USS Seatiger - Infermeria 01/01/2399 - ore 21:45 - D.S. 76002.48
Il cicalio sordo dei bio-lettini in Infermeria era un suono che Arjian Kenar aveva imparato ad odiare. Ognuna di quelle frequenze regolari era un monito costante alla fragile mortalità del suo equipaggio, un promemoria spietato del prezzo che il comando continuava a esigere in quell'universo ostile e sconosciuto che li tratteneva contro il loro volere.
Kenar rimase in piedi al centro della sala diagnostica, le braccia conserte dietro la schiena e lo sguardo fisso sui membri dell'equipaggio distesi davanti a lui. L'energia psionica sprigionata nelle viscere dell'isola di Aquaria aveva lasciato un'eco persistente nell'aria, una vibrazione sottile che persino il simbionte Kenar, nel profondo del suo addome, percepiva come una scossa d'assestamento. La costellazione di macchie scure che gli correva lungo il collo fino alle clavicole parve contrarsi d'istinto, quasi a voler fare da scudo contro quella intrusione invisibile.
"Rapporto, Dottoressa," disse Kenar senza distogliere gli occhi da Dewey Finn, la cui corporatura robusta occupava il primo bio-lettino.
Althea Sheva, risvegliatasi per prima grazie alle sue naturali difese betazoidi, si stava aggiustando il colletto della divisa con mani ancora leggermente tremanti. Il suo viso, solitamente espressivo, tradiva la stanchezza di chi era stato investito da una marea emotiva aliena.
"Nessun danno neurale permanente, Capitano," rispose Sheva, passando il tricorder medico sul torso del Primo Ufficiale. "Si è trattato di un sovraccarico sinaptico da shock psionico. L'entità ... il 'Custode', come lo hanno definito gli alieni... non ha cercato di distruggere le loro menti. Ha semplicemente emesso una barriera di reiezione, un urlo telepatico primordiale per allontanarli da quello che stava proteggendo."
"Un urlo che è bastato a stendere l'intera squadra di sbarco e a disintegrare uno dei nostri marinai," mormorò Kenar con voce tetra, sentendo di nuovo quel doloroso nodo allo stomaco. La perdita di un membro della sicurezza era un peso che andava ad aggiungersi alla lunga lista di sacrifici accumulati da quando la Seatiger era stata scagliata lontano dalla Federazione.
Un gemito soffocato dal lettino di fianco interruppe i suoi pensieri. Dewey Finn riaprì gli occhi a fatica, sbattendo le palpebre contro la luce bianca del soffitto. Si portò immediatamente una mano alla testa, massaggiandosi la nuca con un'espressione di puro patimento.
"Ditemi che qualcuno ha preso la targa di quel cargo che mi ha investito..." balbettò Finn, provando a mettersi a sedere prima che la Dottoressa Sheva lo spingesse delicatamente di nuovo sul cuscino. "Capitano... mi sento come se un gruppo di Klingon avesse deciso di usare i miei lobi temporali per una sessione di tamburi da guerra."
"Rimani steso, Dewey," lo riprese Kenar, con un tono in cui la fermezza del comandante sfumava nella sincera preoccupazione dell'amico. "Siete stati fortunati. L'impulso sul pianeta ha aperto una falla temporanea negli scudi d'energia, permettendo al Tenente Kiss di effettuare un teletrasporto d'emergenza."
"Gli alieni..." interruppe il Tenente Comandante Jason Queen, seduto sul terzo lettino con la consueta compostezza vulcaniana, sebbene le sue sopracciglia tradissero un'intensa attività analitica. "Capitano, le navi che ci affiancavano si sono ritirate non appena l'entità si è risvegliata. I loro pattern di volo indicavano puro terrore. Non stavano scappando dalla Seatiger, ma da ciò che abbiamo incautamente risvegliato nel sottosuolo."
Kenar annuì lentamente, incrociando lo sguardo dello scienziato. "Hanno parlato del 'Cuore dell'Oceano'. Credevano che fossimo scesi su Aquaria per rubarlo."
"E il 'Custode' ha reagito di conseguenza," aggiunse Anna Maria Calvi, mettendosi a sedere sul lettino adiacente con la prontezza marziale che la contraddistingueva. Il Capo della Sicurezza si toccò la fronte dove la frangia nascondeva le lievi creste ossee, stringendo i pugni. "Capitano, la perdita del marinaio è stata fulminea. Non c'è stato tempo di fare fuoco. Quella struttura energetica nelle caverne è un organismo o un meccanismo di difesa senziente."
"Un meccanismo che dobbiamo comprendere," intervenne Queen assumendo la posizione da seduto sul lettino " Capitano, le scansioni effettuate con il mio tricorder prima del sovraccarico rivelano dati di straordinario interesse. La fonte energetica nel sottosuolo di Aquaria non è solo di natura psionica. Presenta fluttuazioni quantistiche del tutto analoghe all'Onda di Spostamento Planare che ci ha scagliati in questo universo."
