04.11 " Possibilità "
di Timeran Bhreel Legen, Pubblicato il 19-07-2015
USS Baffin, Sala Tattica
12 Gennaio 2395, ore 14.23 - D.S. 72031.78
"Se anche fossimo sicuri che questi alieni hanno previsto la mutazione genetica dei loro piccoli e la stanno sfruttando per creare una nuova razza, se anche fossimo sicuri che ci stanno mentendo, la Prima Direttiva ci imporrebbe comunque di non interferire. Qualunque siano le nostre convinzioni morali, non è nostra prerogativa imporle ad altre culture. Per quanto aliene possano sembrare."
L'affermazione di Samak fu seguita da un silenzio immobile, che parve protrarsi all'infinito e allagare l'intera sala tattica.
La vulcaniana capiva, poteva perfino percepire nonostante la totale assenza di capacità strettamente empatiche, il disagio che la sua affermazione aveva provocato, sia a bordo della Baffin, sia a bordo della Curie. Era ben visibile sui volti di tutti loro, di tutti gli ufficiali riuniti fisicamente od olograficamente intorno a quel tavolo.
Era un effetto comune per le specie che non regolavano la propria vita sulla logica. Samak lo sapeva fin troppo bene. Dopotutto aveva sposato un umano. Ma sapeva anche che doveva essere la razionalità a determinare le loro prossime azioni.
Certo, non era del tutto estranea al disagio che aveva provocato. Non l'avrebbe ammesso ma lei stessa, in una piccola parte di sé sepolta profondamente sotto anni di addestramento, sentiva crescere il dubbio. Non era chiaro cosa stesse accadendo su quel pianeta, quale fosse la complessa immagine di cui loro avevano solo qualche frammento. Innegabilmente, tuttavia, c'era qualcosa di profondamente... sbagliato. Non solo per il pericolo che la popolazione autoctona aveva e avrebbe causato con tanta leggerezza a chiunque fosse sbarcato. Non perché era stata la loro tecnologia a far regredire una buona parte del personale ad uno stato animalesco. Ma Samak non poteva fare a meno di pensare che una creatura tanto tecnologicamente avanzata che accetta l'idea di sacrificare la propria prole ha imboccato da qualche parte la via sbagliata sulla strada dell'evoluzione.
La vulcaniana era consapevole di tutto questo. Era anche consapevole, tuttavia, di aver prestato un giuramento e di essere tenuta da questo a rispettare un regolamento basato su convinzioni morali e soprattutto logiche inattaccabili. Come altro avrebbero potuto districarsi da quel groviglio senza l'aiuto della logica? Se si fossero basati solo sulle emozioni, solamente sulla loro percezione di una situazione che non comprendevano, come avrebbero potuto prendere la decisione giusta?
Sì, la logica doveva essere la loro guida, l'unica possibile. Era la logica a imporre il rispetto dell'IDIC e non vi era nessuna clausola su quale delle infinite diversità fosse considerata accettabile. L'unica scelta che si imponeva, dunque, era che loro ricevessero da questi alieni tutto l'aiuto disponibile per riportare i membri dell'equipaggio colpiti dall'effetto dei dispositivi alla normalità e che se ne andassero, lasciando quella razza alla sua autodeterminazione e al suo destino, qualunque esso fosse. Il fatto che gli esseri più piccoli avessero chiesto loro un incontro non cambiava la verità di quel ragionamento.
Samak lo sapeva. Ma non lo disse.
USS Curie, Sala Tattica
12 Gennaio 2395, ore 14:25 - D.S. 72031.78
"Se anche fossimo sicuri che questi alieni hanno previsto la mutazione genetica dei loro piccoli e la stanno sfruttando per creare una nuova razza, se anche fossimo sicuri che ci stanno mentendo, la Prima Direttiva ci imporrebbe comunque di non interferire. Qualunque siano le nostre convinzioni morali, non è nostra prerogativa imporle ad altre culture. Per quanto aliene possano sembrare."
Tynan non mosse un muscolo, rimanendo rigidamente appoggiato allo schienale della poltroncina su cui era accomodato da ormai più di due ore. La riunione gli era sembrata interminabile. Non tanto per la lunghezza - in effetti, non era stata più lunga di una qualsiasi altra riunione o di una lezione di meccanica quantistica del Professor Tarth in Accademia - ma per la totale mancanza di risultati.
Stavano girando intorno alla questione fondamentale senza mai arrivare ad una conclusione, ripetendo ossessivamente le stesse cose ancora, ancora e ancora. Gli pareva di essere costretto in un loop temporale.
La sua mente faticava a concentrarsi, continuando a vagare lontano dalla sala tattica in cui era seduto, ritornando alle foreste del pianeta. Un effetto che tendeva a manifestarsi fastidiosamente sin da quando quegli esseri lo avevano dotato delle nuove capacità telepatiche che ora faticava tanto a controllare e con cui, forse, avrebbe dovuto convivere per il resto della vita.
Un'esperienza inedita per un simbionte, una questione scientifica stimolante e un'angoscia continua per lui. Si sentiva... diviso. Diviso come mai ricordava di essersi sentito in questa vita o nelle altre.
