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        <title>USS PYTHEAS - Missione 00</title>
        <description>I diari di bordo della USS PYTHEAS</description>
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        <lastBuildDate>Mon, 06 Apr 2026 11:14:59 +0200</lastBuildDate>
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            <title>USS PYTHEAS</title>
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            <description>Feed provided by Starfleet Italy.</description>
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            <title>00-00 L'infinito</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=0</link>
            <description><![CDATA[Autore: Capitano Enizia del Clan Gishna <br /><br /><span class="Stile2">Andoria - Casa Gishna - Studio di Sketh - 4 giugno 2392 - Ore 11:20 </span><br />
<br />
Era rientrata su Andoria piÃ¹ per il piccoletto che non per il resto del clan. Nonostante i dissidi del passato si fossero calmati e placati con lo scorrere del tempo, i suoi parenti avevano sempre un certo sguardo quando la osservavano. <br />
  Di fatto non capivano. <br />
  Non capivano come una con 'il suo talento' potesse aver rinunciato a tutto per andare a fare il militare. Non che fosse una carriera disdicevole, anzi, ma non era quella del suo clan. <br />
  Talento. <br />
  Non era mai stata certa del suo talento, aveva provato a scolpire, a plasmare i materiali, persino a dipingere. Alla fine l'unica cosa che le riusciva da ragazzina era vincere nella lotta contro i pari etÃ  degli altri clan, e spesso anche con quelli piÃ¹ grandi di lei. CiÃ² nonostante a volte si ritrovava ancora a giocare con la creta, anche se i risultati non la soddisfacevano altri dicevano che fossero belle creazioni. <br />
  Bello non era sufficiente perÃ², non per i limiti che lei si ponevaâ€¦ <br />
Skelth entrÃ² di corsa nella stanza catapultandosi ad abbracciarla e lei non potÃ© fare a meno che accettare quell'abbraccio che la riportava indietro nel tempo a quando erano bambini che si nascondevano da qualche parte a tramare. <br />
"PerchÃ© accidenti hai accettato Enizia?" <br />
Non rispose subito. Si sciolse dal suo abbraccio prima di rispondere. <br />
"PerchÃ© Ã¨ la mia vita Skelthiy. - interruppe sul nascere una sua protesta - Quello Ã¨ l'infinito che ho sempre voluto esplorare lo sai bene anche tu. Quella Ã¨ la mia vita come la tua Ã¨ questa che ci circonda." <br />
  "Non sto dicendo il contrario sorella, ma la mia vita al massimo mi porta a fare qualche mostra nel Quadrante Alfa, non mi porta talmente lontano che potremmo non rivederci piÃ¹." <br />
Enizia si alzÃ² per raggiungere un ripiano poco distante, dove aveva poggiato un piccolo contenitore. Lo sollevÃ² tornando verso il fratello minore da lei tanto amato. Glielo porse in silenzio ed attese senza dire nulla. <br />
  Skelth lo aprÃ¬ e ne trasse una piccola scultura, risalente a molti anni prima, quando era cosÃ¬ piccolo che le mani e le dita, ancora prive della necessaria agilitÃ , gli impedivano di curare i dettagli. <br />
"Avevo dieci anni. La feci quando ti nascondevi dopo essere fuggita dall'Accademia." <br />
  "Vorrei tu la tenessi Skelthiy." <br />
Lo sguardo profondo di suo fratello le si puntÃ² addosso. Indagatore. <br />
"PerchÃ©?" <br />
  "PerchÃ© ho intenzione di tornare a prenderla. Tu la dovrai conservare per me." <br />
  "Allora dovremo fare uno scambio Enizia." <br />
Il giovane flessuoso si lanciÃ² verso un vicino armadio lasciando la giovane donna perplessa. Quando lo vide tornare lo stupore aumentÃ² ancora di piÃ¹. <br />
"Non ci credoâ€¦ dove l'hai trovata?" <br />
Quello che si trovÃ² tra le mani e che l'aveva lasciata esterrefatta era una piccola statuina di creta. L'aveva riconosciuta prima ancora di averla in mano. L'aveva fatta quando aveva circa otto anni, Skelth ne aveva due. <br />
  Se la girÃ² un po' tra le mani mentre il fratello la osservava sorridendo. <br />
"L'ho trovata qualche tempo dopo la tua partenza per SOL III, non ho mai capito perchÃ© ti abbiano mandato laggiÃ¹. A quel tempo mi sentii solo, abbandonato. Ero cosÃ¬ abituato a stare con te che saperti cosÃ¬ distante era una cosa insopportabile. Spesso andavo di nascosto nella tua stanza, anche se i nostri genitori se ne sono accorti non me l'hanno mai detto nÃ© fatto capire. Normalmente mi limitavo a dormire sul pavimento, non volevo lasciare tracce. Poi un giorno ho visto quella sul ripiano piÃ¹ alto del tuo armadio a vista. Ero troppo piccolo. Negli anni successivi ho provato e riprovato fino a che non ci sono arrivato da solo. Era una specie di sfida." <br />
Enizia ascoltava quel racconto, sentimenti di abbandono che non aveva mai creduto di aver suscitato nel suo fratellino preferito. Ascoltandolo continuava ad osservare quella statuetta. <br />
  Era Skelth. <br />
  Esattamente come lo ricordava. Quando aveva due anni era stato esattamente cosÃ¬. Una zazzera scomposta, le antenne sempre protese in avanti in cerca di chissÃ  cosa, gli occhi vividi, le guance tonde a dare un aspetto quasi finto al suo viso buffo. Il corpo ancora tozzo da bambino piccolo, che non rivelava quello che sarebbe diventato. <br />
  Un giovane uomo affascinante, ma ancora con quello sguardo vivido, e soprattutto uno degli artisti piÃ¹ rinomati di Andoria. Un giovane uomo del quale era molto orgogliosa. <br />
"Non Ã¨ all'altezza di essere mostrata." <br />
  "Enizia non cominciare. Capisco che tu abbia scelto un'altra vitaâ€¦ ma quando hai fatto quella avevi sÃ¬ e no otto anni. Non conta la perfezione, conta quello che Ã¨. Quello Ã¨ il tuo amore per me. Non lasciarlo qui a casa, portalo con te. Io terrÃ² qui il mio per te in attesa che tu torni. Quella invece viene con te per ricordarti che devi tornare." <br />
Enizia strinse la statuina nel pugno abbracciando Skelth. <br />
  Ad entrambi sembrÃ² infinito quell'abbraccio. Infinito ed infinitamente breve assieme. <br />
<br />
<span class="Stile2">Deep Space 9 - Gancio di Attracco 2<br />
  USS Baffin - Portello 1 - 3 luglio 2392 - Ore 10:00 </span><br />
  <br />
"Chiedo il permesso di salire a bordo." <br />
Il Capitano era lei, ma non aveva ancora preso ufficialmente servizio e la prassi prevedeva quella formuletta di rito che a molti pareva stucchevole. A lei invece piaceva recitare quella parte. <br />
  L'uomo davanti a lei sarebbe stato il suo Primo Ufficiale. <br />
  Un bel ragazzo non c'era che dire. <br />
  Alto, giovane ma non troppo, con la giusta struttura fisicaâ€¦ non troppo magro, non troppo imponente. Lo osservÃ² in silenzio mentre lui faceva lo stesso. Sicuramente entrambi avevano speso del tempo a consultare il curriculum vitae dell'altro e cercare tutte le informazioni possibili che potessero aiutarli a conoscersi dato che non avevano mai avuto il piacere di lavorare assieme. <br />
  Il trill finalmente prese la parola. <br />
"Permesso accordato Capitano Enizia." <br />
Attese fino a che la donna non fu vicino a lui, poi le porse la mano. <br />
"Lieto di lasciarle il comando della USS Baffin Signore." <br />
Enizia strinse la mano del giovane. <br />
"La ringrazio Comandante Thurax. Sono certa che lavoreremo bene assieme. Suppongo abbia giÃ  avuto modo di fare conoscenza con questa bella signora, quindi penso possa farmi da cicerone mentre qualcuno gentilmente porta il bagaglio nel mio alloggio?" <br />
  "Con piacere Capitano. Preferenze per cosa vedere? Da dove partire?" <br />
  "Tutto Comandante. - ritirÃ² la mano che ancora stringeva la sua - E quando dico una cosa di solito intendo quella, quindi tutto Ã¨ tutto. Questa nave devo conoscerla esattamente come conosco il contenuto del mio bagaglio. Faccia strada." <br />
<br />
<span class="Stile2">Deep Space 9 - Gancio di Attracco 2<br />
  USS Baffin - Alloggio Comandante Thurax- 3 luglio 2392 - Ore 18:00 </span><br />
  <br />
Era stremato, era semplicemente stremato. <br />
  Quella donna era dotata di una resistenza fisica indubbiamente fuori del comune, ovvio d'altra parte visto che era un'andoriana. Oltre a quello sicuramente era affascinante, affabile, divertenteâ€¦ ma dannatamente intransigente e puntigliosa. Poco c'era mancato che volesse controllare lo stato di tutti i gelpack della nave. <br />
=^= Infuso di lamponi e mandarino. Freddo. =^= <br />
Raccolto il bicchiere dal piano del replicatore andÃ² a buttarsi sul piccolo divanetto nel suo alloggio. Uno dei vantaggi del grado. Sorseggiando pigramente il suo infuso fresco si fermÃ² a riflettere sul fatto che non si sarebbe aspettato quell'assegnazione. Era conscio che per un trill unito come lui, era un doppio rischio. Per sÃ© stesso e per il simbionte dentro di lui. Thurax perÃ² era sempre stato un avventuriero a suo modo, anche quando si era dedicato a scrivere, aveva creato splendidi oloromanzi cosÃ¬ avventurosi e carichi di battaglie, onore e guerrieri che erano apprezzati persino tra i klingon. Quando gli era arrivata la proposta per quella missione nÃ© lui nÃ© Thurax avevano avuto il minimo dubbio. L'unica ad aver avuto qualche dubbio era stata sua madre, ma non avrebbe detto nulla. <br />
  Quella era forse l'unica cosa che gli dispiaceva, ma non si sarebbe imbarcato per quel viaggio se non avesse avuto la certezza di tornare. <br />
<br />
<span class="Stile2">Deep Space 9 - Gancio di Attracco 2<br />
  USS Baffin - Alloggio Capitano Enizia - 3 luglio 2392 - Ore 18:00 </span><br />
  <br />
Viaggio non stop da Andoria direttamente per la USS Baffin. <br />
  La sua permanenza a casa era stata come sempre breve, a parte suo fratello gli altri la facevano sentire a disagio. Aveva sistemato le sue poche cose nell'alloggio che le competeva come Ufficiale in Comando di quella nave, nonchÃ© di tutta quella spedizione dopo aver marciato tutto il giorno in giro per la nave. <br />
* Ma chi me l'ha fatto fare? * <br />
Se lo domandava da un mese oramai. Fino a che non era stato Skelth a farle la domanda non ci aveva pensato. <br />
  Accettare era stato naturale, come era naturale respirare. <br />
=^= Computer temperatura. =^= <br />
  =^= 71.6 gradi Fahrenheit. =^= <br />
Era la normale temperatura a bordo. PerÃ² dopo il viaggio su Andoria lei non era ancora riuscita a riabituarsi. <br />
  Diede un'occhiata al monitor sul suo tavolo. <br />
  Il logo della Flotta Stellare capeggiava in campo nero. <br />
=^= Computer visualizzare USS Baffin. Vista di dritta. =^= <br />
Il computer eseguÃ¬ in silenzio. Era splendida. Un gioiello di tecnologia. Un giocattolo per adulti. <br />
  Soprattutto era 'sua'. <br />
  Forse era meglio dire che era stata affidata a lei, perÃ² lei la sentiva come sua. Come la sua casa. Come la sua vita. <br />
  Un po' anche il suo giocattolo, anche se aveva ben chiaro che quel giocattolo e tutte la vita che in esso pulsava era affidata alle sue capacitÃ . <br />
  Una responsabilitÃ  che aveva cercato negli anni e che non le pesava, seppure ne percepisse la presenza. <br />
  Non il peso. <br />
  No. <br />
  La responsabilitÃ  non era mai un peso quando si era nati per averla e gestirla. <br />
  Si alzÃ² per andare sul divano del suo alloggio, tirÃ² su i piedi e si distese comodamente, sistemata in modo da vedere lo spazio fuori dalla nave. <br />
