USS Seatiger - Alloggio del Capitano
01/01/2399 - ore 23:45 - D.S. 76002.71
Arjian Kenar fissava da un tempo che non sapeva più misurare lo spazio vuoto davanti a sé. Oltre l'oblò, Aquaria ruotava placida, perfetta e indifferente. Aveva chiuso la porta, spento le luci principali e lasciato solo la lampada sulla scrivania.
Non esisteva nessun canale da aprire, nessuna Flotta che attendesse un rapporto, nessun ammiraglio che gli dicesse come si comunicano certe cose. C'era solo lui, con il peso di tutte le vite del simbionte e di quella che aveva appena perso.
"Computer, avvia un diario personale del Capitano. Accesso riservato."
=^=Registrazione in corso.=^=
"Messaggio per i familiari di Elias Varga, da recapitare tramite la Federazione nell'eventualità di un nostro ritorno."
Respirò a fondo.
"Gentili signori Varga,
vorrei poter dire che queste parole mi vengono con facilità, ma non sarebbe vero. Le ho cominciate e cancellate più volte, perché nessuna formula regolamentare è all'altezza di ciò che devo comunicarvi. Per questo ho deciso di parlarvi semplicemente, come farei se vi avessi davanti.
Vostro figlio Elias è morto oggi, in servizio, su un pianeta oceanico a una distanza che non so nemmeno più misurare. Ha dato la vita per salvarne un'altra. Durante una missione di esplorazione, una forza sconosciuta ha minacciato uno dei nostri ufficiali, e Elias non ha esitato un solo istante: si è messo in mezzo, senza che nessuno glielo ordinasse. Quell'ufficiale è vivo, e oggi respira, grazie a lui.
So che queste parole potrebbero impiegare moltissimo tempo a raggiungervi. La Seatiger è stata trascinata lontano da casa, in un luogo dove la Federazione non può sentirci, e io non posso fare ciò che ogni capitano dovrebbe poter fare: chiamarvi subito, guardarvi negli occhi e dirvi di persona che mi dispiace. Questa è l'unica cosa che posso offrirvi, in attesa del giorno in cui potremo tornare.
Non ha avuto il tempo di soffrire. Ve lo dico non per consolarvi con una bugia, ma perché è la verità, e credo che abbiate il diritto di saperla. Purtroppo non posso restituirvi il suo corpo: nulla è rimasto da riportare a casa. So quanto sia crudele, per dei genitori, non avere nemmeno un luogo dove piangere. Quando torneremo, farò in modo che il suo nome sia inciso dove merita di stare, e che chiunque passi di lì sappia chi era.
Elias era uno di quelli che non si notano finché non mancano. Durante i turni di notte, quando la nave dorme e il silenzio pesa, canticchiava sottovoce vecchie canzoni terrestri, convinto che nessuno lo sentisse. Lo sapevamo tutti, e nessuno glielo ha mai detto, perché in qualche modo quel sottofondo ci teneva compagnia. Ora, quei corridoi mi sembreranno più vuoti.
In tutto questo tempo lontano da casa ha servito senza lamentarsi, ha tenuto duro quando era difficile farlo, ed è stato, per i suoi compagni, qualcuno su cui contare. Io lo sapevo, e avrei voluto dirglielo prima.
Non vi chiedo di perdonarmi, perché so che non ne avete alcun obbligo. Posso solo assicurarvi che porterò il suo ricordo con me finché avrò vita, e che ogni passo che faremo per tornare a casa lo faremo anche per lui.
Se state ascoltando questo messaggio e io non sono con voi, significa che non sono sopravvissuto al ritorno. In tal caso, sappiate che l'ho scritto con tutta la sincerità di cui sono capace, e che chi avrà preso il mio posto vi darà tutto il conforto e l'onore che vostro figlio ha meritato.
Con profondo rispetto e con il cuore pesante,
Capitano Arjian Kenar Geran
USS Seatiger"
"Computer, termina registrazione e salva il file."
=^=Registrazione salvata.=^=
Per qualche istante Kenar restò immobile. Nel suo addome, il simbionte sembrò fremere piano, come a condividere quel silenzio. Poi si alzò e si avvicinò all'oblò. Aquaria brillava, bellissima e crudele, e non gli rispose.
USS Seatiger - Alloggio del Comandante Finn
01/01/2399 - ore 23:52 - D.S. 76002.71
Dewey Finn era seduto sul bordo del letto, con la chitarra appoggiata di fianco e la nuca ancora dolorante. In una delle mani stringeva un'etichetta di sapone ormai accartocciata, su cui aveva scritto e cancellato sei possibili inizi. Nel secondo, riportato da una vecchia abitudine da palcoscenico, aveva annotato "RESPIRA" in stampatello.
