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        <title>DS16GAMMA - Missione 31</title>
        <description>I diari di bordo della DS16GAMMA</description>
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        <lastBuildDate>Tue, 14 Apr 2026 19:28:22 +0200</lastBuildDate>
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            <title>DS16GAMMA</title>
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            <title>31-00 La senza nome</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=0</link>
            <description><![CDATA[Autore: Ambasciatore Federale T'Lani <br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Bajor, una mattina d'estate dell'anno 2391</b><br /><br />
Si sentiva che l'aria era più rarefatta, su quella piattaforma rocciosa non lontano dalla cima del monte Kola. Si spinse fino al ciglio del precipizio, per ammirare la vastità della pianura che si stendeva al di sotto. Da lassù, sia pure attenuata dalla lieve foschia, si poteva vedere anche la costa serpeggiante della Cresta del Serpente, mentre Dakhur, con le sue torri, le sue cupole e il suo stress cittadino, era ancora lontanissima, invisibile oltre la spina dei monti.<br />
<br />
Aspirò l'aria, riempiendosi i polmoni dei profumi della montagna.<br />
Nessuna sala ologrammi, per quanto perfezionata, sarebbe stata in grado di eguagliare quegli odori. Si afferrò alla roccia alle sue spalle, sentendone l'asperità sotto le dita. Sotto di lei, la pianura mostrava ancora larghe chiazze gialle e violacee, là dove l'impero cardassiano morente aveva deciso di avvelenare il terreno, per affamare la popolazione che si stava ribellando. La bonifica era ancora in corso, a trent'anni e rotti a distanza dalla fine della guerra. Cardassiani... I bajoriani erano i soli che li conoscessero come lei li aveva conosciuti.<br />
<br />
Ma i cardassiani erano lontani da lì, adesso.<br />
<br />
Le sue acute orecchie percepivano in quel momento solo i suoni della natura: fruscio di vento tra le erbe mediche - le sole che sopravvivevano all'inverno duro di quelle altezze - ronzio di insetti e mormorio di acque - probabilmente il ruscello quasi in secca che aveva dovuto oltrepassare poco prima, nella salita verso la piattaforma panoramica. Era stato faticoso salire fin lassù senza accendere gli stivali antigravità, ma - visto da lì - tutto sembrava giusto... Pulito. Perfino le aree avvelenate, da lì, sembravano bellissime.<br />
Questa è la pace, pensò. Quanto tempo potrò restare qui? Dovrei dire: se... Se potrò restare qui. Su un pianeta fuori dalla Federazione. <br />
Lontano da tutti quelli che ho conosciuto e che mi conoscono. Lontano dalle stelle, dalle rotte e dalle profondità del Quadrante. Lontano da tutto quello che ho vissuto e che ho visto... E che ho fatto, in vita mia.<br />
La sicurezza del pianeta non la impensieriva. Nonostante tutti i tentativi di riorganizzarla occorsi negli ultimi trent'anni, la sicurezza di Bajor era tutt'altro che efficiente. Alla fine dell'occupazione cardassiana, il governo aveva epurato i collaborazionisti più esposti, rimpiazzando gli uomini e le donne con persone che avevano avuto - in molti casi - più determinazione che capacità.<br />
Un altro vantaggio, per lei...<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Pianeta Q'Oonos<br />
D.T. 28/06/2405</b><br /><br />
L'ambasciatore Rogal non tornava volentieri nella capitale del suo pianeta natale. Non gli piaceva per nulla il giro delle personalità più o meno rilevanti cui il suo rango lo costringeva. Era tornato stanco e irritato proprio da uno di quei giri e si era chiuso nel suo studio accampando la solita scusa del lavoro, solo per riposare un po'. Era uno sforzo per lui anche mantenere la facciata del suo matrimonio: la convivenza obbligatoria con quella che a ogni effetto era la sua sposa - una donna bella, intelligente, dotata di spirito e di coraggio - ma il cui attaccamento a lui era pari a quello che lui provava per lei - cioè, nessuno. Se non altro, non avrebbe più avuto pressioni per dare un erede alla dinastia: quel lavoro stava per essere portato a termine. Ma non riusciva a provare alcuna soddisfazione all'idea di stare per diventare padre. Semmai, aumentava le sue preoccupazioni. Che tipo di padre sarebbe stato? Che cosa avrebbe pensato di lui, questo suo figlio ancora ignoto? E poi...<br />
Il flusso di pensieri fu interrotto dal suono del visore. Sospirando si alzò dalla poltrona per andare a mettersi alla scrivania e premette il pulsante della comunicazione. Cercò di non mostrare la sua sorpresa, vedendo il volto che appariva sullo schermo:<br />
<br />
"Vikorn... Non ci siamo appena visti?" - L'attendente dell'Imperatore era stato nella sala dell'Alto Consiglio, durante il ricevimento da cui era appena tornato. Non aveva accennato ad avvicinarsi a lui, se non per i saluti di rito.<br />
L'uomo sullo schermo scoperse i denti in un ghigno: =^= C'era troppa gente nella sala dell'Alto Consiglio per poter parlare, ambasciatore Rogal - disse l'altro - Nessun Klingon parlerebbe a bassa voce all'orecchio. La linea è sicura? =^=<br />
Rogal dette un'occhiata al lato dello schermo. Il dispositivo anti intercettazione era rimasto inserito dall'ultima conversazione che aveva avuto con Tara. Aveva dovuto dirle della gravidanza di sua moglie, e per quanto lei sapesse che era dovuta ad inseminazione artificiale... Respinse il ricordo, e si concentrò sull'altro.<br />
"Lo è abbastanza... Per qualsiasi cosa abbia da dirmi, Vikorn." - rispose.<br />
=^= Mi fido di lei e spero che lei si fiderà di me. - abbassò la voce - Voglio dimostrare la mia amicizia nei riguardi suoi e del suo casato, ambasciatore. Le anticipo una notizia che sarà presto in tutti i notiziari dell'Impero... La notizia è che i Federali hanno arrestato delle persone. Contrabbandieri di opere d'arte. Erano in possesso di<br />
materiali che sono stati razziati su un pianeta del Quadrante Gamma.=^=<br />
"E la cosa dovrebbe interessarmi?" replicò Rogal.<br />
=^=Forse dovrei aggiungere che il pianeta dal quale provenivano i reperti da noi è conosciuto come Hur'q =^= Rogal non poté reprimere un sussulto. Il ghigno di Vikorn, al di là dello schermo, si fece più accentuato. Hur'q, pensò Rogal. La gente che secoli fa saccheggiò Q'Oonos. Che portò via reperti storici, mai più ritrovati, come...<br />
"I Federali hanno trovato la Bath'leth di Kahless?"<br />
Vikorn scosse la testa: =^= No, quella non era tra i reperti ritrovati, purtroppo! Ma ci sono altre cose, che quegli scellerati rubarono dal nostro pianeta e che appartengono alla nostra storia e ai nostri clan! L'imperatore è stato informato appena questa mattina, e si è subito attivato. Ho preparato con le mie mani l'ordine dell'Imperatore di contattare le autorità della Federazione per reclamare la restituzione di quei reperti... Non manca che la sua firma. Gli Hur'q che commisero quella azione infame contro i nostri antenati non esistono più... Non per merito nostro! E adesso non ci sarà una battaglia per riavere l'onore di riportare a casa i nostri reperti, ma solo l'intervento di diplomatici e chiacchiere di avvocati... Bah! =^=<br />
"Sono uno di quei diplomatici presso i Federali" - sottolineò Rogal, secco - L'ordine dell'imperatore per trattare la restituzione dei reperti arriverà a me?"<br />
Le labbra di Vikorn si tesero fino a scoprire le gengive: =^= Proprio così. Molti sono i diplomatici che combatterebbero per avere l'onore di riportare le preziose reliquie a Q'Oonos, ma l'imperatore ha fatto esplicitamente il suo nome, Rogal... Le reliquie - sempre che siano le autentiche - sono state trovate nel Quadrante Gamma, e quindi la nave della Flotta Stellare che le sta trasportando è diretta a Deep Space 16. Lei avrà la suprema responsabilità di trattare con i rappresentanti della Federazione, di ricevere quei sacri reperti, di verificarne l'autenticità e di riportarli qui. Qui, al mondo e alle casate cui appartengono. =^=<br />
"L'imperatore mi fa un grande onore. Saprò essere all'altezza" Un lampo che Rogal non riuscì a decifrare passò nello sguardo dell'altro. Tuttavia, la sua voce assunse un tono discorsivo, lontano dall'enfasi con cui aveva parlato prima:<br />
=^= Non appena l'Imperatore lo avrà firmato, le farò avere l'ordine, insieme, naturalmente, all'elenco dei reperti che ci è stato trasmesso dalla Flotta Stellare. Q'aplà! =^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Bajor - Piana di Dakhur<br />
Centro di bonifica numero 4<br />
D.T. 28/06/2405</b><br /><br />
Era suonata la sirena della fine del cambio turno. Gli operai si staccarono dagli impianti, che continuavano a ingoiare terriccio avvelenato, per essere sostituiti dai colleghi del nuovo turno. Lei attese che la raggiungesse il suo sostituto. Lo salutò con un gesto stanco, quindi si incamminò in fila con gli altri verso la sala degli armadietti, dove avrebbe lasciato la tuta da lavoro e la maschera pesante che la proteggeva dai miasmi, e che faceva assomigliare tutti gli operai a una sorta di alieni insettoidi. indipendentemente dalla loro razza. Meglio così... Sembravano tutti uguali, con le maschere addosso. C'era perfino un ragazzo cardassiano, tra loro: un senza casta, che era stato abbandonato da bambino sul pianeta. Tutti conoscevano la sua storia, ma veniva tenuto a distanza e - in alcuni casi - bullizzato dagli operai anziani. Appena pochi giorni prima lo aveva visto reagire ai nuovi soprusi in maniera stanca, come se fosse rassegnato, ma un lampo di odio nei confronti dei bajoriani le aveva detto che quel ragazzo era stato sul punto di scoppiare. Chissà chi ci avrebbe rimesso di più, quando sarebbe successo. In ogni caso, anche lei lo teneva a distanza.<br />
Posò la maschera nell'armadietto, si sfilò la tuta, aspettò che una delle docce soniche ancora funzionanti fosse libera e si infilò lì sotto, per togliersi di dosso la sensazione di sporcizia che nonostante tuta e maschera le si appiccicava alla pelle. Poi si sarebbe messa qualcosa di pulito e sarebbe passata dal bancone, dove distribuivano i buoni per i replicatori alimentari agli operai che avevano completato il turno.<br />
Il punto dolente era nella parola completato. Bastava la segnalazione da parte di un sorvegliante, che indicava un operaio che si fosse assentato dal nastro trasportatore per giusto un paio di minuti - cosa che in teoria, era consentita dal contratto di lavoro - per vedersi negare il diritto al buono. Il centro di bonifica era gestito da un gruppo privato per conto del governo di Bajor. Tutte le rimostranze da parte dei sindacati nei confronti dei sistemi osservati dalla dirigenza fino a quel punto erano cadute nel nulla. Al governo bajoriano bastava che ci fossero avanzamenti nella bonifica, e non importava nulla come la società operava realmente. Roba che al confronto il Grande Negus era un benefattore, pensò lei, pescando una felpa con il cappuccio dal fondo del proprio armadietto. Era l'ultima.<br />
Avrebbe dovuto fare la lavatrice, appena arrivata all'alloggio... La indossò e si avviò verso l'uscita.<br />
<br />
La sensazione di pericolo la colse all'improvviso.<br />
<br />
Qualcuno la stava osservando.<br />
<br />
Lei, tra tutti gli operai in fila per i buoni del replicatore.<br />
Istintivamente curvò le spalle, e risalì con una mano al cappuccio per accertarsi che coprisse le sue lunghe orecchie vulcaniane. Non era l'unica aliena in quell'impianto, ed era sempre riuscita a passare praticamente inosservata. Adesso avvertiva sulla nuca il peso di uno sguardo attento. Nei primi tempi su Bajor aveva tenuto un'arma legata alla gamba destra, ma i cristalli di dilitio necessari per le cariche di energia erano difficili da trovare senza correre il rischio di incappare in spie della sicurezza, quindi aveva dovuto rinunciare a tenerla sempre pronta. Adesso, rimpiangeva di averla lasciata nel suo alloggio, con le sue preziose cariche ancora funzionanti nascoste sotto una lastra del pavimento.<br />
Continuò a seguire la fila, con la testa bassa, ma gli occhi che guizzavano intorno, in cerca della minaccia. Di fronte a lei, la schiena di un'altra operaia. A sinistra e a destra, la sequenza di vetri sporchi del passaggio sospeso sopra il nastro trasportatore.<br />
Dietro di lei... Arrischiò un'occhiata, ma incontrò solo il volto del ragazzo cardassiano, che la fissò con uno sguardo di fuoco.<br />
Tornò a guardare avanti. La fila avanzava. Si lasciò alle spalle il passaggio sospeso, arrivando nell'androne di fronte ai cancelli di uscita. L'operaia di fronte a lei passò il badge al bancone, incassò il buono e proseguì verso il cancello.<br />
Possibile che si fosse sbagliata? No, ne era sicura... Erano i federali?<br />
L'avevano trovata?<br />
Il ragazzo dietro di lei mugugnò qualcosa che preferì non capire.<br />
Stava facendo ritardare la fila. Passò a sua volta il badge, chiedendosi se avrebbe fatto suonare qualche allarme, se sarebbe stata circondata da guardie, se avrebbe dovuto stendersi a terra e aspettare il freddo delle manette ai polsi.<br />
Non successe niente.<br />
Un bip le disse che aveva preso il buono. Il cancello metallico era di fronte a lei. Forse aspettavano di fuori, per non coinvolgere civili che potevano diventare danni collaterali - eufemismo per vittime non volute di fuoco amico. Esitò, quindi attraversò il cancello.<br />
La mano sulla spalla non la colse impreparata. Afferrò le dita, le torse, quindi sferrò un colpo con il gomito verso l'alto. La mano perse presa. Approfittò per balzare in avanti, facendo un mezzo giro, e atterrò sull'impiantito già in posizione di attacco.<br />
E si bloccò.<br />
"Tu?" -<br />
Era lo stesso e insieme diverso dalla persona che aveva conosciuto tanto tempo prima. I capelli gli erano diventati quasi bianchi, le rughe intorno alla bocca si erano approfondite, accentuando la smorfia arrogante che gli era sempre stata propria.<br />
L'uomo si stava toccando il naso, lì dove il gomito aveva impattato il suo volto. La guardò senza rancore, anzi sorrise quasi con soddisfazione: "Sai... Avevo paura che dopo tutti questi anni tu non fossi più la tipa in gamba che conoscevo io..."<br />
"Ma... come...?"<br />
Le parole le si fermarono in gola. Di fronte al cancello, si stava formando un gruppo di operai appena usciti, fermi a guardarli.<br />
Bajoriani. Il cardassiano. <br />
"Vogliamo andare, T..."<br />
"Oh, sta zitto!" - sbottò. Sopra la porta dell'impianto, c'era la telecamera della sicurezza. Se di una cosa poteva essere certa, era che stavolta non sarebbe riuscita a passare inosservata.<br />
Si avvicinò all'uomo fino a sentirne forte l'odore.<br />
"Andiamo, allora... - gli sussurrò all'orecchio - Devo recuperare le mie cose dall'alloggio, prima che la sicurezza del pianeta si decida a controllare con attenzione i documenti d'identità di un'operaia che si è messa a fare a botte in strada. Grazie a te, da oggi non ho più un rifugio."<br />
Si girò. La stazione del teletrasporto pubblico era a pochi minuti a piedi da lì. Non si voltò a guardare l'uomo, sapeva che l'avrebbe seguita.<br />
"Ho un motivo molto solido, per essere venuto a cercarti" - lo sentì.<br />
I suoi passi risuonavano sull'impiantito.<br />
"Voglio sperarlo. Per te! - disse - Hai da qui alla stazione del teletrasporto per dirmelo. Dopodiché, io troverò un modo per andarmene dal pianeta. E ti dirò addio per sempre."<br />
"Ce l'ho io un modo per andartene dal pianeta. Una nave, piccola, ma comoda per un trasporto."<br />
Sospirò:<br />
"Sapevo che eri su Bajor. Mi sono fatto assumere oggi in quell'impianto apposta per trovarti. Ma dico... Proprio in un centro di bonifica dovevi nasconderti?"<br />
"Non ho trovato di meglio. Non mi hai ancora detto perché sei venuto a cercarmi. E la stazione di teletrasporto è proprio qui davanti"<br />
Si sentì afferrare. L'uomo la obbligò a fermarsi e a guardarlo dritto negli occhi. Non sorrideva più: "Ho bisogno della tua... come chiamarla? Capacità con le serrature e con<br />
gli allarmi. Avrai abbastanza latinum per comprarti una nave per conto tuo e andartene in qualche buco in fondo al Quadrante, se lo vorrai. Ma devi venire con me oggi."<br />
"Un colpo, insomma... Ma io non faccio più cose del genere. Da anni" <br />
"Lo farai, se sei ancora la donna che io conoscevo."<br />
"Perché?"<br />
"Perché dei nostri amici sono finiti in gabbia. Gabbie federali"<br />
Sbuffò: "Non cercare di prendermi in giro. Non ti è mai importato niente di quelli dei nostri che finivano nelle prigioni della Federazione"<br />
"E va bene. Ma con loro, avevano delle cose. Cose per cui qualcuno mi ha già pagato e che non posso sostituire. Devo a tutti i costi recuperare quei maledetti affari che i federali hanno sequestrato, e darli al tipo che mi ha reclutato."<br />
"Come se non ti fosse mai capitato di prendere il latinum di un tizio e partire verso l'ignoto... Non hai detto che hai una nave?"<br />
"Non posso farlo. Non con questo tizio - calcò la voce sulle due ultime parole - Non stavolta. La mia pelle non varrebbe più niente se provassi a tirare un bidone. Senti: so che le cose saranno portate su Deep Space 16, insieme ai nostri amici che dovranno essere spediti in una prigione, in attesa di essere giudicati..."<br />
"Su una base della Flotta Stellare!" - alzò gli occhi al cielo - Ma dico..."<br />
"Come hai giustamente ricordato tu, sono passati degli anni. Nessuno ti è venuto a cercare, no? E non dirmi che la Federazione dei Pianeti Uniti non aveva le risorse per darti la caccia, se avesse voluto. Come ti ho trovato io, avrebbero potuto farlo anche loro."<br />
"Può darsi. Ma mi cercheranno di nuovo, se farò un colpo su una Base della Flotta Stellare"<br />
"E allora... Posso offrirti qualcosa che non puoi permetterti di rifiutare. Un nuovo rifugio, dopo il colpo"<br />
"Un nuovo rifugio? E dove?"<br />
L'uomo si avvicinò, fino quasi ad abbracciarla. Fu quasi investita dal suo acuto odore umano.<br />
"Su un pianeta dell'Impero Klingon..." - le sussurrò all'orecchio. Appoggiò il capo sulla spalla dell'altro, riflettendo. Qualcuno che li avesse visti, avrebbe forse pensato alla riconciliazione di due amanti dopo un litigio. Forse...<br />
Ma di nuovo, avvertì su di sé il peso di uno sguardo. Oltre la spalla dell'uomo, qualcuno li aveva visti, li aveva seguiti. Forse, aveva colto qualcosa della loro conversazione.<br />
<br />
Korda, pensò. Il ragazzo cardassiano.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Ambasciatore Federale T'Lani </author>
            <pubDate>Wed, 23 Jul 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-01 Oggetto prezioso</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Tara Keane<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>D.S.16 Gamma - Ufficio del Capitano<br />
D.T. 29/06/2405 - ore 9.30</b><br /><br />
Il Capitano Aymane stava finendo di leggere i rapporti del turno notturno, quando arrivò una comunicazione dal comando di Flotta. Il comunicato era breve e chiaro, ma Aymane sentì subito che la cosa non sarebbe stata così semplice come dicevano quelli del comando.<br />
E, in effetti, a distanza di dieci minuti da quella chiamata, ne arrivò un'altra, stavolta dall'Ambasciatore Rogal, anche questa stringata come da caratteristica del klingon, che non amava dire più di quanto fosse necessario. Chiamata, però che gli fece suonare più di un campanello d'allarme sull'effettiva semplicità della questione. Convocò perciò Th'Tharek, Keane, Riccardi e Durani, che arrivarono immediatamente, in quanto di turno in plancia.<br />
"Capitano, che succede? Novità dal Comando?" chiese Rerin che aveva passato la comunicazione ad Aymane pochi minuti prima.<br />
"In effetti sì: il messaggio era per informarmi che è in arrivo la Hunter con un carico di contrabbandieri e il materiale a loro confiscato, i quali ci verranno affidati in attesa di una nave della Federazione che li porti sulla Terra per essere processati." rispose il Capitano e continuò, prima che qualcuno potesse interromperlo per dirgli che non vedeva problemi in quanto era un'operazione abbastanza di routine: dalla stazione passavano spesso navi che lasciavano in custodia qualcosa, perché qualcun'altro le venisse poi a recuperare. "Subito dopo il messaggio del Comando mi ha chiamato l'Ambasciatore Rogal dicendomi che sarebbe tornato in anticipo perché l'Impero era interessato ad alcuni pezzi della merce requisita dagli uomini della Hunter e che aveva avuto mandato dall'Imperatore stesso di recuperarla."<br />
"Ma la merce in questione farà parte delle prove a carico nel processo contro quei contrabbandieri, non credo che potremmo consegnarla a chiunque, solo perché la desiderano." disse Riccardi. <br />
"Rogal ha detto perché questo materiale confiscato è così importante per l'Impero?" chiese una perplessa Tara, che aveva parlato solo poche ore prima col suo compagno, il quale, però,  non le aveva parlato della cosa: doveva trattarsi perciò di una richiesta successiva alla loro conversazione e anche abbastanza importante perché Rogal non fidandosi di una comunicazione radio, aveva preferito non informarla, una volta ricevuto l'incarico.<br />
"Ha detto che sono dei manufatti klingon, trafugati all'impero anni fa e che ora che sono stati ritrovati, devono tornare in patria. E dal suo tono, non credo che accetterà come risposta che li potrà avere alla fine del processo!"<br />
"Se sono oggetti che fanno parte della storia Klingon è giusto che siano riconsegnati a chi appartengono di diritto." disse Durani, che già stava ragionando su che tipo di oggetti potessero attirare l'attenzione delle più alte sfere dell'Impero.<br />
"E sicuramente saranno riconsegnati ai loro legittimi proprietari, ma non prima che l'accusa li abbia usati per ottenere la giusta punizione per quei ladri. Ora, la Hunter arriverà da noi tra 24 ore, mentre la nave che porterà i prigionieri sulla Terra non potrà essere qui che tra cinque giorni circa e Rogal ha detto che sarà alla base tra 36 ore. Abbiamo quindi un po' di tempo per organizzarci. Riccardi e Th'Tharek preparate le celle per accogliere i prigionieri, Keane a lei l'incarico di inventariare la merce confiscata e Durani lei organizzerà la sorveglianza a quei reperti, in modo che a nessuno possa venire in mente di poterli prendere impunemente. Sapete cosa fare, in libertà."<br />
Fuori dall'ufficio i quattro ufficiali si separarono, ognuno diretto alle loro mansioni. Tara, che stava ancora pensando per quale motivo Rogal non le avesse parlato della cosa, non prestava molta attenzione alle parole dell'amica che invece si era persa in elucubrazioni fantasiose su quale oggetto potesse essere così prezioso che l'Imperatore stesso, padre della moralità dei klingon, si era interessato alla sua restituzione.<br />
"Ehi Tara, mi ascolti? Secondo te cosa ci sarà tra quelle reliquie?" chiese con entusiasmo Durani.<br />
"Sinceramente non mi interessa più di tanto, ma qualunque cosa ci sia tra quei reperti, noi faremo il nostro dovere, che è quello di tenerli al sicuro finché la diplomazia non avrà deciso cosa farne." rispose con un sorriso alla giovane amica e poi prendendola sotto braccio, disse "Forza andiamo, che il ponte di stiva 2 ci attende!"<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>D.S. 16 Gamma - Ponte d'attracco 5<br />
29/06/2405 - ore 22.30</b><br /><br />
Tra le persone sbarcate dall'ultima nave arrivata dal tunnel c'era anche una vulcaniana, che con un cappuccio alzato, non troppo per evitare che le guardie che controllavano gli sbarchi si insospettissero, ma abbastanza da non mostrare troppo del suo volto alle varie telecamere di sorveglianza, cosicché non l'avrebbero riconosciuta immediatamente. I documenti falsi procuratele dal suo vecchio socio in affari, erano perfetti e adesso doveva solo cercare l'alloggio che era stato prenotato a nome di T'Liren, esploratrice e archeologa, così dicevano i dati della sua nuova identità, dove avrebbe trovato le informazioni sulla base che le sarebbero servite per attuare il colpo. Lui, per non destare sospetti, sarebbe arrivato il giorno dopo con la sua navetta, che avrebbero usato poi per la fuga, accompagnato dal loro nuovo socio, Korda.<br />
