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USS SEATIGER - MISSIONE 13 RSS USS SEATIGER - Missione 13

13.01 "Il cuore dell'Oceano"

di Althea Sheva, Pubblicato il 02-06-2026


USS Seatiger - Plancia
01/01/2399, ore 15.27 - D.S. 76001.76


Sullo schermovisore, un'immagine affascinava l'equipaggio riunito nella plancia. Il pianeta si rivelava come una perla celeste, avvolta da un manto nuvoloso di un bianco candido, attraversato da lampi di luce che suggerivano tempeste in atto.

Quello che rendeva la scena così sconcertante era la consapevolezza che quel sistema stellare era un'anomalia cosmica. Secondo i dati dell'equipaggio, in quel preciso punto dello spazio, avrebbe dovuto esserci solo il vuoto ed invece vi avevano trovato un intero sistema stellare.

Jason Queen, in qualità di ufficiale scientifico capo, era incaricato di analizzare il terzo pianeta del sistema: "Aquaria è un corpo celeste di tipo planetario, prevalentemente composto da acqua, con una massa di 1,5 volte e un raggio di 1,2 volte superiore alla media dei pianeti di classe M. L'analisi spettrale della sua atmosfera indica una composizione prevalente di azoto, ossigeno e vapore acqueo, suggerendo la presenza di un ciclo idrologico. La temperatura superficiale media, stimata in circa 20°C, rientra nei parametri considerati ottimali per l'esistenza di acqua allo stato liquido".

Il capitano spostò lo sguardo dallo schermo al proprio ufficiale: "Aquaria?"

Skon inarcò un sopracciglio: "Capitano, dal punto di vista logico, l'attribuzione di un nome a un corpo celeste non influisce sulle sue proprietà fisiche. Tuttavia, per facilitare la comunicazione all'interno dell'equipaggio, ho accettato di utilizzare il nome Aquaria. Se desidera una denominazione più formale, posso procedere alla sua creazione basandomi su un sistema di classificazione universale".

"No, Aquaria andrà più che bene..." il Capitano tornò a fissare lo schermo. "Cos'altro ci sa dire su quel pianeta?"

"L'analisi dei dati raccolti indica che Aquaria è un pianeta prevalentemente oceanico, con una idrosfera che copre circa il 95% della sua superficie. La profondità media degli oceani, stimata in 4000 metri, suggerisce la presenza di un'intensa attività geologica sottomarina. La possibilità di sviluppare forme di vita senzienti in tali condizioni estreme è un'ipotesi plausibile, ma richiede ulteriori indagini per essere confermata". Lo scienziato riprese il suo rapporto con tono piatto: "Le masse continentali emerse di Aquaria sono di dimensioni ridotte e presentano una morfologia prevalentemente rocciosa. La copertura vegetale è limitata e la biodiversità risulta essere bassa, con poche specie animali in grado di adattarsi alle condizioni ambientali estreme, caratterizzate da elevata umidità e salinità".

Il comandante Dewey Finn sembrava affascinato da quel pianeta: "Il pianeta è abitato?"

"Le analisi geologiche suggeriscono che in passato vi fosse stata la presenza di antiche civiltà su Aquaria, sebbene le strutture attualmente visibili siano limitate a pochi resti archeologici. Il pianeta presenta condizioni ambientali ostili, caratterizzate da frequenti fenomeni meteorologici violenti, una ricca biodiversità marina, spesso predatoria, e condizioni climatiche estreme. Tali fattori rendono la sopravvivenza su Aquaria estremamente complessa per umanoidi terrestri per quanto riguarda eventuali forme di vita senzienti marine, le analisi sono ancora in corso".

"Eppure siamo qui ad analizzare questo pianeta per un motivo preciso" la voce del capitano sottolineava la sua curiosità. "Se i rilevamenti indicano l'assenza di una popolazione terrestre residente, come spiegare l'inusuale picco di energia proveniente dalla superficie?"

"In base ai dati sensoriali attuali, non è possibile formulare un'asserzione definitiva. Tuttavia, un'analisi logica dei pattern rilevati suggerisce la presenza di un archivio dati di origine artificiale sulla superficie planetaria. Tale dispositivo, potenzialmente reliquia di una civiltà precedente, potrebbe essersi attivato in risposta a stimoli ambientali o a un evento non ancora compreso".

