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USS WAYFARER - MISSIONE 21 RSS USS WAYFARER - Missione 21

21.02 "Cenere e cristallo"

di Julia Reis Squiretaker, Pubblicato il 10-10-2026


Risa, laboratorio medico
08/01/2404 12:20 - D.S. 81020.53


Il laboratorio medico era una lunga sala dalle pareti di marmo bianco venato di verde, illuminata da una luce fredda e uniforme che nessun turista aveva mai visto. L'aria era filtrata, sterile, profumata appena di gelsomino, come se persino la morte, su Risa, dovesse essere accompagnata da un accenno di cortesia. Al centro, su un tavolo di acciaio inclinato, giaceva il corpo del dottor Vance.

Non aveva il pallore consueto dei cadaveri, ma un grigio uniforme e opaco, come cenere compattata. Le vene del collo, che Naholo aveva descritto come fili di luce azzurra, adesso erano solchi scuri e vuoti sotto una pelle che sembrava essersi seccata dall'interno. Gli occhi, socchiusi, avevano le pupille dilatate fino a inghiottire l'iride.

Midriasi bilaterale, pensò Julia. Tornò per un istante a un'infermeria sigillata, anni prima, a un equipaggio che veniva decimato con paura crescente, a pupille come quelle su decine di volti che la imploravano ed un brivido sottile le corse lungo la schiena.

Scacciò l'immagine. Non è la stessa cosa. Non ancora. Non sappiamo se è la stessa cosa.

"Comandante Squiretaker, mi permetta di ribadire la mia posizione." La voce, tesa e premurosa insieme, apparteneva a un risiano alto e slanciato, dalla pelle color rame e dai capelli raccolti in una treccia, che indossava un camice azzurro con il logo dell'ospedale.

Il suo badge lo identificava come il dottor Kelen Ayvo, direttore sanitario. "Le abbiamo concesso l'uso del laboratorio per rispetto della Flotta, ma le procedure risiane prevedono la presenza di un nostro patologo durante qualsiasi esame di un deceduto sul nostro suolo."

Julia si voltò verso di lui con un sorriso morbido, il sorriso di chi accoglie una richiesta ragionevole. Era alta un metro e cinquantasei, e con il camice da campo sopra l'uniforme sembrava ancora più minuta accanto al Risiano. Ma nella sua voce, quando parlò, non c'era nulla di piccolo.

"Dottor Ayvo, la sua ospitalità è impeccabile e non dubito della sua competenza. Ma il defunto è un ufficiale scientifico della Flotta Stellare, e le condizioni del suo corpo suggeriscono una possibile contaminazione da tecnologia non catalogata. Finché non sappiamo cosa lo ha ucciso, nessuno dovrebbe stare in questa stanza senza un motivo davvero valido. Compresi lei e me."

Fece una pausa, lasciando che il concetto si posasse. "Ho bisogno che lei attenda fuori, e ho bisogno che chiuda il laboratorio dall'esterno. Le prometto che le consegnerò un rapporto completo, e le prometto di chiamarla nel momento in cui avrò bisogno di una seconda opinione."

Ayvo aprì la bocca per replicare, incrociò lo sguardo di Julia e capì, con l'istinto di chi dirige un ospedale, che quell'ultima parola sarebbe rimasta a lei. Esitò, quindi chinò appena il capo.

"Un'ora", disse. "Non di più. Il Governatore..."

"Ho capito. Ci ha concesso un'ora, e credo di aver sprecato trenta secondi." Il sorriso di Julia si accentuò appena. "Grazie, dottore."

Quando la porta si richiuse con un sibilo, dal fondo della sala arrivò un commento a mezza voce, secco come uno schiocco di frusta.

"Trenta secondi. Gli hai persino promesso un rapporto. Io gli avrei semplicemente chiuso la porta in faccia."

Gregory Cooper aveva già occupato un angolo del laboratorio, un bancone d'acciaio accanto a un'ampia vetrata da cui si vedeva il mare cobalto spezzato dalle scogliere. Aveva estratto dalla borsa a tracolla un generatore di campo di contenimento portatile e lo stava calibrando con movimenti rapidi e precisi, senza staccare gli occhi dal display. Ciò che più colpiva, in lui, era la capacità di sembrare annoiato e allo stesso tempo divorato dalla curiosità.