A quelle parole, il silenzio scese di colpo nell'Infermeria. Perfino Finn smise di lamentarsi, fissando lo scienziato con gli occhi sgranati.
Kenar sentì un brivido corrergli lungo la colonna vertebrale. Il simbionte Kenar sembrò avere un sussulto, come se la memoria delle vite precedenti riconoscesse la portata di quella rivelazione.
"Sta dicendo, Tenente Queen," mormorò Arjian con voce bassa e carica di tensione, "che il 'Cuore dell'Oceano' potrebbe essere legato alla nostra via del ritorno?"
"Dal punto di vista strettamente logico, Capitano, è un'ipotesi che non può essere scartata," rispose Queen con la solita precisione asettica. "I simboli fosforescenti sulle pareti della caverna e la natura della pietra fossilizzata indicano la presenza di un archivio o di un catalizzatore di curvatura interdimensionale. Se il Custode è il guardiano di quella tecnologia, il suo risveglio potrebbe rappresentare la nostra migliore opportunità ... o la nostra condanna a morte."
Kenar rimase in silenzio per alcuni istanti, lasciando che le parole del suo Ufficiale Scientifico trovassero posto nella complessa scacchiera di decisioni che lo attendeva. Si voltò verso l'oblò dell'Infermeria, da cui la perla celeste di Aquaria brillava nell'oscurità dello spazio, magnifica e letale allo stesso tempo.
"Dottoressa Sheva, assicuratevi che la squadra sia in condizioni di riprendere il servizio entro domani mattina," ordinò infine Kenar, ritrovando l'inflessione decisa del comando. "Queen, Calvi... raggiungetemi in Sala Tattica tra un'ora. Voglio un'analisi completa di quella falla negli scudi planetari. Se Aquaria custodisce la chiave per riportare la Seatiger a casa, non lasceremo questo sistema finché non avremo scoperto ogni suo segreto."
"Sissignore," risposero all'unisono gli ufficiali.
Arjian Kenar varcò la soglia dell'Infermeria diretto verso la plancia. La strada verso casa era ancora lunga, irta di pericoli e guardiani millenari, ma fino a quando la Seatiger avesse avuto energia nei motori e speranza nei cuori del suo equipaggio, il Capitano non si sarebbe arrestato davanti a nessun ostacolo.
USS Seatiger - "Sottochiglia" 01/01/2399 - ore 23:45 - D.S. 76002.71
Rientrato l'Allarme Rosso, il Lounge Bar "Sottochiglia" era avvolto in un'atmosfera calda e rilassata. La penombra accogliente del locale era rischiarata solo dai soffusi bagliori dorati dei tavoli e dalla grande vetrata panoramica che dava sullo spazio circostante, in cui la perla azzurra di Aquaria ruotava lenta e maestosa sotto lo scafo della USS Seatiger.
Il "Sottochiglia" era nato da qualche mese, ricavato riadattando con pazienza alcuni vecchi magazzini di stoccaggio in disuso sopra il cargo bay. Era stato il Comandante Finn a battersi con insistenza per la sua creazione, trovando l'immediata sponda del Consigliere Anena Lawtoein, che aveva perorato la causa presso il Capitano Kenar fino a ottenerne la concessione formale. La decisione era risultata vincente. Infatti, per l'equipaggio stremato dal lungo isolamento in quell'universo sconosciuto e dalla costante frustrazione per tutti gli sforzi non ripagati di ritrovare la rotta di casa, il locale era diventato un'indispensabile oasi di decompressione. Finn vi aveva fatto allestire un piccolo palchetto sul fondo, pensato per le sue esibizioni strettamente acustiche con la chitarra unplugged, e persino il Consigliere Lawtoein, che aveva recentemente scoperto un forte amore per il jazz, di tanto in tanto si dilettava a salirvi per regalare all'equipaggio qualche set intimo e raffinato.
Sedute a un tavolino rientrato nell'angolo più riservato del bar, due guardiamarina che avevano condiviso ogni singolo istante di quel concitato turno in plancia si godevano il silenzio e la reciproca vicinanza.
La prima era Lonara, addetta alla Sezione Operazioni, con i suoi corti capelli castani sbarazzini e i profondi occhi neri tipici della sua natura betazoide, il colletto giallo della divisa aperto per respirare finalmente dopo ore di allerta. Di fronte a lei, con i gomiti appoggiati al legno del tavolo e le dita intrecciate attorno a una tazza fumante, sedeva Camila Valenzuela della sezione Sicurezza, un'umana alta e dalla carnagione olivastra, la chioma nera raccolta in una treccia ordinata, una sottile cicatrice al sopracciglio e uno sguardo morbido che scioglieva la solita rigidità del servizio.
Camila lasciò andare un lungo sospiro, allungando le gambe sotto il tavolo e sfiorando con la punta dello stivale quello di Lonara: "Sia benedetto Finn per aver ideato questo posto... e benedetto Lawtoein che l'ha appoggiato. Senza un angolo come il Sottochiglia dove staccare la spina, saremmo già finiti tutti fuori di testa."
