere... e pensare che stamani mi sono messo solo un filo di trucco..." Commentò tra sè.
"Sì. Vedi le cose a volte sono un po' più complesse... in ... in effetti..."
Il giovane guardiamarina con cui stava conversando un'ora prima scelse quel momento per avvicinarsi al loro tavolo.

"Ciao Anena, non abbiamo finito quel discorso sui flussi tachionici..."
Charlie si girò di scatto verso il nuovo arrivato con il viso distorto dalla furia.

"NON VEDI CHE STO PARLANDO CON LA SIGNORINA? SPARISCI!"

E sparì. Il corpo dell'uomo si fece traslucido per poi svanire del tutto.
Ad Anena cadde la mascella.
Segui un silenzio tombale in cui i pochi presenti nel bar di prora rimasero paralizzati a fissare il punto in cui il guardiamarina si era trovato fino a quel momento.
Anena deglutì e trovò il coraggio di parlare.

"Charlie... sei stato tu?"
"Sì scusami, ma è stato maleducato. Il capitano Kirk lo diceva sempre che non si interrompe quando uno parla."
"Il capitano Kirk...? Ma tu chi sei, Charlie?"
Charlie si atteggiò un po'.

"Bé sono un dio, naturalmente."
"Un dio, Charlie?"
Il ragazzo si sgonfiò.

"No, scherzo."
Ridacchiò.

"Sono umano. Solo che sono rimasto solo su quel pianeta e stavo morendo e quindi i miei genitori adottivi mi hanno dato i poteri."
"Chi sono questi genitori adottivi, Charlie?"
"Oh, sono i vecchi abitanti del pianeta. Thasus. Quindi loro sono i thasiani, no? Sono incorporei, sai? Hanno un sacco di poteri. Si sono presi cura di me. Avevo quattro anni. Sarei morto altrimenti."
"E quando è successo?"
"Non lo so. Più di cento anni credo."
"Sono... stati gentili ad aiutarti."
Charlie si mostrò infastidito.

"Sì, sì certo... molto gentili. Ma non mi fanno mai fare niente. E sono incorporei. Non si possono neanche toccare."
Charlie si sporse e prese la mano di Anena con un sorriso tremolante.

"Non come te..."
"Ommerda..."

Le porta del bar di prora si aprì per lasciar entrare il Tenente Yamada accompagnata da due uomini della sicurezza. Erano armati.
Anena si alzò con gesto fluido e si diresse verso i nuovi arrivati, trascinandosi dietro Charlie.

"Yuki carisssssima! Capiti a proposito! Voglio presentarti un nuovo amico! Si chiama Charles. Charles, Yuki Yamada."
Charlie un po' tramortito strinse la mano del capo della sicurezza, in condizioni non migliori.
"Sai Yuki? Il nostro Charlie è un buontempone. Prima ha cercato di farmi credere di essere un dio! Ci crederesti? Ha perfino fatto sparire nel nulla il guardiamarina Stoner. Simpaticissimo... dobbiamo mostrargli tutta la nostra ospitalità, non credi?"

Yuki, ancora con gli occhi sgranati iniziò ad annuire lentamente mentre le novità iniziavano a filtrare nel suo cervello.

"S-sì certo. Definitamente."

Intanto si sganciò la pistola phaser dal fianco e la passo con discrezione all'uomo della sicurezza dietro di lei, per poi fare cenno di allontanarsi.
Brava ragazza. Ottimi riflessi.
"Anzi, non credi che dovremmo presentargli il capitano?"
Anena si schiaffeggiò platealmente la fronte.
"Ma certo! Come ho fatto non pensarci! Charlie, cosa ne dici? Vuoi conoscere il capitano?"
Charlie si imbronciò un po'.
"Veramente speravo di stare ancora un po' con te..."
"Ma certo! Non c'è problem..."
Il viso del ragazzo si rasserenò all'improvviso.
"Però sono curioso di incontrare il capitano. Chissà se è come Kirk ..."
Cambia umore ogni cinque secondi. Puro cliché sugli adolescenti... Osservò Anena.

USS Seatiger, Sala riunioni
15/01/2395, Ore 10:35 - D.S. 72039.56


Kenar scrutò il giovane seduto di fronte a sé dall'altra parte del tavolo.
Erano presenti anche Yamada, T'Kar, Queen ed Anari. Ed Anena naturalmente.
Kenar gettò un'occhiata piena di apprezzamento a quest'ultimo. Era riuscito a gestire la situazione in modo esemplare. Ma per quanto?
Aveva avuto appena il tempo per visionare la documentazione storica relativa al precedente contatto con Charles Evans.
Kirk era riuscito a dominarlo inizialmente con il proprio carisma. Ma non a lungo.
Anche in quel caso si era infatuato di un membro dell'equipaggio. Janice Rand.
Ma così l'aveva fatta sparire, alla fine. Quando si era sentito tradito.
I Thasiani l'avevano riportata indietro. Loro avrebbero avuto la stessa fortuna?
Decise di essere diretto. Cauto, ma diretto.

"Charlie. Per quale motivo sei salito sulla Seatiger? Sei scappato di nuovo?"

Charlie si guardava intorno, intimidito. Kenar si domandò se avesse fatto bene o male a lasciare Finn fuori della riunione. Finn aveva dato prova di un gran talento sul piano umano, ma qui una parola sbagliata avrebbe avuto risultati disastrosi.

"No che non sono scappato! I miei tutori... i Thasiani, mi hanno affidato un compito."
"Quale compito?"