"La diplomazia funziona meglio della porta in faccia, Gregory. Di solito la gente poi collabora."

Cooper emise un ghigno nei confronti dell'amica poi alzò un momento gli occhi azzurri verso la vetrata scuotendo la testa. "Un laboratorio dovrebbe avere finestre sul nulla. Come si fa a ragionare con un tramonto che ti fissa?"

Poi sistemò il cilindro nero al centro di un tripode di emettitori e attivò il campo. Un velo azzurro si stese intorno all'oggetto, isolandosi dall'ambiente con una doppia polarità che assorbiva ogni emissione elettromagnetica e gravitazionale. Il cilindro non reagì. Restò lì, opaco, con quel metallo che pareva attrarre la luce della sala.

Julia indossò i guanti e posizionò il tricorder medico sopra il torace di Vance. Lo scanner emise un trillo sommesso, poi un secondo, poi cambiò tonalità.

"Allora," disse a bassa voce, più a se stessa che a lui. "Cominciamo dal principio. Sembrerebbe rigor mortis istantaneo, come ha descritto il Tenente Naholo. Ma abitualmente..." Lasciò scorrere le dita sull'avambraccio, dove la pelle si era fessurata in una sottile rete di crepe. "La rigidità cadaverica dipende dall'esaurimento dell'adenosina trifosfato nei muscoli. Qui c'è ancora. Non si è consumato. Le cellule non hanno smesso di funzionare. Hanno smesso di essere... coordinate."

Cooper, senza voltarsi, sollevò un sopracciglio. "In che senso?"

"Ogni cellula ha una sua vita metabolica, ma il corpo funziona perché migliaia di miliardi di cellule mantengono relazioni chimiche ed elettriche costanti. Qui..." Sollevò il tricorder e lo puntò su un campione appena prelevato dal muscolo deltoide, proiettando l'immagine su uno schermo a parete. "Guarda la struttura dei nuclei."

Sullo schermo, una matrice di cellule si ingrandì fino a mostrare i nuclei con le loro doppie membrane.

"Sono... sfasati", mormorò Cooper.

"Esattamente. Il materiale genetico è integro, ma le strutture di fase, i microtubuli, i complessi proteici sono come... " cercò le parole "...come un'orchestra in cui ogni strumento suona la nota giusta, ma a un tempo diverso. Non è una sostanza a causare tutto questo. Non ho trovato tossine, non ho trovato agenti patogeni. È un problema di sincronia, sembra un disallineamento temporale."

"Naholo ha detto che le cellule stavano perdendo il loro ordine quantistico", disse Cooper. Per la prima volta, il sarcasmo nella sua voce svanì, sostituito da una genuina scintilla di interesse. "E i tuoi dati dicono lo stesso. Ma è scientificamente impossibile. Quel tipo di connessione quantistica è fragilissima: funziona solo nel vuoto e al gelo. Ma dentro di noi c'è un inferno caldo e umido, le molecole si scuotono continuamente. Qualsiasi struttura quantistica verrebbe disintegrata all'istante, prima ancora di formarsi. Non si può perdere un sincronismo che la biologia ti impedisce di avere."

"Allora qualcosa dall'esterno gliel'ha imposto con la forza," concluse lei. "E poi gliel'ha tolto."

Cooper la guardò per un lungo istante. Poi fece un gesto secco verso lo schermo. "Ingrandisci il midollo osseo."

Julia obbedì, e lo scanner rivelò ciò che lei aveva già intravisto e non aveva ancora osato dire ad alta voce. Nel midollo del femore di Vance, tra le cellule staminali ormai spente, brillavano microscopiche strutture cristalline, aghi di un composto ceramico e metallico, allineati con una regolarità che nessun processo biologico avrebbe potuto produrre.

"Nanocristalli", sussurrò. "Milioni. Distribuiti in tutto il corpo, credo. Non sono un residuo di trattamenti medici e non sono presenti nelle cartelle cliniche della Flotta. Sono entrati in lui e si sono organizzati."

"O sono stati fatti organizzare." Cooper spostò lo sguardo sul cilindro. Quindi, con un gesto quasi impaziente, collegò il tricorder scientifico al suo bancone e sovrappose i dati. Sul secondo schermo comparve la firma reticolare del cilindro, un fitto pattern di nodi che si ripeteva con una periodicità impossibile.