  Poco distante da loro, ad un altro pilone d'attracco stava la USS Curie, l'altra parte di quel convoglio. Sapeva chi era il Capitano assegnato, ma non la conosceva. <br />
* Vulcaniana!... mahâ€¦ * <br />
SÃ¬ aveva dei dubbi su come si sarebbero relazionate. Al contrario non aveva dubbi sull'indubbio interesse che aveva suscitato in lei il Primo Ufficiale. Il che equivaleva a chiarire subito la situazione. Non voleva ombre ad offuscare il suo lavoro prima ancora di partire. <br />
=^= Comandante Thurax, qui Capitano Enizia. Mi raggiungerebbe al Bar di Prora tra un'ora? Vorrei conoscere un po' meglio il mio Primo Ufficiale. =^= <br />
  =^= Posso proporre le ore 21:00? Prima c'Ã¨ uno spettacolo musicale tenuto da due tecnici della sala macchine. =^= <br />
Enizia scosse le antenne. La cosa le piaceva. Avrebbe speso molto tempo assieme su quella nave, era un fatto positivo che l'equipaggio stesse giÃ  legando in quel modo. <br />
=^= Proposta accettata Comandante. A dopo. =^= <br />
<br />
<span class="Stile2">Deep Space 9 - Gancio di Attracco 2 <br />
  USS Baffin - Bar di Prora - 4 luglio 2392 - Ore 00:10 </span><br />
  <br />
Erano al Bar di prora da piÃ¹ di tre ore oramai. <br />
  Thurax era rimasto sorpreso dall'esordio del suo Capitano quando era arrivata. La stava osservando da lontano, era andata a prendere ancora da bere al banco mentre lui era rimasto seduto ad uno dei tavolini centrali. <br />
  RipensÃ² alla frase con cui si era presentata. <br />
"Bene Rodel, - l'aveva detto sedendosi mentre lui si alzava - si sieda si sieda. Come le ho detto prima io amo parlare chiaro. Staremo su questa splendida nave per molto tempo, piÃ¹ di quello normalmente previsto per tutte le crociere di esplorazione della Flotta Stellare, quindi penso che la cosa migliore sia chiarire subito come la penso su un paio di cose. Che ne dice?" <br />
  "Beh, mi sembra un'ottima idea maâ€¦" <br />
  "Bene quindi chiariamo. Quando siamo in servizio siamo in servizio. Lei Ã¨ il Comandante Thurax, io sono il Capitano Enizia. Quando siamo fuori servizio possiamo anche darci del tu se vogliamo, ma solo se siamo in grado di distinguere bene i due momenti. Altrimenti meglio legare con qualcun altro. Concorda?" <br />
  "Direi che non c'Ã¨ niente da eccepireâ€¦ a parte il fatto che a volte lei non mi fa finire le frasi." <br />
Una delle antenne di Enizia si piegÃ² pericolosamente di lato. Se il trill si accorse di quello che poteva significare non lo diede a vedere. <br />
"Mi dica allora." <br />
  "Credo sia estremamente importante legare al di fuori della plancia. Cinque e piÃ¹ anni senza altri contatti se non quelli tra noi e la Curie diventerebbero come cinque secoli. PerÃ² credo dovremo essere pronti aâ€¦ raccogliere parecchi cocci." <br />
  "Sicuramente ha ragione, ma sta a noi due dare il buon esempio non crede? Come ufficiali superiori." <br />
Nella mente di Thurax passÃ² quello che gli sembrÃ² essere un pensiero fuori luogo. Un pensiero che gli fece arrossare il volto e che gli fece sentire le orecchie scottare. <br />
"Behâ€¦ sÃ¬â€¦" <br />
  "Rodel se sta pensando a quello che credoâ€¦ con calma. Ci siamo appena conosciuti. Ma non poniamo limiti al destino, in fondo lei ha un bel sedere." <br />
Da lÃ¬ in poi stranamente il clima si era sciolto. Quella che sarebbe potuta essere un'uscita imbarazzante aveva avuto la conseguenza di alleggerire la situazione. <br />
  Avevano bevuto, mangiucchiato chiacchierato. Scoperto di avere molte cose in comune e di dissentire su altrettante. <br />
  Enizia stava tornando. <br />
  Ecco una cosa che a lui non piaceva, lui si sentiva 'cavaliere', vedere la donnaâ€¦ per quanto fosse il Capitano, andare al bancone del bar a prendere da bere anche per lui non gli piaceva. <br />
"Ecco qua Rodel. Ultimo giro che domani Ã¨ giÃ  arrivato. Dimmi una cosaâ€¦ questo tavolino centrale l'hai scelto di proposito?" <br />
  "Ammetto Eniziaâ€¦ sÃ¬â€¦ avevo un certo timore." <br />
  "Di me?" <br />
Rodel sorrise apertamente. Solo poche prima non se lo sarebbe permesso. <br />
"O di meâ€¦ pure tu non hai un brutto sedere."<br />
<br />
]]></description>
            <author>Capitano Enizia del Clan Gishna </author>
            <pubDate>Mon, 14 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>00-01 Prospettive allettanti</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Luz Fuentes<br /><br /><span class="Stile2">San Francisco - Terra - 30/06/2392 - ore 08.15</span><br />
<br />
La baia di San Francisco si stendeva ai loro piedi maestosa ed abbagliante.<br />
 Luz Fuentes e suo figlio Raul, cui aveva trasmesso la sua stessa passione per la corsa, stavano rifiatando dopo la corsa di 10 km fatta per raggiungere la sommitÃ  della collina che sovrastava la cittÃ .<br />
 Per Luz era l'ultimo giorno a Terra perchÃ¨ tra poco piÃ¹ di 20 ore sarebbe salita sulla navetta diretta a bordo della Curie e alla nuova missione che l'attendeva. La donna provava un misto d'eccitazione per quello che l'aspettava e nostalgia per ciÃ² che lasciava e perciÃ² aveva chiesto al Direttore dell'Accademia della Flotta un permesso per suo figlio, cosÃ¬ da passare con lui le sue ultime ore a terra.<br />
SpostÃ² lo sguardo dalla baia a suo figlio: era un giovane uomo ancora in formazione, il corpo alto e snello, ancora da ragazzo era sormontato da una bella testa dai tratti tipicamente latini e dai capelli neri come la notte, con l'unica concessione ai tratti paterni di 2 occhi azzurri come il cielo, oggi incredibilmente terso.<br />
Il rapporto che aveva col figlio era fatto d'un affetto smisurato e di una grande complicitÃ  e da cui il suo ex marito si era sempre sentito escluso, anche se per Luz era solo una scusa per non occuparsi della sua educazione, a cui lei aveva invece dedicato gran parte della sua vita. Ma l'aveva fatto con estrema soddisfazione ed ora vedendone i risultati sapeva di poter partire serena.<br />
"Mamita io sono pronto, e tu?" e Luz sapeva che Raul non si riferiva solo alla corsa che li attendeva per tornare alla base, ma anche al nuovo percorso di vita che entrambi s'accingevano ad intraprendere.<br />
Lo prese tra le braccia e respirandone il caro profumo che per molto tempo non avrebbe potuto sentire rispose.<br />
"Adesso sÃ¬: andiamo!"<br />
  "Ah mamita..una cosa: la prossima volta che vieni a trovarmi vedi d'indossare qualcosa di meno aderente. So giÃ  che dovrÃ² battermi coi miei compagni d'Accademia per difendere il tuo onore!" disse Raul che aveva notato con un misto d'orgoglio e gelosia, come avevano guardato il corpo tonico e formoso di sua madre, effetivamente poco coperto da quel completo da footing che lui stesso le aveva regalato.<br />
 "Se vuoi essere tanto gentile da dirmi cosa dovrÃ² mettere la prossima volta per andare a correre insieme e non farti sentire in imbarazzo, mi adeguerÃ²...e poi speravo d'incontrare quel tuo bel professore di fisica quantistica."<br />
 "Per l'amor del cielo mamma!" disse Raul fingendosi scandalizzato.<br />
"Piuttosto prova a battermi se ci riesci!" ribattÃ¨ Luz partendo di corsa in direzione dell'Accademia.<br />
<br />
<span class="Stile2">Deep space 9 - Gancio d'attracco 3<br />
USS Curie - Infermeria - 03/07/2392 - Ore 10:30</span><br />
<br />
Luz era stata tra i primi a salire a bordo della Curie, ancora ormeggiata al pilone d'attracco e con ancora a bordo i tecnici della Base che stavano eseguendo gli ultimi controlli.<br />
 Aveva chiesto anche al personale medico di presentarsi in anticipo: dovevano eseguire tutte le visite di routine sull'equipaggio delle 2 navi del progetto Pytheas ed era perciÃ² indispensabile rendere le infermerie operative nel minor tempo possibile.<br />
 Si era altresÃ¬ coordinata col Medico Capo della Baffin in modo da deviare gran parte dell'equipaggio della medesima sulla Curie, per non ingolfare la sua piÃ¹ piccola infermeria. in effetti la Sezione Medica di quest'ultima era una delle piÃ¹ grandi che una nave stellare avesse mai avuto e aveva la strumentazione piÃ¹ all'avanguardia che la Flotta poteva offrire.<br />
 Adesso che tutto era pronto, secondo i suoi altissimi standard, aveva dato il via alle visite di chi era giÃ  a bordo, tra i quali il Capitano Suri, alla quale aveva dedicato tutta la sua cordialitÃ . CordialitÃ  respinta perÃ² dal piÃ¹ tipico atteggiamento vulcaniano del Capitano, essendo riuscita a strapparle solo qualche <em>SÃ¬</em> e qualche <em>No</em> come conversazione.<br />
*M a la missione deve ancora partire, avrÃ² tutto il tempo per cercare un rapporto con lei! * pensÃ² Luz mentre finiva di registrare la cartella del Capitano.<br />
Dopo qualche minuto sentÃ¬ aprirsi la porta.<br />
"Comandante Pierce a disposizione per la visita.  Ciao Luz, sei splendida come sempre!"<br />
Il medico alzÃ² la testa dal suo lavoro.<br />
"Tommy! E tu in anticipo come sempre!" si alzÃ²  ed andÃ² ad abbracciare il caro amico. <br />
  "E cosÃ¬ sei il Primo Ufficiale della Curie." disse Luz staccandosi  dall'uomo per guardarlo meglio.<br />
Era qualche anno che non si vedevano, ma Thomas Pierce  era ancora meglio di come se lo ricordava e la leggera abbronzatura, dovuta  probabilmente ad una recente vacanza, metteva in risalto gli occhi chiari,  mentre i lievi spruzzi d'argento tra i capelli color del grano maturo, lo  rendevano ancora piÃ¹ affascinante.<br />
  Pierce era stato suo paziente dieci anni prima: era stato assimilato dai Borg e  per 2 anni aveva fatto parte della CollettivitÃ . Era stato poi trovato su di  una sfera in avaria ai margini dello spazio federale, insieme a pochi altri  superstiti, e portato nella Clinica per espianti Borg che lei dirigeva. Luz  aveva eseguito su di lui l'intervento per togliere il nodo corticale e poi,  seguendone il decorso postoperatorio, si era trovata legata a lui da un legame  che andava oltre al normale rapporto medico-paziente.<br />
  Tommy, come amava farsi chiamare dai suoi amici, era  affascinante, intelligente ed evidentemente innamorato di lei, per cui la  sottoponeva ad una corte discreta, quanto gradita. <br />
  Luz ,tuttavia, era sposata in quel periodo, e quando Tommy fu dimesso e le  chiese di frequentarsi anche dopo, la donna decise che sarebbe stato troppo <em>pericoloso </em>Â e si salutarono, non senza rimpianti, ma  tenendosi in contatto almeno da amici, per quello che i loro impegni lo  consentivano.<br />
"Forza sdraiati, anche se posso vedere giÃ  cosÃ¬ che  sei in splendida forma."<br />
  "Grazie. Raul sta bene?"<br />
  "Oh benissimo grazie: sai che adesso Ã¨ un Cadetto  della Flotta?" rispose Luz con lo sguardo radioso come tutte le volte che  parlava del figlio.<br />
  "Ottima scelta, ma tu come l'hai presa?"<br />
  "Io non smetterÃ² mai di preoccuparmi per lui, ma  ormai Ã¨ adulto e so che ha scelto la sua strada responsabilmente: se Ã¨ quello  che vuole, io l'appoggerÃ² sempre!"<br />
  "GiÃ  e poi Ã¨ giusto che anche tu ti faccia una vita  tua: sei stata una splendida madre e una moglie sin troppo devota verso chi non  ti meritava."<br />
  "Credo che queste parole dette da te, risultino sin  troppo interessate! - rispose Luz continuando la visita - Vedo che hai  apportato delle modifiche al tuo impianto oculare: ti ha dato qualche  fastidio?"<br />