La schiena iniziava a irrigidirsi e il dolore alla testa, nonostante l'analgesico e le rassicurazioni del medico che lo aveva soccorso dopo il suo mancamento, continuava a tormentarlo. Secondo il sostituto di Fuentes, si trattava di un effetto dovuto allo squilibrio neuronale indotto dall'inaspettato e violento tentativo di comunicazione di quei piccoli esseri. Fastidioso ma non pericoloso, almeno nell'immediato. Quegli esseri, in ogni caso, non avevano mai voluto fargli del male. Lui lo sapeva.
La sua razionalità, il suo addestramento, la sua moralità gli dicevano che Samak aveva ragione. Che quello che dovevano fare era raccogliere ogni informazione utile per aiutare i loro compagni e andarsene da lì. Non infrangere la Prima Direttiva più di quanto avessero già fatto e lasciare quegli esseri alle loro consuetudini. Dopotutto era questo il loro mandato. Sarebbe stato felice di aiutare gli aracnidi a trovare un metodo meno drastico, ma nessuna richiesta era stata fatta in quel senso. Chi erano loro, chi era lui per venire da migliaia di anni luce di distanza a giudicare la cultura di questi esseri, scampati all'avanzata borg? E se non si fidavano di loro, stranieri di un altro mondo, dopo quello che avevano passato chi avrebbe potuto biasimarli?
Era la scelta giusta. O almeno l'avrebbe pensato prima di quel contatto. Ora che percepiva quei piccoli esseri, le loro voci, le loro menti come avrebbe potuto abbandonarli a quel destino? Non poteva e non voleva. Avrebbero sofferto e sarebbero morti e lui doveva... doveva cosa? Proteggerli? Proteggerli, sì. Ma da quale minaccia? E con quale diritto? Ma se non avessero fatto nulla, se li avessero abbandonati...
Volevano un incontro! Questa non poteva essere che una richiesta di aiuto da parte loro, lo sapeva, un'invocazione e lui doveva rispondere. Dovevano andare. Non potevano decidere di ignorare la loro richiesta, di lasciarli al loro destino.
Dopo un'attesa che sembrò a lui stesso interminabile, Tynan si mosse sulla poltroncina.
"Io credo che dovremmo indagare ulteriormente. Andiamo all'incontro. Il comportamento del professione è indubbiamente poco chiaro. E questa è chiaramente una richiesta di aiuto. Come possiamo sapere che non sono cavie? Che non stanno sperimentando un qualche tipo di... arma biologica, ad esempio?"
USS Baffin, Sala Tattica
12 Gennaio 2395, ore 14.26 - D.S. 72031.79
"Io credo che dovremmo indagare ulteriormente. Andiamo all'incontro. Il comportamento del professione è indubbiamente poco chiaro. E questa è chiaramente una richiesta di aiuto. Come possiamo sapere che non sono cavie? Che non stanno sperimentando un qualche tipo di... arma biologica, ad esempio?"
Il punto era esattamente quello. La violazione della Prima Direttiva, o meglio la decisione che agli occhi di una commissione di inchiesta sarebbe potuta passare per una violazione, era una faccenda spinosa che decine di capitani ed equipaggi avevano in passato affrontato prima di loro. E, immaginava Volkof, con le loro stesse remore e preoccupazioni. Perché le implicazioni erano enormi e avrebbero potuto perseguitarli, potenzialmente, per decenni a venire.
Ma non si trattava solo di un problema etico. Sì, quello era il cuore della Prima Direttiva, l'obbligo morale di lasciare che una specie fosse padrona di sé stessa, qualunque cosa questo potesse comportare, ma non era l'unico aspetto. In realtà si trattava proprio del genere di questione che ti trovi a dover affrontare sul campo senza che lezioni teoriche di diplomazia ed etica possano lontanamente aiutarti.
Da ore stavano discutendo nonostante la decisione finale non spettasse, di fatto, a nessuno di loro esclusi i due capitani. Discutevano dell'eventualità che quegli essere fossero in perfetta buona fede, che i loro metodi potessero essere duri ma necessari, del fatto che nessuno avesse diritto di imporne altri. Nemmeno se questo avesse significato l'intollerabile opzione dell'estinzione totale.
Ma che cosa sarebbe accaduto in caso contrario? Se questi esseri non avessero raccontato loro altro che frottole, se fossero stati i testimoni involontari di qualche esperimento, la questione sarebbe stata completamente diversa. Se si fossero serviti di tecnologia borg per costruire un'arma, se stessero massacrando una seconda razza, allora il loro non agire avrebbe potuto creare molti più problemi di quanto ne risolvesse.
Al puzzle si era aggiunta la richiesta di un incontro che gli essere più piccoli avevano fatto pervenire loro tramite Tynan. Un incontro la cui finalità non era chiara. Non gli erano sembrati abbastanza intelligenti da ordire una trappola, ma, d'altra parte, nemmeno da fornire loro qualche informazione utile. Non era chiaro che cosa volessero, ma era abbastanza palese che potessero minacciare la salute cerebrale di Tynan senza nemmeno essere con lui. Proprio un gran bell'affare.