I due pattern si sovrapposero. Coincidevano.

Per un momento nessuno dei due parlò. Nel silenzio si sentiva solo il debole ronzio del campo di contenimento.

"È la stessa struttura", disse infine Julia. "Il suo corpo si è riempito di frammenti di quel reticolo."

"Il che significa," continuò Cooper con una voce piatta, "che Vance non teneva il nucleo in mano. Ci viveva dentro. Per giorni, o forse per settimane, è rimasto talmente vicino a questo oggetto che la sua materia ha cominciato a risuonare con esso. Il nucleo semina. Non è un'arma nel senso tradizionale. È un..." lasciò la frase a metà, fissando i nodi luminosi sullo schermo. "Un accordatore. Un sistema che impone la propria coerenza a tutto ciò che gli sta accanto."

"E quando qualcuno ha tentato di attivarlo..."

"...la risonanza ha spezzato l'ospite. Ha strappato ogni cellula dal suo orologio interno." Cooper alzò lo sguardo su Julia. "Il micro-impulso di cui parla Naholo. Il momento in cui è morto. Non l'ha causato il nucleo che abbiamo qui, o almeno non da solo. Lo ha causato qualcun altro, in un altro luogo, che ha acceso qualcosa di collegato a questo."

Julia sentì il sangue scendere, freddo, dal petto allo stomaco. "Un secondo nucleo."

"Oppure un secondo elemento dello stesso progetto. La navetta che ha eluso il raggio traente non si è sdoppiata perché ha un camuffamento migliore dei nostri sistemi. Si è sdoppiata perché è entrata in sovrapposizione. Un sistema macroscopico in due stati contemporaneamente. Che è la cosa più stupida, geniale e pericolosa che abbia mai sentito, e mi seccherebbe moltissimo scoprire che qualcuno ci è arrivato prima di me."

Julia trattenne un sorriso, a metà tra il divertimento e lo sgomento. Poi il suo sguardo cadde di nuovo sul volto di Vance, e il sorriso si spense.

"Naholo ha avuto contatto diretto con lui. Il suo scanner ha rilevato un'alterazione cellulare lieve, ma è pur sempre un'alterazione. Se quei nanocristalli si trasferiscono per contatto..."

"Allora sei appena diventata una paziente in attesa. Così come me, che ho maneggiato il cilindro che mi ha passato in sala detentiva."

"Io ho indosso i guanti, Gregory."

"Sto benissimo", disse lui, con un tono che chiudeva la questione. Poi, dopo un istante, più piano: "Ma ti ringrazio, quel briciolo di apprensione mi terrà compagnia prima che le mie cellule vadano fuori sincrono".

Julia non riuscì a trattenere un sorriso vero. Prese dal kit un hypospray e lo caricò con una miscela che preparava da anni: tricor idrazina come base, un estratto vegetale di ginkgo e di una rara liana andoriana, una piccola quota di un alcaloide scoperta da sua nonna che nessun farmacista della Flotta avrebbe riconosciuto sotto quel nome.

"Sarebbe un buon momento per una piccola precauzione."

"Non ho bisogno degli intrugli erboristici del nostro vice ammiraglio preferito."

"Non è un intruglio. È un protocollo di stabilizzazione cellulare a spettro esteso, con eccipienti naturali che riducono il carico epatico." Alzò l'hypospray e lo guardò dritto negli occhi. "Un protocollo che, per inciso, ha una storia clinica di quindici anni. E te lo chiedo per favore.. non per me, ma fallo per Rumar che senza i tuoi borbottii non si diverte."

Cooper sospirò come un uomo che cede a un ricatto morale. Scoprì il collo con un gesto brusco. "Mettiamo a verbale che ho protestato."

"Taci brontolo!" disse lei scimmiottando il nomignolo che i suoi figli avevano dato a Cooper.

Il sibilo dell'hypospray fu l'unico suono per un istante. Julia ne caricò un secondo, per sé, e si iniettò la dose nel braccio con un gesto rapido. Poi ne preparò un terzo e lo sigillò in un contenitore.

"Per il Tenente Naholo", disse. "Quando lo rivedrò."