  "No, l'ho solo fatto migliorare: adesso di notte ci  vedo meglio di un gatto!" ribattÃ© facendole l'occhiolino. <br />
  <br />
  Luz sorrise e gli porse la mano per aiutarlo ad alzarsi. <br />
  <br />
  "Coraggio ho finito."<br />
  "Come: cosÃ¬ presto?" rispose l'uomo trattenendo la mano di lei tra le  sue. <br />
  "Tommy siamo in servizio!" <br />
  "Lo so, prima di tutto il lavoro; ma mia cara, questo sarÃ  una lunga  missione e ho intenzione di trascorrere il mio tempo libero facendo in modo  che, quando ti rifarÃ² la domando che ti feci 10 anni fa, stavolta mi dirai di  sÃ¬!" <br />
  <br />
  La voce dell'infermiera Stuart che annunciava il suo  prossimo appuntamento tolse Luz dall'imbarazzo di dover risponder qualsiasi  cosa.<br />
"Vedremo Tommy. Adesso lasciami lavorare."  disse spingendo scherzosamente l'uomo fuori dall'Infermeria.<br />
  "Vado, vado: guarda che anche i Primi Ufficiali  hanno il loro bel da fare! E comunque non me ne vado se prima non dici che  stasera cenerai con me." <br />
  "D'accordo, qualsiasi cosa purchÃ© tu ti tolga dai piedi!" <br />
  "Infermiera lei Ã¨ testimone. Arrivederci Dottore. A stasera!" ed uscÃ¬  con un'enorme sorriso stampato sul volto.<br />
* Non lo ricordavo cosÃ¬ insistente, ma la cosa Ã¨  lusinghiera!* Â pensÃ² la donna, mentre  faceva accomodare un giovane Tenente della SicurezzaÂ  che non capiva perchÃ©  mai il Dottore avesse quell'espressione gongolante.<br />
]]></description>
            <author>Tenente Comandante Luz Fuentes</author>
            <pubDate>Mon, 14 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>00-02 L'infiltrato</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Piotr Alexei Volkoff<br /><br /><span class="Stile2"> Terra (Sol III) - Palazzo in disuso nella periferia di Rio de Janeiro - 10  giugno 2392 - Ore 04:51 </span><br />
<br />
"Ora! Ora! Ora!" l'urlo arrivÃ² all'improvviso insieme allo schianto della porta  che esplodeva verso l'interno, le luci saltarono riportando l'ambiente al suo  stato naturale, quello buio e tetro delle notti afose brasiliane dove la luce  della federazione aveva sempre faticato ad entrare.<br />
* Merda non ci voleva! * sapeva di non avere molto tempo.  Devian non poteva essere preso.<br />
<br />
"Portalo via!" esclamÃ² al suo compagno spingendolo al buio verso la scrivania  da campo dove un attimo prima Klaus Shawn, membro di una cellula terroristica,  stava arringando il suo gruppo di attivisti su l'importanza della loro  missione. <br />
"Antidroga! Nessuno si muova!" continuavano ad avanzare velocemente e al buio  in perfetta fila indiana con fucili phaser spianati e visori notturni calzati  sugli occhi. La tattica era quella perfettamente rodata dalle squadre speciali:  sorpresa, velocitÃ  e potenza di fuoco. <br />
<br />
Volkoff afferrÃ² rapido una delle lampade al neon che poco prima illuminavano di  una spettrale luce azzurra l'attico del palazzo dove era in corso la riunione,  strinse saldamente il coperchio di metallo e strappÃ² con forza il rivestimento  di protezione della parte elettrica, senza perdere tempo a proteggersi infilÃ²  con forza il taser di cui era dotato fra i circuiti serrando subito gli occhi.  Il sovraccarico fu istantaneo, una luce simile ad un sole avvampÃ² per un  millesimo di secondo nella stanza congelando il tempio in un fotogramma. <br />
Un grido di sorpresa e di dolore giunse in simultanea da tutta la squadra di  attacco quando la luce della flash bang improvvisata esplose nella loro retina  centuplicata dai visori notturni. Un attimo dopo era in mezzo a loro colpendo  con forza per superare la protezione dei giubbotti d'assalto mentre dietro di  lui i terroristi correvano via come topi impazziti. <br />
AfferrÃ² uno dei militari per il giubbotto sollevandolo da terra come una  bambola e usandolo come ariete per schiacciare contro la parete gli ultimi due  della fila, sapeva di averli solo storditi e fra pochi secondi avrebbero  iniziato a sparareâ€¦ eppure doveva essere li da qualche parte il congegno di  teletrasporto, l'unico funzionante durante un assalto delle forze speciali. Di  norma un attimo prima dell'attacco, nell'area venivano posizionati degli  inibitori di teletrasporto, dispositivi mobili in grado di interferire sulle  frequenze subatomiche direzionali dei fasci di elettroni emessi dal  teletrasporto di partenza, per distorcere la ricezione e rendere illeggibili le  coordinate di arrivo e di conseguenza impedendo anche la partenza. O almeno  impedendo il teletrasporto di chi non era fornito di un congegno appropriato  con i codici giusti. <br />
Finalmente al tatto riconobbe il congegno che cercava e colpÃ¬ con forza il suo  scudo umano per chiudere velocemente l'azione. Doveva muoversi in fretta, il  primo assalto era avvenuto da meno di un minuto e Devian non doveva essersi  allontanato di moltoâ€¦ era imperativo che il pacco fosse portato via sano e  salvo e quindi l'unico modo era creare ancora piÃ¹ scompiglio. <br />
<br />
Una sciabola di luce investÃ¬ la stanza mentre due navette della polizia  illuminavano dall'esternoâ€¦ evidentemente qualcuno aveva capito che il primo  gruppo non aveva avuto successo. I vetri andarono in frantumi e altri uomini  fecero irruzione saltando dalle navette in sospensione davanti alle grandi  finestre del locale. I primi raggi di phaser passarono abbastanza lontano da  dargli il tempo di uscire dalla stanza, non si puÃ² essere molto precisi quando  si salta da un velivolo a quattordici piani da terra. Volkoff sparÃ² in alto  sopra le teste degli assaltatori attirando il fuoco nemico e poi in basso lungo  la rampa di scale pullulante di militari, come immaginava l'unica via di fuga  era la scala che portava alla terrazza del palazzo, sperÃ² che il suo compagno  fosse riuscito ad arrivare alla via di fuga di emergenza che avevano preparato  portandosi dietro Shawn. <br />
I rumori che provenivano dal basso assicuravano a Volkoff di avere tutta  l'attenzione della poliziaâ€¦ anche troppa attenzione. Come api impazzite il  resto delle squadre tattiche risalivano velocissime le rampe di scale sparando  ogni tanto verso l'alto con la speranza di colpirlo anche solo per caso.  Volkoff si schiantÃ² con violenza contro la porta di metallo arrugginito che lo  separava dal tetto della struttura, non poteva permettersi di ritrovarsi  davanti ad una porta chiusaâ€¦ non lo era, i cardini saltarono con un forte  schiocco investendo i due uomini posizionati all'esterno. <br />
Mancava pochissimo all'arrivo del resto degli avversari, poi sarebbe stato un  grosso problema. ColpÃ¬ con un poderoso gancio sotto il mento l'ultima  sentinella e poi iniziÃ² a correre verso il bordo della terrazza. Una navetta  fece la sua comparsa davanti a lui ma li convinse a desistere sparando contro  il velivolo col phaser ancora settato su stordimento e quindi inoffensivo.  Mentre la navetta planava di lato per evitare la salva azzurrina dell'arma,  Volkoff si lanciÃ² nel vuoto appena in tempo per sfuggire alla raffica di phaser  che giungeva alle sue spalle. Un battito di ciglia e il congegno di  teletrasporto che aveva sottratto lo catapultÃ² in mezzo ad un gruppo di  poliziotti inferociti e con i fucili spianati. <br />
<br />
"Non ti muovere o sei morto." sbraitÃ² uno di loro mentre veniva afferrato e  costretto a girarsi sulla nuda terra del centro operazioni tattiche approntato  per la missione e punto di arrivo del congegno di teletrasporto. Dei lacci di  plastica gli serrarono la carne e tre uomini lo sollevavano di peso da terra  cacciandogli un fucile sotto il naso. <br />
<br />
=^= Quanti ne avete presi? =^= ringhiÃ² l'ufficiale alla radio.<br />
=^= Un paio, gli altri sono riusciti a svanire nel nulla  mentre cercavamo di bloccare quel pazzo che si Ã¨ buttato dal palazzo =^= gli  rispose una voce anonima.<br />
"Tu sei nei guaiâ€¦ grossi guai." lo fulminÃ² l'ufficiale di  polizia mentre faceva cenno di portarlo via. <br />
<br />
<span class="Stile2">Terra (Sol III) - Stazione di polizia di Rio de Janeiro -  10 giugno 2392 - Ore 09:14 </span><br />
<br />
"Ãˆ stata una lunga notte e noi non siamo dei federaliâ€¦ le cose possono solo  peggiorare." questo era il poliziotto buono, quello, fra parentesi, che gli  aveva fatto saltare un dente. <br />
"Lasciami solo con lui per 10 minuti e vedrai come canta questo energumeno, i  tipi come lui capiscono solo le botte." questo ero lo sbirro cattivoâ€¦ <br />
<br />
Volkoff sputÃ² a terra un grumo di sangue e sollevÃ² lo sguardo tranquillo sul  primo interlocutore senza emettere un fiato, erano passate tre ore da quando  l'avevano sbattuto nella stanza degli interrogatori e l'unica volta che aveva  parlato era per chiedere di andare in bagno... quando gli era stato negato se  l'era semplicemente fatta addossoâ€¦ lÃ¬ era saltato il dente. Adesso l'aria  puzzava di sudore e urina il che non aiutava molto la fraternizzazione.<br />
<br />
"Possiamo andare avanti per ore, abbiamo un sacco di gente che puÃ² darci il  cambioâ€¦ saranno molto felici di farlo in effetti, hai fatto fare la figura  degli idioti a molti di loroâ€¦ - l'espressione del prigioniero non cambiÃ² di una  virgola - Bene re iniziamoâ€¦"<br />
<br />
La porta della sala si aprÃ¬ con uno scatto metallico e un uomo con un giubbotto  di pelle entrÃ² storcendo il naso per il cattivo odore.<br />
<br />
"Potete uscire, ci penso io a lui." l'ufficiale della polizia dietro di lui  bloccÃ² qualsiasi commento dei due poliziotti che uscirono digrignando i denti.<br />
"Grazie commissario si ricordi quello che le ho dettoâ€¦"  anche l'ufficiale uscÃ¬ dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle. <br />
"C'Ã¨ riuscito?" erano le prime parole che Volkoff emetteva da ore.<br />
"Per un peloâ€¦ in fondo l'arrivo della polizia Ã¨ stato un  colpo di fortuna adesso Devian Ã¨ il cocco di Shawn e grazie al salvataggio avrÃ   accesso diretto ai membri importanti della cellula terroristica. I poliziotti  hanno fatto risparmiare al ragazzo almeno un mese di lavoro come infiltrato."  l'uomo tagliÃ² i legacci di plastica ai polsi di Volkoff. <br />
"Se li beccavano tutta la missione sarebbe andata al diavoloâ€¦ - si massaggiÃ² i  polsi scorticati poi guardÃ² l'uomo - â€¦allora Kibir ti hanno mandato per  portarmi su DS9?"<br />
Volkoff si alzÃ² in piedi sovrastando di buoni trenta  centimetri il suo salvatore. <br />
<br />
"Piotr Ã¨ meglio che ti riabitui a parlare come un ufficiale di Flotta  altrimenti il tuo Capitano sulla Baffin ti farÃ  passare l'inferno!"<br />
"Non ho avuto ancora tempo per leggere le note personali,  Ã¨ cosÃ¬ tremenda?" Volkoff ebbe almeno la compiacenza di mostrarsi imbarazzato.<br />
"Ãˆ andoriana, e comanderÃ  una missione in uno dei posti  piÃ¹ pericolosi che esistonoâ€¦ Ã¨ normale che sia tremenda." l'ufficiale  sghignazzÃ² divertito vedendo l'espressione afflitta del suo ex guardiamarina. <br />
<br />
=^= Capitano Nex a Dauntlessâ€¦ due da far risalire! =^= in uno scintillio di  elettroni i due svanirono dalla stanza. <br />
<br />
<span class="Stile2">USS Baffin - Sala teletrasporto 2 - 4 luglio 2392 - Ore 03:22 </span><br />
<br />
=^= USS Dauntless a USS Baffin, richiediamo il permesso di teletrasportare  direttamente a bordo il Tenente Piotr Alexei Volkoff che prenderÃ  servizio come  Ufficiale Tattico. =^= <br />