Avevano dovuto decidere sul momento, dopo che l'avevano sorpreso a spiarli: ucciderlo o portarlo con loro come lui li supplicava di fare. Voleva scappare da quella vita misera e andare incontro a mille avventure e a soldi facili e credeva che la misteriosa vulcaniana, che aveva sempre fatto il possibile per non farsi notare, e l'umano, appena arrivato coi sui strani discorsi su reliquie Klingon, potessero dargli quello che cercava, sempre che non l'avessero eliminato.<br />
L'umano l'aveva studiato per qualche secondo e poi con grande stupore della donna, lo aveva risparmiato e preso con sé come una specie di apprendista, dicendo che era troppo vecchio per fare tutto da solo. Lei però, aveva visto in quel giovane lo stesso sguardo di un loro compagno, scomparso troppo giovane e per la cui morte Robert si sentiva responsabile. E sapeva che anche lui lo aveva notato. <br />
T'Liren, una volta trovato l'alloggio, una stanza in un'hotel appena fuori dalla zona dei ponti d'attracco, per quei viaggiatori di passaggio che non si fermavano a lungo, si buttò sul letto ampio e comodo: era stanca e aveva bisogno di riposare, ma il tempo stringeva e quindi si mise a sedere e cominciò a studiare i dati che Robert le aveva lasciato. <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva 2<br />
30/06/2405 - ore 10:30</b><br /><br />
La nave Hunter aveva scaricato il suo carico e poi era ripartita immediatamente, perché aveva altri criminali da rintracciare.  I prigionieri erano stati alloggiati nell'area detentiva, dove Riccardi li aveva personalmente rinchiusi, mentre i contesi tesori erano stati stoccati nella stiva di carico 2, che per la durata della loro permanenza era stata interdetta a qualsiasi altra attività e munita di sistemi d'allarme, dei quali si era occupata Durani personalmente. <br />
Keane stava facendo l'inventario della merce sotto sequestro e al momento non aveva visto niente per cui l'imperatore Klingon potesse avere un interesse, quando aprì una cassa che conteneva una armatura femminile Klingon, molto antica. La tentazione di prenderla e guardarla più da vicino era forte, ma la professionalità le fece richiudere il contenitore e continuò a fare il suo lavoro e passò alla cassa successiva. Ma per tutta la durata della sua permanenza nella stiva, era come se sentisse un richiamo che le spingeva a tornare a quella cassa. Ignorò quell'impulso e una volta terminato l'inventario, uscì dalla stiva.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma- Ambasciata Klingon <br />
30/06/2405 ore 20:30</b><br /><br />
La nave dell'Ambasciatore Klingon arrivò con un paio d'ore in anticipo rispetto al previsto e Rogal entrò nel suo ufficio come una furia: era dovuto tornare prima del previsto e quasi sicuramente avrebbe perso la nascita dei gemelli: aveva organizzato il ritorno in patria in modo da conciliare la partecipazione a importanti riunioni di lavoro con l'essere presente al parto della moglie ufficiale, ma, a quanto pareva, l'universo stava complottando perché questo non accadesse. <br />
Per fortuna la prima persona che trovò appena varcata la soglia del suo appartamento fu la donna che amava più della sua vita e tuffandosi tra le sue braccia sentì tutte le preoccupazioni come dissolversi per magia, per lasciare spazio alla serenità che solo lei riusciva a dargli.<br />
"Amore mio, quanto mi sei mancata!" Disse aspirando il profumo dei suoi capelli "hai visto le reliquie?" Disse scostandole un ciuffo ribelle dalla guancia. <br />
Lei lo prese per mano e lo guidò verso la loro camera. <br />
"Sì, mi sono occupata personalmente della loro sistemazione. Adesso però non ne parliamo: che ne dici di dimostrarmi quanto ti sono mancata?" Disse con aria maliziosa Tara, la quale venne sollevata di peso dal compagno che la adagiò sul letto guardandola con desiderio ardente. E per il resto della notte nessuno parlò più!<br />
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<br />
<br /><b>DS16 Gamma - stiva di carico 2<br />
31/06/2405 ore 08:05</b><br /><br />
Il Capitano Aymane era già arrivato: per quella mattina era stata organizzata la valutazione dei reperti sotto sequestro da parte degli esperti Klingon che erano arrivati con Rogal. <br />
Aymane era accompagnato dal suo Primo Ufficiale, da Durani e dell'ambasciatrice T'Lani, stava già per lamentarsi del probabile ritardo della delegazione Klingon,  quando l'imponente figura di Rogal entrò nel locale, accompagnato dalla sua compagna e Capo OPS della stazione,  dal suo mentore Vorn, da un paio di Klingon che non conosceva e da un paio delle sue guardie rosse, alla cui presenza, ovunque andasse l'ambasciatore, si erano ormai abituati.<br />
"Ambasciatore, ben tornato." Disse, avvicinandosi al Klingon "sono curioso di vedere queste preziose reliquie: lei sa già di cosa si tratta?"<br />
"Sì,  l'Imperatore personalmente mi ha fornito l'elenco dei reperti che ci appartengono: devo solo verificare che siano autentici!"<br />
"Bene,  allora non ci resta che andarli a vedere. Comandante Keane se vuole mostrarci la merce." Disse il Capitano. <br />
"Certo, se volete seguirmi. "<br />
E guidò il gruppetto al centro della stiva dove le reliquie erano custodite dentro a teche in cristallo. Quando tutti furono vicini, Keane fece scattare il meccanismo che faceva aprire le teche, dopo che Durani aveva staccato l'allarme che le proteggevano. <br />
I pezzi contenuti erano evidentemente antichi: c'erano diverse armi rituali, preziosi monili, ma la cosa che attrasse l'attenzione di tutti era l'armatura da guerra, appartenuta ad una guerriera di alto rango. Il vecchio Vorn s'avvicinò per guardare meglio,  poi si ritrasse, come folgorato. <br />
"Non posso credere che sia veramente lei! Ma dalle descrizioni dei nostri testi antichi, sembra proprio così!" Disse con ammirazione. <br />
"Di cosa si tratta Vorn" chiese Aymane, adesso veramente incuriosito. <br />
"Se gli esperti lo confermeranno, è l'armatura di Lady Lukara, la compagna di Khaless!" Rispose Rogal con riverenza. <br />
"Se fosse così, si tratta di un pezzo preziosissimo e senza prezzo. " disse T'Lani, avvicinandosi per osservare i particolari che impreziosivano l'armatura. Tutti i Klingon presenti nella sala, quasi trattenevano il respiro, tanto il momento era carico di tensione per l'enorme onore che stavano vivendo, nell'essere tra i primi a poter guardare un oggetto appartenuto alla compagna di Kahless l'indimenticabile, a cui era legata una leggenda, secondo la quale solo la vera erede di Lukara, avrebbe potuto indossarla senza subirne le conseguenze. <br />
E l'atmosfera era così carica di tensione che nessuno notò la strana espressione sul volto di Tara Keane, che sentiva come una voce che la chiamava, e quella voce sembrava venire dell'armatura!</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Comandante Tara Keane</author>
            <pubDate>Tue, 12 Aug 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-02 La memoria di Lady Lukara</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Durani della Casata di Kanjis<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 08:12</b><br /><br />
La stiva giaceva in un silenzio irreale, illuminata solo dalla luce fredda dei pannelli superiori che proiettava ombre nette sulle pareti grigie.<br />
La corazza di Lady Lukara riposava su un cuscino nero, priva di peso apparente, quasi sospesa nel vuoto. <br />
Il metallo brunito pareva vivo: un respiro impercettibile ne muoveva le giunture, mentre venature più chiare tracciavano rune dimenticate. <br />
Non era tecnologia, non era arte: era un frammento d'anima.<br />
Tara Keane avanzò a passi misurati, attratta da un'energia magnetica. <br />
Ogni cellula del suo corpo rispondeva ad un richiamo ancestrale. <br />
Fece un passo dietro l'altro, quasi senza rendersene conto, come se un filo invisibile la tirasse verso l'armatura.<br />
Il cristallo rifletteva la sua figura, alta e slanciata, i capelli rosso rame raccolti in una treccia che le cadeva sulla spalla.<br />
Si avvicinò lentamente alla teca: non c'era alcun motivo operativo per farlo. <br />
Era solo... attratta.<br />
<br />
Il metallo brunito sembrava pulsare. <br />
Non vibrava, non emetteva suoni. <br />
Eppure Tara sentiva qualcosa: una voce nella sua mente.<br />
Nessun suono esterno, nessuna vibrazione nell'aria: soltanto un pensiero chiaro e solenne, che risuonò nelle pieghe più profonde della sua coscienza. <br />
"Figlia del sangue diviso. Tu mi conosci."<br />
<br />
Tara si fermò. Il cuore le batteva forte. <br />
Guardò l'armatura, e per un istante le sembrò che le placche si muovessero, come se respirasse.<br />
"Tu hai amato contro le regole, eppure con verità. Tu sei mia."<br />
La voce non era minacciosa. Era solenne.<br />
<br />
Tara allungò una mano, sfiorando il bordo della teca contenente la corazza ed un brivido le attraversò il braccio, come se il metallo fosse vivo.<br />
Il battito del suo cuore si fece tambureggiante e Tara sentì i ricordi di antiche ferite affiorare, di battaglie combattute nell'ombra, di amori proibiti sussurrati tra corridoi segreti. <br />
Vide il suo nome scritto nelle stelle e cancellato dai giudizi della storia.<br />
Tara si voltò guardandosi attorno.<br />
Riprese un attimo fiato poi, con mano tremante, sfiorò nuovamente la teca contenente la corazza ed un nuovo brivido le scosse il braccio, come se una corrente di energia avesse attraversato la pelle.<br />
In un lampo, la visione di un campo di battaglia esplose davanti ai suoi occhi: donne klingon con il volto dipinto di rosso, con urla tremende che fendevano l'aria. <br />
E Lukara, alta e orgogliosa, brandiva la bat'leth contro un traditore di sangue, il cuore pieno di dolore e giuramenti infranti.<br />
<br />
Poi il silenzio tornò sovrano. <br />
<br />
Tara si ritrasse di scatto, il respiro corto, la mente in subbuglio. <br />
Le placche brunite restarono immobili, ma la sua anima non lo era più. <br />
"Che cosa sei?" mormorò, la voce rotta da un'emozione nuova.<br />
"Sono memoria. Sono scelta. Sono eredità." <br />
La risposta giunse come un'eco lontana, restò vibrante nel suo petto.<br />
Tara voltò lo sguardo verso il corridoio vuoto: nessuno l'aveva vista, nessuno l'aveva sentita. <br />
Eppure l'armatura aveva parlato e qualcosa dentro di lei era cambiato.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 08:45</b><br /><br />
Durani era tornata nella stiva con l'intento di verificare ed implementare i protocolli di sicurezza dopo la visita della delegazione. <br />
Si era fermata, ascoltando il proprio respiro e il battito del cuore che sembrava risuonare contro le superfici fredde. <br />
Il compito che si era prefissata le imponeva di restare lì solo qualche istante in più, ma dentro di sé avvertiva un richiamo più forte di qualsiasi procedura. <br />
Non era semplice senso del dovere, era qualcosa di più profondo: un'attrazione primordiale, un'esigenza di fronte a un simbolo di gloria perduta.<br />
Durani si avvicinò alla teca che conteneva l'armatura di Lady Lukara.<br />
Era chiusa, ma la sua presenza riempiva la stanza.<br />
I suoi occhi scuri si posarono sulla corazza, e, per un istante, il tempo parve fermarsi: ogni centimetro guadagnato sembrava rallentare i secondi, come se l'armatura respirasse quell'attesa. <br />
<br />
Il metallo brunito emanava una sottile sensazione di calore, capace di insinuarsi nelle ossa e accendere ricordi sopiti.<br />
All'improvviso, nella sua mente scoppiò una voce: un pensiero antico, carico come un ruggito. <br />
"Figlia della Casata spezzata. Guerriera senza gloria. Tu mi cerchi." <br />
Durani sentì il petto contrarsi, come se un colpo di bat'leth l'avesse colpita all'altezza del cuore. <br />
Le dita si serrarono a pugno, e la fronte si corrugò in uno sguardo feroce.<br />
<br />
Durani si irrigidì. "Chi parla?"<br />
"Io sono la memoria di Lukara. Io ne sono la prova. Io sono il fuoco che non si è spento." <br />
La Klingon fece un passo avanti, il respiro accelerato.<br />
"Non sono degna," disse a denti stretti. "La mia casata ha riconquistato da poco il suo onore. Io non ho ancora vinto nulla."<br />
"Eppure sei qui. Il sangue non si misura in vittorie, ma in volontà."<br />
Durani si chinò leggermente, come davanti ad un altare. Il suo cuore batteva forte.<br />
Vide, per un istante, la sala d'onore della sua casata, vuota e silenziosa. <br />
Vide il suo bisnonno Kheldas, seduto sul trono spezzato.<br />
Vide se stessa, sola, con la spada in mano, davanti ad un Alto Consiglio che non la ascoltava in quanto donna.<br />
Poi vide Lukara.<br />
Alta, fiera, con gli occhi pieni di fuoco. <br />
<br />
La guerriera sollevava la bat'leth, pronta a difendere l'onore, sola contro mille. <br />
"Tu puoi riportare il nome dei Kanjis tra le stelle. Ma devi scegliere. Devi combattere."<br />
Durani sentì il sangue ribollire sotto la pelle. Il cuore le martellava nelle orecchie, e la voce risuonava ancora, più vicina, più forte. <br />
"Se mi chiami, io verrò. Se mi accetti, io combatterò."<br />
La voce si affievolì, ma non scomparve. <br />
Rimase dentro di lei, come un giuramento.<br />
Durani uscì dalla stiva, il passo più deciso. Non disse nulla a nessuno.<br />
Ma sapeva.<br />
<br />
L'armatura l'aveva chiamata.<br />
E lei aveva risposto.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 09:20</b><br /><br />
La stiva era vuota, ma la dottoressa non era mai davvero sola.<br />
La mente di Bly, come quella di tutti i Betazoidi, era un mare calmo capace di percepire le correnti più sottili: emozioni represse, pensieri non detti, fantasmi di memorie lontane.<br />
E da quando l'armatura di Lady Lukara era stata portata sulla stazione, Bly percepiva qualcosa.<br />
Non era né paura né rabbia, ma una presenza palpabile, simile al battito di un cuore invisibile.<br />
Era venuta lì con la scusa di controllare i protocolli medici per la conservazione degli eventuali reperti biologici, ma la verità era che voleva avvicinarsi. <br />
Sentire. Capire.<br />
<br />
Si fermò davanti alla teca. <br />
Il cristallo era opaco, ma il metallo all'interno sembrava brillare di una luce propria.<br />
Chiuse gli occhi e si concentrò sul flusso di sensazioni che la attraversava, lasciando scivolare le proprie barriere. <br />
Fu allora che la voce arrivò, non come un suono nell'aria, ma come un sussurro dentro il suo spirito: <br />
"Tu che ascolti ciò che gli altri non dicono. Tu che curi ciò che non si vede. Tu mi senti."<br />
Bly spalancò gli occhi, il respiro le si fermò per un istante. <br />
Le labbra rimasero un filo socchiuse, mentre l'eco di quella parola la avvolgeva come un manto di seta e di piombo insieme. <br />
"Chi sei?" chiese, la voce impastata dall'emozione.<br />
"Sono la memoria. Sono la ferita. Sono la guarigione."<br />
La voce non era aggressiva. Era... triste.<br />
<br />
Bly sentì un'ondata di dolore, antico e profondo, come se l'armatura stessa avesse conosciuto la perdita, il lutto, la solitudine.<br />
Vide, per un istante, una guerriera klingon inginocchiata accanto al corpo di un compagno caduto. <br />
Vide le sue mani tremare, il sangue colare, il grido silenzioso di chi non può piangere.<br />
"Tu puoi guarire ciò che è stato spezzato. Ma devi accettare il dolore. Devi portarlo con te."<br />
Bly si avvicinò alla teca, posando una mano sul cristallo.<br />
"Non sono una guerriera," disse piano. "Sono una guaritrice."<br />
"Anche Lukara lo era. Dopo la battaglia, dopo la gloria. Chi guarisce, protegge. Chi protegge, combatte."<br />
<br />
La voce si spense lasciando un'eco luminosa, un canto sommesso che continuava a fluire attraverso i suoi pensieri. Bly aprì gli occhi: il volto era pallido, ma negli occhi brillava una nuova determinazione.<br />
L'armatura l'aveva chiamata.<br />
E lei aveva ascoltato.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 10:05</b><br /><br />
L'ambasciatrice T'Lani era tornata indietro, dopo che la delegazione Klingon aveva lasciato la stiva. Aveva chiesto qualche minuto di riflessione, e nessuno aveva osato contraddirla.<br />
A centocinquantasei anni, T'Lani era considerata una delle menti più lucide della diplomazia interstellare. <br />
La sua compostezza era leggendaria, il suo autocontrollo assoluto. <br />
Ma anche lei, davanti all'armatura di Lady Lukara, sentiva qualcosa che non riusciva a classificare.<br />
Si avvicinò alla teca con passo lento ed il volto impassibile.<br />
Il vetro blindato della teca respirava lievemente, assorbendo e riverberando la luce come una superficie liquida. <br />
Dietro quel velo, il metallo brunito dell'armatura pareva vivo: sottili velature iridescenti tagliavano le placche con geometrie arcane, come se una forza antica ne avesse forgiato l'anima.<br />
Il metallo sembrava vibrare, ma non emetteva alcun suono.<br />
Le sue uniche armi erano la logica e il silenzio, eppure percepiva il calore lontano di quell'armatura.<br />
Chiuse gli occhi e si abbandonò a un istante di concentrazione assoluta. <br />
<br />
Fu allora che la voce esplose dentro la sua mente, netta e penetrante: <br />
"Tu che hai scelto la logica. Tu che hai rinunciato al fuoco. Tu mi sfidi."<br />
Le parole non erano un suono, bensì un'eco vibrante nel profondo. <br />
La vulcaniana mantenne la postura immobile, come se un rituale antico la vincolasse al centro di un cerchio invisibile. <br />
"Non vi è nulla da sfidare. Sono qui per osservare," rispose con tono misurato, privo di emozione esteriore.<br />
"Eppure sei qui. La logica ti ha guidata. Ma il richiamo ti ha condotta."<br />
T'Lani aprì gli occhi. Il cristallo sembrava più trasparente, come se l'armatura la stesse guardando.<br />
<br />
Vide Lukara.<br />
Non in battaglia, ma in consiglio. Circondata da guerrieri che non volevano ascoltarla. Vide la sua voce ferma, il suo sguardo fiero, il suo silenzio carico di significato.<br />
"La logica è una lama. Ma anche la lama deve essere impugnata. Tu la puoi impugnare."<br />
Con gesto calmo, T'Lani si avvicinò ancora e appoggiò due dita sulla superficie traslucida della teca. Il contatto le trasmise un fremito sottile, come un battito di vita imprigionato.<br />
"Non sono Klingon. Non sono guerriera."<br />
"Ma sei erede. Di pensiero. Di scelta. Di volontà."<br />
La voce si affievolì, ma non scomparve. Rimase dentro di lei, come un'onda silenziosa.<br />
<br />
T'Lani si voltò lentamente, il volto immobile, ma gli occhi tradivano una tensione nuova.<br />
L'armatura l'aveva chiamata.<br />
E lei, figlia della logica e del silenzio, aveva compreso.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Durani della Casata di Kanjis</author>
            <pubDate>Wed, 27 Aug 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-03 Qualcosa non va...</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Rerin Th'Tharek<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 10:45</b><br /><br />
In ufficio regnava la tranquillità. Nonostante la necessità di gestire la riconsegna di quei reperti all'ambasciatore Rogal, non sembravano esserci altri problemi alla base. Le varie sezioni avevano inoltrato i classici rapporti e non sembrava essere successo nulla di eccezionale. <br />
<br />
"Capitano Aymane, scusi se la disturbo," esordì Rerin, entrando nell'ufficio del capitano.<br />
<br />
"Entra pure, Rerin," lo salutò Aymane, senza alzare lo sguardo dal suo PADD.<br />
<br />
"Capitano, ho una strana sensazione riguardo alla Stiva 2. I dati di sicurezza sono nella norma, ma la mia intuizione mi dice che c'è qualcosa che non va. Forse non è solo un caso, ma ho notato che la dottoressa Bly, l'ambasciatrice T'Lani e il nostro capo dell'ufficio operazioni, Tara Keane, hanno tutte visitato la stiva singolarmente in un breve lasso di tempo. Forse è solo una coincidenza, ma mi sembra strano che tre persone così importanti si interessino a dei semplici reperti."<br />
<br />
Steje sospirò alzando lo sguardo dallo schermo "Hanno una ragione per farlo, Rerin. Keane è in una relazione con l'ambasciatore klingon, Bly è il nostro medico e si è interessata alla conservazione dei manufatti, e T'Lani è una vulcaniana, è affascinata dalla storia e ha anche lei i suoi rapporti con l'ambasciatore Rogal. Non credo che ci sia nulla da nascondere."<br />
<br />
Rerin si mise a fare un passo avanti e indietro davanti alla scrivania di Aymane, in maniera irrequieta.<br />
<br />
"Non lo so, Capitano. L'ambasciatrice T'Lani era nella stiva per una verifica dei protocolli diplomatici, ma non ha detto nulla, la dottoressa Bly era lì per una verifica dei protocolli medici e non ha detto nulla, e Tara Keane, pure lei è stata nella stiva e... Anche lei non ha detto nulla. Credo che sia folle ipotizzare che stiano tutti cercando di mantenere il riserbo per non compromettere la missione dell'ambasciatore Rogal ma di fatto stanno agendo come se non volessero lasciare tracce. Quindi, che sta succedendo?"<br />
<br />
"Ok Rerin, calmati! Stai ragionando come se ci fosse una cospirazione... E dimmi, se non vogliono lasciare tracce, come hai fatto a sapere che sono stati tutti lì?"<br />
<br />
"Beh... diciamo che a volte, con i documenti di servizio, qualche pezzo di informazione sfugge al controllo delle procedure di protocollo... Se vuoi posso farti avere il report di quello che è successo. Non ho detto che c'è una cospirazione, ma solo che c'è qualcosa di non detto. L'unica persona che mi ha detto apertamente perché è stata nella Stiva 2 è Durani, per verificare le procedure di sicurezza."<br />
<br />
"Va bene, Rerin. Ti autorizzo a fare un'indagine discreta. Per ora, non voglio che questa cosa si sappia in giro per la base. Tienimi informato."<br />
<br />
"Sì, signore. Grazie."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 11:23</b><br /><br />
Il tenente comandante Rerin era sempre stato, per sua natura, un andoriano con un carattere incline alla cautela, al limite della paranoia, ma gli ultimi avvenimenti sembravano averne aumentato il carattere sospettoso. Dall'arrivo del carico a Deep Space 16, aveva istituito una serie di controlli aggiuntivi nella zona hangar, e faceva personalmente dei giri di ispezione: tuttavia,  ora che il Capitano gli aveva dato il via libero, aveva aumentato i suoi sforzi per giungere a capire cosa stesse succedendo . <br />
<br />
Si stava dirigendo verso la Stiva 2 per una ispezione di routine, quando sentì un forte rumore, come un colpo secco e metallico, seguito da un lamento. Accelerò il passo e vide una giovane guardiamarina, di guardia all'ingresso, premere un pulsante sulla sua console. A un tratto, il volto della ragazza si contorse in una maschera di orrore puro. I suoi occhi, solitamente attenti e vigili, si sbarrarono e si fissarono in un punto indefinito oltre il suo sguardo, come se stessero vedendo qualcosa di indicibile. Il suo respiro si fece affannoso, un lamento soffocato le uscì dalle labbra. Le sue mani iniziarono a tremare in modo incontrollabile, e le sue dita si serrarono con forza sulla tempia, come se volesse fermare un pensiero che le stava invadendo la mente. Un brivido le scosse l'intero corpo, e crollò a terra.<br />
<br />
A Rerin occorse meno di un secondo per riconoscere nella giovane uno dei nuovi acquisti della sezione sicurezza, il guardiamarina K'Tora. Nonostante l'uniforme e l'atteggiamento professionale, la sua natura ibrida era evidente per un osservatore attento come lui: le iridi nere come la notte ed i capelli scuri, un'eredità Betazoide, si fondevano con l'espressione ferma, quasi austera e l'abbozzo delle creste craniali, che tradivano le sue origini Klingon. Ma in quel momento, il suo viso era un ritratto di puro terrore.<br />
<br />
L'Andoriano si precipitò da lei, la sua mente che cercava una spiegazione logica "Guardiamarina, tutto bene?" le chiese.<br />
<br />
La ragazza tremava, scuotendo la testa come se volesse scacciare qualcosa che solo lei poteva vedere. "L'armatura... parla... mi ha mostrato... morti. Tanti morti" mormorò, la voce ridotta a un sussurro quasi impercettibile.<br />