USS Wayfarer, Plancia
08/01/2404 12:40 - D.S. 81020.58


Sheeval Wu sedeva sulla poltrona di comando con la schiena dritta, le mani appoggiate sui braccioli e lo sguardo fisso sul grande schermo, dove Risa girava lentamente sotto i suoi occhi bionici. Da quando il Capitano era sceso sul pianeta, l'atmosfera in plancia si era fatta più tesa. Nessuno lo diceva, ma tutti guardavano di continuo il punto dove la navetta fuggitiva era svanita, come se lo spazio potesse restituire ciò che aveva inghiottito.

Alla postazione delle operazioni, Damian Corwin lavorava da quasi un'ora richiamando sullo schermo ausiliario le registrazioni sensoriali dell'inseguimento, e le faceva scorrere avanti e indietro, con la precisione di chi sapeva che ogni anomalia era una storia da ricostruire. In sottofondo, da una piccola unità audio sulla console, filtrava una sonata per pianoforte di Beethoven a volume quasi impercettibile, un'abitudine che il Capitano tollerava con indulgenza.

"Ho isolato una sequenza interessante nei sensori di lungo raggio, ventisette secondi prima del salto in curvatura. Ma la finestra è troppo stretta perché possa essere certo di ciò che vedo." disse senza voltarsi

"Comandante Corwin," disse il Primo Ufficiale Rumar entrando in plancia. Si diresse dritto verso la postazione scientifica senza rallentare il passo. "Il Capitano ha ordinato di fare luce su quell'anomalia. Comunicazioni ed ingegneria le daranno una mano, ma non voglio due o tre squadre separate a pestarsi i piedi. Formate un unico team di analisi. Lei coordina."

Corwin si voltò, sorpreso dall'improvvisa assegnazione. "Signore, io... mi servirebbe del tempo per..."

"Il tempo è l'unica cosa che non abbiamo," lo interruppe Rumar con voce piana, piantando lo sguardo nei suoi occhi. "Il suo curriculum dice che sa risolvere situazioni in cui i dati sono frammentari e i minuti contati. A me basta questo. Raggiunga il Tenente Ichigawa e metta il team del Comandante Ristea al lavoro sulla sua sequenza. Vada!"

Corwin esitò appena, poi annuì. "Sarà fatto."

Dalla posizione defilata accanto alla plancia, dove sedeva con un padd sulle ginocchia, il consigliere Kublik sollevò lo sguardo. Aveva seguito lo scambio senza intervenire, con quell'attenzione silenziosa che era parte del suo mestiere. I suoi occhi verdi, sempre in movimento, avevano già registrato i piccoli segnali della plancia: la mascella serrata del timoniere, la rigidità nelle spalle di Corwin, il modo in cui Wu, in apparenza impassibile, tamburellava con un dito sul bracciolo, un gesto microscopico che tradiva la sua tensione.

E c'era altro. Da quando aveva sentito la voce di Michael attraverso il comunicatore, poche ore prima, un'ombra le stringeva il petto. Non era paura. Era la consapevolezza, che non poteva dissimulare del tutto a se stessa, che lui era sceso a terra in una situazione politicamente esplosiva, e che quel tono controllato, quel "Tenente... l'abbiamo persa", nascondeva una frustrazione che lei conosceva troppo bene.

Si alzò e si avvicinò a Rumar con passo lieve. "Krell, se posso. Il Tenente Naholo ha perso un amico d'Accademia davanti ai propri occhi, e nelle ultime ore ha forzato una rete planetaria e affrontato un arresto. Quando tutto sarà finito, avrà bisogno di parlare con qualcuno di tutto questo, senza sentirsi sotto procedimento disciplinare."

"Naholo ha agito senza autorizzazione e ha messo la Flotta in una posizione delicata. Ma non ho intenzione di punire il suo dolore. Punirò le violazioni, se Michael deciderà che lo siano. Il resto non mi riguarda."

Il comunicatore sulla console del comando emise un trillo. =^=Ichigawa a plancia. Comandante Wu, abbiamo... qualcosa.=^=

USS Wayfarer, laboratorio di astrometria
08/01/2404 12:55 - D.S. 81020.61


Dorian Ristea camminava avanti e indietro davanti alla mappa, con le mani intrecciate dietro la schiena, alternando lo sguardo tra le equazioni sullo schermo e i piedi. Era un modo tutto suo di pensare: quando un'idea gli sfuggiva, il corpo cercava di raggiungerla a passi.