Dewey annuì con sicurezza: "Come una sorta di diario, giusto?"

"Sulla base dei dati raccolti, si stima una probabilità del 37,34% che il segnale sia di natura comunicativa, potenzialmente un messaggio postumo di una civiltà estinta o una guida per future esplorazioni. Questa ipotesi è supportata dalle evidenze archeologiche che indicano un elevato livello tecnologico della civiltà estinta. È tuttavia necessario considerare anche l'ipotesi alternativa di un beacon di navigazione, sebbene i dati attuali non forniscano elementi a sostegno di tale teoria".

Althea fece una smorfia alle parole dello scienziato: "Un beacon di navigazione?"

Di fronte all'espressione perplessa della dottoressa, lo scienziato si limitò ad inarcare un sopracciglio, ma Droxine venne in soccorso della collega: "Un beacon di navigazione è un emettitore di segnali elettromagnetici, progettato per fornire indicazioni di posizione a veicoli spaziali. Tali segnali possono essere modulati con informazioni specifiche relative a coordinate spaziali, rotte predefinite o altri dati pertinenti alla navigazione".

"Si rilevano pericoli sulla superficie?"

"No signore" Kiss intervenne con tono asciutto. "L'analisi dei dati sensoriali non rivela la presenza di segnali energetici che possano far pensare a sistemi d'arma. Si consiglia tuttavia di mantenere un livello di allerta elevato riguardo alla fauna locale, in quanto la sua composizione biologica potrebbe presentare incognite".

"Bene Capitano, sembra che l'unica soluzione sia andare lì e dare un'occhiata".

"Verissimo, ma ci andrà lei, Numero Uno". Allo sguardo scioccato del sottoposto, il capitano si limitò ad aggiungere: "Prima o poi sarebbe dovuto succedere che fosse lei a scendere, non le pare?"

Mentre Finn era visibilmente scettico, la dottoressa Sheva sembrava intrigata dalla situazione: "Suvvia Comandante, la pensi come una piccola vacanza all-inclusive nello spazio! Sole, divertimento e forse qualche animale alieno da cui evitare di farsi mordere!"

"E come vede ha già una prima volontaria per lo sbarco sul pianeta!"

E improvvisamente, alle parole del capitano, la betazoide non ebbe più nulla da ridere e si ritrovò ad osservare con espressione scioccata il Capitano, ma Arjian non vi fece caso, continuando a dettare le sue direttive: "Ora organizzi il resto della squadra e si prepari a partire".

Aquaria - Isoletta nord-occidentale
01/01/2399, ore 16.02 - D.S. 76001.83


Sheva aveva sognato spiagge dorate e acque cristalline, un paradiso tropicale. La realtà che la accolse fu un pugno nello stomaco: un'immensa distesa di rocce frastagliate e sabbia grossolana, bruciata dal sole implacabile. Il cielo, di un turchese accecante, prometteva un calore insopportabile, e così fu. L'aria, satura di umidità salmastra, era densa e opprimente.

Un vento caldo e umido, carico di salsedine, si insinuava sotto i loro abiti, lasciandoli fradici di sudore e portando con sé un acre odore di alghe in decomposizione. Il fragore delle onde che si infrangevano sulle rocce era l'unico suono a disturbare il silenzio assoluto. Niente palme, niente uccelli, solo un'infinita distesa di roccia e mare.

Finn sospirò per il fastidio: "Sbrighiamoci, vorrei tornare sulla nave il prima possibile!"

Si inoltrarono tra le rocce, con la sabbia che scricchiolava sotto i loro stivali. Il sole picchiava implacabile sulla loro nuca, amplificando il senso di disorientamento. L'aria era irrespirabile, satura di un odore acre e metallico che li faceva storcere il naso.

Mentre i tenenti Queen e Calvi, grazie alla loro fisiologia vulcaniana, sembravano adattarsi con maggiore facilità alle condizioni ambientali estreme, il comandante Finn e l'ufficiale medico Sheva manifestavano segni evidenti di affaticamento. Le elevate temperature e l'umidità stavano mettendo a dura prova la loro resistenza fisica.