Nei suoi holofilm preferiti, quella scena durava quaranta secondi: il comandante in uniforme impeccabile, la musica di archi in sottofondo, i genitori che annuivano in lacrime sulla soglia di casa. Nessuno aveva mai spiegato come si facesse quando non c'era nessuna soglia e nessuna casa a cui bussare. Il primo ufficiale della USS Seatiger, che quel pomeriggio aveva visto un uomo dissolversi a tre passi da sé, sapeva solo di non poter lasciare che quella lettera la scrivesse soltanto qualcun altro.
"Computer, avvia un diario personale. Accesso riservato."
=^=Registrazione in corso.=^=
"Ehm... Comandante Dewey Finn, Primo Ufficiale... no, aspetta." Si schiarì la voce. "Computer, ricomincia."
=^=Registrazione riavviata.=^=
"Messaggio per i familiari di Elias Varga, da consegnare se riusciremo a tornare a casa."
Chiuse gli occhi e si costrinse a parlare come avrebbe fatto davanti a loro.
"Cari signori Varga,
non sono bravo con le parole, quando contano davvero. Sul palco sì, ma questa non è una di quelle volte. Mi chiamo Dewey Finn e sono il Primo Ufficiale della nave su cui serviva vostro figlio. Ho visto abbastanza holofilm da sapere che a questo punto dovrei dire qualcosa di solenne, ma la verità è che non ho una frase pronta. Ho solo quello che è successo.
Oggi eravamo su un pianeta sconosciuto e siamo scesi sottoterra, in una grotta enorme piena di luce azzurra. Elias era a due passi da me. Qualcosa di più forte di noi ha cercato di fare del male a uno dei nostri ufficiali, e lui si è messo in mezzo senza pensarci. Non è stato un incidente: lo ha fatto apposta, per proteggere qualcuno. Io ho visto tutto, e voglio che sappiate che non ha avuto paura, né ha esitato. Poi non c'era più niente da riportare indietro, e questo lo so che è la cosa più difficile da sentire.
C'è una cosa che devo dirvi anche se non è facile: la porta in quella grotta l'ho aperta io. Ho toccato una pietra che non dovevo toccare, e tutto è cominciato da lì. Il Capitano non mi ha dato la colpa, nessuno lo ha fatto. Ma non voglio che sappiate soltanto una parte della storia.
Vi racconto una cosa piccola, perché a volte sono quelle che restano. Mentre scendevamo le scale della grotta, io sono caduto, e rovinosamente. Elias, che camminava davanti a me, è stato il primo a voltarsi. Si è messo una mano davanti alla bocca, e ha finto un colpo di tosse. Poi mi ha porto l'altra mano per aiutarmi a rialzarmi, con una faccia di marmo e le spalle che gli tremavano. 'Non ho visto niente, Comandante.' 'Elias, ero a terra, hai visto tutto.' 'Visto cosa, signore?' E ha fatto l'occhiolino. È stata l'ultima cosa che mi ha detto, e la più gentile che qualcuno mi abbia detto oggi.
Sul resto non ho molto da offrirvi. In questi tempi lontano da casa ho capito che Elias aveva un modo tutto suo di fare compagnia: nei turni di notte canticchiava vecchie canzoni, sottovoce, convinto che nessuno lo sentisse. Io lo sentivo, e lo sa Dio se era stonato come una campana di latta. Ma io faccio il musicista da quando ho memoria, e vi giuro che non ho mai sentito qualcuno cantare con più sincerità di lui.
Non so quando potrete sentire queste parole, e non so se ci riusciremo davvero, a tornare. Se succederà, io sarò dove mi trovate, e se volete potete dirmi tutto quello che pensate di me, e avrete ragione. Altrimenti, mi basta sapere che vostro figlio è stato un grande uomo, e che io ho avuto l'onore di essere il suo comandante, anche solo per un po'.
Quando torneremo, e se riusciremo a tornare, suonerò una canzone per lui. Una di quelle che cantava, e la suonerò stonata come lui, perché è il solo modo giusto per farlo.
Con tutto il mio dolore,
Comandante Dewey Finn
USS Seatiger"
Rimase in silenzio per un lungo istante, poi sospirò.
"Computer, termina registrazione e salva il file."