"Non è un errore del sistema di puntamento", stava dicendo a mezza voce "Ho ricontrollato la calibrazione tre volte. Il raggio traente ha una portante gravitonica coerente, che richiede un punto di aggancio univoco. Ma la navetta ha mostrato due massimi gravimetrici distinti, con una differenza di fase di esattamente mezzo periodo. Le due immagini interferivano in modo distruttivo con la portante. Il raggio non aveva dove afferrarsi."

"Quindi la navetta non si è duplicata", disse Ichigawa, senza voltarsi.

"No. Non ha creato una copia. Era in due posti contemporaneamente, ma rimaneva un unico oggetto." Ristea si fermò, passò una mano tra i capelli scomposti e si girò con un'espressione quasi imbarazzata. "È come... come se il raggio avesse cercato di afferrare l'ombra e il corpo insieme, e ogni tentativo annullasse l'altro. Non ho mai visto nulla del genere, se non in equazioni teoriche."

"E quando sono entrati in curvatura?"

"Ecco, questo è il punto. Il campo di curvatura non si è formato attorno a una delle due immagini. Si è formato attorno a entrambe. Un unico campo, con due sorgenti. Come se..." si interruppe, cercando la parola. "Come se il motore si fosse aggrovigliato con se stesso."

La Ichigawa alzò finalmente la testa, e i suoi occhi castani si illuminarono. "Allora forse quello che ho trovato ha senso."

Sullo schermo, accanto alla mappa, comparve una finestra piena di tracce d'onda. "Durante lo sdoppiamento, nei sensori subspaziali era presente una portante debole, a bassissima potenza, modulata in modo irregolare. Il computer l'aveva scartata come rumore di fondo. Ma quando l'ho confrontata con i modelli che ho sviluppato per l'algoritmo interdimensionale, ho notato che il pattern si ripete con una struttura non casuale. Non è comunicazione nel senso tradizionale. Non trasmette un messaggio."

"E cosa trasmette?"

"Un... conteggio. Un battito. Ogni quaranta millisecondi la portante manda un impulso identico, e ogni impulso porta con sé una sorta di marcatore di fase." Ichigawa fece scorrere le dita sul pannello, e le tracce si scomposero in sequenze colorate. "Credo che la navetta si sincronizzasse con qualcosa. Come si sintonizzano due orologi: uno manda il tempo, l'altro risponde. E l'ultima sequenza, quella pochi istanti prima dell'entrata in curvatura, ha una forma diversa. Non è un marcatore. È una domanda."

Ristea si avvicinò. "Una domanda?"

"O una richiesta di conferma. Il pattern è lo stesso che nel mio algoritmo corrisponde a una struttura interrogativa. Un handshake." Deglutì. "Qualcuno, dalla navetta, ha chiesto: 'Sei lì?'"

"E qualcuno ha risposto?"

"Non ho rilevato risposta." La voce di Asuna si fece più bassa. "O almeno, non una che i nostri sensori riuscissero a captare."

Il portello si aprì con un sibilo, e Corwin entrò a passi rapidi, con un pad in mano e l'aria concentrata di chi era già a metà di una soluzione. "Ho ascoltato la vostra analisi" disse "Se il Comandante Ristea ha ragione e il campo di curvatura era condiviso tra le due immagini, dovrebbe esistere una traccia residua nel continuum, diversa da una normale scia. Non una scia che svanisce, ma una... una piega."

"Una piega?" ripeté Ristea, curioso.

"Nel 2393 ho mappato un vortice subspaziale rilevando le distorsioni con emissioni di particelle tachioniche. I tachioni non interagiscono con la materia ordinaria, ma sono sensibili alle strutture di fase dello spazio. Se emettessimo un impulso tachionico a bassa energia dai deflettori, potremmo rivelare qualsiasi residuo di sovrapposizione lungo la rotta della navetta. Anche se i nostri sensori normali non lo vedono."

Ristea si morse il labbro. "È una tecnica rischiosa. Non sappiamo come reagirebbe un sistema quantistico come quello a un impulso tachionico. Se la navetta è accoppiata a qualcosa... se ciò che ha sdoppiato la navetta interagisce con la fase..."