=^= Permesso accordato. =^=<br />
Lo scintillio del teletrasporto lasciÃ² il posto ad un  mastodontico Tenente completamente sbarbato e rasato e con uno zaino militare  in spalla. Il Guardiamarina addetto al teletrasporto lo guardÃ² per un attimo a  bocca aperta prima di dargli il benvenuto.<br />
<br />
"Benvenuto a bordo Tenenteâ€¦ la faccio accompagnare nei suoi alloggi." <br />
"Tranquillo, so giÃ  dove andare, ho fatto i compiti." Piotr sorrise al Guardiamarina  ed uscÃ¬ dalla sala immergendosi nei corridoi della nave. <br />
<br />
<span class="Stile2">USS Baffin - Sala ologrammi 3 - 4 luglio 2392 - Ore 07:15 </span><br />
<br />
"Capitanoâ€¦ sensoriâ€¦ tutti ai propriâ€¦ sala macchine!...Â  siluri di babordoâ€¦  allertate l'infermeriaâ€¦ due navi in disoccultamentoâ€¦ le comunicazioniâ€¦" una  cacofonia di suoni composta da frasi di vari uomini che si accavallavano fra  loro riverberava nella stanza nuda della sala ologrammi.<br />
<br />
Piotr se ne stava seduto su una singola poltrona al centro delle linee verdi  della sala ad occhi chiusi e con in mano una tazza di te bollente. <br />
Una delle cose a cui si doveva riabituare era il continuo afflusso di  informazioni quando si Ã¨ nella plancia di una nave stellare nel pieno di un  combattimentoâ€¦ non era una cosa facile per chi come lui riceveva informazioni  da una sola squadra per volta, una squadra che per la maggior parte del tempo  aveva l'ordine di stare in silenzio. <br />
Di solito gli ufficiali della Flotta si abituavano nel corso degli anni stando  a bordo di una nave ma i suoi incarichi erano sempre stati a terra e doveva  riprendereâ€¦ l'orecchio. <br />
<br />
=^= Tenente Volkoff, qui Ã¨ il Tenente Lorelai Jenkins della Curie, io e il  Tenente Wu siamo pronti per la riunione. =^=<br />
Al suono della comunicazione in arrivo Piotr interruppe  la simulazione, la voce femminile dell'ufficiale tattico della Curie fu un  piacevole cambiamento. <br />
<br />
=^= Bene avverto il mio collega della sicurezza e ci troviamo fra 20 minuti in  sala riunioni. =^= chiuse la comunicazione e si guardÃ² intornoâ€¦ era il momento  di mettersi in moto, voleva avere una chiara situazione tattica della nave  prima di incontrare per la prima volta il Capitano. <br />
<br />
* Mi sa che Kibir mi ha messo piÃ¹ paura del  previsto. * sorrise e uscÃ¬ dalla stanza.<br />
]]></description>
            <author>Tenente Piotr Alexei Volkoff</author>
            <pubDate>Tue, 15 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>00-03 Nuovi orizzonti</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Brennon Boram Tynan<br /><br /><span class="Stile2">USS Kirchoff - Sala Ologrammi 3 - 02/07/2392 - Ore 20:25 </span><br />
    <br />
L'enorme biblioteca era pervasa da un irreale silenzio, malgrado fossero  presenti diverse persone disposte a gruppi, quasi a macchia di leopardo. Le  alte colonne in marmo bianco finemente lavorato e i grandi e fastosi affreschi  che dominavano la volta avrebbero potuto collocare l'edificio all'interno del  barocco o del rococÃ² terrestre, ma le scene rappresentate in quegli stessi  affreschi che vedevano un eterogeneo miscuglio di diversi umanoidi dotati delle  piÃ¹ disparate caratteristiche fisiche (come strane creste frontali o pelle  bluastra e antenne o ancora pelle ricoperta da macchie) tradivano l'appartenenza  a tutt'altro periodo storico.<br />
"Non ci credo, l'hai fatto veramente ... di nuovo ..."<br />
Una voce stentorea ruppe come un fulmine a ciel sereno  l'assordante silenzio che ancora pervadeva la grande sala, facendo girare  parecchie teste, ma Brennon, seduto su di un divanetto scarlatto bordato d'oro  poco distante stringendo fra le mani un volume dal titolo in klingon non sembrÃ²  curarsene, o forse non se ne accorse proprio. <br />
  Il giovane uomo di colore dalla mascella squadrata si fece strada verso di lui  con il passo deciso del conquistatore sul suolo straniero oltrepassando diversi  avventori del luogo, uno dei quali, vestito con un elaborato farsetto e  provvisto di un pizzetto puntuto, avvicinÃ² l'indice alle labbra al suo  passaggio. <br />
  <br />
  "Shhhhhh."<br />
  "Computer, zittisci William Shakespeare." lo interruppe quasi immediatamente il  giovane rivolgendo all'uomo, che stava ancora cercando di produrre il suo  oramai non piÃ¹ udibile sibilo, un espressione di scherno. <br />
  "Sul serio Bren... - continuÃ² il ragazzo arrivato a poca distanza da Brennon,  pochi attimi prima di trascinare sul pavimento una sedia su cui poi si posizionÃ²  in maniera scomposta, provocando una reazione di sconforto misto a  rassegnazione nel poeta inglese poco distante - ... usare la sala ologrammi per  creare una biblioteca?"<br />
Il Trill chiuse sonoramente la propria lettura con un  fluido gesto della mano, squadrando poi il suo interlocutore con un vacuo  sorriso sul volto. <br />
    <br />
  "Leo...Â  - lo etichettÃ² il Trill - ... questa non Ã¨  una biblioteca qualsiasi ..."<br />
  "SÃ¬ sÃ¬, lo so... - replicÃ² l'altro gesticolando con le  mani come se fosse un oratore di qualche tipo - ...questa biblioteca racchiude  fantastilioni di libri provenienti da trilioni di posti diversi eccetera  eccetera eccetera... - terminÃ² lasciando cadere la testa, facendola ciondolare  sul petto a peso morto, fingendo di essersi addormentato e russando sonoramente,  per poi perÃ² riattivarsi appena pochi attimi dopo con rinnovato entusiasmo - Non  c'era proprio altro modo di passare le tue ultime ore in questo quadrante?"<br />
  <br />
  Conosceva Leo Watson dai tempi dell'Accademia ed era  stato perfino suo compagno di stanza per un paio d'anni, quindi Brennon sapeva  giÃ  dove il suo amico volesse andare a parare. Avevano parecchie cose in  comune, come la passione per la speleologia e per la paleontologia, ma erano  diversi sotto altrettanti aspetti e Brennon oramai era in grado di fiutare a  chilometri di distanza quando l'amico voleva coinvolgerlo in qualcosa che non  era particolarmente di suo gradimento. Come probabilmente stava per accadere.<br />
  <br />
  "Ad esempio, perchÃ© te ne stai rintanato qui dentro con fra tomi polverosi e  poeti olografici ancor piÃ¹ polverosi... - affermÃ² indicando con uno strano  gesto del pollice William Shakespeare che se ne stava alle sue spalle, muovendo  la bocca senza emettere alcun suono come in una sorta di maledizione silenziosa  - ... quando potresti venire con me al bar di prora a bere qualcosa? So giÃ   cosa stai pensandoâ€¦ - continuÃ² poi l'umano di colore bloccando preventivamente  ogni replica dell'amico alzando la mano sinistra, per poi continuare senza  quasi riprendere fiato - â€¦ma come ti ho giÃ  detto non ti permetterÃ² certo di  ammuffire qui dentro e di gettare le tue ultime ore in questo quadrante!"<br />
Brennon lo squadrÃ² con occhio critico. Era passeggero a  bordo della Kirchoff solo dall'inizio del suo viaggio verso Deep Space 9, dove  lui e altre persone sarebbero sbarcate, quindi non conosceva ancora nessuno a  parte Leo. Probabilmente perÃ² conoscendo Leo, il suo vecchio amico era riuscito  nell'intento di organizzargli un party d'addio che doveva essere segreto,  fallendo perÃ² miseramente nel tentativo di mantenerlo tale. <br />
  Un freddo party di circostanza fra persone che conosceva appena. Quello sÃ¬ che  non era il modo che aveva preventivato per passare i suoi ultimi giorni nel  quadrante, ma sapeva bene che Leo non avrebbe mollato la presa tanto  facilmente.<br />
  <br />
  "Veramente, prima dobbiamo arrivare su Deep Space 9 e in ogni caso sono  abbastanza sicuro che la partenza che non avverrÃ  prima di uno, forse due  giorni...Â  inoltre, so giÃ  che al party a sorpresa a cui stai cercando di  trascinarmi... -Â Leo cercÃ² malamente di dissimulare un certo disappunto  per il fallimento del suo segretissimo piano - ...sarÃ  presente anche quella  Simmons di cui mi hai parlato qualche giorno fa e quindi mi toccherÃ  inventarmi  un sacco di qualitÃ  che non possiedi... perciÃ²... - replicÃ² Brennon poggiando  il libro sul divanetto ed alzandosi in piedi guardando negli occhi Leo - ...  mezz'ora, non di piÃ¹ ..." <br />
  <br />
  Sul volto dell'umano apparve un inquietante sorriso che  gli prendeva da un orecchio all'altro. <br />
  <br />
  "Affare fatto amico! Non te ne pentirai!" replicÃ² alzandosi  dalla sedia su cui era seduto con una prodezza felina, facendo strada al Trill  verso la porta della sala ologrammi camminando all'indietro.<br />
  "Di un po'... hai giÃ  provato il programma del Tenente  Hudson sulle grotte di Vulcano? Dicono sia spettacolare e..." la voce di Leo  iniziÃ² a perdersi nei meandri dei corridoi della nave mentre sul volto dello  Shakespeare ammutolito, prima di scomparire nel vuoto della sala ologrammi,  comparve un espressione di soddisfazione per la ritrovata e tanto agognata  quiete...<br />
<br />
  <span class="Stile2">Deep space 9 - Gancio d'attracco 3<br />
  USS Curie - Laboratorio Astrometrico - 03/07/2392 - Ore  18:16 </span><br />
  <br />
  Finito di sistemare con precisione millimetrica le sue cose nel suo alloggio  Brennon si era prontamente recato a farsi visitare dal medico di bordo cosÃ¬  come gli era stato richiesto appena messo piede sulla Curie. <br />
  Persona decisamente gradevole quella Fuentes, oltre che un ottimo medico.  Doveva esserlo altrimenti non le avrebbero mai assegnato quell'incarico, cosÃ¬  come tutti gli altri membri dell'equipaggio dovevano essere parimenti dotati  nel loro ruolo per essere lÃ¬. Un pensiero che lo metteva un po' a disagio. <br />
  Quasi tutti avevano molta piÃ¹ esperienza sul campo di lui, che invece aveva  passato buona parte della sua carriera in laboratorio fra studi teorici e  master in discipline pressochÃ© inutili e ciÃ² lo faceva sentire vagamente  inadatto a ricoprire un ruolo di tale importanza, ma invece la Flotta aveva  scelto proprio lui per il ruolo di Ufficiale Scientifico della Curie, quindi  qualcosa doveva pur significare. Ancora perso nei suoi cupi pensieri si era  ritrovato a girovagare per la nave senza meta, concludendo il suo viaggio nei  pressi dei laboratori scientifici, praticamente davanti al laboratorio  astrometrico. Fu per puro caso che entrando si accorse della presenza di una  persona all'interno.<br />
  Una giovane donna dal fisico longilineo e i lunghi  capelli corvini raccolti in un crocchio sopra la testa da cui solo una piccola  ciocca laterale riusciva a fuggire se ne stava sdraiata sul pavimento della  stanza con le braccia appoggiate dietro la nuca, osservando il mutare dei  sistemi stellari sul grosso monitor della sala quasi fosse una specie di  planetario improvvisato. <br />
  Brennon accennÃ² ad un finto colpo di tosse e solo allora la donna sembrÃ²  accorgersi della sua presenza, cercando frettolosamente di riguadagnare la  posizione eretta. <br />
  <br />
"Oh, mi scusi, non avevo notato che fosse entrato  qualcuno..."<br />
Il Trill la osservÃ² meglio mentre si sistemava  l'uniforme. La livrea del colletto indicava la sua appartenenza alla sezione  comando, mentre i gradi la identificavano come Tenente, ma la cosa che lo colpÃ¬  di piÃ¹ in assoluto furono i grandi occhi a mandorla della donna. <br />