<br />
Rerin la aiutò ad alzarsi "Quale armatura? Stai parlando di quella nella cassa?"<br />
<br />
La guardiamarina annuì debolmente, appoggiandosi al muro. Il panico nei suoi occhi era una conferma sufficiente per Rerin. Non c'era nulla di falso nella sua paura, e la sua reazione era in netto contrasto con la calma glaciale che di solito circondava la Stiva 2.<br />
<br />
Rerin accompagnò la giovanein infermeria, ma prima di lasciarla, vide qualcosa che lo preoccupò ancora di più. La ragazza teneva le mani strette a pugno e premeva con forza le dita sulle tempie, un gesto disperato che sembrava voler contenere il dolore o il caos nella sua mente. <br />
<br />
"Chiamate subito la dottoressa Bly, è un'emergenza"<br />
<br />
"Non potrebbe trattarsi solo di un malore?" gli aveva chiesto l'infermiera.<br />
<br />
"No" rispose Rerin "Non è solo un malore."<br />
<br />
Adesso aveva la prova che la sua paranoia in fin dei conti era giustificata. Qualcosa nella Stiva 2 stava influenzando il personale, e non poteva ignorare la cosa.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Sala Olografoca 3<br />
01/07/2405 - contemporaneamente</b><br /><br />
Le quattro donne si erano date appuntamento lì, nella Sala Olografica 3, senza un motivo apparente. Le loro menti erano in subbuglio, e l'unica certezza che avevano era che non erano le sole a percepire il richiamo.<br />
<br />
Bly era la prima a parlare, la sua voce era un sussurro, un eco di una sofferenza che non era sua. "Ho sentito un dolore che non riesco a spiegare. Ho sentito un antico lutto, la fine di un'era. È come se l'armatura fosse la memoria di un dolore che non si è mai spento. Ho visto una guerriera inginocchiata accanto a un compagno caduto. Mi ha detto che sono una guaritrice, e che devo accettare il dolore per curare ciò che è stato spezzato. Non so cosa voglia dire, ma so che non posso ignorarlo"<br />
<br />
Il volto di Tara era teso, la sua calma abituale era evaporata "Ho avuto una visione. Ho visto la mia famiglia, il mio passato, tutto. Ho visto una guerriera che si batteva contro un traditore, un'ombra che le somigliava. L'armatura mi ha chiamato 'Figlia del sangue diviso'. Non sono sola in questo, vero?" La sua voce era un filo, e i suoi occhi cercavano una conferma negli sguardi delle altre.<br />
<br />
Durani, le cui nocche erano bianche per quanto stringeva i pugni, scosse il capo. "L'armatura mi ha chiamata 'Guerriera senza gloria'. La voce ha detto che devo combattere per l'onore della mia casata. Ho visto il mio bisnonno, Kheldas, seduto sul trono spezzato della sua casata. Ho visto me stessa, sola, contro l'Alto Consiglio. L'armatura vuole che io combatta, che io porti il nome dei Kanjis tra le stelle." <br />
<br />
Le sue parole erano un torrente, e la sua voce era un misto di rabbia e determinazione.<br />
<br />
T'Lani, la cui compostezza era incrinata da una fretta insolita, concluse la conversazione. "Anche la mia mente ha percepito il richiamo. La logica mi ha portata qui, ma il richiamo mi ha condotta. Non sono una guerriera, ma l'armatura mi ha chiamata 'erede di pensiero'. Ho visto Lukara in consiglio, non in battaglia, e mi ha detto che anche la logica è una lama che deve essere impugnata. La sua voce non era solo un suono, era un'eco di saggezza, un canto sommesso che continua a fluire attraverso i miei pensieri."<br />
<br />
Le quattro donne si guardarono, i loro sguardi si incrociarono, i loro pensieri in tumulto. Per la prima volta, si sentirono connesse da un mistero che superava ogni loro esperienza. L'armatura le aveva chiamate, ognuna per un motivo diverso, ma con un obiettivo comune: proteggere la sua memoria. In quel momento, capirono che la loro missione non era più proteggere un oggetto, ma capire cosa volesse da loro. L'aria era carica di suspense, e la loro missione non era più proteggere un oggetto, ma capire cosa volesse da loro.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 11:23</b><br /><br />
Nel proprio ufficio, il capitano Aymane tentava di ritagliarsi un momento di pace per poter mettere in ordine le sue idee. La riconsegna di alcuni reparti storici, con annessa condanna di qualche contrabbandiere, non era qualcosa di cui preoccuparsi.. allora perché il suo istinto gli diceva che c'era molto di più da considerare? Non era colpa del suo primo ufficiale: Rerin era un po' paranoico ma, in questo frangente, non riusciva a dargli torto. Cosa non aveva considerato?<br />
<br />
La calma di quel luogo, tuttavia, fu spezzata molto prima del dovuto per l'ingresso impetuoso dell'ambasciatore Rogal. Il Klingon non perse tempo in convenevoli. Le sue sopracciglia aguzze erano corrugate e l'espressione sul suo volto era quella di un predatore a cui è stata negata la preda. <br />
<br />
"Capitano Aymane," esordì con un tono che non ammetteva repliche "..ho visto i reperti. Non sono semplici manufatti. L'armatura di Lady Lukara, compagna di Kahless l'indimenticabile, è tornata a noi. Chiedo la sua immediata restituzione all'Impero Klingon"<br />
<br />
Aymane rimase imperturbabile. Si alzò in piedi e fece un passo verso la sua scrivania, mettendo una certa distanza tra sé e il Klingon "Ambasciatore, capisco la sua urgenza e il valore di un reperto così importante per il suo popolo. Tuttavia, come le ho già spiegato, questi oggetti sono prove a carico nel processo contro quei contrabbandieri. Non posso e non ho l'autorità di riconsegnarli. Il protocollo Federale è chiaro a riguardo: i reperti saranno trattenuti fino alla fine del processo o almeno fino a quando non saranno formulate le accuse formali"<br />
<br />
Rogal, un ruggito trattenuto in gola, avanzò di un altro passo, riducendo la distanza tra loro "Protocollo? L'onore di Lady Lukara è più importante di qualsiasi protocollo. Quell'armatura non può restare nelle mani della Federazione. L'Imperatore stesso mi ha dato l'ordine di riportarla a casa. Qualsiasi ritardo sarà considerato un affronto al popolo Klingon"<br />
<br />
"Non è un affronto, Ambasciatore" ribatté Aymane con fermezza "È il modo in cui funziona il nostro sistema giudiziario. E le assicuro che, una volta che il processo sarà concluso, l'armatura e tutti gli altri manufatti saranno restituiti ai loro legittimi proprietari"<br />
<br />
Rogal scosse il capo, la sua frustrazione cresceva in modo esponenziale "Non capisce. Non si tratta solo di onore. La mia compagna, Tara, ha visto l'armatura. Non le ha detto nulla, ma c'è qualcosa di strano in lei da quando l'ha vista. Non parla, si isola, come se... Non mi fido di questo oggetto, Capitano. È troppo potente, troppo pericoloso per restare in un luogo dove non è protetto come si deve"<br />
<br />
Aymane percepì un'apertura e la colse al volo "Ambasciatore, mi risulta che la sua compagna non è l'unica ad essere rimasta turbata dall'armatura. Anche la guardiamarina K'Tora ha avuto un'esperienza simile. Credo che sia qualcosa di più. Ho incaricato il tenente comandante Rerin di condurre un'indagine. Una volta che avremo un quadro più chiaro della situazione, potremo agire di conseguenza"<br />
<br />
Rogal si fermò. La notizia di un altro ufficiale influenzato dall'armatura lo fece riflettere. <br />
<br />
"Questo non cambia nulla, Capitano. L'armatura deve tornare a casa. Più a lungo rimane qui, più a lungo rimarrà un oggetto di contesa"<br />
<br />
Aymane capì che non avrebbe convinto il Klingon. La loro conversazione era un vicolo cieco. "Ambasciatore" disse con un tono più conciliante "Le assicuro che la sicurezza dei reperti è la nostra priorità. Ho intenzione di trasferire l'armatura in una cassa di sicurezza, in attesa del loro trasferimento sulla Terra. Nel frattempo, potremmo unire le forze e cercare una soluzione. Forse la dottoressa Bly e l'ambasciatrice T'Lani, esperte di telepatia e poteri mentali, possono aiutarci a capire cosa sta succedendo"<br />
<br />
Rogal sospirò, l'aria compressa dalla sua frustrazione. <br />
<br />
"Bene, Capitano. Faremo a modo vostro. Ma se qualcosa dovesse andare storto, la vostra Federazione avrà una grave accusa da affrontare."<br />
<br />
E con questo, l'ambasciatore si voltò e uscì dall'ufficio. Aymane rimase in silenzio, pensando alle parole di Rogal. L'armatura non era semplicemente un reperto storico e, prima ne avessero svelato il mistero, prima avrebbero potuto correre ai ripari. Ma da dove iniziare? <br />
<br />
Steje fissò per un attimo le stelle e poi decise di raggiungere il Tenente Comandante Rerin verso la Stiva 2, nella speranza che vedere quella dannata armatura gli facesse venire in mente qualcosa. <br />
<br />
Era appena uscito dall'entrata quando un segnale di allarme risuonò nella base. Un segnale di allarme che segnalava l'intrusione in una zona di sicurezza della base "Maledizione!" <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Sala Olografica 3<br />
01/07/2405 - pochi minuti dopo</b><br /><br />
Steje non aveva perso tempo e si era diretto il più rapidamente possibile alla stiva di carico due. Il suo istinto gli diceva che si trattava sempre di quella dannata armatura. <br />
<br />
Giunto all'esterno della stiva per poco non si scontrò con il primo ufficiale che, quasi a voler esternare lo stesso pensiero del suo Capitano, affermò con un moto di frustrazione "Devono aver rubato i reperti. È l'unica cosa che ha senso."<br />
<br />
Aymane si precipitò verso il pannello di controllo. I dati mostravano un'intrusione nella Stiva 2, la stessa dove si trovavano i reperti "Attivare il protocollo di sicurezza di livello 3" ordinò  "Tutti gli accessi alla Stiva 2 sono bloccati. Nessuno può entrare o uscire. Andiamo, Rerin."<br />
<br />
I due si precipitarono verso la Stiva 2. L'atmosfera era tesa. Le loro menti erano in subbuglio, mentre cercavano di capire chi potesse aver osato entrare in una zona così altamente sorvegliata.<br />
<br />
"Credo che l'ambasciatore Rogal non si fidi di noi, Capitano" disse Rerin. "Ha agito di nascosto, magari ha mandato qualcuno dei suoi uomini a recuperare l'armatura"<br />
<br />
"Non credo che sia così, Rerin" rispose Aymane. "L'ambasciatore era troppo orgoglioso per farlo. Se voleva l'armatura, ce l'avrebbe detto. Qualcosa non quadra"<br />
<br />
La porta della Stiva 2 si aprì. La sala era vuota, tranne per l'armatura, che brillava di una luce dorata. Il vetro della cassa era rotto, e il display che mostrava lo stato della stiva era spento.<br />
<br />
"Chiunque sia entrato" disse Aymane "ha usato un'arma a impulsi. Non è un Klingon. Un Klingon non avrebbe usato un'arma a impulsi. Avrebbe usato una delle loro armi"<br />
<br />
Rerin si avvicinò alla cassa "Capitano, l'armatura è ancora qui"<br />
<br />
Aymane vide un messaggio olografico che fluttuava sopra l'armatura. Il messaggio era in un alfabeto alieno che non conosceva, ma il simbolo di una stella a sette punte era riconoscibile "Non riesco a leggere" disse Aymane avvicinandosi e toccando il simbolo. Un'onda di energia dorata li investì entrambi ma non successe null'altro. <br />
<br />
"Che cosa è stato?!" Rerin osservò il capitano prima di guardarsi attorno <br />
<br />
"Non ne ho idea.." lo sguardo di Steje si posò sul primo ufficiale "Ma se non hanno preso l'armatura cosa hanno preso?!" <br />
<br />
Rerin osservò le casse e poi rispose "Tutto il resto..."</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Comandante Rerin Th'Tharek</author>
            <pubDate>Mon, 15 Sep 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-04 Le cinque prescelte</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=4</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Bly Dorien<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>DS16 Gamma - Stiva 2<br />
01/07/2405 - ore 11:40</b><br /><br />
Aymane e Rerin uscirono di corsa dalla Stiva 2, mentre le sirene d'allarme continuavano a risuonare per tutto il corridoio senza tuttavia poter risolvere il problema che si era appena creato. <br />
<br />
"Disattivare quelle maledette sirene!" tuonò Aymane, la sua voce, sebbene non un grido, aveva un'autorità tale da sovrastare la baraonda. Pochi istanti dopo, il silenzio tornò, più pesante di prima.<br />
<br />
Furono subito raggiunti dal capo della sicurezza, il tenente comandante Riccardi, seguito da una squadra di agenti pronti all'azione. Riccardi scansionò l'area con il suo tricorder, ma la sua espressione rimase impassibile, segno che non trovava anomalie immediate. <br />
<br />
"Capitano, cosa è successo?"<br />
<br />
"C'è stata un'intrusione" rispose Rerin, la sua voce era un sussurro di frustrazione "Nella Stiva di carico 2, con annesso furto dei reperti..."<br />
<br />
L'espressione di Riccardi si incupì "L'ambasciatore Rogal non ne sarà affatto contento" l'uomo rimase in silenzio per un attimo, il tempo necessario per assimilare il peso della situazione, poi la sua preparazione da capo della sicurezza ebbe il sopravvento. "Sto controllando i registri... Qualcuno ha attivato l'allarme dalla console del corridoio, ma quel pannello si trova su un altro ponte, quello superiore. Questo significa che chi ha dato l'allarme non si trovava nemmeno qui! Come faceva a sapere che era avvenuto un furto?"<br />
<br />
Le parole di Riccardi gettarono nuovamente i due ufficiali al comando nella confusione: il mistero sembrava farsi sempre più fitto mentre i due ufficiali cercavano di comprendere cosa stesse succedendo. <br />
<br />
"Non ha senso..." Riccardi scosse il capo "Cosa dovrei pensare? Che qualcuno è venuto qui, evitato i sistemi di controllo e trafugato i reperti, solo per salire di qualche ponte e denunciare l'avvenuto furto?! Se non fossero scattate le sirene si sarebbe potuto imbarcare con la refurtiva nel primo cargo in partenza, sperando che l'assenza di quegli oggetti fosse scoperta il più tardi possibile... a questo punto è bloccato alla base! Che senso ha rischiare così tanto?"<br />
<br />
"Potrebbe trattarsi di qualcosa di più di un furto, ma di un'operazione coordinata..." il suono delle parole di Rerin suonava fin da subito poco convinta "Qualcuno ha portato a termine il furto e, subito dopo, il suo complice ha lanciato l'allarme informandoci dell'avvenuto reato. Ma anche così sarebbe un gesto del tutto incomprensibile... a meno che non siano stati i klingon per dimostrarci che non siamo in grado di tenere al sicuro i loro cimeli storici ma..."<br />
<br />
"No, se ci fosse stato dietro Rogal ora sarebbe qui a pretendere anche la consegna dell'armatura. Inoltre, parliamoci chiaro, questo non è affatto il modus operandi dei klingon... potrei crederci se fossero romulani o cardassiani ma... i klingon?" Steje scosse il capo cercando di riordinare le idee "No, ma resta un'altra possibilità. Qualcuno ha portato a termine il furto ma c'era chi ne era informato e ha tentato di fermarlo" <br />
<br />
Riccardi fece una mezza smorfia "E ha pensato bene di informarci dopo che era avvenuto il furto?"<br />
<br />
"Non possiamo escludere che abbia agito il prima possibile e, semplicemente, qualcosa gli abbia impedito di avvertirci prima" Rerin scosse il capo "Quello che mi lascia perplesso è... perché volerci avvertire facendo tutto ciò che poteva per non essere identificato? Stava solo denunciando un furto o aveva qualcosa da nascondere?" <br />
<br />
"Fosse l'unica stranezza..." il Capitano si perse nuovamente nei suoi pensieri prima di tornare a guardare in direzione della stiva "Eppure mi domando se quella dannata armatura abbia qualcosa a che fare con questo" Aymane sospirò con un'espressione di profonda preoccupazione sul volto "L'armatura, eravamo certi che tutte le stranezze girassero attorno ad essa... noi stessi ne siamo rimasti abbagliati... eppure è ancora là! Perché non hanno preso quella dannata armatura? E perché diavolo hanno preso il resto?"<br />
<br />
Riccardi, preso alla sprovvista, si voltò verso il Capitano "L'armatura non è stata presa con il resto della refurtiva?"<br />
<br />
"No," rispose Aymane. "È ancora lì."<br />
<br />
Riccardi annuì, il suo volto era pensieroso mentre cercava di analizzare la situazione "Forse il ladro non ha avuto tempo... forse è stato disturbato dalle sirene, ha capito che lo avreste raggiunto ed è scappato il più rapidamente impossibile"<br />
<br />
"Rubando di tutto, tranne il pezzo di maggior valore? E credetemi, non mi sto lamentando! Se avessero preso l'armatura, Rogal avrebbe smontato la base bullone per bullone per ritrovarla!" Rerin scosse il capo "Anche se, in effetti, potrebbe tentare di farlo lo stesso... ed è strano che non sia già qui a controllare che succede..." <br />
<br />
Aymane si guardò intorno, la sua espressione era pensierosa "A proposito di klingon che mancano all'appello, dove diavolo è il tenente Durani? Mi aspettavo che fosse qui... normalmente è tra i primi ad arrivare quando scatta un allarme!"<br />
<br />
Riccardi, che stava per andarsene, si fermò "Ora che ci penso, signore, è strano che non sia qui"<br />
<br />
"Già... Sembra che in questo momento non ci siano donne disponibili. Non ho mai visto così tanti uomini in un solo posto" disse Aymane, con un sorriso sarcastico, poi scosse il capo "Non importa. Fai analizzare la stanza dalla scientifica. Sigilla la stiva, e controlla tutte le riprese ambientali, io voglio sapere chi è entrato per ultimo. Voglio sapere cosa è successo"<br />
<br />
Riccardi si limitò ad annuire, dando ordine ai suoi uomini di mettersi al lavoro. Aymane si voltò verso Rerin, il suo sguardo era quasi retorico "E ora chi lo dice all'ambasciatore?"<br />
<br />
"Privilegio del Capitano" Rerin, con un'espressione di ironia sul volto, si limitò a rispondere con una scollata delle spalle "Se preferisce possiamo parlare del peso del comando, signore" <br />
<br />
=^=Vorn a Comandante Rerin, Isaryel vuole sapere quando tornerà in alloggio!=^= <br />
<br />
Steje ridacchiò all'alzata di occhi di Rerin "Immagino che questo sia uno dei privilegi di essere padre, vada pure... ne riparleremo domattina, dopo che mi sarò fatto scuoiare dall'ambasciatore"<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Ufficio del Capitano<br />
02/07/2405 - ore 00:03</b><br /><br />
La notizia che la Stiva 2 era stata profanata giunse all'ambasciatore Rogal come un'offesa personale, una macchia sul suo onore e su quello del suo popolo. Entrò nell'ufficio del capitano Aymane con la stessa grazia di un uragano forza dieci. I suoi passi pesanti fecero vibrare il pavimento, mentre tutto il suo essere sembrava tremare dalla rabbia.<br />
<br />
"Capitano" esordì con un ruggito, la sua voce era un tuono "Mi avete assicurato che l'area sarebbe stata al sicuro! E ora mi dite che un gruppo di ladri ha osato violare lo spazio della vostra Federazione, profanando un'area che contiene un nostro tesoro?! Eppure eravate certo che l'armatura in mano vostra fosse assolutamente al sicuro!"<br />
<br />
"Ambasciatore" rispose Aymane con calma "Abbiamo subito un'intrusione nella stiva di carico 2, e le garantisco che le nostre indagini sono già in corso, ma l'armatura non è stata rubata. Hanno rubato il resto"<br />
<br />
"Il resto?" chiese Rogal, fissando il federale con espressione perplessa "Cosa intendete per il resto? Sappiamo tutti molto bene che il pezzo di maggior valore è proprio l'armatura!"<br />
<br />
Aymane sospirò stringendosi nelle spalle "Eppure l'armatura è ancora lì! Hanno preso le armi cerimoniali, e forse qualche altro reperto. Potremo avere la lista completa solo dopo che la scientifica avrà avuto modo di fare un controllo più approfondito"<br />
<br />
Rogal scosse il capo con un'espressione di sdegno sul volto, poi si mise a fare un passo avanti e indietro per l'ufficio "Questo non ha senso. L'armatura è il nostro tesoro più prezioso. Perché un ladro non la prenderebbe?"<br />
<br />
"Non lo so" il Capitano si passò una mano tra i capelli, l'altra appoggiata al vetro dell'oblò, mentre lo sguardo si perdeva nello spazio profondo "Forse il ladro non era interessato all'armatura, ma agli altri reperti. O forse..." Aymane si interruppe, il suo volto si contrasse per il disagio. Sapeva che ciò che stava per dire avrebbe suonato folle "O forse l'armatura ha scelto di rimanere"<br />
<br />
L'Ambasciatore Rogal lo fissò incredulo. Ripeté le parole, una a una, come se non potesse credere che fossero uscite dalla bocca del Capitano "L'armatura... ha... deciso... di... rimanere?" Il suo ruggito si abbassò a un tono gutturale e pericoloso "Mi sta dicendo che un nostro cimelio storico abbia parlato al ladro, dicendogli di lasciarla esattamente dove si trovava? Ma di cosa sta parlando? Un'arma non ha una volontà!"<br />
<br />
Aymane si voltò a guardarlo, con uno sguardo fermo e risoluto "Non ho detto che ha parlato, Ambasciatore. Ho detto che ha scelto. E le assicuro che, da quanto abbiamo osservato, quell'oggetto è tutto fuorché un semplice cimelio! Del resto lo ha ammesso anche lei come non abbia senso che l'unica cosa che sia rimasta nella stiva sia proprio l'armatura. Un oggetto così prezioso, inestimabile... doveva essere il primo a sparire! In più ha già causato dei problemi al nostro equipaggio..."<br />
<br />
La fronte di Rogal si corrugò "Problemi? Quali problemi?"<br />
<br />
"Non posso entrare nei dettagli perché io e Rerin stavamo ancora cercando di capirci qualcosa" rispose Aymane con cautela "Tuttavia, in base alle nostre indagini, l'armatura sembra influenzare il nostro personale. O, per lo meno, una parte di esso. In particolare, sembrano essere tutte donne"<br />
<br />
Rogal si fece di colpo rigido, nella sua mente apparve l'immagine di Tara: quante volte si era interrogato nelle ultime ore su cosa fosse successo alla sua compagna? Inizialmente era arrivato a presumere che soffrisse di gelosia nei confronti della sua sposa incinta ma ora... sapeva che qualcosa non quadrava ma non aveva avuto modo di indagare a fondo. "Tutte donne? Quale genere di influenza avrebbero avuto?"<br />
<br />
"Visioni. Sogni. Sensazioni. Stiamo ancora cercando di capire... anche perché finora soltanto una donna si è fatta avanti... la Guardiamarina K'Tora" Aymane scosse il capo sospirando "Si tratta di un membro della sicurezza, metà klingon e metà betazoide. L'armatura le ha mostrato tanti morti e la sua reazione è stata di terrore. Appena ripresasi dallo svenimento ha bofonchiato qualcosa sul fatto di non aver superato la prova ma poi era troppo confusa e, in poco tempo, i suoi ricordi si sono fatti sempre più labili. Per quanto riguarda le altre donne, sono solo ipotesi del mio numero uno ma mi vedono concorde con lui" <br />
<br />
"C'è Tara fra quelle donne, vero?" <br />
<br />
"Vedo che anche lei ha notato qualche stranezza nella sua compagna o non me lo starebbe chiedendo" continuò Aymane, studiando attentamente la reazione del Klingon. "Per voi, potrebbe trattarsi solo di un cimelio storico, ma ho il sospetto che per le donne della nostra base abbia una storia molto diversa. Ha per caso a che fare con la sua storia personale? O con i miti del suo popolo? Ha mai sentito parlare dell'armatura di Lady Lukaria prima di adesso?"<br />
<br />
Rogal, che fino a quel momento aveva agito con l'orgoglio di un guerriero, si bloccò, l'espressione sul suo volto un mix di confusione e sorpresa. Era chiaro che le parole di Aymane lo avevano colto di sorpresa. Si passò una mano sul viso "Questo è... questo è fuori da ogni mia esperienza. Magari Vorn potrebbe saperne qualcosa, sempre che Isaryel abbia deciso di lasciarlo andare!"<br />
<br />
Alle parole di Rogal, il trill non poté far altro che ridacchiare "Quella bambina sa ottenere quello che vuole"<br />
<br />
"Avrà anche le fattezze di una piccola andoriana, ma in lei batte il cuore di una piccola guerriera klingon!" le parole dell'ambasciatore suonarono con un mix di affetto ed orgoglio "Isaryel ci darà grandi soddisfazioni da grande" <br />
<br />