"La potenza sarebbe minima", replicò Corwin con calma. "Le assicuro che lo faremmo con estrema cautela. E la navetta è lontana.."

"Non sappiamo se..." iniziò Ristea, poi si interruppe. Guardò Asuna, che annuì piano, il cui sguardo sereno sembrava dirgli di fidarsi del proprio istinto. Infine tornò a Corwin. "Va bene. Ma voglio essere io a calibrare l'emettitore. E voglio un interruzione di emergenza pronta, attivabile in un secondo."

"Ovviamente."

Corwin toccò il comunicatore. "Corwin a plancia. Chiedo l'autorizzazione a eseguire una scansione tachionica a bassa potenza lungo la traiettoria della navetta."

=^=Autorizzazione concessa, Comandante. Ma alla prima anomalia, si interrompe=^=, rispose la voce del Primo Ufficiale. =^=Potete iniziare subito dopo il teletrasporto del Comandante Wu che scende su Risa. Il Capitano ha chiesto rinforzi per la protezione del laboratorio medico=^=

"Ricevuto, signore."

Risa, laboratorio medico
08/01/2404 13:05 - D.S. 81020.64


Il raggio del teletrasporto fece materializzare tre figure davanti alla porta sigillata del laboratorio medico.

Sheeval fu la prima a muoversi. Uscì dal raggio con un passo silenzioso e fluido, percorse con lo sguardo l'intera stanza e si portò istintivamente tra la porta e il tavolo. Due ufficiali della sicurezza, con i phaser al fianco, presero posizione ai lati.

"Comandante Squiretaker, Comandante Cooper", salutò Wu con un cenno del capo. "Se non vi disturba, i miei uomini presidieranno l'ingresso."

"Ci fa piacere", rispose Julia, sollevando appena la mano dal bancone.

Wu si avvicinò al campo di contenimento con un'espressione neutra, fissò il cilindro attraverso il velo azzurro e le sue pupille artificiali si regolarono con una serie di piccoli scatti. Il metallo nero, che a occhio nudo sembrava freddo e morto, per lei pulsava con un calore leggerissimo e irregolare, come se al suo interno qualcosa si muovesse lentamente, con il ritmo sommesso di un animale addormentato.

"Ha una pulsazione termica", disse infine. "Una variazione di circa due millesimi di grado, con periodo irregolare. Ogni pochi secondi. Non è un'emissione costante."

Cooper si voltò verso i suoi strumenti e li controllò con un'espressione contrariata. "I miei sensori non rilevano nulla sopra la soglia del rumore."

"I tuoi sensori sono tarati per compensare le fluttuazioni ambientali", osservò Julia "Se la pulsazione è così piccola, il filtro la scarta."

"Grazie della lezione di ingegneria, dottoressa so tutto io."

"Prego, comandante brontolo."

Wu ignorò i battibecchi amichevoli tra i due colleghi e spostò lo sguardo sul corpo disteso sul tavolo e si irrigidì appena. Le pupille bioniche si restrinsero. "Questo corpo emette una debole radiazione infrarossa dal midollo."

Julia si voltò lentamente verso di lei. "I nanocristalli."

"Non so cosa siano. Ma sono sincronizzati con il ritmo del cilindro. Ogni volta che il cilindro pulsa, ci sono anche loro."

Cooper trasalì. Si girò verso il bancone, con le dita già in movimento sulla console. "Sincronizzati. Ovviamente. Se sono strutture in risonanza con il nucleo, non hanno bisogno di trasmettere nulla. Sono già connesse. Ed ecco perché anche un cadavere non è mai veramente spento..." Alzò gli occhi verso Julia. "Dobbiamo allontanare il campione dal nucleo. Ora."

"Non possiamo. Sono a tre metri di distanza e il laboratorio è piccolo."

"Allora attiviamo un secondo campo attorno al corpo."

"Non ho nulla di adeguato."

"Ho io un generatore di riserva", intervenne Sheeval, e aprì con un gesto rapido la borsa sul suo fianco. "Un campo di stasi portatile per prigionieri pericolosi. Non è pensato per questo, ma può isolare l'area."