Volkof aveva imparato che c'era un confine sottile tra la paranoia e la prudenza, ma anche che era meglio essere paranoici che morti. E c'erano diversi punti della storia dei ragni giganti che non quadravano affatto. Non ci voleva uno scienziato per accorgersene.
Il suo primo istinto sarebbe stato di consigliare ai capitani di lasciare l'orbita con le due navi, raccogliere i dati necessari a invertire la condizione della Fuentes, di Thomas e degli altri e di mettere tutta la distanza possibile tra loro e quel dannato sasso, lasciando la specie che lo abitava ai suoi affari, quali che essi fossero. La situazione poteva essere scomoda, perfino crudele, ma il suo primo dovere era verso la nave.
Tuttavia, se quegli esseri stavano davvero macchinando qualcosa, non sarebbe stato così semplice. Non sarebbe bastata la distanza a metterli al sicuro.
Volkof si sporse appena sul piano del tavolo.
"Se anche fosse così, non ce lo direbbero di certo. Rischieremmo guai peggiori di quelli che già abbiamo. Dobbiamo comunque trovare una soluzione per i membri dell'equipaggio che sono ancora in stato regredito, e se stessero davvero costruendo un'arma, non facendo nulla potremmo trovarci a doverli affrontare in futuro. Potrebbero persino finire per scatenare una guerra."
USS Curie, Sala Tattica
12 Gennaio 2395, ore 14.27 - D.S. 72031.79
"Se anche fosse così, non ce lo direbbero di certo. Rischieremmo guai peggiori di quelli che già abbiamo. Dobbiamo comunque trovare una soluzione per i membri dell'equipaggio che sono ancora in stato regredito, e se stessero davvero costruendo un'arma, non facendo nulla potremmo trovarci a doverli affrontare in futuro. Potrebbero persino finire per scatenare una guerra."
"Se anche lo scoprissimo, che cosa potremmo fare? Sterminarli?"
Sapevano gli Spiriti, se a Timeran non sarebbe piaciuto scendere su quel pianeta con una bomboletta di insetticida. Solo l'idea che l'avessero toccata con tutte quelle zampe le dava dei brividi freddi lungo la colonna vertebrale. Era sciocco da parte sua, ma negarlo non sarebbe servito a niente. Il fatto è che le era necessario tutto il suo autocontrollo per guardare il Professore, per parlarci, tutto il suo addestramento per non considerarli animaletti spaventosi e, di conseguenza, maligni. E anche in quel caso, sterminarli non era una via praticabile.
In fin dei conti, poi, non era del tutto colpa loro se erano finiti in quella situazione. Il personale federale aveva voluto scendere sul pianeta con l'idea di un riposante campeggio. Le precauzioni che avevano preso non erano servite. Evidentemente non avevano controllato con la dovuta cura.
Gli orrendi alieni non si erano mostrati né aggressivi né violenti nei loro confronti. In effetti, non avevano fatto un bel niente, a parte provare ad aiutarli.
In teoria avrebbero meritato un minimo di fiducia e magari anche un pizzico di gratitudine. Avrebbero meritato di essere lasciati in pace a fare... qualunque cosa stessero facendo, con una bella boa di segnalazione ad avvertire gli ignari viaggiatori che lì era meglio non fermarsi.
Tutto questo finché non era balenata la possibilità che ci fosse in ballo un qualche inspiegabile, strano esperimento genetico. Possibilità, non certezza. In effetti si trattava solo di un bel mucchio di ipotesi, di concreto, a parte la richiesta dei ragni più piccoli, di fatto, non avevano nulla. Forse il Professore e la sua gente non sapevano davvero della mutazione in corso. E se lo avessero saputo... se volevano qualche zampa e qualche occhio in più del considerevole numero che già possedevano non poteva che essere affar loro.
Da consigliere, le era chiaro come parte del suo pensiero fosse dettato dalla sua fobia più che dalla sua razionalità. O meglio, dal suo profondissimo, istintivo desiderio di andarsene il più velocemente possibile, lasciandosi dietro quel pianeta e tutti i suoi abitanti con troppi arti, piccoli o grandi.
Ma naturalmente c'era la non trascurabile faccenda di Luz e degli altri, faccenda su cui, forse quell'incontro avrebbe potuto fare luce. Senza l'aiuto degli abitanti del pianeta, chiunque di loro, come avrebbero fatto a riaverli? Se era possibile riaverli, naturalmente.
Pianeta Sa'ag, Superficie
12 Gennaio 2345, ore 14.26 - D.S. 72031.79
L'essere grande formato da esseri piccoli si mosse come un'ombra tra gli alberi, prima di disfacersi. Il messaggio era arrivato a destinazione. Loro sarebbero venuti. Lui, l'essere con cui comunicavano, sarebbe venuto. Potevano sentirlo, sentire ciò che lui sentiva. E lui non voleva abbandonarli. Sarebbe venuto. Per la prima volta, avrebbero avuto una possibilità.