Pochi istanti dopo essere stato convocato, Vorn, il vecchio assistente di Rogal, entrò nell'ufficio con un'espressione indecifrabile sul volto "Mi è stato chiesto di parlarvi delle leggende che girano attorno all'armatura di Lady Lukaria. Personalmente non capisco a cosa possano servirvi delle vecchie storie..."<br />
<br />
"La prego di accontentarci..." <br />
<br />
Le parole di Aymane furono interrotte da Rogal "Quindi c'è davvero una leggenda che io non conosco?"<br />
<br />
Vorn si schiarì la gola ancora sorpreso dalla strana domanda "Ci sono canzoni e leggende che un guerriero come lei non avrebbe mai tempo di ascoltare" il vecchio klingon si accomodò osservando i presenti "La cultura klingon è piena di miti, più o meno importanti... su alcuni dei quali non sappiamo nemmeno la provenienza e..."<br />
<br />
"Vorn" Rogal sembrava intenzionato a tagliar corto "Racconti al Capitano Aymane ciò che sapete dell'armatura di Lady Lukara. E non tralasci nulla"<br />
<br />
"Secondo le leggede, quell'armatura non è solo un cimelio. È un ricettacolo, un simbolo. La leggenda narra che Lady Lukara, la compagna di Kahless, non fosse solo una guerriera, ma anche una mistica. Il loro amore fu la più grande delle alleanze, una fusione di forza e pensiero"<br />
<br />
Vorn si interruppe, lo sguardo perso in un passato lontano. <br />
<br />
"Quando Kahless e Lukara marciarono verso la battaglia finale per unire il nostro popolo, erano accompagnati da cinque generali, i più fedeli e valorosi guerrieri dell'Impero. Cinque anime forgiate nella battaglia, ognuna con la propria lama. L'armatura di Lukara fu forgiata da un metallo speciale, creato da Lukara stessa, che lo infuocò con la sua stessa essenza, e vi impresse l'onore di quei cinque generali. Per onorare il loro sacrificio, Lukara creò cinque armi cerimoniali identiche, ognuna un simbolo del legame indissolubile tra lei e i suoi guerrieri. L'armatura divenne il simbolo del suo potere, le spade il simbolo della loro fedeltà"<br />
<br />
Rogal strinse le mani a pugno "Quindi le armi cerimoniali sarebbero legati all'armatura?"<br />
<br />
Vorn sospirò "Secondo il mito, sì... ma sebbene Lady Lukara sia una figura storica importante per la cultura Klingon, in quanto compagna di Kahless l'Indimenticabile, i dettagli sulla sua vita sono relegati a menzioni verbali e miti... rimane una delle figure più misteriose del passato e pochi ne conoscono la storia"<br />
<br />
"Può dirci altro su queste spade, Vorn?"<br />
<br />
Alla richiesta del Capitano federale, Vorn riprese la parola "Quando Lukara morì, l'armatura e le sue cinque spade non passarono a Kahless, ma furono affidate a un clan che doveva proteggerle per sempre. Si diceva che le spade non potessero mai essere separate dal loro ricettacolo, l'armatura, per troppo tempo. Se lo fossero, il potere di Lukara si sarebbe perso e il popolo Klingon sarebbe tornato alla guerra. Il mito dice che Lukara ha lasciato un messaggio, un'eredità. Ha profetizzato che le cinque spade si sarebbero separate solo per un motivo: cercare l'erede, un'anima degna di riunire tutte le forze dell'Impero. E ora, le spade sono state separate... sono state rubate, mentre l'armatura è rimasta qui... secondo la leggenda, questo significa che presto i clan dell'impero torneranno a darsi battaglia"<br />
<br />
Aymane ascoltava, stupito "E perché l'armatura ha scelto le donne?"<br />
<br />
"Perché la sua storia è una storia di donne" rispose Vorn "Le cinque lame sono state forgiate su ordine di Lukara e, per l'onore della sua proprietaria, l'armatura non sceglierà dei guerrieri, ma cinque guerriere. Donne che abbiano il coraggio di Kahless, ma anche la saggezza di Lukara. Solo loro potrebbero individuare il successore di Kahless, un uomo che, secondo la leggenda, dovrà essere un faro di speranza e una guida per il nostro popolo"<br />
<br />
Rogal, che aveva ascoltato in silenzio, si voltò a guardare Vorn "Mi stai dicendo che l'armatura di Lukara ha trovato cinque donne che ora dovrebbero essere alla ricerca di un successore di Kahless?!" lo sguardo da scettico si era fatto via via più serio e concentrato "Tutta questa storia mi sembra assurda"<br />
<br />
Aymane si passò una mano sul viso "Ambasciatore, il mito è solo una parte della storia. L'altra parte è la realtà. E la realtà è che qualcuno ha rubato gli altri reperti, e noi dobbiamo capire il perché. E dobbiamo farlo prima che il popolo Klingon scopra che le loro spade sono state rubate, altrimenti c'è il forte pericolo che entrino davvero in guerra... ma con la Federazione!" il Capitano sospirò nuovamente "Intanto proverò a convocare le donne che potrebbero essere coinvolte nella situazione, ma non adesso. Se le chiamassi a rapporto a quest'ora capirebbero che c'è qualcosa che non va... inoltre, anche se avessero compiuto loro quel furto, non possono andarsene dalla base. La farò venire separatamente nel mio ufficio domattina e tenterò di andare a fondo della cosa" <br />
<br />
"E per quanto riguarda l'armatura?!" Rogal tornò alla carica, ma prima che Steje potesse rispondergli avanzò le sue pretese "Restituitemela, quell'armatura si troverà molto meglio all'interno dell'impero!"<br />
<br />
Aymane scosse la testa "Non posso permettere che un reperto con questi potenziali effetti psichici e un tale valore storico lasci la base... senza contare che rimane sempre una delle prove nel processo per ricettazione!" Steje sospirò cercando una soluzione accettabile "Ma sono disposto a proporle un compromesso"<br />
<br />
"Parli capitano, cos'ha in mente?"<br />
<br />
Aymane si chinò in avanti, i suoi occhi in quelli del Klingon "L'armatura sarà trasferita nella sua Ambasciata, nei suoi alloggi personali qui su DS16 Gamma. Sarà sotto la sua sorveglianza diretta, ventiquattr'ore su ventiquattro. Ma in cambio, chiedo la sua parola d'onore, Ambasciatore"<br />
<br />
Rogal lo fissò, le narici dilatate "La mia parola d'onore?"<br />
<br />
"Sì" disse Aymane, la sua voce ferma e priva di esitazioni "Lei si impegnerà a non tentare di rimuovere l'armatura da questa base spaziale prima che la nostra indagine, nonché il processo, si siano conclusi. Questo accordo proteggerà sia l'onore del suo popolo, sia la sicurezza della mia stazione. Se la infrangesse, sarebbe una dichiarazione di guerra personale"<br />
<br />
Rogal esitò ma in verità sentì di non avere scelta. Era il ritorno dell'armatura contro un vincolo temporaneo di movimento. <br />
<br />
"Accetto il vostro compromesso" annuì infine "Avete la mia parola d'onore. La gloriosa armatura di Lukara rimarrà sulla base fino a quando non avrò l'autorizzazione a riportarla su Qo'noS. Ora, datemi l'autorizzazione per il trasferimento"<br />
<br />
L'accordo, e il patto d'onore, era stato stretto.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Sala Olografica 3<br />
02/07/2405 - contemporaneamente</b><br /><br />
Mentre Rogal e Aymane discutevano, le quattro donne si erano radunate nella Sala Olografica 3. Erano agitate, i loro sensi tesi per il cambiamento che sentivano. Nelle loro menti risuonava il richiamo dell'armatura, una forte risonanza spezzata, un'indicazione che il piano mistico era in movimento.<br />
<br />
"Siamo qui" esordì T'Lani "Il richiamo è chiaro. Siamo le prime quattro. La guaritrice, la figlia del sangue diviso, la guerriera senza gloria e l'erede di pensiero"<br />
<br />
"Lo sentiamo tutte" intervenne Bly "La missione è trovare la quinta. Le cinque armi richiedono cinque anime per essere riunite. Ma ora non ci sono più. Qualcuno ha agito. Sentiamo che le spade non sono state perdute, ma trasferite"<br />
<br />
"La quinta si nasconde!" sibilò Durani "Qualcuno ha interrotto il nostro rito! Chi ha osato prendere le armi?"<br />
<br />
Tara si strinse le braccia "Il richiamo è adesso caotico, non rotto. Le spade sono in movimento. Dobbiamo trovare la quinta subito, ma soprattutto dobbiamo trovare chi ha agito. Non sappiamo se l'agente che ha preso le armi stia seguendo il piano di Lukara o voglia comprometterlo!"<br />
<br />
Proprio in quel momento, la porta della Sala Olografica 3 si aprì. Una quinta figura, avvolta in una giacca scura da viaggio, entrò. Era la vulcaniana che si faceva chiamare T'Liren, infiltrata sulla base con documenti falsi.<br />
<br />
T'Liren si tolse la giacca scura e la lasciò cadere a terra.<br />
<br />
"Non cercate più la quinta eletta" disse T'Liren, la sua voce, sebbene misurata, risuonava di una tale convinzione da mettere quasi in soggezione "Sono io. La custode della volontà. E le spade non sono state rubate, sorelle. Sono state messe al sicuro. Sono stata io a prenderle"<br />
<br />
Ci fu un attimo di silenzio carico di tensione, rotto solo dal sospiro trattenuto di Tara.<br />
<br />
"Perché?" chiese Durani, la sua rabbia Klingon si trasformò in un'accusa tagliente "Perché agire da sola, fuori dal nostro patto? Hai messo a rischio la missione, Custode!"<br />
<br />
"La mia azione era logica e necessaria" rispose T'Liren "L'armatura mi ha mostrato che le spade erano in pericolo, non di furto, ma di contaminazione. Lukara voleva che le lame fossero pronte per il vero scopo"<br />
<br />
T'Lani, in quanto vulcaniana, sembrò capire prima degli altri quella spiegazione ed annuì lentamente  "Il richiamo si è stabilizzato. Ora che siamo al completo, siamo in grado di decifrare il passo successivo. Siamo le cinque, e dobbiamo trovare il sesto"<br />
<br />
"Il sesto è il prescelto" confermò T'Lani "Noi siamo le cinque che lo condurranno alla prova finale. Le nostre cinque spade devono testare la sua anima"<br />
<br />
Tara sollevò la testa, i suoi occhi di figlia del sangue diviso brillavano di rinnovata determinazione "Dunque, il piano è chiaro. Ognuna di noi deve trovare un potenziale candidato degno. Un individuo che incarni il vero spirito di Lukara e Kahless. E non intendo solo un Klingon. L'eredità di Kahless risiede nel cuore, non nel sangue. Il Prescelto può nascondersi in qualsiasi specie, in qualsiasi angolo della galassia"<br />
<br />
"Esattamente" disse T'Liren "Ho nascosto le cinque spade. Ognuna ne prenderà una. Vi darò l'ubicazione e un tempo limite. Non possiamo agire insieme ma tutto dovrà avvenire entro due ore. La prova deve essere personale e inaspettata ma se protrarremo troppo la nostra ricerca potremmo rischiare di essere scoperte"<br />
<br />
Durani, la guerriera senza gloria, strinse il pugno "Allora è una caccia... Bene, il mio candidato dovrà dimostrare l'onore di un vero guerriero, indipendentemente dalla sua specie"<br />
<br />
"Non il più forte, Durani" la corresse Bly, la guaritrice, con fermezza "Il più degno del titolo. Il mio candidato dovrà dimostrare compassione, non solo forza. La capacità di accettare il dolore per curare ciò che è stato spezzato"<br />
<br />
T'Lani, l'erede di Pensiero, incrociò le mani, calma e risoluta "Io cercherò l'uomo la cui logica e saggezza possano reggere il peso dell'Impero. Colui che antepone il benessere collettivo alla gloria personale"<br />
<br />
Tara si fece avanti "Il mio candidato sarà quello che accetterà la dualità dentro di sé. Colui che unirà le fazioni e porrà fine all'eterna lotta interna, sia essa fra specie o ideologie"<br />
<br />
T'Liren, La Custode della Volontà, si limitò ad annuire "Il mio compito sarà diverso: dovrò sorvegliare l'armatura. Ho già dovuto agire per mettere al sicuro il mio prescelto: Korda, un giovane ragazzo cardassiano. Ora lui è pronto a incontrare coloro che sceglierete. Ricordate bene le mie parole, sarà la spada a mostrare se è lui il vostro prescelto."<br />
<br />
Durani sorrise "E qual è la prova, Custode? Un duello?"<br />
<br />
"No" rispose T'Liren, la sua voce ferma e misurata "La prova è la verità. Ognuna dovrà porre al proprio candidato la stessa domanda, ma con la propria spada in mano. E se è il Prescelto, la spada risponderà. Questo ci darà cinque candidati degni"<br />
<br />
T'Lani annuì "È solo l'inizio. I cinque che passeranno questo giudizio della verità si affronteranno in una prova d'onore a eliminazione. Sarà una battaglia di morte, una vera dimostrazione di abilità e onore. Colui che saprà sottomettere gli altri quattro, guadagnandosi il rispetto del vinto, sarà il solo ad avanzare"<br />
<br />
"Un duello rituale" mormorò Durani con soddisfazione "La vera prova di un guerriero"<br />
<br />
Bly si fece seria "E il vincitore?"<br />
<br />
"Il vincitore" concluse T'Liren, i suoi occhi fissi sulla dottoressa "Sarà condotto all'armatura di Lukara per il rito finale. Se l'Armatura lo accetterà, si rivelerà come il nuovo erede di Kahless. Questo è il piano di Lukara. Noi dobbiamo solo eseguirlo."<br />
<br />
Le cinque donne si guardarono. La paura era svanita, sostituita da una fiducia incrollabile nel loro destino. La caccia poteva finalmente iniziare.<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Ufficio della sicurezza<br />
02/07/2405 - ore 00:15</b><br /><br />
Durani, la guerriera senza gloria, non aveva perso tempo. Si era mossa attraverso i corridoi quasi vuoti di DS16 Gamma dopo mezzanotte, dirigendosi verso i settori della sicurezza. Il suo candidato non era un klingon, ma incarnava l'onore di un vero guerriero: il tenente comandante Riccardi, capo della Sicurezza della base.<br />
<br />
Dopo aver recuperato la sua spada cerimoniale Klingon - una lama ricurva e pesante, le cui incisioni arcaiche brillavano appena nella penombra - da un condotto di manutenzione, si era diretta verso l'ufficio di Riccardi.<br />
<br />
La porta scorrevole si aprì con un sibilo. L'ufficio era illuminato solo dai monitor luminosi che proiettavano immagini statiche. Riccardi era seduto alla sua scrivania, completamente assorto. Il suo sguardo era fisso su una sequenza di immagini di sorveglianza, presumibilmente relative al furto delle spade. Era concentrato, le spalle tese sotto l'uniforme della Flotta Stellare.<br />
<br />
Durani non si annunciò. <br />
<br />
Entrò e si posizionò di fronte a lui, appoggiando la punta della pesante spada a terra senza fare rumore "Ti ho trovato" <br />
<br />
"Congratulazioni, hai vinto un po' di lavoro extra... come tutti noi del resto" lo sguardo di Riccardi non si alzò nemmeno dallo schermo mentre, senza darci peso, si limitò a continuare a parlarle "Piuttosto... la domanda è dove diavolo eri finita tu?! Possibile che non hai sentito la baraonda di poco fa? Hanno rubato dei reperti dalla stiva di carico 2 e noi dobbiamo trovarli prima che tutto precipiti. Rogal aveva ricevuto l'incarico di riportare su Qo'nos quei cimeli dall'imperatore stesso, il rischio che il suo casato venga messo in forte imbarazzo all'interno dell'impero è un rischio fin troppo reale... e tu sai già quello che significa, si tratta di uno dei più importanti casati klingon al fianco dell'attuale cancelliere, una loro caduta in disgrazia potrebbe destabilizzare il loro impero. Onore perduto e desiderio di gloria potrebbero spingere il cancelliere a dichiarare guerra alla Federazione... o ancora, casati minori potrebbero prendere la palla al balzo per tentare un capovolgimento degli equilibri di potere nelle politiche klingon... in poche parole, siamo nei guai"<br />
<br />
Durani ignorò la sua disattenzione, spinta dal richiamo interiore. Era il momento della verità. Sollevò la spada cerimoniale stringendo con forza la sua elsa nella mano destra.<br />
<br />
"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
Riccardi, spazientito per l'interruzione, continuò a guardare sempre lo schermo, le dita che tamburellavano sulla scrivania mentre desiderava con tutte le sue forze riuscire ad avere un'immagine nitida del volto del ladro. Era stanco, lavorava da ore, e il primo ufficiale tattico sembrava stranamente desiderosa di instaurare una conversazione senza senso.<br />
<br />
"Se è una domanda ipotetica legata al furto" rispose con tono monotono e apatico, senza distogliere lo sguardo dal monitor "la perdita di quei reperti non metterà in ginocchio l'Impero Klingon. Li ritroveremo, e il casato di Rogal non verrà accusato di aver lasciato in mano alla Flotta Stellare cimeli storici così importanti per la loro storia. Il Cancelliere non si vedrà tremare la poltrona sotto il suo importantissimo fondoschiena e le relazioni con la Federazione continueranno come se nulla fosse mai successo... Quindi, zero sacrifici. Solo lavoro."<br />
<br />
Durani sentì la frustrazione crescere. Non era la risposta di un guerriero, ma di un burocrate stanco. "Cosa sei disposto a sacrificare, se la tua intera civiltà affrontasse la rovina?"<br />
<br />
"Sono stanco, non ti sembra tardi per mettersi a discutere di questo?" Riccardi sbuffò, il primo segno di aver perso la pazienza, e per la prima volta si interruppe. Si strofinò la fronte chiudendo gli occhi per riposarli un attimo "Farò tutto il possibile per evitare che l'Impero entri in guerra con la Federazione, o che una guerra intestina fra casati distrugga i klingon. La guerra non è mai la risposta giusta. Ma se vuoi sapere di cosa farei davvero a meno, è di certo il vostro dannato orgoglio klingon, foste persone più posate avreste evitato molti spargimenti di sangue"<br />
<br />
In quell'istante, Durani sentì una forte vibrazione lungo il manico della spada, che emanò un debole bagliore rosso che solo lei poteva vedere. Il suo cuore sussultò. La lama aveva risposto. <br />
<br />
"La spada ti ha accettato" sussurrò Durani, i suoi occhi ardenti di una mistica comprensione "Sei degno, Tenente Comandante"<br />
<br />
A quell'accenno incomprensibile sulla spada, finalmente Riccardi alzò lo sguardo dal monitor. I suoi occhi si spalancarono non per la spada, ma per la luce abbagliante che vide improvvisamente davanti a sé: Durani gli puntava contro un Phaser della Flotta Stellare, recuperato furtivamente dall'armeria.<br />
<br />
Il capo della sicurezza non fece in tempo a sfiorare il comunicatore che tutto si fece nero.<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Ambasciata Klingon<br />
Alloggi personali dell'Ambasciatore Rogal<br />
02/07/2405 - ore 00:30</b><br /><br />
Tara Keane, la Figlia del Sangue Diviso, si mosse con cautela. La sua preda era l'Ambasciatore Rogal, perché, sebbene fosse una scelta rischiosa, in lui c'era sempre stata una grande dualità, qualcosa che la affascinava da sempre: la tensione costante tra il diplomatico in uniforme e il guerriero nel sangue. Se qualcuno poteva unire le fazioni, era un leader nato come lui, abituato a servire due padroni.<br />
<br />
Aveva recuperato la sua spada cerimoniale e aveva utilizzato i suoi accessi come compagna dell'Ambasciatore per raggiungere il settore diplomatico Klingon. <br />
<br />
La porta dell'alloggio personale di Rogal era chiusa ma lei aveva i codici d'accesso, un dettaglio che le permise di scivolare silenziosamente all'interno. L'ampia stanza, arredata in modo spartano con forti accenti Klingon, ospitava ora il suo trofeo.<br />
<br />
L'Armatura di Lady Lukara si trovava al centro, illuminata debolmente da una luce ambientale. Era imponente, oscura e potente, l'unica cosa rimasta del tesoro. Tara si avvicinò, sentendo la stessa risonanza spezzata che aveva guidato T'Liren. Un'urgenza vibrava nell'aria. Poteva quasi percepire l'essenza di Lukara, e l'Armatura le sembrò guardarla, come se la stesse esaminando.<br />
<br />
Fu in quel momento che la porta principale si aprì. Rogal entrò. Era stanco, la sua uniforme da Ambasciatore aveva le pieghe di una lunga giornata di trattative politiche, e l'espressione contrariata sul suo viso era la prova della stanchezza che aveva addosso. <br />
<br />
La sua espressione, però, si trasformò immediatamente in una confusa preoccupazione. I discorsi fatti dal Capitano lo avevano messo in allarme anche nei confronti di Tara ma non si sarebbe mai aspettato di trovarsi di fronte ad una scena simile.: la sua compagna, un tenente comandante della Flotta Stellare, era in piedi accanto al prezioso cimelio, stringendo in una mano un Phaser e nell'altra una spada cerimoniale Klingon che era stata ufficialmente rubata.<br />
<br />
Tara non era più la stessa e l'unica cosa che continuava a martellare nella mente di Rogal era l'idea che, probabilmente, quella visita fosse solo un trucco per prendere anche l'armatura. <br />
<br />
"Tara? Cosa diavolo stai facendo?" la voce dell'Ambasciatore era rotta da un misto di allarme e affetto "Perché hai quell'arma? E dove hai preso quella spada?" <br />
<br />
I suoi occhi si fissarono sul bagliore opaco della lama. Non si mosse, ma i suoi muscoli si tesero come corde. Il suo istinto di guerriero gli diceva di agire, ma la mente del compagno lo costrinse a fermarsi. "Butta giù quell'arma, Tara, per l'onore di Kahless. Cosa c'è che non va?"<br />
<br />
Tara sollevò la spada cerimoniale. Non rispose. <br />
<br />
I suoi occhi su Rogal erano distanti, freddi, privati di ogni emozione.<br />
<br />
"Ascoltami, tesoro" sussurrò Rogal, cercando di usare la loro intimità per riportarla alla ragione "Spiegami cosa sta succedendo. Sei sotto l'influenza dell'armatura? Oppure sono le spade rubate che ti stanno parlando? Queste azioni.... non sono da te"<br />
<br />
Tara lo ignorò, la sua missione era più forte di ogni legame.<br />
<br />
"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
Rogal la fissò. Il suo volto si contorse in una smorfia di rabbia frustrata. Cercò di usare la logica per smontare la minaccia e per proteggerla da questa follia che sembrava averla colpita. <br />
<br />
"Ti prego, Tara, non parlare così! Chi ti ha messo in testa questa domanda? Sono versi di Lukara? Stai subendo delle allucinazioni?"<br />
<br />
"Rispondi!" intimò Tara<br />
<br />
Rogal strinse i pugni, il suo cuore di guerriero si scontrò con la sua mente di diplomatico, e con il suo amore "È una domanda stupida, Tara!" disse con veemenza, sentendosi tradito da questa follia "Noi siamo Klingon! Non c'è sacrificio troppo grande per l'onore dell'Impero. Sacrifichiamo tutto e subito per la gloria!"<br />
<br />
Mentre Rogal affermava il suo sacrificio totale, la spada di Tara vibrò intensamente, emettendo un bagliore rossastro che vide solo la donna. L'accettazione del sacrificio senza limiti era il test superato.<br />
<br />
"Sei degno" mormorò Tara, ma non c'era gioia, solo risoluzione.<br />
<br />
Rogal non comprese le sue parole. Stava per muovere un passo per disarmarla, quando Tara premette il grilletto del Phaser. La scarica lo colpì in pieno facendo cadere a terra il possente Abasciatore.<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Alloggi del Capitano Aymane<br />
02/07/2405 - ore 00:45</b><br /><br />
T'Lani, l'Erede di Pensiero, si mosse con l'efficienza clinica tipica della sua specie. Il suo candidato, colui che avrebbe sacrificato l'antica tradizione cieca per la fredda e necessaria ragione, era il Capitano Steje. <br />
<br />
L'ambasciatrice recuperò la sua spada cerimoniale Klingon tenendola avvolta in un panno spesso e si diresse all'alloggio di Steje, azionando il sensore della porta. Se voleva un confronto diretto e consapevole con quell'uomo sapeva di non poter tentare di forzare l'ingresso, era necessario che fosse lui a volerla ricevere.<br />
<br />
Il Capitano, probabilmente in procinto di riposare, apparve subito dietro la porta. La sua espressione, già tesa per gli eventi recenti, si fece di pura sorpresa nel vedere l'Ambasciatrice vulcaniana.<br />
<br />
"Ambasciatrice T'Lani" disse Steje, la voce controllata ma il cui tono non celava lo stupore "È tardi. Qual è la necessità che la porta al mio alloggio a quest'ora?"<br />
<br />
"Capitano" replicò T'Lani, la sua voce piatta e perfettamente misurata "La necessità è logica. Ho bisogno di porle una domanda che può avere ramificazioni significative per la sicurezza della base"<br />
<br />
Steje la studiò. Era assurdo, ma la calma inamovibile della Vulcana lo incuriosì. <br />
<br />
Non aveva idea di cosa avesse colpito quelle donne né di quale piano stessero ordendo ma, purtroppo per lui, si era tolto il comunicatore pochi attimi prima e non avrebbe mai avuto il tempo di chiedere l'intervento della sicurezza.<br />
<br />
Era solo e doveva tentare di sfruttare la cosa a suo vantaggio. <br />