    <br />
  "Oh beh, sono appena arrivato, ma potrebbe spiegarmi il  motivo della sua presenza qui Signor...?"<br />
  "Tenente Jin Hee Hwang, Timoniere della USS Curie... -  replicÃ² immediatamente lei allungando la mano verso di lui e accennando ad un sorriso  imbarazzato - ...ma tutti mi chiamano Jeany... Signore..." <br />
  <br />
  Brennon non esitÃ² a ricambiare istantaneamente il gesto  con un sorriso gentile.<br />
"Tenente Comandante Brennon Tynan, Ufficiale Scientifico  Capo. Non per essere pedante, ma non ha comunque risposto alla mia domanda,  Tenente..."<br />
  "Beh ecco io... vede... - la giovane donna iniziÃ² a  gesticolare nervosamente, cercando di trovare le parole giuste - ...ecco ...probabilmente  suonerÃ  come una sciocchezza, ma sostanzialmente stavo visionando le nostre  mete piÃ¹ vicine... Ã¨ una specie di rituale che faccio sempre..." <br />
  "...sempre ...in questo modo?" intervenne lui con un nuovo sorriso, alleviando  cosÃ¬ la tensione sul volto della donna di origini asiatiche.<br />
  "PiÃ¹ o meno... - replicÃ² lei con un sorriso, tornando  perÃ² seria e sfoggiando un'espressione decisamente contrita pochi secondi dopo  - ...Ã¨ un problema?"<br />
  "Solo se lascia accese le luci quando esce..."<br />
]]></description>
            <author>Tenente Comandante Brennon Boram Tynan</author>
            <pubDate>Mon, 28 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>00-04 Faith</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=4</link>
            <description><![CDATA[Autore: Capitano Suri figlia di Kellam <br /><br /><span class="Stile2">Pianeta Terra, 25 giugno 2392 <br />
  Alloggi degli ufficiali - San Francisco - Ore 20:43 ora locale </span><br />
  <br />
  "Struttura, logica, funzione, controllo..."Â  la mano di Suri scelse un  t'an, prelevandolo dal tavolo di fronte a sÃ©. <br />
  "Una struttura non puÃ² reggersi senza fondamenta. - proseguÃ¬. Il passo  successivo sarebbe stato visualizzare la struttura complessa ed armonica in cui  porre il bastoncino - La logica Ã¨ il fondamento della funzione. La funzione Ã¨  l'essenza del controllo. Io possiedo il controllo..."<br />
  <br />
  Di fronte a lei, la costruzione virtuale fluttuava  ruotando lentamente a mezz'aria. Con la sinistra, accennÃ² per bloccare la  rotazione al posto giusto. <br />
  <br />
"Io possiedo il controllo..."<br />
InfilÃ² il t'an nella parte alta della costruzione. BrillÃ²  per un istante, quindi acquisÃ¬ il colore azzurrino della struttura ed iniziÃ² a  ruotare insieme ad essa. <br />
  Rimase a fissare la forma luminescente nella penombra della stanza. I suoi  maestri non l'avrebbero approvata, riflettÃ©. Non la forma che stava dando alla  sua struttura, troppo elevata verso l'alto ed ancora asimmetrica. E nemmeno la  forma che stava dando alla sua vita. <br />
  Si chiese, non per la prima volta, se non avesse accettato con troppa fretta  quella missione verso il Quadrante Delta, o se lo avesse fatto per ragioni  giuste o errate. Desiderava andare, naturalmente. In effetti, era la logica  continuazione di tutto quello che aveva fatto e che aveva studiato nella sua  vita. E tutto quello che ancora avrebbe potuto scoprire, non poteva attenderla  che lÃ , nel Quadrante Delta. <br />
  La sua mano afferrÃ² un altro bastoncino.<br />
  <br />
  "Io possiedo il controllo..." ripetÃ©.<br />
La sua mano bloccÃ² di nuovo a mezz'aria il moto della  costruzione, quindi avvicinÃ² il t'an ad una nuova postazione. <br />
  Il suono della porta la distrasse, ed il bastoncino le sfuggÃ¬ di mano. La  costruzione si piegÃ² in basso, crollando in un brillio di frammenti. <br />
  Suri rimase un lungo istante a fissare il disastro che le scintillava di  fronte, mentre il suono della porta squillava di nuovo, insistente. <br />
  SospirÃ², spazzando via i frammenti con un gesto, quindi si alzÃ² per andare ad  aprire la porta del suo alloggio. InarcÃ² un sopracciglio, vedendoÂ  l'uomo  che attendeva in piedi nel corridoio: <br />
  L'uomo sorrise, di un sorriso che lei avrebbe giudicato beffardo sul volto di  qualcun altro.<br />
  <br />
  "Areen?" non potÃ© nascondere la sorpresa. <br />
  "Posso entrare? Â - il betazoide si fece  avanti, fino quasi a sfiorarla. Suri alzÃ² la testa per fissarlo dritto negli  occhi - SÃ¬, so che stavi meditando. In effetti, ti ho sentito da fuori della  porta. E so bene che non ti piace essere disturbata mentre mediti, ma avevo  bisogno di parlarti e domani sarebbe stato troppo tardi, visto che ti  imbarchi... So che devi raggiungere la tua nuova nave su Deep Space 9â€¦ -Â il  suo sguardo oltrepassÃ² la spalla per scrutareÂ  verso l'interno  dell'alloggio - â€¦giÃ  preparato i bagagli? "<br />
Non c'era nulla di naturale nella sua visita. Nemmeno nel  suo atteggiamento, pensÃ² Suri. Un lampo nei suoi occhi, subito sopito, le fece  capire che aveva sentito il suo pensiero.<br />
* Bene, Areenâ€¦ - pensÃ² - â€¦sai che preferisco l'approccio  diretto. PerchÃ© sei qui? Cosa sei venuto a fare, il giorno prima del mio  imbarco? * <br />
  "Non Ã¨ necessario essere aggressivi. Sono qui a portarti due regali, chiamiamoli  un gesto di pace, vuoi? Sono per il tuo nuovo imbarco... - accennÃ² al grosso  cesto di paglia che reggeva dal manico - â€¦uno Ã¨ qui dentro. Per l'altro,  dobbiamo proprio parlare qui nel corridoio?"<br />
  <br />
  Suri si scostÃ² per farlo entrare. Rimase sullo stipite,  osservando l'ampia schiena dell'uomo, perfettamente scolpita dalla maglietta  scura. Non indossava la divisa, ed i pantaloni attillati non mostravano il  gonfiore tipico di chi nasconde armi. <br />
  <br />
  "Sono solo e disarmato. - appoggiÃ² la cesta sul pavimento  ed alzÃ² le braccia con una smorfia burlesca sul volto - Sono prontissimo a  farmi perquisire. Posso anche spogliarmi, se vuoi... Mi tolgo i pantaloni?"<br />
  "Non mi sembra il caso." ribattÃ©, secca, Suri. <br />
  "Era solo per metterti a tuo agio." <br />
  "Mi sembra che invece tu stia facendo l'impossibile per mettermi a disagio,  Areen. - replicÃ² lei, chiudendo la porta, ma rimanendovi appoggiata - Computer,  aumenta la luminositÃ  del cinquanta per cento." ordinÃ².<br />
ApprofittÃ² della luce subitanea per studiare l'uomo che  aveva di fronte. Era ancora molto bello, della bellezza armonica che l'aveva  colpita quando, anni prima, l'aveva conosciuto. I capelli biondi erano un po'  piÃ¹ lunghi sul collo. Aveva giÃ  quei segni di espressione attorno alle labbra?  No, o almeno, non li ricordava. <br />
    <br />
  "Tu, invece, sei sempre la stessa." disse Areen. <br />
  "Anche tu... Sfortunatamente, sei il solito bugiardo."<br />
  <br />
  La smorfia sarcastica sul volto di Areen si spense.<br />
  <br />
  "So che non ti ho dato molti motivi per fidarti di me..." <br />
  "Al contrario, Areen... Hai sempre fatto di tutto perchÃ© io mi fidassi di te.  Salvo poi dimostrarti del tutto indegno della mia fiducia." <br />
  "Ho fatto solo quello che mi era stato ordinato. Niente di piÃ¹, niente di meno." <br />
  "Hai causato la morte di centinaia di persone. - disse lei - Hai inserito un  virus nei congegni che avevamo fabbricato per contattare il Collettivo durante  i colloqui di pace." <br />
  "Ho causato la morte di centinaia di Borg. - protestÃ² lui - E se non sbaglio, i  Borg sono e restano nostri nemici."<br />
  "E resteranno nemici chissÃ  per quanti anni ancora, con la morte di chissÃ   quanti altri dei nostri, seÂ  alcuni dei nostri, i nostri come te,  continueranno a sabotare tutti i possibili colloqui di pace!" <br />
  <br />
  Il betazoide la fissÃ². <br />
  <br />
  "Ãˆ per questo che hai accettato la missione nel Quadrante  Delta?" <br />
  "I miei motivi non riguardano nÃ© te, nÃ© i Servizi Segreti. - disse lei, secca -  E comunque,Â  non hanno niente a che fare con il passato.Â  Mi Ã¨ stata  affidata una missione,Â  ed intendo portarla a termineâ€¦ - si interruppe - â€¦ma  questo ci sta portando fuori strada. Quante volte devo chiederti perchÃ© sei  venuto qui, per ottenere una risposta dotata di un minimo di fondamento?" <br />
  "Ti ho giÃ  risposto. Sono venuto a portarti due regali." disse il betazoide. <br />
  "Se non ricordo male, un antico poeta di questo pianeta diceva qualcosa a  proposito di Danai da temere anche se portano doni." <br />
  "Io sono betazoide. - ribattÃ© l'uomo -Â  E tu non hai piÃ¹ niente da temere  da me... Ho svolto fino in fondo la mia missione. Non posso dire che mi sia  piaciuta la parte che vi ho svolto, ma ho fatto quello che mi e' stato ordinato  di fare. E poi, ho chiuso. Non faccio piÃ¹ parte dei Servizi Segreti della  Flotta Stellare. Non faccio piÃ¹ nemmeno parte della Flotta Stellare." <br />
  "Tu...?" <br />
  "Io, sÃ¬... So che hai notato che non portavo la divisa. Mi sono dimesso, non  appena mi Ã¨ stato possibile farlo con un minimo di sicurezza. Ho fatto quello  che tu hai provato a fare all'epoca... Solo che le mie dimissioni sono state  accettate. A nessuno piacciono le spie, nemmeno a quelli che per primi se ne  servono. Ecco... - respirÃ² a fondo - â€¦questo Ã¨ il mio primo regalo per te... " <br />
  "Che cosa farai, adesso?" domandÃ² Suri. <br />
  <br />
  AlzÃ² le spalle.<br />
  Â <br />
  "Non posso tornare a Betazed. In un pianeta di telepati, i miei pensieri mi  tradirebbero prima o poi. Per il momento, ho accettato un ingaggio da timoniere  su una nave commerciale e poi... Poi si vedrÃ . - per un momento tacque - Io... sai,  nessuno puÃ² mentire ventiquattro ore al giorno, nemmeno una spia. Io non  mentivo quando ti dicevo che ci tenevo, a te..." <br />
  "Questo non Ã¨ di nessun interesse. - disse Suri - Sto per partire per una  missione nel Quadrante Delta, e non so che cosa troverÃ²... O che cosa troverÃ   me. AvrÃ² troppe cose da fare, troppe da vedere, da capire, da studiare per  pensare a tutto quello che Ã¨ stato." <br />
  "Compreso me?" <br />
  "Compreso te." <br />
  "Spero che almeno, vorrai ricordarmi... - disse piano Areen - â€¦e per questo..." <br />
  <br />
  Si chinÃ² sulla cesta, e l'aprÃ¬, afferrando delicatamente  il ciuffo di pelo bianco latte che vi dormivaÂ  dentro. Suri non potÃ© fare  a meno di fare un passo avanti per guardare. <br />
  <br />
  "Un...gatto?" <br />
  <br />
  Il micio si svegliÃ² agitando le zampine. Areen lo prese  in braccio. <br />
  <br />
  "Un micetto. Una femmina. Una piccola forma di vita  proveniente dalla Terra, da portare con te sulla nave." <br />
  <br />
  Glielo porse. <br />
  <br />
  "Per te. Per farti compagnia durante il viaggio. - disse  - Ha solo tre mesi. Quando tornerai, quando finalmente ci rivedremo, sarÃ  una  grossa gattona di cinque anni... O forse piÃ¹. Prendila..." <br />
  <br />
  I piccoli occhi celeste scuro della gattina si alzarono  per guardarla, ma Suri scosse la testa.<br />
  Â <br />
  "Non posso tenerla! - protestÃ² - Non ho la minima idea di cosa potrebbe essere  necessario per una forma di vita inferiore originaria di questo pianeta." <br />
  "Quello di cui hanno bisogno tutte le forme di vita di tutti i pianeti: acqua,  cibo, qualcuno che si occupi di lei... Qualcuno in cui avere fiducia, anche  quando tutti gli altri esseri di questo o di altri pianeti ti deludono..." <br />