Cooper le lanciò uno sguardo di sincera sorpresa. "Comandante Wu, è una persona di risorse."

"Non è necessario lodarmi, Cooper. Lo faccia funzionare."

Fu in quel preciso istante che il laboratorio cambiò.

Non ci fu un suono, né un lampo. Fu una sensazione, come se l'aria si fosse fatta d'un tratto più densa, e ogni oggetto avesse trattenuto il fiato. Sul bancone, il cilindro nero iniziò a vibrare. Non visibilmente, ma il campo di contenimento tremolò con un sottile ronzio, e sugli schermi di Cooper tutte le letture schizzarono verso l'alto.

"Che cosa..." Cooper si voltò di scatto. "Non l'ho attivato! Non ho toccato niente!"

"Il ritmo è cambiato!" gridò Wu. "La pulsazione è più rapida! Quattro volte più rapida!"

Julia si voltò verso il tavolo, e le mancò per un istante il fiato. Sul torace di Vance, sotto la pelle secca e grigia, una luce azzurrina stava riaffiorando. Sottile come un filo, poi come una vena, poi come una rete che si estendeva rapidamente lungo le braccia e il collo. I nanocristalli si stavano accendendo.

"Si sta ricostituendo" sussurrò. "La risonanza sta di nuovo agendo su di lui."

"Su un cadavere?" Cooper quasi urlò. "Non può..."

"Le cellule non sono morte, Gregory, sono sfasate! Se il nucleo le riporta in fase..." Julia non finì. Sapeva cosa poteva significare. Non resurrezione, ma qualcosa di peggio: un corpo tenuto in una parodia di vita, o una detonazione di energia quantica in un ambiente chiuso. Il suo cervello, addestrato da anni a decisioni rapide sotto la pressione più estrema, prese il sopravvento con quella calma glaciale che i suoi supervisori avevano notato molto tempo prima.

"Sheeval il campo di stasi sul corpo, adesso! Gregory allontana il cilindro dal tavolo il più possibile, tenendolo dentro il campo! Voi due" si rivolse alle guardie "portate tutti fuori dalle stanze adiacenti al laboratorio e dite al dottor Ayvo di non entrare per nessun motivo! Se qualcuno fa storie, avvertite il Capitano"

"Non è meglio tua nonna? Un vice ammiraglio fa più paura di Kiron e, quando ci si mette, per quanto vecchietta, è capace di far tremare le gambe a chiunque" bisbigliò Cooper strappando un micro sorriso alla dottoressa.

Wu attivò il generatore ai piedi del tavolo autoptico e lo attivò creando una bolla traslucida che si chiuse attorno al corpo di Vance. La luce azzurra continuò a pulsare all'interno, ma la sua intensità si smorzò. Cooper afferrò il tripode con il cilindro, con una smorfia di dolore che nascose subito, e lo trascinò con cautela fino al lato opposto della stanza, mentre il campo azzurro attorno all'oggetto ondeggiava come una superficie d'acqua.

"È collegato a qualcosa" ringhiò tra i denti. "Qualcosa lo sta chiamando. Ed è più forte di prima."

Julia toccò il comunicatore "Squiretaker a Wayfarer! Chiunque sia alle operazioni, urgente: avete emesso qualcosa? Una scansione, un impulso, un qualsiasi segnale diretto verso Risa?"

Ci fu una breve esitazione, e poi la voce di Corwin, tesa e controllata: =^=Abbiamo iniziato una scansione tachionica a bassa energia lungo la traiettoria della navetta. Un impulso di prova, circa quaranta secondi fa. Perché?=^=

"Fermatela! Subito!" gridò Julia. "Il nucleo sta rispondendo! Il vostro impulso lo sta riattivando!"

=^=Ristea! Interrompi l'emissione!=^= La voce di Corwin si allontanò dal comunicatore, poi tornò. =^=Interrotta. Interrotta ora.=^=

Nel laboratorio, il ronzio si affievolì. Il campo attorno al cilindro smise di ondeggiare. La luce azzurra sotto la pelle di Vance si ritirò lentamente, spegnendosi vena dopo vena, finché il corpo tornò a essere solo un guscio grigio dentro la sua bolla di stasi.