<br />
"Molto bene. Entri"<br />
<br />
Appena dentro, T'Lani dispiegò il panno, rivelando la spada cerimoniale. La lama luccicò nella luce fioca. <br />
<br />
"Vedo che si gioca fin da subito a carte scoperte..." Steje non si mosse, se voleva delle informazioni era costretto a restare al gioco "Ambasciatrice, questa è una delle armi rubate. Sono costretto a chiederle di deporla immediatamente"<br />
<br />
"Non è un'arma, Capitano" ribatté T'Lani "È uno strumento di verità" <br />
<br />
Steje lasciò andare un piccolo, esasperato sospiro "Strano" replicò con sarcasmo controllato "Perché a me sembra proprio una spada. Vede, ha una lama, un'elsa.... in tutto e per tutto la definirei una spada. Ma la logica di questi giorni è molto fluida, non è vero? Che sia uno strumento di verità, o un'arma rubata, la posi a terra. Non voglio perder tempo"<br />
<br />
T'Lani lo ignorò, la sua mente concentrata unicamente sul test "Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
Il Capitano Steje si prese un momento "Sono pronto a darle una risposta, Ambasciatrice. Ma lei deve prima rispondere alle mie"<br />
<br />
"Le mie risposte non sono rilevanti ai fini della sua prova" replicò T'Lani, inamovibile "L'unica logica in questo contesto è la sua verità"<br />
<br />
"La sua affermazione è illogica, T'Lani" ribatté Steje "La mia verità è influenzata dal contesto. E il contesto è che lei, un'Ambasciatrice della Federazione, è qui, armata di un reperto rubato, chiedendomi di sacrificarmi per un impero che non è il mio. Prima che io risponda a una domanda sul sacrificio, mi dica: è l'Armatura a voler conoscere la risposta?"<br />
<br />
"Le motivazioni del mezzo sono irrilevanti" disse T'Lani "L'unica logica è l'obiettivo. Il suo compito è rispondere, non interrogare"<br />
<br />
"Al contrario" incalzò Steje "Se l'obiettivo è la sicurezza della mia base, e la domanda è collegata al furto, la logica mi impone di comprendere la sua influenza. Risponda: è la Flotta Stellare a conoscenza del suo possesso di quell'arma?"<br />
<br />
"Quella è un'informazione classificata e non necessaria per l'analisi del suo carattere" rispose T'Lani. La sua voce restava calma, ma la sua disciplina era come una diga che rischiava di strabordare "Il suo rifiuto di rispondere indica una priorità più alta dell'onestà. Questo è illogico e molto fastidioso"<br />
<br />
Steje fece un passo avanti. Era curioso di vedere se la logica impeccabile dell'Ambasciatrice fosse da sola sufficiente a farla riprendere da quello strano controllo mentale "Allora le darò una risposta che non le piacerà. Io sacrificherei.... la logica stessa"<br />
<br />
T'Lani rimase immobile, da vulcaniana non avrebbe mai accettato di sacrificare la logica per nessuna ragione. Il Capitano notò quel piccolo cedimento e tornò alla carica. <br />
<br />
"Sì, Ambasciatrice," continuò Steje. "Per salvare la mia gente, sacrificherei l'ossessione per i calcoli e le procedure. Sacrificherei ogni Protocollo della Flotta Stellare. Sarei disposto a operare nella pura, caotica irrazionalità, se questo fosse l'unico percorso logico per la sopravvivenza"<br />
<br />
Un istante di silenzio assoluto cadde nella stanza. Aymane ebbe la sensazione che qualcosa si stesse muovendo nella testa dell'Ambasciatrice ma il tutto durò soltanto un attimo.  <br />
<br />
Poi, la spada nella mano di T'Lani emise una vibrazione fredda, quasi chirurgica, e la donna vide un bagliore rosso tingere tutta l'elsa della spada. Il Capitano Steje era pronto a sacrificare il proprio io.<br />
<br />
"Sei degno" <br />
<br />
Steje non capì, ma poi vide l'ambasciatrice lanciarsi su di lui.<br />
<br />
"Ambasciatrice, le ordino di...."<br />
<br />
T'Lani eseguì una perfetta presa vulcaniana. Il dolore si propagò dalla spalla del Capitano in maniera così istantanea da farlo svenire in pochi istanti. <br />
<br />
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<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Alloggi del Primo Ufficiale<br />
02/07/2405 - ore 01:15</b><br /><br />
La Dottoressa Bly, la guaritrice, si mosse verso il suo candidato: l'uomo a cui era legata non solo dal dovere, ma da un filo invisibile di affetto e telepatia, il Primo Ufficiale Rerin Th'Tharek. Lo aveva scelto perché il suo candidato doveva dimostrare compassione e la capacità di accettare il dolore per curare ciò che è stato spezzato, questo gli aveva fatto pensare subito a lui. <br />
<br />
La sua destinazione era il suo alloggio personale. Da quando aveva scoperto le gioie della paternità, difficilmente andava a "far visita" all'equipaggio femminile a tarda notte. <br />
<br />
Bly usò i codici di emergenza come Ufficiale Medico Capo per bypassare il blocco della porta. Entrò e si soffermò a studiare l'alloggio: dei suoi provenivano dalla camera da letto, segno che l'uomo era ancora sveglio.<br />
<br />
"Rerin" chiamò Bly, la sua voce era insolitamente tesa. Il suo controllo emotivo, nonostante fosse Betazoide, era messo alla prova dalla missione che l'armatura le aveva imposto.<br />
<br />
La porta della camera da letto si aprì. Rerin Th'Tharek uscì, non vestito con la sua uniforme, ma con abiti civili semplici. Nel braccio destro teneva la piccola Isaryel, che ora aveva circa due anni e sette mesi, mentre nella mano sinistra aveva un biberon pieno di latte: nel frattempo la bambina, con le sue antenne blu che si muovevano stanche, si lamentava pigramente, combattendo il sonno. <br />
<br />
L'attenzione di Rerin fu subito travolta da due cose: il peso emotivo della dottoressa, e la visione di ciò che aveva in mano. Bly stringeva la pesante spada cerimoniale Klingon e, peggio ancora, un phaser puntato verso di lui.<br />
<br />
Rerin non gridò, ma l'orrore gli si attorcigliò nello stomaco, una reazione intensificata dalla telepatia condivisa. La sua prima, unica reazione fu la protezione.<br />
<br />
Si abbassò con un movimento fluido e attento, nonostante la tensione muscolare, poggiando la piccola Isaryel sul tappeto. Non voleva terrorizzare la figlia ma doveva assolutamente mandarla via di lì.<br />
<br />
"Vai, tesoro, adesso facciamo un gioco bellissimo... giochiamo a nascondino. Nasconditi molto bene, Isaryel, e non fare rumore, che poi papà ti cerca"<br />
<br />
La piccola, confusa ma affascinata dall'idea del gioco notturno, si allontanò zampettando in un angolo della camera da letto.<br />
<br />
Solo quando fu certo che la figlia fosse lontana, Rerin si rialzò e si voltò per affrontare Bly, il volto tirato da una furia fredda che superava la sua compostezza di Primo Ufficiale "Spiegati... Adesso" tuonò Rerin, la sua voce appena sopra il sussurro, per non spaventare la bambina "Sei entrata nel mio alloggio con i tuoi codici di emergenza, armata di un reperto rubato e di un phaser, mettendo a rischio mia figlia. Qualunque cosa tu stia facendo, ti voglio immediatamente fuori dal mio alloggio"<br />
<br />
Bly, costretta ad affrontare l'ira dell'andoriano e il peso del suo destino, sollevò la spada.<br />
<br />
"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
"Sacrificio?" Rerin fece un passo in avanti, noncurante della spada "Mi importa del mio equipaggio, di questa stazione, e della mia famiglia! L'Impero Klingon non è il mio impero! Me ne frego completamente della vostra gloria, e del vostro onore se mette in pericolo mia figlia! Voglio che tu sparisca, adesso, prima che recuperi il comunicatore e chiami la sicurezza!"<br />
<br />
La Betazoide non vacillò. Tenne alto il phaser, puntandolo contro il petto di lui.<br />
<br />
"Rispondi, Rerin. L'onore e il destino non chiedono la tua approvazione, ma la tua verità" incalzò Bly.<br />
<br />
Rerin la fissò, la telepatia che gli inondava la mente con l'assoluta serietà della sua missione. Poi, la sua furia si dissolse in una calma determinazione. Guardò la camera da letto.<br />
<br />
"Se ti rispondo lascerai in pace mia figlia?" Rerin attesa di veder annuire la betazoide e solo allora rispose "Per ciò che vale davvero sono disposto a sacrificare me stesso. Se devi proprio sparare a qualcuno, spara a me. Portami via, usami, fai quello che devi, ma lascia stare la piccola. Sacrifico la mia libertà e la mia vita per la sua"<br />
<br />
In quell'istante, mentre Rerin offriva il suo sacrificio ultimo e incondizionato, la spada di Bly vibrò con un calore inatteso, diffondendo un bagliore rosso che vide soltanto lei.<br />
<br />
"Sei degno," mormorò Bly, i suoi occhi che mostravano per la prima volta un lampo di vera emozione, ma Rerin non ebbe tempo di reagire a quelle parole criptiche. Bly premette il grilletto. Il Primo Ufficiale crollò sul pavimento, privo di sensi.<br />
<br />
Bly avvolse la spada nel panno, poi si mosse rapidamente prima di abbassarsi a guardare l'uomo a terra. La sua missione era compiuta, stava per procedere con il resto quando qualcosa la colpì in testa. Guardò a terra per capire cosa le fosse arrivato addosso e ne rimase sorpresa: era la scarpetta di una bambina. <br />
<br />
La betazoide alzò lo sguardo e lì, proprio sull'uscio della porta, c'era la piccola Isaryel con un'espressione tra lo spaventato e l'arrabbiato. <br />
<br />
La bambina non aveva il coraggio di fare un passo oltre ma evidentemente non era felice di vedere suo padre a terra, tanto che gli urlò addosso "PetaQ!!"<br />
<br />
Per un attimo qualcosa si mosse in Bly ma durò meno di un attimo, poi scomparve con il teletrasporto assieme a Rerin e alla spada. Isaryel, ritrovandosi sola in un alloggio aperto, uscì in corridoio iniziando a vagare senza alcun controllo. <br />
<br />
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<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Amabasciata klingon<br />
Alloggi personali di Vorn<br />
02/07/2405 - ore 01:20</b><br /><br />
Vorn era ancora lì che fissava ad occhi sgranati la piccola Isaryel che gli si era accoccolata addosso terrorizzata ed in preda ad un attacco di pianto incontrollabile. Per quanto cercasse di capire quello che stava succedendo, tutto gli sembrava irreale. <br />
<br />
"Voi due! Ripetetemi esattamente quello che è successo!" <br />
<br />
Una delle guardie del corpo di Rogal, un giovane di nome Thoral, fece un passo avanti con espressione perplessa "Posso provarci ma anche noi non capiamo come possa essere successo. Stavamo andando in passeggiata per svagarci un po' fuori dal nostro turno quando abbiamo sentito una bambina strillare ad una decina di metri da noi. Quando ci siamo avvicinati abbiamo visto Isaryel in braccio ad una completa sconosciuta, così le abbiamo ordinato di consegnarci la piccola e dirci perché l'avesse presa. Inizialmente la donna ha fatto resistenza ma, quando ha visto che la piccola voleva venire in braccio a me, si è arresa e ci ha detto di averla trovata a girovagare da sola nel piano degli alloggi" <br />
<br />
Vorn fece un mezzo grugnito "Perché non ha contattato il padre?" <br />
<br />
"Si tratta di una nuova, non conosce Isaryel, per questo ha pensato che avrebbe trovato qualcuno che la conoscesse in passeggiata. E poi, anche a tentare di contattare Rerin, non avrebbe risolto nulla" Thoral si limitò a rispondere in modo rapido ed efficiente "Lo so perché ci ho già provato, ma Rerin non risponde" <br />
<br />
Vorn scosse il capo mentre coccolava la piccola per farla calmare "Tutto questo non ha senso... chiamate l'Ambasciatore, sta succedendo qualcosa di strano alla base" <br />
<br />
Le guardie si allontanarono solo per tornare pochi attimi dopo con espressione allarmata "L'ambasciatore è scomparso... e con lui anche l'armatura di Lady Lukaria!"<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Sala controllo <br />
02/07/2405 - contemporaneamente</b><br /><br />
La Sala di Controllo Principale di DS16 Gamma, generalmente calma a quell'ora, era illuminata solo dalla luce fioca dei pannelli. Al posto di comando c'era il primo ufficiale scientifico Lucas Warren. Il Capitano Steje e il Primo Ufficiale Rerin Th'Tharek erano scomparsi, ma Warren non lo sapeva ancora; credeva semplicemente fossero fuori servizio.<br />
<br />
La prima anomalia arrivò silenziosamente, come un sussurro nel sistema, senza che nessuno vi prestasse davvero attenzione. L'Ufficiale OPS, Tenente D'Arra, sollevò la testa dalla sua consolle mentre con voce atona faceva rapporto.<br />
<br />
"Comandante Warren, sto rilevando una strana attività di teletrasporto" annunciò D'Arra, la sua voce increspata da una nota di confusione.<br />
<br />
Lucas Warren si avvicinò alla postazione, il suo viso illuminato dal bagliore verde dei monitor scientifici "Strana come, Tenente? Navette di rifornimento tardive?"<br />
<br />
"No, Comandante. Sono stati cinque eventi distinti, ma concentrati nell'ultima ora e mezza" rispose D'Arra, tamburellando sulla consolle "Il problema è che il sistema di bordo non ha registrato la fonte o la destinazione in modo chiaro. I log indicano che i segnali sono stati intercettati, ma.... tutte le informazioni di destinazione e origine sono state bloccate"<br />
<br />
Warren aggrottò la fronte. Era un'anomalia ma più che altro suonava tanto da scocciatura.<br />
<br />
"Bloccate? Da chi? Controlli i registri di accesso. Un blocco di questa portata richiede un codice di sicurezza di un certo livello, di certo non potrebbe farlo un semplice guardiamarina annoiato"<br />
<br />
D'Arra eseguì rapidamente l'override del sistema, il suo viso che si fece sempre più teso man mano che i dati apparivano "Comandante, l'accesso che ha eseguito il blocco e la cancellazione selettiva dei log di bordo è quello di un ufficiale superiore.... è il codice di sicurezza del Capo Ufficiale Operazioni, il Tenente Comandante Tara Keane"<br />
<br />
Un silenzio carico di tensione cadde sulla plancia. Il Capo OPS, senza un motivo chiaro, aveva appena oscurato una serie di teletrasporti non autorizzati proprio sotto il naso del comando. Warren si raddrizzò, la metodicità sostituita da un allarme crescente. <br />
<br />
"Qualcosa non va. Non è un errore, è un'operazione di qualche tipo condotta senza informare la sala controllo. Chiama subito il Comandante Keane"<br />
<br />
L'ufficiale alle comunicazioni, il Guardiamarina Alaris, provò e riprovò a contattare Tara Keane. Il comunicatore emetteva solo un silenzio piatto e metallico.<br />
<br />
"Nessuna risposta dal Comandante Keane" riportò Alaris, con un tono che mischiava imbarazzo e crescente inquietudine "La sua frequenza personale è offline"<br />
<br />
Lucas Warren si strinse le labbra. Conosceva i suoi colleghi da anni: il Capo OPS non spariva, né disattivava i log di teletrasporto. Tutto questo non aveva assolutamente senso. Ma prima che Warren potesse elaborare un ordine, un altro allarme si fece sentire, questa volta proveniente dall'ambasciata klingon.<br />
<br />
=^= Vorn a Sala Controllo. Non riusciamo a contattare il Primo Ufficiale Rerin Th'Tharek. Segnaliamo inoltre che l'Ambasciatore Rogal e l'Armatura di Lady Lukara sono scomparsi dall'Ambasciata Klingon! =^=<br />
<br />
Warren si sentì gelare. <br />
<br />
Rogal. L'armatura. <br />
<br />
Anche loro spariti nel nulla.<br />
<br />
"Comandante D'Arra" ordinò Warren, cercando di mantenere la calma "...provi a localizzare il Primo Ufficiale"<br />
<br />
D'Arra digitò febbrilmente "Nessuna traccia, Comandante. Il suo comunicatore è disattivato"<br />
<br />
"Contatta il Capitano Steje" ordinò Warren "Chiamalo su una frequenza protetta e informalo immediatamente della situazione"<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu assordante. <br />
<br />
"Comandante" disse Alaris "...nessuna risposta. Il Capitano non è nel suo alloggio e non risponde su nessuna frequenza"<br />
<br />
Un nuovo allarme visivo si accese: il pannello del Controllo Volo lampeggiava di rosso.<br />
<br />
"Comandante Warren, abbiamo un vascello che sta procedendo con un decollo non autorizzato... si tratta della nave del tenente Durani"<br />
<br />
Warren si precipitò al pannello di controllo della sicurezza<br />
<br />
"Impeditele la partenza! Attivate i campi di forza ed i raggi traenti se fosse necessario!"<br />
<br />
Il Tenente D'Arra scosse la testa, con gli occhi spalancati<br />
<br />
"Comandante, i sistemi di blocco sono offline. Tutti i protocolli di sicurezza dell'hangar quattro sono stati disattivati.... con i codici di sicurezza del tenente Durani"<br />
<br />
L'immagine della navetta che sfrecciava lontano dalla base apparve sul monitor principale, in rapida dissolvenza.<br />
<br />
La situazione si fece palesemente e inequivocabilmente preoccupante. Cinque teletrasporti di cui non si avevano informazioni, l'armatura scomparsa, e ora tre ufficiali chiave e un ambasciatore Klingon svaniti, con una serie di ufficiali che avevano utilizzato i codici di sicurezza di massimo livello per oscurare o fuggire.<br />
<br />
Warren si voltò verso la sala controllo. Erano tutti su quella nave?<br />
<br />
"Computer" disse Lucas Warren, la sua voce ora era quella del comandante che sa di essere nel pieno di una crisi "...cerca e identifica la posizione attuale dei seguenti ufficiali superiori registrati a DS16 Gamma: Capitano Steje, Primo Ufficiale Th'Tharek, Capo della Sicurezza Riccardi, Primo ufficiale tattico Durani, Ufficiale Medico Capo Bly, e Capo Operazioni Keane"<br />
<br />
Il computer rispose con la calma spietata della logica:<br />
<br />
=^=Tutti i soggetti richiesti non sono più presenti a bordo della stazionei=^=<br />
<br />
Qualcuno nella plancia lanciò un'idea. <br />
<br />
"Comandante, dobbiamo avere una linea guida! Forse l'Ambasciatrice T'Lani può darci consiglio, è l'unica rimasta qui in un ruolo di alto profilo!"<br />
<br />
Warren annuì "Computer, posizione e contatta l'Ambasciatrice T'Lani"<br />
<br />
"Ambasciatrice T'Lani: non localizzata sulla base"<br />
<br />
Lucas Warren si ritrovò, nel cuore della notte, ad essere l'unico ufficiale superiore al comando di un'intera stazione "Apritemi un canale diretto con il Comando di Flotta. Massima priorità"<br />
<br />
Per alcuni istanti, lo scienziato fu rimpallato da un ufficiale all'altro sino a che, finalmente riuscirono a contattare l'unico che forse avrebbe potuto aiutarli. Così, pochi secondi dopo, un volto severo e familiare riempì il monitor. Era l'Ammiraglio Darion, direttamente da casa sua, con l'espressione di chi era appena stato tirato giù dal letto. <br />
<br />
"Warren" disse l'Ammiraglio, la sua espressione era già scocciata "Perché stai scavalcando la catena di comando della stazione per chiamare direttamente il Comando in piena notte? È successo qualcosa alla base?"<br />
<br />
Warren inghiottì. La risposta era semplice, agghiacciante e incredibile.<br />
<br />
"Ammiraglio, mi scusi per aver scavalcato il protocollo, ma in questo momento non c'è più alcuna catena di comando sulla base. A parte me, sono scomparsi tutti gli ufficiali superiori"</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Bly Dorien</author>
            <pubDate>Wed, 01 Oct 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-05 L'imperatrice e l'imbonitore</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=5</link>
            <description><![CDATA[Autore: Capitano Steje Aymane<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Stazione meteorologica abbandonata - Sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 02:30</b><br /><br />
<br />
Il risveglio fu graduale e doloroso. Steje aprì gli occhi lentamente, la testa che pulsava per gli effetti residui della presa vulcaniana. La prima cosa che percepì fu il silenzio innaturale di un luogo abbandonato. La seconda fu il freddo del metallo sotto la schiena. La terza fu la presenza degli altri.<br />
<br />
Si mise a sedere con cautela, la mano che istintivamente cercava il comunicatore che non c'era più. L'ambiente era ampio e decrepito: una vecchia stazione meteorologica automatizzata, forse dismessa da anni. Pannelli arrugginiti coprivano le pareti, e attraverso un oblò sporco si intravedeva il bagliore di una gigante gassosa color ambra. Luci di emergenza morenti creavano ombre dure sul pavimento metallico.<br />
<br />
Intorno a lui, gli altri quattro stavano riprendendo coscienza. Rerin si massaggiava la spalla dove il phaser lo aveva colpito, il volto contratto in un'espressione di rabbia fredda. Rogal era già in piedi, le spalle tese come quelle di un predatore in gabbia. Alessandro Riccardi si stava alzando con movimenti controllati, gli occhi che scandagliavano metodicamente l'ambiente. E infine, nell'angolo più lontano, un giovane cardassiano osservava gli altri con un misto di terrore e diffidenza.<br />
<br />
"Dove siamo?" chiese Rerin, la voce roca.<br />
<br />
Steje si avvicinò all'oblò, studiando il panorama. "Una stazione meteorologica, direi. Abbandonata. Forse nel sistema Navorian, a giudicare dalla gigante gassosa là fuori." Si voltò verso gli altri. "La domanda è: come ci hanno portati qui? E perché?"<br />
<br />
"Una navetta, presumibilmente" disse Riccardi, tastando la parete più vicina. "Questa struttura è vecchia, ma i sistemi di supporto vitale funzionano ancora. Qualcuno l'ha preparata apposta."<br />
<br />
Rogal si avvicinò alla porta sigillata dell'unica uscita visibile, tastando i controlli. "Bloccata. E rinforzata." Colpì il metallo con il pugno, frustrato. "Cosa diavolo sta succedendo? Perché Tara..." La sua voce si spezzò per un istante.<br />
<br />
"È successo anche a te, quindi" disse Steje con calma. "Anche a te è venuta una donna, armata di una spada cerimoniale."<br />
<br />
Rogal si voltò bruscamente. "Come fai a saperlo?"<br />
<br />
"Perché è successo anche a me" rispose Steje. "L'ambasciatrice T'Lani è venuta nei miei alloggi. Aveva una di quelle spade rubate dalla stiva. E mi ha fatto una domanda."<br />
<br />
Un momento di silenzio teso. Poi Rerin parlò, la voce carica di rabbia contenuta. "Bly. È entrata nel mio alloggio con i codici di emergenza medici. Armata. Ha fatto la stessa cosa."<br />
<br />
"Durani" aggiunse Riccardi cupamente. "Nel mio ufficio. Pensavo stesse scherzando, all'inizio. Poi mi ha colpito con un phaser prima che potessi reagire."<br />
<br />
Tutti gli occhi si voltarono verso Korda, che si strinse nelle spalle difensivamente. "Una vulcaniana. Si faceva chiamare T'Liren. Mi ha trovato su Bajor, dove lavoravo in un centro di bonifica. Mi ha promesso una vita migliore, un'avventura. E io..." deglutì "...le ho creduto."<br />
<br />
Steje annuì lentamente, i pezzi che cominciavano a comporsi. "Tutti rapiti da donne. Tutte con spade cerimoniali. Quale domanda ti hanno fatto?"<br />
<br />
"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?" recitò Riccardi. "Identica, parola per parola."<br />
<br />
"Anche a me" confermò Rerin.<br />
<br />
Rogal strinse i pugni. "Tara me l'ha chiesto mentre teneva quel dannato phaser puntato contro di me. Nei nostri alloggi, davanti all'armatura di Lukara." Una pausa, poi aggiunse con un misto di frustrazione e orgoglio involontario: "Mi ha steso. La mia compagna, che pesa la metà di me, mi ha steso come un novellino al suo primo giorno di addestramento. Devo ammettere che, se non fossi così furioso, sarei tremendamente orgoglioso."<br />
<br />
Un silenzio pesante calò nella stanza abbandonata. Fu Korda a romperlo, la sua voce giovane e carica di risentimento.<br />
<br />
"Almeno voi conoscevate quelle donne. Io sono stato rapito da una completa sconosciuta che mi ha promesso una nuova vita, e adesso sono qui, non so dove, con quattro sconosciuti che sono chiaramente ufficiali importanti della Flotta Stellare."<br />
<br />
Steje lo studiò. C'era vergogna in quegli occhi, e rabbia contro se stesso. Un ragazzo che aveva visto un'opportunità e l'aveva afferrata, solo per scoprire di essere una pedina in un gioco più grande.<br />
<br />
"Non è colpa tua" disse Steje con fermezza. "Qualunque cosa ti abbia detto, era l'armatura a parlare attraverso di lei. Come ha parlato attraverso tutte loro... credo che sia il caso che mi raccontiate nel dettaglio quello che è successo."<br />