  <br />
  La costrinse a prenderla in braccio. La gattina si  rifugiÃ² contro una sua spalla, lamentandosi debolmente. <br />
  <br />
  "So che ti Ã¨ difficile avere fiducia in qualcuno... E so  benissimo di essere colpevole di questo. Non del tutto, ammettilo! - la sua  consueta smorfia sarcastica gli ricomparve sul volto - Tuo padre e quel bel  tipo del tuo ex promesso hanno fatto la loro parte... Â - tornÃ² serio - Â â€¦ma io non posso tornare indietro. Ho fatto  quello che ho fatto... Non sono pentito." <br />
  "Davvero?" Â non potÃ© fare a meno di  lasciare emergere una punta di scetticismo. <br />
  "Non per quello che ho fatto ai Borg. Per quello che ho fatto a... Agli altri,  puÃ² darsiâ€¦ - tacque un istante, poi riprese - Questa piccola sarÃ  con te, ma  non rivelerÃ  i tuoi segreti e non ti farÃ  altre domande se non quella di un po'  di cure ed attenzioni fuori dell'orario di servizio... - si sporse, riaprÃ¬ la  porta - Adesso, Ã¨ meglio che vada. Fai buon viaggio, Suri. E non scordarti di  tornare... Prima o poi."<br />
]]></description>
            <author>Capitano Suri figlia di Kellam </author>
            <pubDate>Mon, 28 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>00-05 Compagni di viaggio</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=5</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Alan Brown<br /><br /><span  class="Stile2">Terra (Sol III) - Houston<br />
Casa Brown - Officina veicoli - 15 giugno 2392 - Ore 15:30 </span ><br />
<br />
Il sole batteva come al solito implacabile sul tetto scuro del capannone.<br />
I pannelli solari ronzavano per l'accumulo eccessivo di corrente. Entrando dalla porta laterale l'occhio faceva fatica ad abituarsi subito alla penombra.<br />
Anche se dal soffitto alto pendevano due grosse lampade, l'interno del capannone non era ben illuminato.<br />
Due grossi veicoli per la lavorazione dei campi erano parcheggiati e una ragnatela di tubi, sensori e bracci meccanici li collegava al computer dell'officina. Alcuni lampi di luce azzurrina illuminavano ogni tanto la parete di fondo proprio dietro ad uno dei veicoli.<br />
Aggirando la grossa macchina si veniva inondati da piogge di scintille e scariche elettriche. Un meccanico in tuta protettiva e casco stava armeggiando con una lancia ad alto potenziale all'interno del vano motore.<br />
 All'improvviso, fermandosi, si tirÃ² su la visiera del casco ed osservÃ² con aria perplessa un grosso manicotto contorto che si era trovato per le mani.<br />
Un lato dei folti baffi castani si arricciÃ² in un sorriso beffardo.<br />
L'uomo gettÃ² il pezzo dietro di sÃ© in un mucchio di altri rottami bruciacchiati, si riabbassÃ² la visiera e continuÃ² con il suo lavoro, scrollando le spalle.<br />
"Il tubo del collettore secondario deve essere rimpiazzato da un pezzo analogo altrimenti non si potrÃ  usufruire della potenza ausiliaria nei momenti in cui si renderÃ  necessaria maggior spinta."<br />
Un uomo alto ed allampanato sbirciava con le mani dietro la schiena, apparentemente non curante delle scintille, da sopra la spalla del meccanico.<br />
Indossava una specie di divisa simile a quella della federazione ma completamente nera. I suoi capelli erano pettinati all'indietro: neri, lisci e lucidi. Lo sguardo competente sembrava disapprovare ciÃ² che vedeva.<br />
"Grazie Zac. - rispose il meccanico - Ma se riesco e far passare questo... maledetto... tubo... che dal primario gira dietro al collettore ed a collegarlo... all'accumulatore inerziale... anche l'energia del secondario sarÃ  immagazzinata... Qui... Ecco!"<br />
Una piccola esplosione strappÃ² violentemente un pezzo di metallo dal motore e lo scagliÃ² in direzione dell'uomo alto in tuta nera. L'oggetto lo colpÃ¬ in pieno petto e lo trapassÃ² da parte a parte. Dopo alcuni attimi di sorpresa l'uomo si girÃ² per vedere dove era caduto il pezzo.<br />
"Scusa Zac, devo aver toccato i contatti sulle bobine del secondario."<br />
"Non si deve preoccupare Signor Brown, essere un ologramma ha i suoi vantaggi dopotutto. Credo perÃ² che una delle bobine debba essere sostituita completamente, se non ho mal interpretato l'oggetto che mi ha appena attraversato."<br />
Alan Brown guardÃ² il suo compagno e sorrise.<br />
"Ne Ã¨ rimasta qualcuna in magazzino?"<br />
"SÃ¬ Signore, secondo l'inventario dell'officina ne sono disponibili ancora tre ma... Signore, il computer ha ricevuto la comunicazione dalla navetta che stava aspettando. Tempo di arrivo stimato: trenta minuti."<br />
"Di giÃ ? Bene. Aggancia questa alle tue interfacce automatizzate e finisci il lavoro. Io devo andare a cambiarmi."<br />
"SÃ¬ Signor Brown, mi ha dato un grande aiuto con questa vecchia mietitrebbia. Aveva smesso di darmi problemi fin da quando..."<br />
"...da quando il Nonno l'aveva messa a posto." disse Alan sollevando gli occhi al cielo spazientito.<br />
"Si Signore. Il Signor Brown aveva la peculiare caratteristica di poter aggiustare qualunque cosa gli capitasse sotto mano. Ho in memoria tutte le tecniche di riparazione che ha utilizzato da quando mi ha attivato trenta anni fa. Ma ho ancora difficoltÃ  nell'improvvisazione... Ma comunque non ha importanza ormai, il Giudice Brown, suo padre, mi ha informato. Spero che il mio sostituto sia migliore di me."<br />
"Lo spera anche mio Padre, non Ã¨ stato facile riuscire a procurarsi un meccanico olografico di nuova generazione."<br />
Si tolse casco e tuta e si avviÃ² verso la porta del capannone.<br />
"Capisco Signore, sto trasferendo tutte le informazioni apprese su un cristallo di memoria, in modo che possano essere utilizzate anche dopo che verrÃ² disattivato."<br />
Dalla porta Alan si fermÃ² a guardare l'ologramma dell'aiuto meccanico, con aria divertita.<br />
"Allora vedi di finire in mezzora. Non verrai disattivato. Ti porto con me nel quadrante Delta."<br />
"Quadrante Delta Signore?!"<br />
<br />
<span  class="Stile2">Terra - Houston<br />
Casa Brown - Soggiorno - 15 giugno 2392 - Ore 16:20 </span ><br />
<br />
La luce polarizzata filtrava dalle grandi vetrate esposte a sud, verso il giardino, e disegnava fiochi arcobaleni sul pavimento di marmo lucido.<br />
Il Giudice Brown rimasto in penombra osservava il figlio e la moglie passeggiare a braccetto nel labirinto all'italiana. I suoi pensieri tornavano a quando era piccolo e giocava col padre a nascondersi in quello stesso giardino durante i brevi periodi di licenza.<br />
Anche suo padre era stato Ingegnere Capo su una nave della Flotta Stellare.<br />
Alan aveva ereditato dal nonno la passione per l'ingegneria. E quella stessa passione adesso lo portava di nuovo lontano. Ma forse era giusto cosÃ¬.<br />
Ognuno Ã¨ artefice della propria fortuna: se quella era la strada che sui figlio aveva scelto, lui l'avrebbe accettata. Ma il quadrante Delta era molto lontano e molto pericoloso: i prossimi anni sarebbero stati lunghi e difficili.<br />
Alan e sua madre entrarono dalla porta della veranda entrambi di buon umore.<br />
"E lui che faccia ha fatto quando glielo hai detto?" stava dicendo la Signora Brown a stento trattenendo una risata.<br />
 "La solita. Non gli ho mai visto piÃ¹ di un'espressione, credo. Si Ã¨ fermato di colpo Ã¨ ha farfugliato: <em>Quadrante Delta Signore?</em>"<br />
Entrambi scoppiarono a ridere reggendosi a vicenda.<br />
"Lo sai che ha le sembianze di tuo nonno quando era giovane?" disse lei .<br />
Alan restÃ² sorpreso.<br />
"Non lo sapevo, chi Ã¨ stato a programmarlo cosÃ¬?"<br />
Lei indico con un cenno del capo il marito sorridendo. Per non dover dare troppe spiegazioni il Giudice Brown anticipÃ² il figlio.<br />
"Alla fine hai deciso di portarlo con te. Bene! CosÃ¬ finalmente cominceranno a funzionare un po' di cose in questa casa."<br />
L'espressione soddisfatta tradiva perÃ² una nota scherzosa. Da dietro il terzetto una voce subito intervenne.<br />
"Mi perdoni Signore, qualunque cosa io abbia..."<br />
"Stavo scherzando Zac. Era una battuta. Lo sai che non ti potremmo mai<br />
ringraziare abbastanza per quello che hai fatto qui da noi."<br />
"SÃ¬ Signore, grazie Signore. - poi rivolto ad Alan - Ehm... Ãˆ ora Signore."<br />
Il momento dei saluti era sempre un po' triste: Alan non ci si abituava mai.<br />
Sua madre faceva di tutto per sembrare allegra e sorridente, ma da come si stringeva al marito si capiva che era tesa.<br />
Anche il padre era teso, ma il Giudice Brown come al solito mascherava le sue emozioni con una falsa solennitÃ  da padre di famiglia. Alan li conosceva bene entrambi e li amava per quello che erano. Sapeva che gli sarebbero mancati.<br />
Li abbracciÃ² per l'ultima volta.<br />
"CercherÃ² di scrivervi spesso. Andiamo Zac, siamo in ritardo!" e iniziÃ² a incamminarsi verso l'uscita.<br />
L'ologramma per qualche motivo si fermÃ² per un paio di secondi. Poi rivolgendosi alla coppia rimasta prese la parola.<br />
"Spero di poterla incontrare di nuovo Signor Brown. Signora arrivederci."<br />
"Addio Zac."<br />
"Arrivederci Zac e abbi cura del mio piccolo Alan."<br />
"Signora, non credo che il Tenente Comandante Brown possa essere ancora considerato..."<br />
"ZAAAC!!!"<br />
<br />
<span  class="Stile2">Deep Space 9 - Gancio di attracco 2<br />
USS Curie - Sala macchine - 4 luglio 2392 - Ore 10:30 </span ><br />
<br />
C'era in effetti un fastidioso ronzio nell'aria. Alan era stato in infermeria per la visita di routine e uscendo aveva deciso di passare per la sala macchine della Curie. L'Ingegnere Capo della Curie non era ancora salito a bordo, cosÃ¬ il facente funzione aveva contattato lui per uno strano problema che non riuscivano a risolvere.<br />
Aveva pensato di portare anche Zac, ma non lo aveva ancora attivato.<br />
Voleva prima parlarne con il Capitano Enizia: Zac non faceva parte dell'equipaggiamento standard.<br />
In effetti c'era uno strano rumore. I motori non erano spenti, ma funzionavano solo quel minimo per fornire energia alla nave. Quindi era da escludere una vibrazione dovuta ai propulsori.<br />
"Alan, finalmente... - il Comandante William Johnson lo accolse visibilmente sollevato - Lo senti questo ronzio? Sono giorni che non ci da pace. Se arriva il Comandante Vizzini e non ho ancora risolto questo problema mi fa scendere a sganciare i fermi di ritenzione a mano. Secondo te cosa potrebbe essere?"<br />
Alan si avvicinÃ² al quadro di controllo e cominciÃ² a digitare alcuni comandi per controllare lo stato dei campi di contenimento.<br />
All'improvviso il rumore cessÃ². Alan si bloccÃ² perplesso. Le persone presenti nella sala, dopo qualche secondo, trassero un sospiro di sollievo e guardarono l'Ingegnere Capo della USS Baffin con gratitudine.<br />
Johnson aveva perfettamente capito.<br />
"Ecco! Ci risiamo. Signori ricordatevi del Comandante Alan Brown. Basta la sua presenza e i problemi svaniscono nel nulla. Prima o poi mi devi spiegare come fai."<br />
"Segreto professionale."<br />
Alan era un po' in imbarazzo. Aveva richiesto al sistema solo una banale analisi. Ma probabilmente la scansione fisica delle frequenze aveva stabilizzato qualche armonica entrata in risonanza.<br />
"Grazie ancora di essere passato, Alan."<br />