Nessuno parlò per qualche secondo. Si sentiva solo il respiro corto di Cooper, che si era lasciato cadere su una sedia, la mano premuta sulla coscia destra, il volto pallido e contratto.

"Gregory", disse Julia, avvicinandosi.

"Sto bene."

"Non è vero."

"È un dolore psicosomatico, Comandante. Lo dice la mia cartella. Non è reale." Sollevò lo sguardo, e nei suoi occhi c'era un'ironia amara e stanca. "Peccato che nessuno l'abbia spiegato alla mia gamba."

Julia non replicò. Aprì il kit, estrasse un piccolo contenitore e vi prese una capsula di un colore verde pallido. "Non è quello che mi preoccupa. Prendi questa: è stata sintetizzata con estratto di artiglio del diavolo e corteccia di salice bianco ed una piccola quota di boswellia. Niente narcotici. Solo un antinfiammatorio naturale."

Cooper la fissò per un lungo momento. Poi la prese, e la mandò giù con un sorso d'acqua da una bottiglietta sul bancone.

"Lo scrivi a verbale che ho protestato", borbottò.

"L'ho già fatto due volte", rispose Julia, con un sorriso.

Il comunicatore di Cooper trillò. =^=Ichigawa a laboratorio medico. Comandante abbiamo un problema.=^=

"Sono tutto orecchie, Tenente" rispose Gregory.

=^=Prima dell'interruzione, la scansione ha rilevato qualcosa. Una piega residua nella scia della navetta, come previsto dal Comandante Corwin. Ma ha rilevato anche altro. Quando l'impulso ha toccato il nucleo, una risposta è partita dalla superficie di Risa. Un breve segnale a bassissima potenza, in risposta al nostro impulso.=^=

Julia si irrigidì. "Da dove?"

=^=Ho triangolato le coordinate. È... è il complesso residenziale sulla scogliera orientale. Lo stesso indicato dal Tenente Naholo. Ed è ancora attivo. Sta trasmettendo, in questo momento, un secondo segnale, più debole. Sembra un... un richiamo.=^=

Cooper si alzò lentamente in piedi, guardando il cilindro nero. "Non è un nucleo", disse con voce piatta. "È un telefono. E qualcuno ha appena composto il numero."

Wu si portò una mano al comunicatore. "Wu a Capitano Kiron. Ha ricevuto?"

Ci fu un breve crepitio, e poi la voce di Kiron, bassa e controllata: =^=Abbiamo appena ricevuto i dati dalla Wayfarer. Siamo in posizione, Comandante. Il Tenente Naholo ed io stiamo per raggiungere le coordinate.=^=

"Capitano" intervenne Julia, avvicinandosi al comunicatore "Qui Squiretaker. Prima di entrare, devo avvertirla: il nucleo ha riconosciuto il segnale di quel complesso. Vance è stato ucciso da una risonanza a distanza, e chiunque sia là dentro può percepire la nostra presenza attraverso il cilindro. Se entrate, sapranno che state arrivando."

Ci fu un silenzio di qualche secondo. =^=Dottoressa, lo avevo immaginato. Sapranno in ogni caso. Preferisco che sappiano di non essere soli.=^=

"Tenente Naholo, il suo stato?"

=^=Sto bene, Dottoressa=^=

"Tenente" disse Julia, con un filo di apprensione che non riuscì a nascondere, "ho un hypospray per lei. E' importante che lo assuma non appena le sarà possibile, ma sappia che prima sarebbe meglio che dopo..."

=^=Sarà fatto, Comandante=^=

=^=Squiretaker, Cooper=^= riprese Kiron. =^=Vi voglio in linea, sempre. Se il nucleo cambia comportamento, voglio saperlo prima che accada. Wu, lei rimane con loro. Rumar, mi teletrasporti una squadra di sicurezza in appoggio e mantenga la Wayfarer in allerta gialla. Kiron, chiudo.=^=

Il canale si chiuse. Nel laboratorio scese un silenzio pesante, punteggiato solo dal ronzio dei campi di contenimento.

Julia si voltò verso il corpo di Vance, dentro la sua bolla trasparente. Il grigio della pelle, le pupille dilatate, la bocca appena socchiusa. "Non sei solo", mormorò, così piano che nessuno poté sentirla. "Ti prometto che troveremo chi ti ha fatto questo."