=^=Registrazione salvata.=^=
Finn lasciò cadere l'etichetta di sapone sul pavimento e prese la chitarra. Posò le dita sulle corde, ma non suonò. Rimase così, con lo strumento tra le braccia, a guardare Aquaria che brillava fuori dall'oblò. Per la prima volta da quando lo conoscevano, il Comandante Finn non aveva alcuna battuta da fare.
USS Seatiger - Sala tattica
02/01/2399 - ore 08:25 - D.S. 76003.7
Kenar attese che tutti i suoi ufficiali si fossero seduti prima di iniziare la riunione. L'opportunità di tornare a casa era realistica... era lo stesso Custode che li aveva portati lì? Era un Custode differente ma avrebbe potuto aiutarli? Poteva finire peggio di così? Scosse la testa per schiarirsi la mente.
"Signor Queen, ci faccia un riassunto di quello che sappiamo al momento sull'entità chiamata Custode"
Queen sfiorò i comandi del tavolo olografico e la ricostruzione della caverna si accese al centro della sala, con i filamenti azzurri che si diramavano lungo le pareti come un sistema nervoso.
"Capitano, procederò per categorie.
Primo: la natura dell'entità. I rilevamenti indicano una forma di vita non corporea, o solo parzialmente corporea, la cui struttura fisica coincide verosimilmente con la rete di filamenti che ricopre la caverna. La probabilità che si tratti di un singolo organismo è dell'81,2%."
Finn, con una mano ancora premuta sulla nuca, alzò l'altra come uno studente in classe: "Scusi tenente, per 'singolo organismo' intende che la caverna è... la creatura? Siamo entrati dentro a qualcosa? Perché sa, detta così fa un po' effetto."
"Tecnicamente sì, Comandante. Ha attraversato il suo sistema nervoso."
Finn rimase a fissarlo per un istante, poi lasciò ricadere la mano sul tavolo. "Perfetto. Nessun commento. Vada avanti."
"Secondo: la senzienza. L'entità ha emesso una comunicazione telepatica intelligibile, composta da una sola parola in lingua standard. Ha quindi dimostrato di comprendere la nostra presenza, di distinguerci come estranei e di scegliere una reazione specifica. Sono indicatori compatibili con la senzienza, ma non la dimostrano."
Althea, seduta di fianco al Capitano, annuì lentamente senza staccare gli occhi dall'ologramma. "Era una parola sola, ma dietro c'era molto di più. Paura, soprattutto. E sollievo, quando abbiamo smesso di avanzare."
Queen la guardò con un'unica, impercettibile inclinazione del capo. "Il Tenente Sheva ha un vantaggio percettivo che i miei strumenti non possiedono. Tengo conto della sua osservazione, sebbene non sia quantificabile."
"Terzo: la natura della reazione. Ritengo che la risposta psionica sia stata difensiva e non offensiva. Non vi sono danni neurali permanenti, e l'intensità dell'impulso sarebbe stata sufficiente a uccidere l'intera squadra, se questo fosse stato l'obiettivo. Non è accaduto."
Calvi, che fino a quel momento era rimasta in piedi vicino alla paratia con le braccia incrociate, aggrottò la fronte. "Con tutto il rispetto, Tenente, un'entità capace di disintegrare un uomo con un viticcio e di stendere sei persone con un grido, io non la definirei innocua. Sia difensiva o no."
"Non ho affermato che sia innocua, Tenente Calvi. Ho affermato che la sua reazione è proporzionata a ciò che ha percepito come una minaccia. Sono due concetti distinti."
La vulcaniana non rispose, ma la sua mascella si irrigidì appena e le sue dita si strinsero sul braccio opposto.
"Quarto: il legame con l'Onda di Spostamento Planare. Le fluttuazioni quantistiche rilevate nel sottosuolo coincidono per il 92,6% con quelle registrate al momento del nostro arrivo in questo universo. Non posso affermare che il Custode sia la causa dello spostamento, ma esiste una correlazione statisticamente rilevante. Potrebbe esserne una fonte, un guardiano, o una conseguenza."
Droxine Carelli, che fino ad allora aveva tenuto il padd stretto in mano, lo posò sul tavolo con un sospiro. "Novantadue virgola sei... Tenente, mi dica che avete controllato due volte. Se quel valore è corretto, stiamo parlando della stessa firma energetica che abbiamo cercato di replicare per mesi nei laboratori di ingegneria."
"Ho verificato i dati tre volte, Comandante. Posso trasmettere le scansioni alla sua sezione, se desidera analizzarle."