"Di niente. Avevo appuntamento con il Dottor Fuentes per un controllo e non potevo andarmene senza aver visto la tua sala macchine dopo quello che mi avevi detto, Bill."<br />
"Quindi? Che te ne pare?"<br />
Bill e Alan erano stati compagni di studi ai tempi dell'Accademia. E per parecchi anni avevano lavorato nella stessa squadra su Utopia Planitia. Un po' di sano cameratismo era ancora rimasto.<br />
"Assolutamente niente male, devo dire. Ha i suoi anni ma non li dimostra per niente."<br />
"E la mia sala macchine?" accennando ad un sorriso.<br />
"Meglio la Dottoressa Fuentes..."]]></description>
            <author>Tenente Comandante Alan Brown</author>
            <pubDate>Mon, 28 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>00-06 Una nuova vita</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=6</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Samak figlia di Kum <br /><br /><span class="Stile2">Flashback</span><br />
<br />
Tutti i saluti per l'imminente imbarco di Samak verso il Quadrante Delta erano giÃ  stati consumati. Lei e suo marito Faber, erano prima passati dai suoi genitori su Vulcano poi in una piccola regione sperduta del pianeta Terra.<br />
A Samak i saluti non erano mai piaciuti, prima di tutto per il suo carattere molto discreto e poi perchÃ© non aveva mai avuto la propensione alle lacrime, insomma, lei era una vulcaniana! Le lacrime non erano logiche, non avevano senso nÃ© alcuna utilitÃ , ma sempre ne vedeva versate copiose ad ogni sua partenza. Fortunatamente perÃ², spesso riusciva a sottrarsi a i vari piagnistei dei suoi parenti, ma per quell'imbarco aveva voluto fare un'eccezione.<br />
GiÃ , quella volta era diverso e lo sapeva anche lei.<br />
Quella volta sarebbe stata via davvero parecchio, in rotta verso un quadrante<br />
 ignoto, ostile ma soprattutto molto lontano. In fin dei conti le sembrava corretto fare un passo verso le abitudini terrestri del marito.<br />
Nel momento in cui aveva deciso di comunicare a Faber di aver accettato l'imbarco sulla USS Baffin, si era resa subito conto del vero e proprio panico che gli aveva procurato. Ciononostante la decisione era presa: il Progetto Pytheas aveva come obiettivo la sicurezza dei territori della Federazione dalla minaccia Borg e lei con i Borg aveva giÃ  avuto grosse esperienze in passato.<br />
Nessuno avrebbe potuto farle cambiare idea, di certo non la riluttanza delle<br />
 persone che non capivano e nÃ© si sforzavano di capire il suo lavoro.<br />
Per Faber, il viaggio della moglie era davvero troppo lungo, e gli ci erano volute decine di giorni per capacitarsene. Vero Ã¨ che si era innamorato di quella vulcaniana proprio per la sua caparbietÃ  e testardaggine e da lei aveva cercato di imparare <em>la logica delle giuste decisioni</em>, cosÃ¬ le amava definire quando non le capiva, quindi alla fine anche lui aveva scelto la strada della carrieraâ€¦<br />
Faber era un valido medico e, non avendo figli a cui badare, aveva deciso di approfittare della lontananza della moglie per accettare un lungo corso di specializzazione clinica su Denobula. Del resto, non poteva fare altrimenti.<br />
L'ultimo saluto che rimaneva da fare, era quello a Samak piÃ¹ caro.<br />
<br />
<span class="Stile2">Flashback<br />
Vulcano - Casa di Samak - 1 Luglio 2392 - Ore 19:00</span><br />
<br />
Sul ciglio della porta di casa, Samak e suo marito aspettavano di dare il benvenuto ai loro ospiti: Numa, il suo compagno Gioshy e la loro piccola figlia Rauda. Numa era una bella donna andoriana che Samak aveva conosciuto sulla Terra quando erano piccoline.<br />
Le due erano rimaste in contatto per tutti quegli anni, in vero, quasi esclusivamente grazie alla testardaggine della prima.<br />
Trovandosi faccia a faccia sull'uscio, Numa e Gioshy affondarono i loro occhi colmi di un'infinita tristezza in quelli di Faber e Samak, trasmettendo tutta la loro pena per quell'addio. Tale turbinio di sentimenti aveva perÃ² commosso solo Faber.<br />
Samak era rimasta immobile con gli occhi fermi e sicuri per tutto il tempo, aspettando che le forti emozioni dei presenti si acquietassero.<br />
Suo malgrado, Samak aveva dovuto accettare il loro comportamento, quella di salutare tutti era stata una sua decisioneâ€¦<br />
"Buonâ€¦" Samak stava per rompere il silenzio con un saluto, quando la piccola Rauda si intromise.<br />
"Dov'Ã¨ Atena?"<br />
Atena era una bellissima piccola gattina che Samak aveva portato via con sÃ© durante un viaggio sulla Terra, e fino a quel momento non era mai successo che Rauda arrivasse in quella casa senza trovarla che faceva capolino dietro le gambe della sua padrona.<br />
"Atena Ã¨ nell'altra stanza, a dormire sul divano, non si Ã¨ accorta del vostro arrivo!"<br />
Gli occhi della bimba presero subito un'altra espressione e le piccole antennine ricurve verso il basso.<br />
"Rauda, pensi di essere capace di prenderti cura di lei? - riprese a parlare Samak - Sai, io dovrÃ² stare via per un po' di tempo e non la posso portare. Ti piacerebbe tenerla con te su Andoria?"<br />
Gli occhi della piccola stavano brillando di gioia, mentre si rivolgeva con entusiasmo alla mamma Numa che, con un sorriso, accettÃ² l'affido.<br />
Finalmente il ghiaccio era rotto, Samak invitÃ² tutti ad entrare in casa. Gli ospiti vennero accolti da un'atmosfera davvero particolare: le candele erano state disposte in modo da fare giochi di luce sulle pareti, tutto aiutava la pace interioreâ€¦<br />
"Bene! Che ne dite tutti di metterci a tavola?" chiese Faber ad un certo punto con aria stranamente serena facendo strada verso una tavola apparecchiata di tutto punto da lui stesso.<br />
Samak raggiunse Numa che era rimasta in disparte mentre gli uomini prendevano posto. Silenzio. Per lei perdere un'amica a cui aveva tenuto cosÃ¬ tanto era inconcepibile.<br />
Numa faceva l'artista e passava gran parte del suo tempo in casa, vicina a tutti i suoi affetti e non riusciva proprio a comprendere i motivi che avessero spinto Samak a spingersi cosÃ¬ oltre.<br />
"Numa, non penso che sia cosÃ¬ gravâ€¦" Samak non riuscÃ¬ a finire la frase, che i loro occhi si incrociarono.<br />
Sicuri e fermi quelli di una, umidi e tremanti quelli dell'altra e dopo interminabili istanti Numa si gettÃ² al collo della sua amica.<br />
Mai.<br />
Questo Samak non lo avrebbe mai potuto accettare: Numa sentÃ¬ sotto il suo abbraccio i muscoli della vulcaniana che poco alla volta si stavano irrigidendo: prima il collo, poi le spalle, la panciaâ€¦<br />
"Scusa." disse mollando subito la presa.<br />
"Fa nulla." rispose Samak fredda e ferma come una roccia.<br />
"Alla fine hai deciso davvero di partire, non fare caso ai miei occhi pieni di lacrime, sono molto legata a te, Samak, e so benissimo che partendo tu stia facendo la cosa giusta. Anche se forse non lo sto dimostrando, sono davvero orgogliosa di teâ€¦ Congratulazioni!" e sorrise.<br />
Ecco perchÃ© Samak era, stranamente, cosÃ¬ legata a quella donna: anch se si lasciava spesso trasportare dalle sue emozioni, era molto intelligente e, a modo suo, sapeva usare la logica al momento giusto. Non c'Ã¨ che dire, non aveva affatto sbagliato a concederle l'amicizia per tutto quel tempo.<br />
"Sono felice che tu abbia accettato la mia decisione, Numa."<br />
Samak aveva imparato subito che quando un non-vulcaniano provava dei sentimenti molto forti, piangere per lui era come una liberazione, l'amica andoriana non faceva eccezione ed infatti dopo poco erano finalmente tutti a tavola, in un bel clima disteso.<br />
"Davvero vuoi che mia figlia badi ad Atena durante la tua assenza?" chiese Numa.<br />
"Certo! - rispose Samak - La porterei con me, visto che la responsabilitÃ  della sua vita Ã¨ mia da tempo, ma il Quadrante Delta non Ã¨ certo il posto migliore per un felino cosÃ¬ piccolo. Rauda, ti va quindi di prendertene cura?"<br />
<br />
<span class="Stile2">USS Baffin - Portello 1 - 06 luglio 2392 - Ore 09:00</span><br />
<br />
"Chiedo il permesso di salire a bordo."<br />
"Permesso accordato Tenente." rispose il Capitano Enizia e si strinsero la mano.<br />
* Ancora una vulcanianaâ€¦ - pensÃ² tra sÃ© il Capitano - â€¦vedremoâ€¦ *<br />
Samak aveva giÃ  studiato il curriculum del suo futuro Capitano, e a dire il vero, anche quello del Comandante, ma la prima impressione che ebbe da quella stretta di mano fu la certezza di trovarsi davanti una persona sicura, coraggiosa e determinata.<br />
"Tenente Samak, benvenuta sulla Baffin! Guardiamarina, accompagni il Tenente nei suoi alloggi. Ci vediamo alle ore 13 in sala tattica per la nostra prima riunione. A dopo!"<br />
Certo non si poteva dire che la stima del Capitano Enizia verso i Vulcaniani fosse rinomata, ma a Samak non poteva interessare. Era lÃ¬ per lavoro, e seguÃ¬ il Guardiamarina.<br />
"Alle 13 in sala tattica, Capitano."<br />
<br />
<span class="Stile2">USS Baffin - Alloggi - 06 luglio 2392 - Ore 09:30</span><br />
<br />
Gli alloggi dei vulcaniani non sono mai pieni di ninnoli e di memorie.<br />
Certo Ã¨ che di sicuro Samak non poteva separarsi dalle sue candele e dal telo che usava per meditare. La riunione era alle 13, messo a posto qualche abito civile che aveva portato con sÃ©, la divisa nel cassetto e il comunicatore sul tavolino, decise di farsi subito una doccia e di mettersi a meditare. Le due navi le avrebbe visitate a fondo subito dopo la riunione.<br />
Accese l'ultima candela, poggiÃ² il telo per terra, incrociÃ² le gambe e chiuse gli occhiâ€¦<br />
=^= Tenente Samak! Sono il Tenente Volkoff! So che Ã¨ appena salita a bordo, che ne dice di conoscerci un pochino prima della riunione? =^=<br />
Il comunicatore la fece trasalire.<br />
* Non sono ancora in servizio su questa nave e adesso ho solo bisogno di meditare. * pensÃ² tra sÃ©.<br />
=^= Buongiorno Tenente, sarei lieta di fare la sua conoscenza, ma in questo momento non sono disponibile. Potremmo conoscerci direttamente alla riunione, magari dopo potrebbe accompagnarmi nello studio della Baffinâ€¦ se ne avrÃ  tempo. =^=<br />
=^= Ha ragione! Mi scusi non la volevo disturbare cosÃ¬ presto, allora alle 13! SarÃ² lieto di farle da Cicerone dopo! =^=<br />
Samak fece un lungo sospiro e riprese la meditazione.<br />
Poco prima delle 13 la vulcaniana riaprÃ¬ gli occhi e si preparÃ² alla sua nuova vita.<br />
<br />
]]></description>
            <author>Tenente Comandante Samak figlia di Kum </author>
            <pubDate>Mon, 28 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>00-07 Verso l'ora zero</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/pytheas/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=-1&amp;viewlog=7</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Timeran Bhreel Legen<br /><br /><span class="Stile2">Accademia della Flotta Stellare - Terra - 27 giugno 2392 - Ore 14:35</span><br />
<br />
"Pertanto sarebbe improprio definire patologico un comportamento che, nella peggiore delle ipotesi, affonda le sue radici prime in un evento significativo del passato del paziente e che, di conseguenza, puÃ² essere trattato con un'appropriata serie di sedute terapeutiche incentrate suâ€¦"<br />