<br />
"Ma perché?" chiese Riccardi dopo che ognuno di loro aveva ripercorso gli eventi che l'avevano portato lì. "Cos'hanno in comune queste domande? Perché proprio noi cinque?"<br />
<br />
Prima che Steje potesse rispondere, un suono meccanico riecheggiò nella stanza. Una porta laterale, precedentemente invisibile nella penombra, si aprì con un sibilo pneumatico. Le cinque donne entrarono in fila, i volti impassibili, gli occhi distanti. T'Lani, Bly, Tara, Durani, e infine la vulcaniana che Korda aveva chiamato T'Liren. Ognuna portava una spada cerimoniale klingon, le lame che riflettevano la luce morente in bagliori cremisi.<br />
<br />
E dietro di loro, trasportata da un dispositivo antigravità, c'era l'armatura di Lady Lukara. Il metallo brunito sembrava pulsare di vita propria, le rune antiche che brillavano di una luce dorata e spettrale.<br />
<br />
Steje si alzò lentamente, le mani aperte in segno di non aggressione. Osservò attentamente le donne. I loro movimenti erano sincronizzati, quasi coreografici. Ma c'era qualcosa... piccole discrepanze. Il modo in cui Bly esitava appena prima di ogni passo. La tensione nelle spalle di Tara, come se stesse combattendo contro catene invisibili. Il tremore quasi impercettibile nelle dita di T'Lani.<br />
<br />
Non erano completamente perdute. Non ancora.<br />
<br />
Fu T'Lani a parlare, ma la voce che uscì dalla sua bocca era stratificata, come se due entità parlassero all'unisono, la vulcaniana e qualcosa di molto più antico.<br />
<br />
"I cinque sono stati scelti. Ognuno ha superato la prova della verità. Ognuno ha dimostrato la volontà di sacrificio. Ora viene la prova finale."<br />
<br />
"Quale prova?" chiese Rogal, facendo un passo avanti. Il suo sguardo era fisso su Tara, cercando disperatamente un segno della donna che amava dietro quella maschera glaciale.<br />
<br />
"Il rito del sangue" rispose T'Liren, la custode. "Cinque candidati, cinque spade. Solo uno può emergere degno di indossare l'armatura di Lukara. Solo uno può diventare l'erede di Kahless."<br />
<br />
"Un combattimento all'ultimo sangue" mormorò Durani, quasi con riverenza. "Come nelle antiche leggende."<br />
<br />
"No" disse Steje con fermezza. Tutti gli occhi si voltarono verso di lui. "No, non lo faremo."<br />
<br />
T'Lani lo fissò, la testa inclinata con curiosità aliena. "Non hai scelta, Capitano. La prova è stata stabilita mille anni fa. Deve compiersi."<br />
<br />
"Tutto ha sempre una scelta" ribatté Steje. Cominciò a camminare lentamente, mai troppo veloce da sembrare minaccioso, mai troppo diretto. Gli anni al circo gli avevano insegnato che il movimento controllato poteva ipnotizzare quanto le parole. "Mi dica, ambasciatrice T'Lani... quando mi ha fatto quella domanda nei miei alloggi, cosa ha provato quando le ho risposto che avrei sacrificato la logica stessa?"<br />
<br />
Un'ombra di incertezza passò sul volto della vulcaniana. "Io... la spada ha accettato la tua risposta."<br />
<br />
"Sì, ma lei cosa ha provato?" insistette Steje. "Prima che la spada rispondesse. Prima che quella voce antica le dicesse cosa pensare." La voce del capitano divenne dura e il modo formale di rivolgersi alla vulcaniana cambiò drasticamente: "Tu, T'Lani, figlia di Vulcano, diplomatica della Federazione. Cosa hai provato quando un capitano della Flotta Stellare ti ha detto che avrebbe sacrificato il principio fondamentale della tua intera civiltà?"<br />
<br />
La vulcaniana esitò. Le sue labbra si aprirono, poi si chiusero di nuovo. Il conflitto era visibile ora, una battaglia silenziosa dietro quegli occhi scuri.<br />
<br />
Steje si voltò verso Bly. "Dottoressa, quando Rerin ti ha detto che avrebbe sacrificato se stesso per sua figlia, cos'hai sentito? Tu che sei una guaritrice. Tu che sei una betazoide ed hai percepito ogni sfumatura del suo amore disperato per quella bambina."<br />
<br />
Le mani di Bly tremarono. La spada quasi le scivolò dalle dita. "Io... ho sentito..." La sua voce si incrinò. "Ho sentito dolore. Il suo dolore. E il mio."<br />
<br />
"Esattamente" disse Steje con gentilezza. "Perché tu non sei solo uno strumento di Lukara. Sei Bly Dorien. Sei una persona con emozioni, ricordi, legami. E quella voce nella tua testa, per quanto antica e potente, non può cancellare chi sei veramente."<br />
<br />
Si spostò verso Tara. Rogal si irrigidì, pronto a intervenire se fosse stato necessario, ma Steje gli fece un gesto discreto per calmarlo.<br />
<br />
"Comandante Keane" disse Steje, la voce più bassa ora, quasi intima. "Tara. Tu sei stata scelta per la tua dualità: Metà umana, metà klingon." Steje si era ormai fatto un quadro della situazione e perché quelle specifiche donne erano state scelte. "Tutta la tua vita sei stata divisa tra due mondi, due culture, due modi di vedere l'universo. E hai trovato qualcuno che ti ha accettata per quello che sei. Qualcuno che non ti ha mai chiesto di scegliere."<br />
<br />
Gli occhi di Tara si riempirono di lacrime. La prima vera emozione che mostrava da quando era entrata.<br />
<br />
"Rogal..." sussurrò, la voce rotta.<br />
<br />
"Sono qui" disse l'ambasciatore, facendo un passo avanti. "Sono qui, mio cuore."<br />
<br />
"No!" La voce di T'Liren, o forse di Lukara attraverso di lei, risuonò nella stiva. "Non puoi interferire con il rito! La prova deve compiersi!"<br />
<br />
Ma Steje aveva già visto la crepa. Si voltò verso Durani, la guerriera senza gloria.<br />
<br />
"Tenente, tu hai scelto Alessandro Riccardi. Un umano. Non per il suo sangue klingon, che non ha. Ma per il suo onore. Per il rispetto che ha guadagnato ai tuoi occhi. Credi davvero che Lady Lukara, compagna di Kahless l'Indimenticabile, volesse che tu lo obbligassi ciecamente a un rito di sangue? O voleva che tu dimostrassi saggezza? Che tu scegliessi l'onore vero sopra la tradizione vuota?"<br />
<br />
Durani guardò la sua spada, poi Riccardi, poi di nuovo la spada. "Io... il mio casato... devo riportare gloria..."<br />
<br />
"La gloria non si trova nel sangue versato senza ragione" disse Riccardi con fermezza. "Si trova nel coraggio di fare ciò che è giusto, anche quando è difficile. Anche quando va contro ciò che ti è stato insegnato."<br />
<br />
Finalmente, Steje si voltò verso l'armatura stessa. Si avvicinò al dispositivo antigravità, ignorando i mormorii di allarme delle donne. Si fermò a pochi centimetri dal metallo brunito, fissando le rune antiche.<br />
<br />
"Lady Lukara" disse chiaramente. "Io non so se puoi sentirmi. Non so se sei davvero qui, o se sei solo un'eco, una memoria impressa nel metallo. Ma se c'è anche solo un frammento della vera Lukara in questa armatura, allora devi ascoltarmi."<br />
<br />
Silenzio. L'armatura sembrava osservarlo, valutarlo.<br />
<br />
"Tu amavi Kahless" continuò Steje. "Non perché era il guerriero più forte. Ma perché aveva la visione di unire il tuo popolo. Di trasformare clan in guerra perpetua in un impero. Di sostituire il caos con l'ordine, la violenza cieca con l'onore codificato. Tu stavi accanto a un rivoluzionario, Lukara. Non a un semplice assassino."<br />
<br />
Le rune sull'armatura cominciarono a brillare più intensamente.<br />
<br />
"E adesso vuoi che cinque persone che si rispettano, che potrebbero essere alleati, si uccidano a vicenda? Per cosa? Per ripetere un rito creato in un'epoca di guerra e disperazione? Kahless non divenne imperatore uccidendo i suoi amici. Divenne imperatore ispirandoli. Guidandoli. Mostrandogli una via migliore."<br />
<br />
Steje fece un passo indietro, allargando le braccia per indicare tutti i presenti.<br />
<br />
"Guarda cosa hai fatto, Lukara. Hai preso cinque donne straordinarie —una diplomatica, una guaritrice, una guerriera, una donna che ha fatto pace con la sua doppia natura, e una che cerca redenzione— e le hai trasformate in burattini... Hai preso cinque uomini che avrebbero potuto dimostrare il loro valore in mille modi diversi, e li hai costretti a un gioco di morte. Questo è ciò che Kahless avrebbe voluto? Questo è l'eredità che volevi lasciare?"<br />
<br />
L'armatura pulsò. Le rune brillarono così intensamente che tutti dovettero distogliere lo sguardo. E poi... una voce. Non attraverso le donne questa volta, ma direttamente nella mente di tutti i presenti. Antica, femminile, carica di un dolore millenario.<br />
<br />
"Tu... osi giudicarmi, piccolo Trill?"<br />
<br />
"Sì" rispose Steje senza esitazione. "Perché qualcuno deve farlo. Tu sei rimasta intrappolata in questa armatura per mille anni, Lukara. Hai visto l'impero che tu e Kahless avete costruito attraverso gli occhi di chi ti ha trovata, rubata, nascosta. Hai visto solo frammenti, mai il quadro completo. E nella tua solitudine, nella tua incompletezza, hai dimenticato la cosa più importante."<br />
<br />
"E quale sarebbe?" La voce era pericolosa ora, carica di potere represso.<br />
<br />
"Che Kahless non aveva bisogno di te perché eri una guerriera. Aveva bisogno di te perché eri la sua compagna. La sua uguale. La sua coscienza. Tu lo tenevi ancorato quando il peso del potere rischiava di corromperlo. E lui ti amava per questo."<br />
<br />
Steje guardò Tara e Rogal, poi Bly e Rerin, poi tutti gli altri.<br />
<br />
"L'amore vero non chiede sacrifici di sangue, Lukara. Chiede sacrifici di ego. Di orgoglio. Di tradizioni morte che non servono più. Kahless lo sapeva. Per questo ascoltava il tuo consiglio. Per questo ti rendeva parte delle sue decisioni. E lo sai anche tu, nel profondo. Altrimenti non avresti scelto queste cinque donne. Non perché sono le più forti guerriere. Ma perché ognuna di loro ha dimostrato la capacità di amare qualcosa più grande di se stessa."<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu assoluto. L'armatura pulsava ritmicamente ora, come un cuore che batte. Le cinque donne tremavano visibilmente, lacrime che scendevano lungo i loro volti mentre la presa dell'antica entità si allentava.<br />
<br />
"Tu... tu sei astuto, Trill. Kahless avrebbe apprezzato il tuo inganno."<br />
<br />
"Non è un inganno" disse Steje sinceramente. "È la verità. E credo che tu lo sapessi già. Questa prova non era mai stata pensata per finire con la morte. Era pensata per vedere se qualcuno avrebbe avuto il coraggio di rifiutare. Di scegliere un'altra strada. La tua strada. Quella della guerriera che stette accanto a un visionario invece di seguire ciecamente la tradizione."<br />
<br />
Un ultimo bagliore, accecante e dorato, esplose dall'armatura. Tutti chiusero gli occhi, le braccia alzate a proteggersi. E quando la luce si spense, le cinque donne caddero in ginocchio, libere e confuse.<br />
<br />
Rogal corse immediatamente da Tara, sostenendola mentre crollava tra le sue braccia. Rerin si precipitò da Bly, che singhiozzava incontrollabilmente, il peso del dolore che aveva causato che la schiacciava. Riccardi si chinò accanto a Durani, una mano sulla sua spalla in silenzioso supporto. Korda guardò T'Liren con espressione incerta, ma la vulcaniana era troppo scossa per notarlo.<br />
<br />
Solo T'Lani rimase in piedi più a lungo, il controllo vulcaniano che lottava contro le emozioni che la travolgevano. Si avvicinò a Steje, lo sguardo intenso.<br />
<br />
"Come... come hai fatto?" sussurrò.<br />
<br />
Steje sorrise tristemente. "Ho imparato molto tempo fa che il modo migliore per sconfiggere un'illusione non è combatterla. È farla vedere per quello che è. E Lukara... Lukara era sola da troppo tempo. Aveva bisogno che qualcuno le ricordasse chi era stata davvero."<br />
<br />
Dal pavimento, l'armatura di Lady Lukara giaceva silenziosa. Le rune non brillavano più. Sembrava solo un pezzo di metallo antico, privo del potere terrificante che aveva esercitato. Ma nell'aria aleggiava ancora qualcosa, una presenza più leggera ora, forse persino grata.<br />
<br />
"È finita" disse Rerin, la voce roca. "Finalmente è finita."<br />
<br />
Ma proprio mentre pronunciava quelle parole, una sezione della parete opposta esplose verso l'interno con uno scoppio di energia.<br />
<br />
Due figure irruppero attraverso il fumo e i detriti: un uomo umano di mezza età con il volto segnato dalla vita, e una vulcaniana con gli occhi freddi e calcolatori.<br />
<br />
La vulcaniana —la vera ladra, non T'Liren che giaceva esausta a terra— aveva un espressione soddisfatta mentre osservava la scena. "Perfetto. Hai fatto un ottimo lavoro con il sabotaggio della navetta, Robert."<br />
<br />
L'umano ridacchiò mentre armeggiava con un dispositivo di teletrasporto portatile. "Era l'unica nave disponibile per portarli qui. Un po' di manomissione ai sistemi di propulsione e comunicazione, e ora hanno tutte le difficoltà del mondo a tornare indietro. Bene, bene. Vedo che la piccola reunion spirituale è andata per il meglio. Peccato per voi, ma noi abbiamo ancora un cliente da accontentare."<br />
<br />
Steje fece per muoversi, ma Robert puntò immediatamente un disgregatore verso di lui. "Ah-ah, Capitano. State tutti buoni e nessuno si farà male. Siamo qui solo per quella bellissima armatura."<br />
<br />
"Non potete..." iniziò T'Lani, ma la sua voce era debole, esausta.<br />
<br />
"Oh, ma possiamo" disse la vulcaniana senza nome, avvicinandosi all'armatura. Studiò brevemente il dispositivo antigravità, poi annuì soddisfatta. "Disattivata, per fortuna. Non avevo voglia di dover combattere contro un'entità millenaria."<br />
<br />
"Chi vi ha assoldato?" chiese Steje, cercando di guadagnare tempo. La sua mente lavorava freneticamente. Le donne erano troppo deboli per combattere. Gli uomini erano disarmati. E questi due avevano chiaramente pianificato questo momento con precisione chirurgica.<br />
<br />
Robert sorrise. "Un gentile benefattore klingon che preferisce rimanere anonimo. Diciamo solo che alcuni casati dell'Impero non sono molto felici della prospettiva che l'armatura di Lukara cada nelle mani del Cancelliere attuale. Preferiscono... alternative."<br />
<br />
"Traditori" sibilò Rogal, facendo per alzarsi. Tara lo trattenne con una mano tremante.<br />
<br />
"Chiamala come vuoi, ambasciatore" disse la vulcaniana, attivando il teletrasporto. L'armatura cominciò a brillare di un bagliore azzurrino. "Noi la chiamiamo sopravvivenza. E latinum. Molto latinum."<br />
<br />
"Aspettate!" gridò T'Liren, la vera T'Liren, la ladra infiltrata che aveva guidato il piano di Lukara. Si alzò barcollando. "Io... io ho rubato le spade per voi. Ho fatto tutto quello che mi avevate chiesto. Dovevo venire con voi!"<br />
<br />
Robert la guardò con qualcosa che somigliava quasi a compassione. "Piccola, tu ci sei stata utile. Ma quella voce nella tua testa? Quell'armatura che ti chiamava? Ci ha reso la vita molto più complicata. Troppo complicata. Mi dispiace, ma viaggiamo leggeri."<br />
<br />
"No!" T'Liren si lanciò verso l'armatura, ma era troppo tardi. In un lampo di luce azzurra, l'armatura di Lady Lukara, Robert e la vulcaniana senza nome sparirono.<br />
<br />
Rimasero solo il giovane Korda —spaventato e tradito quanto tutti gli altri— e i segni dell'esplosione che crepitavano ancora sulle pareti della stazione meteorologica abbandonata.<br />
<br />
Nella stiva calò un silenzio pesante come il piombo.<br />
<br />
"Maledizione" sussurrò Riccardi.<br />
<br />
Steje chiuse gli occhi, la frustrazione che gli stringeva il petto. Erano stati giocati dall'inizio. La vulcaniana aveva rubato le spade, sì, ma non per Lukara. Per i suoi complici. Aveva usato l'armatura per creare il caos perfetto, sapendo che mentre tutti erano distratti dal rito mistico, nessuno avrebbe notato i veri ladri che si preparavano.<br />
<br />
"Dobbiamo tornare alla base" disse T'Lani con voce roca. "Immediatamente. E avvisare il Comando di Flotta. E l'Impero Klingon. Quella armatura non può cadere nelle mani sbagliate."<br />
<br />
"È già caduta nelle mani sbagliate" disse Rogal amaramente, stringendo Tara a sé. "E ho un'idea molto precisa di quale casato abbia orchestrato tutto questo. Ma senza prove..."<br />
<br />
"Allora troviamo le prove" disse Steje con fermezza, riaprendo gli occhi. La stanchezza era evidente sul suo volto, ma anche la determinazione. "Hanno commesso un errore lasciandoci tutti vivi. E hanno commesso un errore ancora più grande sottovalutando quanto siamo motivati a riprendere quell'armatura."<br />
<br />
Si voltò verso Durani. "Tenente, hanno parlato della sua nave. Riesce a riportarci alla base?"<br />
<br />
Durani annuì, spolverando inutilmente la sua divisa. "Non lo so Capitano, devo vedere che danni hanno provocato."<br />
<br />
"Bene. Facciamolo." Steje si voltò verso tutti gli altri. "So che siete esausti. So che quello che è successo questa notte vi perseguiterà per molto tempo. Ma non è finita. L'armatura di Lady Lukara è ancora là fuori. E noi la riporteremo indietro. Per l'Impero. Per la Federazione. E per Lukara stessa, che merita di riposare in pace."<br />
<br />
Uno dopo l'altro, annuirono. Stanchi, provati, ma non sconfitti.<br />
<br />
La caccia era appena iniziata.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Capitano Steje Aymane</author>
            <pubDate>Fri, 17 Oct 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-06 Prendere precauzioni a volte non basta</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=6</link>
            <description><![CDATA[Autore: Ambasciatore Federale T'Lani <br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Navetta civile - poco fuori del sistema Navorian <br />
02/07/2405 - ore 04:30</b><br /><br />
"Sono loro?" - domandò la vulcaniana. Sullo schermo della piccola nave da trasporto civile, era comparso un bip, che segnalava la presenza di un'altra nave.<br />
<br />
Robert si avvicinò:<br />
<br />
"Lo sapremo presto. Non siamo ancora a portata dei sensori di questa nave, ma dal segnale del trasponder, quella che vediamo è proprio una nave klingon" - L'uomo colse lo sguardo della vulcaniana. La conosceva da troppo tempo per non saper riconoscere i piccoli indizi sul volto di lei. Gli venne da ridere:<br />
<br />
"Dai! Che cos'è quella faccia? Stiamo per avere un sacco di latinum! La giusta ricompensa per tutte le nostre fatiche! Non abbiamo che da fare la consegna, farci pagare il dovuto e andarcene per conto nostro!"<br />
<br />
"Andarcene ognuno per la sua strada, vorrai dire. Io sono stanca di questo tipo di vita. Lo ero già prima che ci incontrassimo"<br />
<br />
"Non cercare di prendermi in giro. Ti piaceva tanto la vita che facevi a Bajor? No... Per come ti conosco, sono sicuro che non ne potevi più di rimestare terriccio velenoso in mezzo a quei bigotti in cui ti ho trovato"<br />
<br />
"Per come mi conosci? Robert, tu non mi conosci più da molto tempo. Tu sei rimasto lo stesso, io sono cambiata"<br />
<br />
"Si, si, certo... Continua a dirtelo - La fissò di traverso - Quello che so io, è che appena te ne ho offerto la possibilità, sei venuta via. E non mi pareva che fossi così contraria quando abbiamo preso quella ferraglia klingon dalle mani dei federali".<br />
<br />
Lei non ricambiò lo sguardo, continuando a fissare il monitor sul quale il bip appariva in avvicinamento:<br />
<br />
"Solo perché non avevo altra scelta - disse lei infine - Ma non è logico continuare a rimestare il passato. Ho fatto quello che ho fatto e ne affronterò le conseguenze... La prima conseguenza che va affrontata è quel klingon che ti ha reclutato. Come facciamo a sapere che rispetterà la sua parte del contratto?"<br />
<br />
Robert fece una smorfia:<br />
<br />
"E poi dici di non essere la stessa... Si, in effetti ci ho pensato anche io. Il mandante mi ha già dato un certo anticipo sul contratto, e potrebbe essere tentato di non pagare il resto alla consegna della merce, soprattutto considerando che il resto in questione è una bella somma. Dobbiamo prendere qualche precauzione. Hai suggerimenti, in proposito?"<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Stazione meteorologica abbandonata<br />
Sistema Navorian 02/07/2405 - ore 04:30</b><br /><br />
Con un ultimo strattone, la lastra di metallo si staccò dalla cornice abbastanza per far penetrare la sbarra di ferro nella fessura. L'improvvisato piede di porco fece saltare i bulloni mezzi arrugginiti della placca a fianco della porta, mettendo in luce un gruppo di antiquate fibre ottiche.<br />
<br />
Durani coprì la mano con un lembo della manica per afferrare i cavi, ne scelse uno che strappò dalla sede. La porta a lato si smosse. Rerin infilò la sbarra nello spazio dello stipite, quindi lui e il capitano fecero forza insieme per spalancare lo sportello.<br />
<br />
"Finalmente!" - mormorò il capitano. L'uomo si asciugò una goccia di sudore prima di varcare la soglia, seguito da Rerin e dagli altri. La sala in cui stavano entrando assomigliava più a un magazzino abbandonato che a un hangar navette. Il pavimento polveroso era ingombro di cassoni sfondati e bidoni pieni di spazzatura maleodorante. Al di là dei bidoni si intravedeva il tetto della navetta di Durani, parcheggiata vicino al campo di forze che proteggeva l'uscita.<br />
<br />
"Questo posto sembra non sia stato più operativo almeno da un centinaio di anni" - commentò Tara entrando.<br />
<br />
"Si ma qualcuno è stato qui di recente" - fece notare Durani, accennando al pavimento. Nella polvere, si vedevano tracce di passi. La dottoressa Bly si chinò a osservare le impronte:<br />
<br />
"Mi spiace dirlo, ma credo che si tratti delle nostre scarpe" - disse, rialzandosi - Anche se non ricordo affatto di essere passata di qui".<br />
<br />
"Io credo di ricordarlo - intervenne T'Lani - Ma ritengo che questo non abbia molta importanza, al momento."<br />
<br />
"Sono d'accordo - fece Rogal, procedendo in direzione della navetta - Pensiamo a rimettere a posto la navetta e andare via di qui. Quei maledetti petaQ hanno messo già abbastanza strada tra loro e la giusta punizione che li aspetta!" -<br />
<br />
"Indubitabile" - commentò Steje Aymane - Non vi pare però strano che quei maledetti petaQ, per citare l'ambasciatore, ci abbiano lasciato una navetta pronta per farsi inseguire, o quantomeno per segnalare la nostra posizione alle navi presenti in questa zona?"<br />
<br />
Rogal si bloccò, girandosi verso il capitano:<br />
<br />
"Pensa a una trappola?"<br />
<br />
"Penso che quella navetta sia troppo bella per essere vera, si... - rispose lui - E penso che dobbiamo avvicinarci con prudenza."<br />
<br />
"Quei due erano armati. Se avessero voluto ucciderci, avrebbero potuto farlo prima" - fece notare l'ambasciatrice.<br />
<br />
"Eravamo molti, contro due soli - replicò Riccardi - Avrebbero potuto far fuori uno o due di noi, ma non sarebbero riusciti a colpirci tutti prima che i superstiti reagissero. A meno che non ritenessero di avere un paio dei presenti dalla loro parte" - L'ufficiale della sicurezza si era tenuto alle spalle di T'Liren e del giovane cardassiano, che alzò le spalle:<br />
<br />
"Dite quello che volete, ma non sono al corrente dei piani di quei due." - la giovane vulcaniana si limitò a scrollare il capo.<br />
<br />
"In questo momento, dobbiamo pensare a come andare via di qui e come contattare la flotta Stellare" - disse Tara. Gli astanti superarono le casse, muovendosi con circospezione per avvicinarsi alla navetta. Si fermarono a osservarla. Sembrava sostare pacifica, con il portellone posteriore spalancato. Al di là, lampeggiava in maniera sinistra il campo di forze che dava sullo spazio.<br />
<br />
"Non possono avere avuto il tempo di mettere molte trappole - disse Durani - Ma se ne hanno messa anche solo una, deve trovarsi di fronte al portellone, o subito dentro"<br />
<br />
Aymane fece un cenno a Rerin, che comprese. L'andoriano aveva ancora in mano la sbarra di ferro con cui aveva scardinato la porta dell'hangar:<br />
<br />
"Mettetevi al riparo" - attese che gli altri si rifugiassero dietro delle casse, quindi lanciò la sbarra attraverso il portellone.<br />
<br />