"Lo desidero eccome." L'ingegnere si appuntò qualcosa, e per un attimo i suoi occhi si accesero di un'energia che non aveva nulla a che fare con la stanchezza.
"Quinto: il Cuore dell'Oceano. Gli alieni hanno definito l'entità 'custode del cuore'. Ne deduco che il Cuore sia un oggetto o una struttura che essa protegge. La mia ipotesi è che si trovi all'interno della caverna, ma non l'abbiamo individuato. Probabilità: 64,7%."
"Un oggetto, una struttura..." Anena Lawtoein, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio con le mani intrecciate in grembo, parlò con voce pacata. "Potrebbe anche non essere nulla di materiale, Tenente. Alcune culture chiamano 'cuore' ciò che per loro è sacro, un ricordo, una persona. Dovremmo evitare di dare per scontato che sia un oggetto da prendere."
"Un'osservazione valida, Consigliere. La inserisco tra le possibilità non quantificate."
"Sesto: gli alieni. Le due navi si sono ritirate senza tentare di recuperare nulla. Ciò indica che temono il Custode più di quanto desiderino il Cuore, e che ne hanno una conoscenza pregressa."
Amanda Kiss, dalla sua postazione, alzò lo sguardo dal padd. "Questo significa che potrebbero tornare, Tenente?"
"Le loro intenzioni nei nostri confronti potrebbero cambiare, Tenente Kiss, se ritenessero che siamo stati noi a risvegliare l'entità. Non posso stabilire se la reazione sarà di ostilità o di rispetto. Il loro capitano ha usato il termine 'pazzi', il che suggerisce la prima ipotesi."
"Allora mi prepari lo scenario peggiore," disse Kiss con tono asciutto, tornando ai suoi dati. "Se tornano, voglio sapere con quante unità e da quale vettore."
Il Capitano, che fino ad allora aveva ascoltato immobile con i gomiti sul tavolo e le dita intrecciate davanti alla bocca, si limitò a un cenno d'assenso verso la postazione tattica.
"Le questioni aperte sono dunque tre: se il Custode sia ostile o soltanto territoriale se il Cuore sia un'arma, un archivio o un portale se esista una relazione diretta tra l'entità e la nostra via del ritorno."
"Quella terza mi interessa un po' più delle altre," borbottò Finn, e per una volta nessuno nella sala sorrise.
"A mio giudizio, Capitano, nessuna di queste domande può trovare risposta senza un secondo contatto. Un approccio più cauto e preparato ridurrebbe i rischi, ma non ritengo che li annullerebbe."
"Capitano, se mi permette ho un dubbio..."
"Mi dica Signor Carelli." Kenar si voltò verso l'ingegnere capo
"Perché le scale?" chiese scatenando attorno a lei degli sguardi confusi
"In che senso?" il capitano si piegò sulla sedia concentrando la sua attenzione sulla donna. "Ah! Capisco... in effetti ha ragione."
"Volete spiegarlo anche al resto della classe?" chiese Finn confuso
"Perché un Custode dovrebbe costruire una scala per scendere dentro un pianeta e per di più mettendo un pulsante per aprirla?" Carelli si sistemò meglio sulla sedia mentre la sua mente lavorava a ritmo sostenuto "Sono due congegni adatti a delle creature umanoidi con gambe e braccia... cosa che il Custode per quanto ne sappiamo non ha dato che è fatto di energia."
L'ufficiale scientifico sollevò un sopracciglio stupito per la semplicità logica delle sue deduzioni.
"Anche i filamenti... sono stati costruiti o sono parte del custode?" chiese Calvi seguendo il nuovo discorso con interesse.
"Qualcuno ha un'idea? Anche assurd..." Kenar socchiuse gli occhi, forse non era una domanda da fare con Finn presente... e infatti.
Finn si raddrizzò sulla sedia, si schiarì la voce con la solennità di chi sta per annunciare l'ospite d'onore, e per un attimo sembrò dimenticare il mal di testa.
"Idee? Una, Capitano, ma l'ho avuta mentre cadevo per le scale, quindi prendetela con le pinze. Allora. Parto dalle scale. Chi è che costruisce una scalinata di mille gradini..."
"Mille quattrocento ottantasette, Comandante."
Finn si bloccò. "Prego?"
"Il numero esatto dei gradini è millequattrocentoottantasette. Con un'alzata media di 18,5 centimetri, la profondità risulta di circa 275 metri, il che è coerente con le mie scansioni. Il Comandante è caduto al gradino duecentododici."
"Lo ha contato."
"Il tricorder lo ha contato, Comandante."