Timeran Bhreel si fermÃ² improvvisamente a metÃ  del suo discorso alla parete, le mani ancora a mezz'aria impegnate nel gesticolare che caratterizzava sempre le sue spiegazioni. Spiegazioni generalmente infarcite di aneddoti sui suoi precedenti ospiti e di proverbi terrestri rigorosamente stravolti, fatto che sembrava divertire notevolmente i suoi studenti.<br />
Il suo sguardo si fissÃ² sul quadro alla parete, il paesaggio regalatole l'anno prima da Kala.<br />
Era storto.<br />
SÃ¬, era decisamente storto.<br />
E piÃ¹ lo guardava piÃ¹ si domandava come avesse fatto a non accorgersene prima, soprattutto considerando che da quasi un'ora passeggiava per la stanza provando la lezione del giorno successivo. Era sicura che la sera precedente, quando era uscita dall'ufficio, quel quadro fosse diritto.<br />
Senza accorgersene inclinÃ² leggermente la testa di lato, le sopracciglia aggrottate mentre osservava con attenzione il dipinto.<br />
La voce di Thomas la fece sobbalzare.<br />
"Di preciso cosa stai facendo, Timeran?"<br />
Lei si voltÃ² di scatto verso la porta.<br />
"Signore, mi scusi, non l'ho sentita entrare."<br />
Thomas sorrise, osservandola con quel suo solito sorriso che si estendeva agli occhi chiari e che aveva il potere tanto di rassicurare i pazienti quanto di far temere il peggio agli studenti.<br />
"Me ne sono accorto. Che ha la parete che non va?"<br />
La donna tornÃ² a voltarsi verso il muro, fece qualche passo avanti e circumnavigÃ² la scrivania ingombra sul cui piano campeggiavano il terminale, una pila di D-Pad ordinatamente disposti, un paio di olofoto incorniciate, una tazza colma a metÃ  e una scatola aperta di cioccolatini aldebarani.Â <br />
In volto le si dipinse un'espressione sospettosa mentre osservava il dannatissimo quadro. Il suo sguardo vagÃ² per un istante per la stanza, quasi si aspettasse di trovare la spiegazione del mistero scritta sulle pareti, poi tornÃ² al dipinto.<br />
"Non le sembra storto?" domandÃ² indicandolo con un cenno del mento, le braccia incrociate.<br />
Thomas si strinse nelle spalle.<br />
"Non mi pare."<br />
"Davvero?"<br />
"Davvero. Ma non sono venuto qua a parlare dei tuoi quadri e della loro collocazione, per quanto trovi la questione affascinante."<br />
"No, no, certoâ€¦" commentÃ² ancora assorta prima di riscuotersi, staccare, con una certa difficoltÃ  a dire il vero, la sua attenzione dalla molesta disposizione del dipinto e portare finalmente lo sguardo sul superiore.<br />
Come al solito si prese qualche istante per osservarlo, mentre girava nuovamente intorno alla scrivania per fronteggiare il Comandante.<br />
Alto, il viso quadrato, gli occhi azzurri, i capelli grigio ferro, le aveva sempre dato l'idea del Professore, ruolo che effettivamente ricopriva sin da quando lei l'aveva conosciuto. Anche sapendo che in passato era stato sul campo quanto e piÃ¹ di lei, le era difficile immaginarselo in quei panni.<br />
Lo sguardo di Timeran si spostÃ² dagli occhi alla fronte, a quella ruga sottile che la solcava e che era sempre piÃ¹ profonda quando c'erano brutte notizie in arrivo.<br />
"Cosa posso fare per lei, Signore?"<br />
"Puoi cominciare con il prendermi un caffÃ¨ e poi sederti."<br />
Thomas si accomodÃ² su una delle poltroncine di fronte alla scrivania. Timeran annuÃ¬ immediatamente e si avvicinÃ² al replicatore, effettuando automaticamente l'ordinazione per il superiore.<br />
=^= CaffÃ¨ caldo con zucchero e panna. =^=<br />
Sotto lo sguardo attento di Thomas, prelevÃ² la tazza dal piano e tornÃ² verso la scrivania, porgendo poi la bevanda al Comandante. Prese posto a sua volta nell'altra poltroncina, con calma accavallÃ² la gamba destra alla sinistra e attese.<br />
Thomas sorseggiÃ² per qualche istante il caffÃ¨ in silenzio.<br />
"Carver mi ha raccontato del problema con gli studenti. Mi ha detto che i cadetti sono rimasti profondamente turbati."<br />
Timeran rimase immobile per qualche momento sulla sua poltroncina.<br />
"Mi pare eccessivo. Non si Ã¨ trattato di una faccenda cosÃ¬ grave. Questi ragazzi devono andare nello spazio ad affrontare soltanto gli Spiriti sanno cosa. Sarebbe il caso che non si turbassero cosÃ¬ facilmente. In ogni caso, io avrei evitato di condividere la notizia con gli studenti. Da parte del Capitano Ã¨ statoâ€¦ incauto."<br />
"Avrei giurato che stessi per dire <em>idiota</em>. O sbaglio?"<br />
La risposta sincera era <em>no</em>. Thomas lo sapeva, ma lei non volle dirlo.<br />
Si limitÃ² a stringere le labbra in una smorfietta significativa.<br />
"Ãˆ un ufficiale di grande esperienza, Timeran."<br />
"Evidentemente questo non gli impedisce di essere un idiota."<br />
L'uomo rise, genuinamente divertito.<br />
"Sei sempre piÃ¹ acida, lo sai?"<br />
Fu il turno di Timeran di stringersi nelle spalle con un sorriso.<br />
"Lo sono sempre stata. Comunque la questione Ã¨ quasi risolta. Vedremo di lasciare tutti soltanto profondamente turbati. Niente panico."<br />
"Fortunatamente nessuno Ã¨ ancora stato cosÃ¬ stupido da usare il termine <em>panico</em>."<br />
"E nessuno deve farlo. Per gli Spiriti, Carver m'impalerebbe!"<br />
"Plausibile."<br />
Thomas sorrise di nuovo, ma questa volta c'era una sfumatura di rammarico nei suoi occhi.<br />
"La questione non Ã¨ piÃ¹ di tua competenza, in ogni caso."<br />
Timeran lo scrutÃ² per un istante, un po' perplessa e un po' guardinga.<br />
"PerchÃ©?" domandÃ² semplicemente, senza giri di parole.<br />
"La tua domanda per un incarico operativo Ã¨ stata accettata. Partirai domani per DS9. Sei il nuovo Consigliere della Curie. Congratulazioni."<br />
<br />
<span class="Stile2">Deep Space Nine - Gancio di attracco 3<br />
USS Curie - Ufficio del Primo Ufficiale - 03 luglio 2392 - Ore 09:30</span><br />
<br />
* Tutto sommato, - riflettÃ© Timeran mentre percorreva il corridoio, diretta all'ufficio del secondo in comando - forse ho fatto bene ad accettare il trasferimento. *<br />
Era stata lei a richiedere un incarico operativo ma questo piccolo, insignificante dettaglio non le aveva impedito, al momento della partenza, di farsi venire il dubbio di aver appena commesso una sciocchezza.<br />
Naturalmente mai, nemmeno sotto tortura, lo avrebbe ammesso.<br />
Per gli Spiriti, ci si aspettava da lei che fosse il punto di riferimento per la sanitÃ  mentale dell'equipaggio.<br />
Ma quale sanitÃ  mentale? Quella gente sarebbe partita per il Delta per stare via chissÃ  quanto tempo.<br />
Non c'era sanitÃ  mentale in questo.<br />
Fortunatamente per lei, perÃ², il dubbio se ne era andato velocemente come era arrivato, quando dal portello aveva visto per la prima volta la Curie.<br />
Quella nave era effettivamente un notevole pezzo di tecnologia, oltre ad essere decisamente confortevole.<br />
Anche Whinston, che amava i cambiamenti ancor meno di lei, sembrava apprezzare il loro nuovo alloggio. E, naturalmente, a fugare ogni suo dubbio avevano contribuito anche i fascicoli del personale che le erano stati inviati qualche giorno prima.<br />
Equipaggioâ€¦ singolare.<br />
Per il momento non c'era termine migliore, ma confidava di poter affinare la sua valutazione. Dopotutto, avrebbe avuto alcuni anni a disposizione. Sua madre glielo aveva cupamente ricordato giusto la sera prima.<br />
La donna allungÃ² la mano destra a sfiorare il sensore della porta, si ravviÃ² una ciocca di capelli fissandola all'acconciatura ordinata che portava, si lisciÃ² con un gesto una piega sulla giacca dell'uniforme e attese con pazienza l'invito ad entrare.<br />
Quando l'invito giunse, varcÃ² la soglia e assunse la consueta posa formale, mentre gli occhi indagavano rapidamente la stanza e si fermavano sul Primo Ufficiale alla scrivania.<br />
"Tenente Comandante Bhreel a rapporto, Signore."<br />
AccennÃ² un sorriso cortese, attendendo il permesso di sciogliere l'attenti.<br />
Nel frattempo la sua mente catalogÃ² automaticamente i particolari della stanza e della persona stessa di Pierce, in attesa di poterli rielaborare e commentare in seguito. Naturalmente era a conoscenza dei trascorsi dell'uomo e si era riproposta di tenerlo d'occhio con discrezione durante la missione.<br />
Non che si aspettasse problemi, non dopo dieci anni e nessun segnale allarmante. Ma le vecchie cicatrici difficilmente scompaiono del tutto.<br />
Pierce le sorrise in risposta, facendole cenno di sciogliere pure il saluto e sedersi. Biondo, occhi azzurri, abbronzatura. Anche osservandolo seduto dietro la scrivania, era facile intuirne l'altezza e il fisico robusto.<br />
Quell'uomo indubbiamente emanava un certo fascino.<br />
"Prego. Spero abbia fatto buon viaggio fino a qui."<br />
"Ãˆ stato un viaggio piacevole, Signore. La ringrazio. Devo ammettere che ero piuttosto impaziente di arrivare. La nave Ã¨ stupenda."<br />
"Lo Ã¨."<br />
Pierce la osservÃ² per qualche istante, il suo sorriso professionale e allo stesso tempo amichevole in volto, a sua volta in valutazione della donna che Â aveva di fronte.<br />
Aveva letto il suo curriculum vitae, come quello di tutti i membri dell'equipaggio, e si era fatto un'idea preliminare del nuovo Consigliere.<br />
Le sue aspettative non erano state disattese. Bassa, minuta, piuttosto bella con quel contrasto tra gli occhi chiari e i capelli scuri e l'aria delicata, sembrava decisamente piÃ¹ portata per la vita accademica che per l'azione e l'esplorazione. Le valutazioni dei superiori sembravano confermarlo, anche se, a quanto pareva, aveva avuto in passato la sua dose di guai.<br />
Si appoggiÃ² allo schienale della poltroncina, in una posa rilassata ma composta, e decise per il momento di sospendere il giudizio.<br />
"Credo l'apprezzerÃ  ancora di piÃ¹ quando saremo partiti. Nel frattempo le do il benvenuto a bordo."<br />
Le allungÃ² la mano, sporgendosi leggermente al di sopra del piano della scrivania, e Timeran, dopo un istante di esitazione, la strinse con delicatezza. Dopo tanti anni ancora non si era abituata a quel gesto di cortesia tipicamente umano.<br />
Da parte sua, Pierce notÃ² l'esitazione ma non commentÃ².<br />
"Ha giÃ  espletato le formalitÃ  d'imbarco?"<br />
"Ancora no. Mi presenterÃ² al piÃ¹ presto dalla Dottoressa Fuentes per la visita di routine e credo andrÃ² a vedere il mio studio subito dopo."<br />
Pierce sorrise in risposta, ricordando di dover andare egli stesso in infermeria. Il pensiero non gli dispiacque minimamente.<br />
AnnuÃ¬.<br />
"Il Capitano Suri vuole incontrarla. Prima passi da lei. Alle 15:00 ci sarÃ  una riunione per gli ufficiali superiori."<br />
"Di certo sarÃ  interessante. Non mancherÃ²."<br />
Timeran se l'era aspettato e in un certo senso lo pregustava. Sperava fossero presenti anche gli ufficiali della Baffin, ma non lo disse. Era curiosa di capire quali sarebbero state le interazioni tra i due Capitani.<br />
La scelta del Comando di Flotta era stata, per usare un eufemismo, particolare anche se, si poteva supporre, calcolata.<br />
"Bene. Direi che non c'Ã¨ altro, Comandante. PuÃ² andare."<br />
Senza farselo ripetere due volte, Timeran si alzÃ².<br />
Due minuti dopo percorreva di nuovo il corridoio in senso opposto. <br />
Si prospettava un viaggio interessante.<br />
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            <author>Tenente Comandante Timeran Bhreel Legen</author>
            <pubDate>Mon, 28 Apr 2014 08:00:00 +0200</pubDate>
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