"Pensa che quando Finn ha visto l'oceano per la prima volta sui monitor orbitali e Queen gli ha detto che l'acqua ricopre più del novantacinque per cento della superficie, il Comandante si è aggrappato alla poltrona di comando urlando: 'Ma questo posto non è un pianeta, è un'Aquaria gigante! Signor Queen, mi dica che nel kit di sopravvivenza della Flotta ci sono ciambelle a forma di fenicottero rosa e braccioli gonfiabili, altrimenti lì sotto affoghiamo prima ancora di sbarcare!'"
Camila lasciò andare una risata sommessa, scuotendo la testa con affetto: "Tipico di Finn... e mi immagino la faccia di Queen! Con la sua metà umana che moriva dalla voglia di ridere e la sua metà vulcaniana che lottava disperatamente per mantenere un'espressione impassibile!"
"Fortuna che il Capitano non era in Plancia!" ridacchiò Lonara, sporgendosi verso di lei con fare confidenziale. "Queen gli ha risposto con estremo rigore che no, i fenicotteri di gomma non erano in dotazione... ma poi, facendo emergere quel pizzico di senso pratico umano, ha riconosciuto che 'Aquaria' era un alias decisamente più efficace e immediato della solita sigla numerica, così l'ha registrato ufficialmente sul database centrale!"
"Finn è davvero unico," mormorò Camila con tono caloroso, accarezzando con il pollice il bordo della propria tazza. "In Sicurezza ancora ridiamo per l'aneddoto dell'altro mese, quando si era infilato nei condotti del ponte inferiore con la chitarra in mano convinto di aver trovato un'acustica perfetta. Peccato che Tholos e Carelli stessero riparando una valvola in pressione proprio lì! Tholos ha iniziato a spiegargli dove si trovavano con la sua consueta pignoleria tecnica infinita, a quel punto il Comandante Carelli - mossa da pietà - ha tagliato corto e gli ha detto: 'Comandante, queste sono le cloache della nave!'"
Lonara appoggiò il mento sul palmo della mano, osservando la collega con un sorrisetto sognante: "Devo ammetterlo, però... sarà anche strano, ma ha un certo carisma. Quel suo atteggiamento sfacciato, spontaneo e imprevedibile... e le sue esibizioni acustiche qua sul palchetto, ad esempio, esercitano un certo fascino. C'è qualcosa in quel suo modo di fare così poco ortodosso che finisce sempre per conquistarti! Gli perdoneresti di tutto!"
Camila ridacchiò, sporgendosi a sua volta verso la collega e amica, fino a far sfiorare le loro spalle: "Oh, non dico di no, quel suo stile unplugged si fa sentire eccome! Ma se devo essere sincera, la mia vera debolezza qua dentro è quando sale su quel palco il Consigliere Lawtoein con i suoi set jazz. Anena ha un'eleganza naturale, un magnetismo sofisticato e uno sguardo che ti fa girare la testa ogni volta che lo incroci nei corridoi. Quel tocco felpato e misterioso ha un fascino a cui è davvero impossibile resistere."
Lonara ammiccò divertita, godendosi la rara intimità di quella chiacchierata a quattr'occhi: "Ah, su Lawtoein sfondi una porta aperta!"
Le due sorseggiarono dai rispettivi bicchieri e rimasero un attimo in silenzio continuando ad ammirare la vista da quella posizione privilegiata.
"Ma hai visto che volto pallido aveva quell'alieno, sembrava un fantasma..." Camila tornò su ciò che avevano visto mentre erano in servizio in plancia.
Lonara abbassò la voce, sfiorando la mano di Camila sul tavolo: "Da quanto ho sentito, Queen ha ricostruito il loro profilo esobiologico incrociando i rilievi biometrici del visore con l'ecosistema di Aquaria. Risultano essere una specie anfibia, verosimilmente autoctona di questo settore. Hanno una pelle idrodinamica blu cobalto, venature bioluminescenti cangianti sul collo e sul torace, grandi occhi neri protetti da una membrana nittitante e mani palmate. Per operare all'asciutto portano tute ambientali stagne ricoperte di placche biocristalline."
Camila corrugò la fronte: "Quello sullo schermo però non mi sembrava così di colore cobalto ... "
"Nel momento esatto in cui quell'entità sotterranea si è risvegliata nella caverna gridando ho avvertito un forte sentimento corale di paura, quasi terrore! Probabilmente è stata una vasocostrizione istantanea a spegnerne la bioluminescenza facciale, facendolo apparire particolarmente pallido."
Lonara distolse lo sguardo dal volto della collega e tornò a osservare il pianeta che brillava oltre il vetro panoramico. Il suo volto si fece improvvisamente teso.
Aveva la netta sensazione che sotto la superficie di quel mondo d'acqua, nell'ombra delle profondità , qualcosa si stesse muovendo verso di loro.