Lo scoppio trascinò le casse le une contro le altre, travolgendoli e scaraventandoli verso le pareti, mentre frammenti ferrosi volavano tutto intorno, colpendoli e bruciando all'impatto. Tara avvertì i piedi che si staccavano dall'impiantito, e si trovò a volare senza più peso. Istintivamente si chiuse in posizione fetale, prima di urtare con la spalla qualcosa di caldo che non comprese all'inizio, ma che doveva essere il corpo di qualcuno dei suoi compagni. La luce si spense, tremolò, si riaccese e si ritrovò a galleggiare in mezzo a rifiuti e detriti, con lo stomaco che sembrava volerle salire in bocca. Ringraziò la fortuna di non aver toccato cibo da molte ore, prima di riaprire gli occhi e scoprire intorno a sé delle piccole sfere verdi di sangue vulcaniano. Il lungo mantello dell'ambasciatrice le volteggiava attorno al corpo, come in un antico quadro, ed era strano vedere le piccole gocce che si condensavano dalle ferite sulla fronte per galleggiarle intorno, in assenza di peso.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Navetta civile - poco fuori del sistema Navorian <br />
02/07/2405 - ore 06:30</b><br /><br />
La nave Klingon era ormai di fronte a loro, ben visibile nello schermo di navigazione della navetta. Non si stupirono sentendo il sussulto tipico del raggio traente. Robert spense i motori, attendendo pazientemente che il raggio li portasse in direzione dell'hangar navette della grossa nave.<br />
<br />
"Ora?" - domandò Robert.<br />
<br />
"Si" - rispose l'altra, premendo una serie di pulsanti sulla sua consolle, quindi si alzò per andare ad estrarre da un cassetto due piccoli dispositivi, che regolò con molta cura prima di indossarne uno e passare l'altro a Robert. Da quella cura poteva dipendere la loro sopravvivenza, pensò lei. Quell'appuntamento, lontano da tutte le rotte e da tutti i sistemi abitati, sembrava fatto apposta per un agguato ai loro danni, ma non era riuscita in nessun modo a convincere Robert a voltare la navetta e scappare. Adesso, non c'era che da attendere quel colloquio, e sperare - contro ogni logica - che le precauzioni che avevano preso non servissero.<br />
<br />
Dopo pochi minuti, atterravano nell'hangar navette della nave klingon. Scambiò un lungo sguardo con Robert, prima di alzarsi dalla poltroncina. L'uomo afferrò il contenitore metallico dei reperti e si diresse verso l'esterno.<br />
<br />
"Non vieni?" - chiese l'uomo.<br />
<br />
"Perché, posso farne a meno?" - rimandò lei.<br />
<br />
Ad attenderli, c'erano tre uomini e una donna, tutti Klingon. Quando uscì dal portello, i Klingon la squadrarono con ostilità, ma dovettero giudicarla un'entità trascurabile, perché tornarono a concentrarsi su Robert. Chiuse con cura il portello, mentre uno di loro - chiaramente il capo - si avvicinava salutando calorosamente Robert:<br />
<br />
"Allora, amico... Hai davvero quello che ti ho chiesto?"<br />
<br />
"Vikorn amico mio! Certo che ce l'ho - rispose Robert - E tu, hai per me quello che ti ho chiesto?"<br />
<br />
Il Klingon sfoderò il suo migliore sorriso, scoprendo le gengive sui denti aguzzi:<br />
<br />
"Certo... Ma spero che non ti offenderai se voglio che la mia esperta controlli la merce...È solo una precauzione, sono sicuro che comprenderai"- accennò alla donna klingon che fece un passo avanti, estraendo da una borsa al fianco un arnese che identificò come un analizzatore da campo.<br />
<br />
"Naturalmente" - disse lui. Prese la valigetta metallica che aveva appoggiato a terra, quindi la porse alla donna, che lo fissò come un verme:<br />
<br />
"Questa valigetta è troppo piccola per contenere la corazza di Lady Lukara" - sputò.<br />
<br />
"Infatti, contiene solo una spada"<br />
<br />
"Cosa?" - Il Klingon perse tutta la sua cordialità - Che vuol dire? Dove sono le altre reliquie?"<br />
<br />
"Vuol dire che ho preso anche io delle precauzioni. Spero che comprenderai... - rimbeccò - Ho portato con me solo una delle spade, per fartela esaminare. O meglio, per farla esaminare alla tua esperta. Il resto, compreso il pezzo più prezioso, la corazza di Lady Lukara, l'ho messo in un contenitore che ho spedito nello spazio agganciandolo a una piccola boa. Una volta che mi avrai dato quello che mi spetta per questo affare, e sarò arrivato abbastanza lontano da qui, ti invierò via subspazio le coordinate della boa, in modo che tu possa andare a prendere le vostre preziose reliquie lì dove le ho lasciate"<br />
<br />
"Questo è... Inaccettabile!" - un altro dei Klingon fece un passo minaccioso verso Robert - Questo umano ha detto di avere tutte le reliquie!"<br />
<br />
"E infatti le ho - ribatté Robert - E continuerò ad averle io, finché non mi darete tutto il latinum che mi è stato promesso"<br />
<br />
"Prima voglio vedere che cosa hai portato. Kara, tocca a te..." - fece Vikorn. Accennò alla donna, che prese dalle mani di Robert la cassetta e la poggiò a terra. Quindi la aprì, estraendo la spada. La esaminò per qualche minuto, con l'aiuto dell'analizzatore da campo, quindi si rivolse al capo:<br />
<br />
"È autentica" - confermò. Si rizzò in piedi, tenendo la spada con reverenza. Vikorn prese l'arma, l'ammirò per un lungo istante:<br />
<br />
"Questa... E' magnifica. Dopo tutti questi anni, è ancora magnifica. Robert... A quanto pare, ti devo molto... "<br />
<br />
"Infatti"<br />
<br />
Si girò. Il sangue schizzò rosso dalla gola di Robert, seguendo la scia della lama dalle mani del Klingon. L'umano cadde a terra, senza un lamento. Lei fece un balzo all'indietro, gridando.<br />
<br />
Il Klingon la raggiunse, puntò alla sua gola la lama che grondava ancora del sangue dell'umano:<br />
<br />
"Ma perché...? - cercò di divincolarsi lei - Io non conosco le coordinate della boa. Le conosceva solo Robert! Le reliquie così sono perse!"<br />
<br />
"E allora? - disse - Che mi importa? Mi sarebbe piaciuto averle, non dico di no, ma quello che importa davvero è che sono scomparse mentre erano sotto la responsabilità dell'ambasciatore Rogal, e questo danneggerà per sempre l'onore della sua casata!"<br />
<br />
L'onore di una casata, pensò lei in un lampo. Robert è morto per questo. E tutte le precauzioni che avevamo preso non sono bastate a salvarlo. Non si era accorto in tempo che quell'uomo stava per ucciderlo. Ma io si... Lo so che sta per uccidermi.<br />
<br />
La lama grondante di sangue era vicino alla sua gola, ma le sue mani erano ancora libere. Trovò il dispositivo che aveva programmato, lo premette e prima che quel Klingon riuscisse a reagire, svanì nel teletrasporto.<br />
<br />
Vikorn si vide svanire la preda dalle mani.<br />
<br />
"Il teletrasporto della navetta!" - esclamò. Accennò agli uomini che erano con lui:<br />
<br />
"Con me!" - ordinò. Uno dei due estrasse un disgregatore dalla fondina, lo puntò al portello della navetta, la fece saltare. In un istante, gli uomini penetrarono nella navetta, in tempo per veder bruciare i comandi del teletrasporto.<br />
<br />
Kara li raggiunse, esaminò i comandi del teletrasporto.<br />
<br />
"Dov'è? Dov'è andata a finire quella dannata vulcaniana?"<br />
<br />
"Non saranno questi comandi a dircelo - rispose Kara sconsolata - Si vede che era stata installata una piccola carica di esplosivo, fatta apposta per bruciare i dati dell'ultimo teletrasporto. Ma non può essere andata lontano. Un teletrasporto di questo tipo non ha una grande portata, e non ci sono pianeti abitabili in questo sistema. Deve essersi fatta trasportare da qualche parte su questa nave"<br />
<br />
"Se è a bordo, la troveremo!" - esclamò uno degli uomini.<br />
<br />
"Non perdete tempo, quando la trovate. Uccidetela... e che sia finita lì"<br />
<br />
=^=Uccidetela... e che sia finita lì=^=<br />
<br />
La vulcaniana sentì negli auricolari le ultime parole che Vikorn aveva pronunciato a portata dei sensori interni della navetta. Rabbrividì. Si chiese quanto tempo ci avrebbero messo quegli uomini a capire che non si era trasportata a bordo della nave Klingon, ma fuori di essa, in una piccola, fragile, quasi invisibile capsula calamitata attaccata al fondo dello scafo...</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Ambasciatore Federale T'Lani </author>
            <pubDate>Fri, 07 Nov 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-07 Stare nascosti è meglio</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=7</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Tara Keane<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Stazione metereologica abbandonata - Sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 06.35</b><br /><br />
La trappola esplosiva messa dai due ladri aveva danneggiato la nave di Durani più di quanto gli uomini di DS16 avevano sperato: per fortuna le ferite che avevano riportato alcuni di loro erano abbastanza superficiali e Bly aveva prontamente allestito la vecchia infermeria per curare i compagni. Per loro fortuna, i sistemi d'emergenza della stazione metereologica si erano attivati, probabilmente per il fatto che era stata ridata energia alla stazione stessa dalle cinque donne ancora sotto il controllo dell'armatura, quando avevano stabilito di usarla per il famoso duello tra i prescelti, e, dopo pochi istanti dall'esplosione, la gravità era tornata a dare il giusto peso ai loro corpi.<br />
Tara si era messa subito all'opera per valutare i danni e cercare di riparare per prima cosa le comunicazioni, in modo da riuscire a segnalare la loro posizione, aiutata da Rerin e dal giovane cardassiano che dimostrava sorprendenti capacità tecniche.<br />
Da un esame preliminare avevano escluso di poter riparare i motori, perché sarebbero serviti dei pezzi di ricambio che su quella vecchia stazione non avrebbero trovato, ma il sistema di comunicazioni era riparabile. Tara aveva dovuto adattare i materiali obsoleti che avevano trovato nelle vecchie consolle della stazione ai più moderni sistemi della navetta klingon, ma, dopo più di un'ora di duro lavoro, era pronta a trasmettere.<br />
"Ok, così dovrebbe funzionare." disse il Capo OPS da sotto al pannello di controllo della postazione comunicazioni a Rerin, che prontamente allungò una mano per aiutarla ad alzarsi, la mezzo klingon si rimise in piedi, dandosi una sistemata all'uniforme "provi adesso."<br />
Rerin si chinò sulla consolle e provò ad attivarla: quando il pannello si illuminò un sorriso si allargò sul suo viso e rivolto alla collega disse:<br />
"Complimenti Tara, non so come ma ce l'hai fatta"<br />
"Niente di speciale, mi ha sempre appassionato riparare gli oggetti rotti usando materiali di riciclo." rispose asciugandosi il sudore dalla fronte con la manica della divisa.<br />
"Voi due , basta convenevoli: provi a chiamare!" disse Aymane la cui testa sbucava da un foro lasciato dall'esplosione al posto di un oblò.<br />
L'Andoriano non se lo fece ripetere e la sua mano sfiorò il pannello per aprire la comunicazione.<br />
"Qui è il Comandante Th'Tharek di DS16 Gamma: la nostra nave è stata danneggiata e abbiamo bisogno di soccorso. A chiunque riceva questo messaggio, abbiamo bisogno d'aiuto." il silenzio scese tra i membri della Flotta, tutti in attesa di captare un segnale. Passarono alcuni secondi senza che nessun suono uscisse dal pannello comunicazioni, portando sui tre ufficiali presenti un velo di delusione. Poi un crepitio, seguito da una voce<br />
=^=Qui Tenete Sh'erah della Storrmbreakerr. E' un po' che vi stiamo cerrcando, sarremmo arrrivati prrima, ma qualcuno ha fatto in modo che rrintrracciarvi non fosse così semplice!=^= la voce controllata del comandante della Stormbreaker era musica per le orecchie di Rerin, Aymane e Keane.<br />
"Sì, lo sappiamo. Adesso però la cosa è sotto controllo. Tra quanto sarete qui?" chiese Rerin guardando Tara<br />
=^= Tra cinque minuti sarremo a porrtata di teletrrasporto: ci sono dei ferrriti tra voi? i sensorri segnalano che c'è stata un'esplosione.=^=<br />
"Un paio di ferite lievi e qualche escoriazione che la Dottoressa Dorien ha provveduto a medicare." rispose Aymane "Sh'erah una navetta è partita da qui circa due ore fa: dovete rintracciarla e non appena ci avrete recuperato partiremo al suo inseguimento."<br />
=^=Agli orrdini Capitano. Tenetevi prronti, stiamo arrrivando.=^= <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Uss Stormbreaker - plancia di comando - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 06.50</b><br /><br />
La plancia non era stata mai così piena, perché oltre agli ufficiali di turno, tutti i prescelti dall'armatura erano presenti, compresa l'Ambasciatrice T'Lani, nonostante la richiesta di Bly che avrebbe voluto sottoporla ad una visita più approfondita nell'infermeria della nave. Ma l'anziana vulcaniana era stata inamovibile e adesso era presente anche lei in plancia, pronta a dare il suo contributo.<br />
Non appena Aymane e Th'tharek erano entrati in plancia si erano posizionati ai lati della poltrona del Capitano, invitando Sh'erah a mantenere la posizione.<br />
"Novità?" chiese Aymane,<br />
"Abbiamo trrovato la scia dei motorrri della nave che è parrtita dalla stazione e ne stiamo già seguendo la rrotta." disse il caitiano.<br />
"Signore, questa è la rotta che ha seguito la navetta dopo che è partita dalla stazione metereologica." disse l'addetto alla postazione scientifica, mostrando sul monitor principale la linea che indicava il percorso seguito dai ladri di reliquie "nel punto che ho segnato sembra che si sia fermata per un po' prima di ripartire, poi è arrivata a quelle coordinate ed è come sparita, non trovo più tracce di lei da nessuna parte."<br />
"C'è qualcosa lì dove possono essersi nascosti?" chiese Aymane.<br />
"No Signore, è spazio aperto." rispose l'ufficiale scientifico.<br />
"E allora dove è finita? Cosa potrebbe nasconderla ai nostri sensori?" chiese il Capitano<br />
"Una nave klingon in occultamento sarebbe un ottimo nascondiglio." rispose Durani impassibile.<br />
Tutti i presenti si voltarono a guardare Rogal, la cui rabbia era sul punto di esplodere.<br />
"A quanto pare assaggerò presto il sangue dei traditori!" ringhiò l'ambasciatore.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave Klingon - hangar navette - poco fuori sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 06.55</b><br /><br />
Gli uomini di Vikorn avevano esplorato in lungo e in largo la navetta dei ladri, senza trovare tracce della vulcaniana: nessuno aveva pensato di guardare all'esterno della navetta, in un piccolo anfratto sotto i propulsori di manovra,  dove la piccola capsula di salvataggio risultava quasi invisibile.<br />
Pensarono quindi che si fosse trasportata in un qualche punto della loro nave e Vikorn aveva dato ordine di trovarla a tutti i costi. Stava per lasciare l'hangar quando un messaggio dalla plancia lo fece fermare.<br />
=^=Signore, i sensori a lungo raggio hanno rilevato la presenza di una nave della Federazione che si sta muovendo in questa direzione.=^=<br />
"Maledizione, sempre tra i piedi quelli! Mantenete l'occultamento, arrivo." disse al suo Primo Ufficiale, poi rivolto alla sua compagna Kara "Continuate le ricerche di quella vulcaniana, non possiamo avere testimoni liberi di raccontare quello che è accaduto."<br />
"E la loro navetta? Se dovessero trovarla a borda sarebbe anch'essa una prova pericolosa" rispose la klingon.<br />
"Hai ragione, ma se la espellessimo ora, la nostra presenza verrebbe smascherata. Prima dobbiamo allontanarci abbastanza da quei federali!" rispose Vikorn.<br />
Nel frattempo l'area dell'hangar era rimasta quasi incustodita, con solo una guardia a presidiare la zona, nel caso la ladra fosse tornata alla sua navetta.<br />
Ma la senza nome era lì, nascosta nel suo invisibile nascondiglio e aveva ascoltato tutto. <br />
Ora doveva solo trovare il modo di segnalare la sua presenza ai federali: se la avessero preso loro sarebbe finita in prigione, ma almeno sarebbe rimasta viva e si sa finché c'è vita...</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Comandante Tara Keane</author>
            <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-08 Il recupero dell'armatura</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs.php&amp;missione=30&amp;viewlog=8</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Durani della Casata di Kanjis<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>USS Stormbreaker - plancia di comando - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.00</b><br /><br />
Lo sguardo del Capitano Aymane si posò sullo schermo principale, dove il vuoto nero del sistema Navorian sembrava quasi trattenere il respiro.<br />
<br />
"Rapporto" domandò con voce ferma.<br />
<br />
Alla console operativa, Tara Keane, scorse rapidamente i dati. Le sue dita si muovevano con una precisione quasi musicale, ma il suo volto tradiva una tensione crescente.<br />
<br />
"La scia di curvatura della navetta dei ladri termina qui, Capitano. Non ci sono altre traiettorie di allontanamento. Non rilevo alcuna nave, il che significa che c'è, solo che non vuole farsi vedere."<br />
<br />
"Rerin, allarme giallo" ordinò Aymane al suo Primo Ufficiale<br />
<br />
Durani, sentendosi chiamata in causa mentre stava calibrando i sensori tattici, iniziò a parlare più a sé stessa che alla folla presente nella piccola plancia della nave federale: "Sto cercando micro fluttuazioni che mi possano permettere di intuire l'ubicazione e la grandezza del campo di occultamento. Se non hanno ancora usufruito dell'effetto sorpresa per attaccare, dubito che si tratti di una nave da guerra Klingon.. ed i ricettatori, contrabbandieri e reietti vari usano sistemi rubati, modificati, che non sono mai perfettamente calibrati e.."<br />
<br />
Un bip acuto risuonò sopra la sua consolle.<br />
<br />
Durani sollevò lo sguardo, gli occhi brillanti. "Trovati. A ore due, distanza di 40.000 chilometri. Una nave klingon di classe B'rel. Occultata, ma con un lieve sfasamento di fase."<br />
<br />
Rerin sorrise. "Ottimo lavoro"<br />
<br />
"Capitano, la nave è ferma. Nessun movimento. Probabilmente stanno aspettando un acquirente."<br />
<br />
Steje si voltò verso Tara. "Voglio un'analisi completa ad ampio spettro per eventuali navi in arrivo"<br />
<br />
Tara aprì la bocca per rispondere, ma un allarme acuto la interruppe.<br />
<br />
"Nave in uscita dalla currrrvatura!" esclamò Sh'erah<br />
<br />
Lo schermo si illuminò mentre faceva la sua comparsa la gigantesca sagoma di una nave da battaglia klingon di classe Negh'Var, scura e imponente come una fortezza spaziale.<br />
<br />
"Identificazione?" chiese Steje.<br />
<br />
"È la IKS Kravel" disse Tara. <br />
<br />
"Comandata dal Generale Korvak." aggiunse Rogal cupamente<br />
<br />
Il Klingon, appena citato, apparve sullo schermo un istante dopo: massiccio, con una cresta larga e occhi come braci ardenti. La sua presenza riempiva lo schermo come un'ombra minacciosa.<br />
<br />
"Capitano Aymane" ringhiò. "Siete fuori posto. Questo è affare dell'Impero."<br />
<br />
Steje mantenne un tono calmo. "Generale, stiamo seguendo una navetta rubata contenente reperti klingon sacri. Reperti sottratti alla Federazione e all'Impero."<br />
<br />
Korvak sbatté un pugno sul bracciolo. "Quei reperti non devono cadere nelle mani dei ricettatori. E nemmeno in quelle di..." sputò la parola "...Rogal Dothrak."<br />
<br />
Alle spalle di Steje, l'Ambasciatore Klingon si irrigidì ed il suo volto si contrasse in un'espressione di rabbia contenuta.<br />
<br />
"Generale Korvak" disse Rogal, avanzando di un passo, "io rappresento l'Imperatore. Lei non ha autorità per.."<br />
<br />
"Taci, Dothrak!" ruggì Korvak. "Tu avrai anche il mandato per rappresentare l'Impero su Deep Space 16 Gamma, ma io sono in missione per il Consiglio. Ed il Consiglio vuole le reliquie al sicuro."<br />
<br />
Rerin sussurrò a Aymane: "Perfetto Capitano. Due klingon che si odiano. Cosa potrebbe andare storto?"<br />
<br />
"Capitano, grazie alle indicazioni di Durani, riesco a rilevare la firma energetica della navetta fantasma... è interna alla nave occultata." esclamò Tara<br />
<br />
Steje si voltò. "Spiegati."<br />
<br />
"La navetta dei ladri" la anticipò Durani. "È all'interno della nave dei ricettatori. Probabilmente nel loro hangar."<br />
<br />
Tara confermò. "Ha senso. Avrebbero occultato tutto insieme."<br />
<br />
Il Generale Korvak, che ascoltava, ringhiò alla sua plancia. "Pronti ad attaccare. Disabilitare la nave e recuperiamo ciò che resta."<br />
<br />
Durani si alzò di scatto verso lo schermo con gli occhi fiammeggianti.<br />
<br />
"Generale, se distrugge quella nave, distruggerà anche i reperti. E forse anche l'armatura di Lady Lukara. E' quello che vuole il Consiglio? O vorrà, invece, la sua testa per aver fallito così miseramente?"<br />
<br />
Korvak la fissò. "E tu chi sei, che osi parlarmi in questo modo?"<br />
<br />
La Klingon si raddrizzò. "Sono Durani, seconda erede della Casata di Kanjis. E le dico che l'armatura non può essere trattata come un trofeo. È viva. E sta cercando qualcuno."<br />
<br />
Korvak la osservò con interesse per qualche secondo, poi si limitò ad alzare seccamente la mano sinistra fermando l'ordine di attacco<br />
<br />
Rerin sussurrò: "Direi che hai attirato la sua attenzione. Speriamo che la cosa ci faccia guadagnare tempo utile.."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - infermeria - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.08</b><br /><br />
Sapendo cosa era in grado di fare l'armatura di Lukara influenzando le menti femminili, la Dottoressa Dorien osservava i tracciati psichici sul monitor. Accanto a lei, l'ambasciatrice vulcaniana T'Lani stava in piedi, le mani dietro la schiena, lo sguardo fisso sui dati.<br />
<br />
"Le onde psioniche residue sono ancora presenti" mormorò Bly. "Non sono più invasive come quando eravate sotto l'influenza dell'armatura, ma... è come se qualcosa avesse lasciato un'impronta."<br />
<br />
T'Lani sollevò un sopracciglio. "Un'eco mentale."<br />
<br />
"Esatto." Bly si voltò verso di lei. "Quando eravamo possedute, tutte parlavamo di trovare un erede degno. Ora l'armatura è là fuori, nelle mani di criminali, ma io continuo a percepire una tensione. Come se stesse ancora cercando qualcuno."<br />
<br />
T'Lani rimase in silenzio per qualche secondo.<br />
<br />
"La logica suggerirebbe che si tratti di un artefatto con una matrice psionica programmata," disse infine. "Ma ciò che ho percepito non era semplice programmazione. Era... intenzione."<br />
<br />
Bly annuì lentamente. "E quell'intenzione non è finita."<br />
<br />
Il comunicatore di Bly trillò.<br />
<br />
=^=Infermeria, qui è il Capitano Aymane. Stiamo per avere un possibile scontro con una nave dotata di occultamento Klingon. L'armatura è a bordo o nelle vicinanze. Voglio che tutto l'equipaggio femminile a bordo, ma soprattutto lei, Durani, Tara e T'Lani siate pronte a qualsiasi... reazione psionica. Non voglio che l'armatura riprenda il controllo.=^=<br />
<br />
Bly deglutì. "Capitano, non sono certa che possiamo impedirlo, se l'armatura lo decide."<br />
<br />
=^=Allora=^= rispose Steje =^=facciamo in modo che non abbia il tempo di decidere=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - plancia di comando - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.16</b><br /><br />
"Capitano," disse Rogal con voce bassa, "non possiamo fidarci di Korvak. È un fanatico. Se mette le mani sull'armatura, la userà per consolidare il suo potere."<br />
<br />
Steje lo fissò. "E lei cosa farebbe, Ambasciatore?"<br />
<br />
Rogal non rispose subito.<br />
<br />
"Io... la riporterei al Consiglio. Dove appartiene."<br />
<br />
Rerin intervenne. "Il Consiglio che l'ha praticamente allontanata o ripudiata se prendiamo per buone le parole del Generale?"<br />
<br />
Rogal ringhiò con rabbia mista ad un dolore sincero, come sorpreso da quel gratuito attacco personale<br />
<br />
"No, è vero, mi correggo" disse Rerin alzando le mani in senso di pace. "E' stato inviato a rappresentare l'Impero in un settore remoto, ma quanto affermato prima da Korvak fa pensare che qualcuno nel Consiglio non la voglia nei paraggi. Non trova anche lei?"<br />