Man mano che si avvicinavano, le rovine si materializzavano davanti ai loro occhi, emergenti dalla bruma come fantasmi di un passato dimenticato. Erano solo frammenti, brandelli di un passato glorioso. Mura sgretolate, colonne mozze, pilastri solitari che si ergevano in maniera precaria. Le iscrizioni, se mai ce ne furono, erano state cancellate dall'erosione e dal tempo, lasciando solo enigmatiche striature sulla pietra.

Un senso di malinconia aleggiava nell'aria. L'equipaggio si guardava intorno, incantato e allo stesso tempo rattristato. C'era qualcosa di commovente in quelle rovine, una testimonianza silenziosa di una civiltà scomparsa.

Mentre si aggiravano tra i ruderi, quasi rassegnati a non trovare altro che macerie, Althea inciampò su qualcosa di inaspettato. Nascosta tra le rovine, quasi inghiottita dall'ombra di un muro crollato, si ergeva una struttura insolita. A differenza delle altre pietre, erose dal tempo e dagli elementi, questa sembrava quasi nuova, liscia e lucida come se fosse stata appena scolpita. Era una sorta di stele, o forse una piccola colonna, che scintillava debolmente alla luce del sole. A un'estremità, incastonata nella pietra, c'era un'incisione intricata, un simbolo antico che sembrava pulsare di un'energia innaturale. Al centro dell'incisione, incastonata come un occhio, brillava una piccola pietra, che emetteva una luce tenue e pulsante.

Anna Maria Calvi osservò il primo ufficiale aiutare Sheva ad alzarsi, poi analizzò lo strano ritrovamento: "Tenente, credo che abbia appena trovato la fonte energetica cercata!"

"Si tratta di un artefatto di natura sconosciuta, un oggetto cilindrico con una superficie irregolare e leggermente lucida. Su una delle estremità è presente un'incisione complessa, composta da una serie di segni e simboli che non corrispondono a nessun sistema di scrittura noto. Al centro dell'incisione, è alloggiata una piccola pietra che emette una luce pulsante di colore azzurrognola". Lo scienziato non si soffermò ad osservare i colleghi, ma si dedicò alle scansioni: "Analisi preliminari indicano che la pietra possa essere il frammento di una stella marina fossilizzata. Analisi geologiche hanno rivelato una composizione mineralogica complessa, con una predominanza di silicati e ossidi metallici tipici delle rocce metamorfiche formate in condizioni di alta pressione e temperatura. La presenza di inclusioni fluide ricche in sali minerali suggerisce una cristallizzazione da un fluido idrotermale, forse in prossimità di una dorsale oceanica. L'oggetto nel suo complesso presenta anomalie energetiche, suggerendo la presenza di una fonte di energia interna".

Il primo ufficiale cercò di arrivare rapidamente al punto, dato che il caldo si stava facendo opprimente: "Ma è quello che ipotizzavamo? Si tratta di una sorta di dispositivo di informazioni?"

"Le evidenze attuali suggeriscono che questa ipotesi sia la più plausibile. Tuttavia, un'analisi approfondita del dispositivo è imprescindibile per determinare con precisione il suo funzionamento. Solo una comprensione completa delle sue componenti e interconnessioni ci permetterà di procedere in sicurezza con l'attivazione o l'estrazione dei dati".

"Sono convinto che giri tutto intorno a questa pietra qui". Il primo ufficiale, con un gesto quasi istintivo, allungò una mano verso la pietra premendo leggermente. In quell'istante, l'energia sembrò pulsare dalla pietra, diffondendosi come un'onda attraverso le intricate incisioni che ne ricoprivano le pareti. Per un attimo, le antiche iscrizioni si illuminarono di una luce interna, contrastando nettamente con la brillantezza del giorno. Poi, come un fulmine a ciel sereno, una luce intensa e accecante esplose dal cuore del dispositivo, proiettando lunghe ombre che danzavano sulle rovine circostanti. Quando la luce si spense, una profonda voragine si era aperta nel terreno, a pochi passi dal gruppo. Al suo interno, una scalinata, scavata nella roccia viva, scendeva nelle profondità dell'isola.

"Cosa è successo?!"