Charlie fece un gesto vago, verso la finestra che dava sullo spazio.

"Là fuori c'è un pianeta. Ci sono due razze su di esso. In contrasto. E sono in procinto di andare tra le stelle. Hanno una nave. La loro prima."
Il tono del ragazzo sembrava annoiato.
"Me li hanno affidati. Posso aiutarli od ostacolarli. Hanno detto che avrebbero rispettato la mia decisione. Però mi hanno portato in una altro... coso come si chiama..."
"Universo?"
"Sì ecco! Questo per dire quanto si fidino di me. Comunque una volta arrivato ho sentito una presenza familiare, e mi sono precipitato a vedere. Eravate voi! Veniamo dallo stesso universo!"
"Poche ore fa si è verificato un'anomalia gravitazionale. Eri tu?"
Il viso di Charlie si rabbuiò.
"Sì scusi, non si doveva vedere. È che non mi riesce ancora bene."
Anena intervenne subito per sollevargli il morale.
"Ma figurati! Anzi i colori erano molto belli."
"Davvero? Se vuoi posso rifarli..."
"NO! Voglio dire, non subito. Magari dopo."
Kenar stava cominciando a farsi un quadro. I Thasiani si erano trovati tra le loro incorporee mani una bella gatta da pelare.
Avevano salvato un ragazzino da morte certa. Per poterlo fare gli avevano dato parte delle loro facoltà. Lo avevano reso come loro. Ma senza la saggezza necessaria.
Ed ora avevano un ragazzino umano con il potere di un dio. Perché non glieli toglievano? Cercò di mettersi al loro posto. Se dai ad un cieco dalla nascita la vista poi potresti ritogliergliela se la usasse male?
Un bel dilemma etico.
E così erano rimasti bloccati in una spirale di responsabilità e dovere.
Ma Charlie in oltre 130 anni non era maturato di un giorno. Quindi avevano provato a responsabilizzarlo.
Gli avevano ridato forma fisica.
Gli avevano affidato una situazione di primo contatto.
Una situazione critica, il punto più delicato nello sviluppo di una società.
Potenzialmente avrebbe potuto determinare il futuro di questa parte di spazio.
Un comportamento irresponsabile.
Charlie era ancora un ragazzino. L'unica cosa che gli interessava era soddisfare i piaceri della carne. Prima si era rimpinzato di cibo e poi si era gettato sul primo essere che aveva colpito la sua fantasia di adolescente.
Ora l'unica cosa che gli interessava era entrare nelle mutande di Anena. Dove avrebbe trovato una sorpresa.
Cosa aveva pensato prima dei Thasiani? Saggezza? Non molto pareva. Forse pensavano di rimettere a posto i guai del ragazzo?
All'epoca i Thasiani avevano riportato indietro i membri dell'equipaggio fatti svanire da Charlie ma non i membri della Antares fatta esplodere dal medesimo.
Anche loro avevano dei limiti.
La cosa migliore sarebbe stato indurlo a lasciare la nave. Ma prima...

"Charlie, prima hai fatto scomparire un membro del mio equipaggio... il guardiamarina Stoner."
"Sì, scusi capitano. Non avrei dovuto farlo. Ma è stato molto maleducato. Ci hainterrotto e..."
"Capisco, capisco. Ma ora non sei più arrabbiato, vero?"
"No, ora no."
"Potresti farlo tornare, Charlie? Per favore?"
Charlie soppesò l'idea per un po'. Poi sorrise.
"Certo che posso, anzi ho avuto un'idea. Perché non mi aiuta con il mio compito? Se lo fa lo faccio ritornare."

Kenar non rimase troppo sorpreso dalla proposta. O ricatto.

"Ma i Thasiani hanno affidato a te l'incarico. Saranno d'accordo?"
"Hanno detto che non avrebbero interferito, no? E poi anche chiedere aiuto a gente più esperta di me è un modo di svolgere il compito."
Certo. Oppure è un metodo per sbolognare ad altri un lavoro che non ti interessa. Ma non ho scelta. Borbottò tra sé.
"Suppongo che potremmo darti un aiuto..."
"Perfetto!"
La nave cambiò vibrazione.
Subito il comunicatore di Kenar trillò.
=^= Capitano! Qui Finn. La nave ha cambiato rotta da sola ed i comandi sono bloccati ed è ricomparsa l'anomalia di stamani e ci stiamo dirigendo verso di essa! =^=
"Sì, signor Finn lo supponevo. Mantenga la calma. La raggiungerò tra poco."
=^= Ma... =^=
"Kenar chiudo."

Kenar guardò il piccolo dio dall'altra parte della stanza che gli sorrideva serafico.
Anni prima Charlie aveva avuto difficoltà a tenere sotto controllo una nave complessa come la Enterprise. La Seatiger era una nave enormemente più complessa di una classe Constitution. Kenar aveva sperato che fosse fuori dallesue possibilità. Ma a quanto pareva almeno dal punto di vista del potere puro il ragazzo era cresciuto.
Del resto allora aveva bisogno di navi stellari per spostarsi. Ora apriva portali spaziotemporali.
"Non era necessario, Charlie."
"Così facciamo prima, capitano. Ma mi scusi. Anzi, per farmi perdonare, aggiungo qualcosa all'offerta di prima. Voi siete persi in questo universo, giusto? Se mi aiuta, capitano, vi farò tornare nel vostro... nel nostro universo!"