<br />
Steje alzò una mano. "Basta. Abbiamo un problema più urgente."<br />
<br />
Durani si voltò verso di loro. "Veramente più di uno Capitano.. la nave occultata sta caricando armi."<br />
<br />
Steje si irrigidì. "Tara?"<br />
<br />
"Confermo. Immagino stiano puntando verso di noi, se non completamente folli. Cercare di colpirci potrebbe creare una situazione perfetta per cercare di defilarsi, provando a ingannare i sensori"<br />
<br />
Rerin sbuffò. "Perfetto. Ricettatori con cannoni disgregatori. Allarme rosso!"<br />
<br />
Durani si voltò verso Aymane. "Capitano, ho un'idea. Ma è rischiosa."<br />
<br />
Steje la guardò negli occhi. "Quanto rischiosa?"<br />
<br />
"Abbastanza da farmi guadagnare una promozione... o una corte marziale."<br />
<br />
Steje inspirò lentamente. "Durani, qual è la tua idea?"<br />
<br />
"Possiamo riuscire a destabilizzare i loro sistemi abbastanza da renderli inermi nel preciso istante in cui stanno per aprire il fuoco e subito dopo procedere con un abbordaggio"<br />
<br />
Korvak, ancora sul canale, ringhiò. =^=Un trucco da scienziati della Federazione. Non funzionerà.=^=<br />
<br />
Durani lo fissò con un'intensità feroce. "Non è un trucco. È una manovra tattica. E funzionerà."<br />
<br />
Rogal, alle spalle di Aymane, incrociò le braccia. "Se fallisce, la Stormbreaker sarà vulnerabile. E noi con lei."<br />
<br />
"Se non facciamo nulla," ribatté Durani, "verremo colpiti alla cieca. Preferisco rischiare con un piano che conosco piuttosto che aspettare il primo colpo."<br />
<br />
Il Capitano annuì. "Proceda, Tenente."<br />
<br />
Durani si avvicinò alla console di Tara. "Dobbiamo generare un impulso a 3.2 terahertz, modulato in modo da colpire il nodo di fase del loro campo di occultamento. Secondo i miei calcoli dovrebbe essere qui" disse indicando un punto preciso in base alla ricostruzione olografica del B'Rel<br />
<br />
Tara la guardò con un misto di ammirazione e terrore. "Se sbagliamo di un millisecondo..."<br />
<br />
"Lo so," disse Durani. "Ma non sbaglieremo."<br />
<br />
Korvak intervenne. =^=Se fallite, la mia nave aprirà il fuoco. Non permetterò che i ricettatori colpiscano una nave klingon o della Federazione mentre io resto a guardare.=^=<br />
<br />
Rerin commentò a bassa voce: "Che generoso."<br />
<br />
Durani ignorò il commento. "Tara, sincronizza l'impulso con il picco energetico dei loro cannoni. Quando caricano al massimo, il loro campo di occultamento è più vulnerabile."<br />
<br />
Tara digitò rapidamente. "Pronta."<br />
<br />
"Allora... adesso!"<br />
<br />
La Stormbreaker emise un impulso acuto, quasi un grido metallico. Lo spazio davanti alla nave tremolò, come se un velo invisibile venisse strappato.<br />
<br />
Poi, all'improvviso, la nave dei ricettatori apparve.<br />
<br />
Un B'rel klingon modificato, scuro, con pannelli irregolari e segni di riparazioni improvvisate. Le ali erano più spesse del normale, probabilmente per ospitare sistemi di occultamento rubati. Le luci rosse interne pulsavano come un cuore malato.<br />
<br />
"Occultamento disattivato!" gridò Tara.<br />
<br />
"Armi nemiche offline!" aggiunse Durani. "Il loro sistema è andato in sovraccarico."<br />
<br />
Korvak emise un ruggito soddisfatto. =^=Ben fatto, guerriera.=^=<br />
<br />
Rogal, invece, rimase in silenzio. Il suo sguardo era fisso sulla nave ricettatrice, come se vedesse qualcosa che gli altri non vedevano.<br />
<br />
Steje si alzò. "È il momento. Prepariamo una squadra d'abbordaggio."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - sala teletrasporto - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.21</b><br /><br />
Durani, sopra l'uniforme, indossava un'armatura tattica leggera di matrice Klingon, adattata per il combattimento ravvicinato, la specialità di suo fratello Tanas, non la sua. <br />
<br />
La sua postura era rigida, ma i suoi occhi brillavano di una calma feroce.<br />
<br />
Tara Keane controllava un tricorder modificato. "Ho caricato una mappa parziale del B'rel. Ma è vecchia. I ricettatori potrebbero aver modificato tutto."<br />
<br />
"Lo hanno fatto," disse Riccardi, entrando nella sala. "Ho visto navi come quella. Ogni corridoio è una trappola."<br />
<br />
Dietro di lui, la Dottoressa Bly Dorien portava un kit medico e un sensore psionico. "Le onde dell'armatura sono instabili. Se ci avviciniamo troppo, potremmo... sentirla."<br />
<br />
Durani annuì. "Siamo qui per recuperare i reperti. Non per diventare i loro nuovi portatori."<br />
<br />
Le porte si aprirono di nuovo. Due guerrieri klingon entrarono, armati di bat'leth e phaser klingon. Erano massicci, con creste profonde e cicatrici che raccontavano una vita di battaglie.<br />
<br />
"Vi manda Korvak?" domandò Durani per nulla sorpresa lanciando uno sguardo all'Ambasciatore Rogal, avendo entrambi lasciato la plancia durante la discussione tra Aymane ed il Generale Klingon.<br />
<br />
Il più alto dei due annuì. "Siamo K'Rath e Morvak. Moriremo con onore."<br />
<br />
"Preferirei che viveste con onore, se possibile" commentò ironicamente Rerin, al fianco di un'indomita T'Lani che non erano riusciti a dissuadere dal prendere parte all'abbordaggio.<br />
<br />
Durani si voltò verso il tecnico del teletrasporto. "Pronti."<br />
<br />
Steje parlò dal comunicatore. =^=Durani, fate attenzione. Non sappiamo cosa troverete là dentro.=^=<br />
<br />
"Lo scopriremo presto, Capitano."<br />
<br />
Il tecnico attivò i comandi. "Teletrasporto in corso."<br />
<br />
La squadra fu avvolta da un vortice blu.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.29</b><br /><br />
Il mondo si ricompose in un corridoio buio e angusto. Le pareti erano sporche, segnate da graffi e bruciature. L'aria era pesante, satura di odore di metallo bruciato e sangue secco.<br />
<br />
Un rumore metallico risuonò dietro l'angolo.<br />
<br />
"Movimento!" gridò Riccardi, alzando il phaser.<br />
<br />
Due ricettatori klingon sbucarono da un angolo, armi in pugno. Rogal ed i guerrieri di Korvak risposero con un ruggito, ingaggiando un corpo a corpo brutale. Le lame si scontrarono con un clangore assordante, mentre altri avversari iniziarono a fare la loro comparsa.<br />
<br />
Durani avanzò con decisione. "Non abbiamo tempo, dobbiamo trovare l'accesso all'hangar!"<br />
<br />
Tara consultò il tricorder. "A trenta metri, a sinistra!"<br />
<br />
La squadra avanzò tra spari, clangore di lame e urla soffocate. Il B'rel sembrava vivo, come se ogni vibrazione dello scafo fosse un respiro affannoso.<br />
<br />
Bly si fermò un istante, portandosi una mano alla tempia. "L'armatura... la sento. È vicina."<br />
<br />
T'Lani chiuse gli occhi. "Anche io. È... inquieta."<br />
<br />
Durani serrò la mascella. "Allora muoviamoci."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - hangar - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.29</b><br /><br />
L'hangar era un caos di container, cavi penzolanti e luci tremolanti. La navetta dei ladri era incastrata tra due supporti metallici, come un animale ferito.<br />
<br />
Vicino al suo scafo, una figura in tuta spaziale era accasciata, respirando a fatica.<br />
<br />
"È la vulcaniana," disse Bly. "Probabilmente era agganciata in una.. ecco in quella capsula là.. quando abbiamo fritto i sistemi della nave, deve essersi danneggiata.. avrà lottato per mettersi in salvo.<br />
<br />
Riccardi la sollevò con delicatezza. "È viva.. Dottoressa venga presto, come sta?"<br />
<br />
Bly si inginocchiò accanto a lei. "È debole, ma stabile. Ha subito un trauma cranico e una forte esposizione psionica."<br />
<br />
La Vulcaniana aprì gli occhi, fissando Durani. "Non dovreste essere qui."<br />
<br />
"Non avevamo molta scelta," rispose Durani. "Dov'è l'armatura?"<br />
<br />
La ladra indicò la paratia blindata. "Dietro quella porta. Ma... non è sola."<br />
<br />
L'area indicata dell'hangar era immersa in una penombra rossastra, illuminata solo da luci d'emergenza tremolanti. Il pavimento metallico vibrava sotto i piedi della squadra di abbordaggio.<br />
<br />
Durani avanzò con passo deciso, il phaser in una mano e il bat'leth klingon nell'altra. La sua postura era quella di una guerriera nata, ma i suoi occhi tradivano una concentrazione assoluta, quasi sovrumana.<br />
<br />
Tara consultò il tricorder, che emise un sibilo inquietante. "Ci sono almeno sei forme di vita oltre la paratia. Klingon... ma i loro parametri vitali sono strani. Come se fossero... alterati."<br />
<br />
"Alterati come?" chiese Bly, avvicinandosi.<br />
<br />
"Non saprei dirlo. I loro livelli di adrenalina sono altissimi, ma le onde cerebrali sono... piatte. Come se fossero in trance."<br />
<br />
T'Lani sollevò un sopracciglio. "Una trance indotta psionicamente?"<br />
<br />
"Possibile," rispose Bly. "L'armatura potrebbe averli... toccati."<br />
<br />
Durani serrò la mascella. "Allora dobbiamo muoverci in fretta. Comandante Rerin, riesce a bypassare i comandi del portellone? Se è come temiamo, noi donne potremmo avere qualche difficoltà da qui in avanti" <br />
<br />
L'Andoriano annuì, facendo segno a Bly di stare alla sue spalle, mentre K'Rath e Morvak, i due guerrieri di Korvak, si scambiarono un'occhiata complice, avvicinandosi alla paratia in posizione difensiva davanti a Durani, la stessa cosa che fece Rogal dinanzi a Tara, mentre Riccardi si mise a protezione di T'Lani .<br />
<br />
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, la porta si aprì con un sibilo.<br />
<br />
E l'aria cambiò.<br />
<br />
Un'ondata di energia psionica investì la squadra come un vento gelido. Bly barcollò, portandosi una mano alla tempia. T'Lani chiuse gli occhi, concentrandosi per mantenere il controllo mentale.<br />
<br />
Durani sentì un brivido correre lungo la spina dorsale. Una voce lontana, come un sussurro antico, sfiorò la sua mente.<br />
<br />
"Non ancora."<br />
<br />
"L'avete sentito?" chiese Tara, pallida.<br />
<br />
"Sì," rispose Bly. "E non era un'allucinazione."<br />
<br />
Durani avanzò verso l'apertura.<br />
<br />
E li vide.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - stiva blindata - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.36</b><br /><br />
Almeno sei figure incappucciate stavano in piedi nella stiva oltre la paratia. Indossavano armature leggere, decorate con simboli klingon antichi, e ciascuno impugnava una lama cerimoniale curva, simile a un mek'leth ma più sottile, più elegante.<br />
<br />
Il loro capo avanzò di un passo.<br />
<br />
La sua voce era profonda, cavernosa, come se provenisse da un luogo lontano.<br />
<br />
"Siete arrivati troppo tardi."<br />
<br />
Durani sollevò il bat'leth. "Chi siete?"<br />
<br />
"Siamo l'Ordine della Lama Silente," rispose l'uomo. "Custodi della verità di Kahless. Protettori del suo ritorno."<br />
<br />
Il Generale Korvak, che ascoltava attraverso il comunicatore aperto, intervenne dal ponte della IKS Kravel. =^=Durani, l'Ordine è una setta estremista. Non riconosciuta dall'Impero. Sono pericolosi.=^=<br />
<br />
"Lo vedo," rispose Durani.<br />
<br />
Il capo dell'Ordine inclinò la testa. "L'armatura ha parlato. Ha scelto. E voi... non siete degni."<br />
<br />
Tara fece un passo avanti. "Bogh'a'! Sporco bugiardo"<br />
<br />
"L'armatura appartiene a Kahless," ribatté l'uomo apparentemente sorpreso dallo scarso esito del suo bluff. "E noi siamo i suoi servitori."<br />
<br />
Durani strinse i denti. "Dove si trova?"<br />
<br />
L'uomo indicò un altare improvvisato al centro della stanza. Sopra di esso, l'armatura di Lady Lukara brillava di una luce sinistra, come se respirasse.<br />
<br />
Bly sussurrò: "Sta emettendo un'onda psionica costante. È... viva."<br />
<br />
T'Lani aggiunse: "E sta cercando qualcuno."<br />
<br />
Il capo dell'Ordine sollevò la lama. "E non sarete voi."<br />
<br />
All'improvviso, un allarme acuto risuonò in tutta la nave.<br />
<br />
Tara consultò il tricorder. "Durani... hanno attivato l'autodistruzione!"<br />
<br />
"Quanto tempo?" chiese Riccardi.<br />
<br />
"Due minuti e quarantacinque secondi."<br />
<br />
Durani ringhiò. "Perfetto."<br />
<br />
Il capo dell'Ordine sorrise sotto il cappuccio. "Allontanatevi, la nave è un guscio vuoto. Non ci serve più. L'armatura ha già parlato."<br />
<br />
"E cosa ha detto?" chiese Durani.<br />
<br />
L'uomo sollevò la lama.<br />
<br />
"Che nessuno di voi è degno."<br />
<br />
"Bogh tlhIngan Hol lo'laHbe'chugh" ringhiò la Klingon<br />
<br />
I membri dell'Ordine si mossero all'unisono, come un'unica creatura. Le loro lame scintillavano nella penombra mentre si lanciavano contro la squadra.<br />
<br />
K'Rath e Morvak risposero con un ruggito, ingaggiando un duello feroce. Le lame si scontrarono con un clangore metallico, mentre scintille volavano nell'aria.<br />
<br />
Lo stesso fece Rogal con altri due assalitori.<br />
<br />
Riccardi sparò un colpo di phaser, colpendo uno degli incappucciati al petto. L'uomo cadde, ma non emise alcun suono. Nessun grido. Nessuna reazione.<br />
<br />
"Sono in trance," disse Bly. "Non sentono dolore."<br />
<br />
Durani affrontò il capo dell'Ordine. Le loro lame si incrociarono con un clangore assordante. L'uomo era veloce, troppo veloce per un klingon normale.<br />
<br />
"Chi sei?" ringhiò Durani.<br />
<br />
"Sono colui che ascolta la voce di Kahless," rispose l'uomo. "E tu... sei un ostacolo."<br />
<br />
Durani parò un fendente, poi contrattaccò con una serie di colpi rapidi. L'uomo li deviò con una facilità inquietante.<br />
<br />
"Non puoi vincere" disse. "L'armatura non ti vuole."<br />
<br />
Durani ringhiò, mentre Tara andava in soccorso all'amica. "Non mi interessa ciò che vuole l'armatura. Io sono qui per fermarti."<br />
<br />
All'improvviso, un'ondata psionica esplose dall'armatura.<br />
<br />
Bly urlò, prima di perdere i sensi per qualche secondo portandosi le mani alla testa. <br />
<br />
T'Lani vacillò, gli occhi spalancati.<br />
<br />
Tara cadde in ginocchio, subito soccorsa da Rogal.<br />
<br />
Durani sentì la mente strapparsi per un istante.<br />
<br />
E poi vide: un campo di battaglia klingon, illuminato da torce.<br />
<br />
Vide Lady Lukara, in piedi su un'altura, la sua armatura splendente di sangue e gloria.<br />
<br />
Vide un uomo accanto a lei, il volto avvolto nella luce.<br />
<br />
Vide un esercito inginocchiarsi.<br />
<br />
Vide un impero rinascere.<br />
<br />
E udì una voce antica, potente, una voce che non apparteneva a nessun essere vivente.<br />
<br />
"Non ancora."<br />
<br />
Durani cadde in ginocchio, ansimando.<br />
<br />
"Durani!" gridò Tara, cercando di rialzarsi.<br />
<br />
"Sto bene..." mormorò la klingon. "Sto bene."<br />
<br />
Ma non era vero, qualcosa dentro di lei era cambiato.<br />
<br />
L'autodistruzione, nel frattempo, stava raggiungendo il conto alla rovescia finale.<br />
<br />
"Un minuto!" gridò Tara.<br />
<br />
Il capo dell'Ordine si voltò verso l'armatura. "È tempo."<br />
<br />
Durani si rialzò con fatica, stringendo la bat'leth. "Non ti permetterò di portarla via."<br />
<br />
L'uomo sorrise. "Non devo portarla via." E posò la mano sull'armatura.<br />
<br />
Un'esplosione di luce riempì la stanza, la nave tremò, le luci esplosero ed il pavimento si inclinò.<br />
<br />
Riccardi perse l'equilibrio, Bly urlò, T'Lani cadde a terra e Durani vide l'uomo dissolversi nella luce.<br />
<br />
E poi... Nulla.<br />
<br />
Solo buio.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - stiva blindata - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.42</b><br /><br />
Il buio durò solo un istante.<br />
<br />
Poi la realtà tornò a comporsi in modo frammentato, come se ogni senso si riaccendesse uno alla volta.<br />
<br />
Durani sentì prima il suono: un ronzio profondo, metallico, come se la nave stessa stesse gemendo.<br />
<br />
Poi l'odore: ozono, metallo bruciato, sangue.<br />
<br />
Poi la vista: luci rosse d'emergenza che pulsavano ritmicamente, illuminando l'hangar come un cuore morente.<br />
<br />
"Durani!"<br />
<br />
La voce di Tara arrivò distorta, come attraverso l'acqua.<br />
<br />
La klingon aprì gli occhi. Era distesa sul pavimento, la bat'leth a pochi centimetri dalla mano. Il corpo le doleva come se fosse stata colpita da un'esplosione... e in effetti era così.<br />
<br />
Riccardi era inginocchiato accanto a lei. "Tenente, mi sente?"<br />
<br />
Durani si tirò su con un ringhio soffocato. "Sto bene."<br />
<br />
Non era vero. Ma non c'era tempo per la verità.<br />
<br />
"Dove sono gli altri?" chiese, guardandosi attorno.<br />
<br />
L'hangar era un caos.<br />
<br />
K'Rath e Morvak erano ancora in piedi, ansimanti, le armature ammaccate.<br />
<br />
Tara era appoggiata a un container, il tricorder in mano, tremante, con Rogal e T'Lani al suo fianco.<br />
<br />
Bly era a terra, ma cosciente, con Rerin che la aiutava a rialzarsi.<br />
<br />
L'armatura di Lady Lukara era ancora lì: intatta, immobile, silenziosa, ma dell'uomo dell'Ordine della Lama Silente nessuna traccia.<br />
<br />
"Dove sono finiti?" chiese Riccardi, guardandosi attorno.<br />
<br />
"Evaporati?" propose Tara, anche se la sua voce tradiva che non ci credeva.<br />
<br />
T'Lani scosse la testa. "Non sono morti. Non... in senso convenzionale."<br />
<br />
Bly aggiunse: "La loro presenza psionica è... svanita. Come se fossero stati risucchiati altrove."<br />
<br />
Durani si avvicinò all'armatura. Ogni passo era un peso.<br />
<br />
Ogni respiro, un richiamo.<br />
<br />
"Non toccarla!" gridò Tara.<br />
<br />
Durani si fermò a pochi centimetri.<br />
<br />
L'armatura non brillava più, non pulsava: era come spenta.<br />
<br />
Ma Durani sentiva qualcosa. Un'eco, un sussurro, una promessa.<br />
<br />
"Non ancora."<br />
<br />
La voce risuonò nella sua mente come un tuono lontano.<br />
<br />
Durani chiuse gli occhi per un istante.<br />
<br />
Quando li riaprì, la nave tremò violentemente.<br />
<br />
Tara consultò il tricorder. "La sequenza di autodistruzione è ancora attiva! Meno di un minuto!"<br />
<br />
"Dobbiamo andarcene!" gridò Riccardi.<br />
<br />
"E l'armatura?" chiese Bly.<br />
<br />
Durani si voltò verso di loro. "La portiamo via."<br />
<br />
"Se la tocchi.. iniziò T'Lani.<br />
<br />
"Non la toccherò," disse Durani. "La solleverò con un campo di forza portatile."<br />
<br />
Tara annuì rapidamente. "Posso attivarlo. Ma dobbiamo muoverci!"<br />
<br />
La nave tremò di nuovo, più forte.<br />
<br />
Una tubatura esplose, sprigionando vapore bollente.<br />
<br />
K'Rath ringhiò. "Questa nave morirà con onore. Ma noi non moriremo con lei."<br />
<br />
"Teletrasporto!" gridò Riccardi nel comunicatore. "Stormbreaker, qui squadra d'abbordaggio! Pronti per l'estrazione!"<br />
<br />
Silenzio.<br />
<br />
Poi una voce.<br />
<br />
=^=Qui è Aymane. I sistemi di teletrasporto sono disturbati dall'autodistruzione. Dovete avvicinarvi a un punto con meno interferenze!=^=<br />
<br />
"Quanto vicino?" chiese Tara.<br />
<br />
=^=Molto=^= rispose Aymane. =^=Ma non vi piacerà=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.43</b><br /><br />
La squadra si lanciò fuori dall'hangar, correndo lungo il corridoio principale del B'rel.<br />
<br />
Le luci esplodevano una dopo l'altra.<br />
<br />
Il pavimento vibrava come se la nave stesse per spezzarsi in due.<br />
<br />
"A destra!" gridò Tara. "C'è un condotto di manutenzione che porta vicino allo scafo esterno!"<br />
<br />
"Un condotto?" sbuffò Morvak. "Siamo guerrieri, non topi!"<br />
<br />
"Allora muori da guerriero" ribatté Tara. "Io preferisco vivere."<br />
<br />
Durani si voltò verso i klingon. "Seguiteci. O restate qui. La scelta è vostra."<br />
<br />
I due guerrieri si scambiarono un'occhiata, poi la seguirono.<br />
<br />
Il condotto era stretto, buio, pieno di cavi e tubature.<br />
<br />
La squadra avanzò a fatica, mentre la nave tremava sempre più forte.<br />
<br />
"Trenta secondi!" gridò Tara.<br />
<br />
"Capitano!" urlò Durani nel comunicatore. "Siamo quasi al punto di estrazione!"<br />
<br />
=^=Affrettatevi!=^= rispose il Trill =^=La nave sta collassando!=^=<br />
<br />
Riccardi raggiunse l'uscita del condotto e si fermò di colpo.<br />
<br />
Davanti a lui c'era una finestra panoramica, incrinata, che mostrava lo spazio esterno.<br />
<br />
E la Stormbreaker.<br />
<br />
Vicino.<br />
<br />
Troppo vicino.<br />
<br />
"Siamo sul lato sbagliato dello scafo!" gridò Tara.<br />
<br />
"Non importa," affermò T'Lani. "Capitano, ora!"<br />
<br />
=^=Ambasciatrice, siete troppo vic—=^=<br />
<br />
"ORA!" tuonarono all'unisono tutti i membri della squadra di sbarco<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - sala teletrasporto - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.44</b><br /><br />
Il teletrasporto avvolse la squadra in un vortice blu e, nello stesso istante, la nave dei ricettatori esplose.<br />
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Una sfera di fuoco e detriti si espanse nello spazio, investendo la Stormbreaker con un'onda d'urto violenta. Le luci del ponte si spensero per un istante e gli allarmi risuonarono in tutta la nave.<br />
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Sul ponte, il Capitano Aymane si aggrappò alla console. "Rapporto!"<br />
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Tara e gli altri si materializzarono nella sala teletrasporto, cadendo a terra in un groviglio di corpi e fumo.<br />
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Durani fu l'ultima a materializzarsi, ancora in piedi, ancora con il campo di forza portatile che conteneva l'armatura.<br />
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Il Tenente Sh'erah corse verso di loro. "State bene?"<br />
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"Siamo vivi," rispose Riccardi. "Per ora."<br />
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<br /><b>USS Stormbreaker - plancia - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 08:00</b><br /><br />
Il volto del Generale Korvak campeggiava sullo schermo principale, furioso. =^=Capitano Aymane! La nave è esplosa! Sto attendendo un rapporto ufficiale sulla condizione dei reperti=^=<br />
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Steje lo fissò inespressivo. "Posso confermare, di nuovo, quello che già lei sa. Non siamo stati noi a distruggere la nave nemica.. hanno attivato l'autodistruzione col chiaro intento di eliminare ogni prova. Stiamo verificando lo stato di salute dei nostri e dei suoi uomini. Non appena terminato, verranno in plancia a riferire ad entrambi"<br />
<br />
Korvak si avvicinò allo schermo. =^=E l'armatura di Lady Lukara?=^=<br />
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Durani entrò sul ponte in quel momento, il campo di forza ancora attivo.<br />
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"È qui."<br />
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Korvak la fissò con un largo sorriso stampato sul viso. =^=Guerriera... hai fatto ciò che molti non avrebbero osato. Hai recuperato un artefatto sacro. Hai affrontato l'Ordine della Lama Silente. Ora restituisci l'armatura al Consiglio.=^=<br />
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Ma Durani non sorrise.<br />
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"Non ancora" rispose amaramente lasciando la plancia scortata da Tara, da Bly e da T'Lani<br />
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Tutte e quattro sapevano che non era finita.<br />
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Non per loro.<br />
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Non per l'armatura.<br />
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Non per nessuno.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Durani della Casata di Kanjis</author>
            <pubDate>Wed, 28 Jan 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
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