La domanda di Sheva cadde per un po' nel nulla, almeno sino a che l'ufficiale scientifico non riprese la parola: "Ritengo che, quale che fosse lo scopo di questo dispositivo, il Comandante lo abbia appena attivato".

L'intera squadra si mise ad osservare Finn, in attesa. Il primo ufficiale, dal canto suo, indicò la stele scuotendo il capo: "Vi assicuro che l'ho soltanto toccata, niente di più! Inoltre, non vi dovreste lamentare. Grazie a me abbiamo fatto una scoperta molto importante!" Poi sfiorò il comunicatore: "Finn a Seatiger, si è aperto un passaggio in mezzo alle rovine che porta in profondità. Cosa dobbiamo fare?!"

"Comandante, dalle mie scansioni devo ritenere che non riceverà alcuna risposta" la voce di Anna Maria era incerta. "Sembrerebbe che quel dispositivo permetta di attivare gli scudi del pianeta, isolandoci di fatto dal resto della nave".

"Bene, quindi se premiamo nuovamente la pietra possiamo..."

"Comandante, l'analisi dell'artefatto rivela un esaurimento completo delle sue fonti energetiche. Le scansioni del sottosuolo indicano la presenza di multiple firme energetiche a una profondità stimata di 250-300 metri. Sulla base dei dati a disposizione, è altamente probabile, con un grado di approssimazione del 78,98%, che i sistemi di controllo dello scudo siano situati in una struttura sotterranea".

Althea osservò con espressione stupita lo scienziato: "E quindi dovremmo scendere lì sotto?"

Jason inarcò il sopracciglio per sottolineare la futilità della domanda: "Se si desidera tornare sulla nave, ritengo non vi siano alternative".

E ora fu il turno di Finn di sorridere guardando la betazoide: "Suvvia tenente, la pensi come una piccola vacanza all-inclusive nelle viscere di un pianeta alieno!"

USS Seatiger - Plancia
01/01/2399, ore 16.22 - D.S. 76001.87


Nella plancia regnava la calma più assoluta, mentre tutti ascoltavano distrattamente le parole dell'ufficiale tattico che, attraverso le scansioni della propria console, seguiva i movimenti della squadra di sbarco.

"Sono arrivati nella zona in cui si rileva la fonte energetica".

"Molto bene" il capitano, seduto alla sua postazione, annuì lentamente. "Attendiamo il rapporto del Comandante".

D'un tratto, un allarme lampeggiò sulla consolle tattica. L'ufficiale tattico, il volto impassibile nonostante tutto, si rivolse al Capitano: "Signore, abbiamo due navi in avvicinamento, a prua e a poppa. Hanno attivato le armi".

"Passare ad allerta rossa!" il Capitano scattò in piedi. "Aprire un canale su tutte le frequenze... Qui Capitano Arjian Kenar Geran, della USS Seatiger. Non abbiamo intenzioni ostili ma siamo pronti a difenderci se tenterete di attaccare".

Il tattico non si scompose: "Colpo diretto al pianeta, sulle coordinate della nostra squadra di sbarco".

Il Capitano reagì prontamente, voltandosi verso la postazione tattica: "Immediatamente, virata a babordo! Posizioniamoci tra le navi nemiche e il pianeta, usiamo i nostri scudi per difendere i nostri uomini!" Lo sguardo si spostò all'addetto alle comunicazioni: "Chiamatemi gli uomini a terra!"

"Considerando la manovrabilità del nostro vascello e la potenza di fuoco delle unità nemiche, una manovra simile risulterà del tutto inefficace". Il tattico si silenziò per un attimo: "L'impatto degli armamenti delle navi sconosciute ha innescato una reazione difensiva non prevista con l'attivazione degli scudi planetari. È necessario un'analisi dettagliata dei parametri energetici ma ipotizzo che la squadra a terra abbia attivato qualche congegno".

"Signore, gli scudi ci impediscono di comunicare con i nostri uomini... ma ricevo una chiamata in entrata da una delle due navi, solo audio".

Arjian: "Sentiamolo!"

=^=Capitano Arjian Kenar Geran, la sua ingerenza nei nostri affari non sarà tollerata. Tutto ciò che verrà ritrovato sul pianeta appartiene a noi. Non vi permetteremo mai di andarvene con il cuore dell'oceano!=^=