"Ovviamente." Finn rimase un istante a fissarlo. "Dov'ero? Ah sì. Milleq... taaaanti gradini. Ora, chi costruisce tutti quei gradini per arrivare in un posto che non vuole far visitare? Nessuno! Quindi è un posto da visitare. Ma per pochi. Come i camerini, capite? Dietro le quinte. Solo personale autorizzato. Io ho girato mezza Federazione con i Tenacious D e posso dirvi che i camerini sono sempre in fondo a una scala brutta, stretta e che non finisce mai. Quindi camerino. Questo era il primo punto."
"Il secondo punto?" chiese Kenar, con una pazienza che sembrava costargli parecchio.
"Il secondo... no, aspetti, ho dimenticato il camerino della terza tappa su Betazed, c'era un lampadario che... no, scusate, non c'entra. Il secondo punto! La stanza. Caldo, umido, luce soffusa, stabile tutto l'anno. Esatta descrizione della cameretta che i miei genitori chiedevano ogni volta che viaggiavamo. 'Luce soffusa, temperatura costante, e per favore niente rumori improvvisi.' Mia madre era tremenda. Una volta ha fatto spostare un'intera delegazione tellarita perché russavano. Comunque! Tutto il contrario di un covo, un covo sarebbe buio, freddo e pieno di ossa. Come il bagno di Katok."
"Chi è Katok?" chiese Anena.
"Lasci stare, è una storia lunga e ci sono di mezzo due donne arrabbiate. Terzo punto!" Finn alzò tre dita, poi ne guardò quattro. "O quarto? Quanti ne ho fatti?"
"Due, Comandante," disse Queen.
"Terzo punto allora. La pietra. Pulsava, giusto? Piano, regolare. Tum... tum... tum... Ora, io di ritmo me ne intendo, e quello è un lento. Un battito da riposo. Un cuore che dorme. E gli alieni cosa dicono? 'Il cuore dell'oceano.' Non 'la pietra', non 'il tesoro'. Il cuore. Si dice di qualcosa che batte e che di solito sta dentro qualcos'altro. Tipo un'anguria. No, un'anguria no, non ha il cuore. Una persona. Un pollo?"
"Un pollo..." ripeté Calvi, senza inflessione.
"Un pollo ha un cuore! Non divaghi altrimenti perdo il filo. Quarto punto: il grido." Finn si alzò in piedi, indicò il vuoto e urlò: "'No!' Una parola sola. Capitano, io non sono un esperto di psicologia, ma ho visto abbastanza bambini a bordo di navi diplomatiche per riconoscere quel tono. Non era il 'No' di chi ti minaccia. Era il 'No' di chi ha appena sentito qualcuno entrare in camera mentre fingeva di dormire. Con la mamma che dice 'è tardi' e tu che dici..." si interruppe, si rese conto di essere in piedi, e si risedette con dignità.
"Quinto..." si guardò attorno esitante come se non ricordasse di nuovo a che punto era arrivato.
"Il quinto non l'ha ancora fatto, Comandante," gli confermò Queen.
"Quinto! Quelli lassù. Sparano, scappano, ci minacciano, e appena il 'custode' si sveglia, filano via come se avessero visto un fantasma. Chi si comporta così? Chi ha un compito ereditato e un incubo ricorrente: non svegliare il bambino. Hanno la faccia della babysitter che sente un rumore al piano di sopra e sa benissimo chi è. E non è un ladro."
Si fermò e si passò una mano sul viso. "Quindi, mettendo tutto insieme... camerino, stanza con la luce blu, cuore di pollo..."
"Lasciamo stare il cuore di pollo, Comandante." si intromise Kenar
"Battito lento, un 'no' capriccioso e gente col terrore di farlo svegliare. Capitano, non siamo scesi in una grotta. Siamo entrati nella cameretta di qualcuno. E qualcuno ci ha appena detto di uscire."
Lasciò cadere le braccia sul tavolo, poi aggiunse, a voce più bassa: "E io, per inciso, ho suonato il campanello senza bussare."
Certo la disquisizione di Finn era assurda e confusa come sempre, ma aveva una sua logica. Kenar provò un brivido, Finn e la logica erano due parole che difficilmente avrebbe messo nella stessa frase, ma doveva ammettere che il suo primo ufficiale spesso aveva intuizioni interessanti.
"Devo ammettere che la sua ricostruzione ha un senso... credo... in mancanza di altre idee direi che possiamo seguire la sua intuizione. Direi che è il momento di andare ad incontrare i babysitter, magari loro ci potranno spiegare cosa succede.