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USS HOPE
Missione: 14
Titolo: Missione 14
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Brano: 14-00
Titolo: Missing in action
Autore: Tenente JG Caytlin
(aka Vanessa nd)
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Colonia Tahzot - 17/08/2399, ore 23.09


La notte, in cui erano finalmente pronti a completare la loro sacra missione,era molto calma.
Soltanto in un secondo momento, il più giovane dei quattro, quello che si chiamava Aser, aveva ricordato che nemmeno gli animali da guardia avevano reagito.
Anche loro erano avvolti dalla gradevolezza della debole brezza che caratterizzava la nottata.
Avevano atteso il calar dell'oscurità, prima di entrare in azione.
La navetta, che li aveva trasportati al punto di incontro, era una vecchia carretta con le parti meccaniche pressoché agonizzanti.
Il pilota, sebbene fossero stati costretti ad interrompere il viaggio due volte, non aveva mai aperto bocca.
Il primo atterraggio d'emergenza lo avevano avuto quando ancora non erano arrivati a metà strada.

Aser, che non si intendeva di meccanica e non aveva mai messo piede fuori da Andoria, si era seduto appoggiandosi ad un masso ai bordi della strada.
Era rimasto a fissare affascinato l'immenso cielo stellato, mentre gli altri erano indaffarati attorno alla navetta con non pochi problemi a svitare bulloni arrugginiti ed a arrovellarsi fra cavi e componenti elettroniche.
Dagli spezzoni di conversazione degli altri, Aser aveva capito che erano in ritardo e che non avrebbero avuto il tempo di fermarsi per mangiare... avevano sì ancora dell'acqua da bere, ma niente da mangiare: il replicatore di bordo, ovviamente, non funzionava a dovere.
Avevano ripreso il viaggio, ma poco lontano, il motore si era fermato di colpo e dovettero perdere quasi un'ora prima di riuscire a localizzare il guasto e ripararlo.
Il loro capo, un Bajoriano alto e pallido sulla trentina con una corta barba, aveva negli occhi quell'intensità e fervore che solo chi era profondamente convinto di stato prescelto dai Profeti poteva avere.
Aser non sapeva il suo nome e, conoscendo le regole di segretezza, non si era nemmeno sognato di chiedere chi fosse e da dove venisse.
Non sapeva neppure i nomi degli altri due.
Conosceva solo il proprio di nome, ma forse era meglio lo dimenticasse.

Finalmente arrivarono a destinazione: il buio si era fatto più intenso e tutto era calmo intorno a loro.
Appena scesi, la navetta scomparve... il pilota, ovviamente, anche in quel caso, non disse nemmeno una parola.
Si erano addentrati in un labirinto di strade anguste e si erano fermati vicino allo slargo antistante l'Istituto delle Operazioni Commerciali, una via di mezzo fra una banca, un mercato ed una sede di trattazioni di scambi economici.
La figura di un uomo era apparsa dinnanzi a loro come dal nulla.
Senza parlare, aveva fatto un cenno al loro capo ed i quattro lo avevano seguito.
Fu soltanto allora, mentre camminavano veloci nel buio di strade sconosciute, che Aser aveva iniziato a pensare seriamente a quello che avrebbero fatto entro breve tempo.
Portò la mano sul manico dell'Ushaan-thor: un'arma tipicamente Andoriana, molto piccola e ricurva a mezzaluna, usata tipicamente per i duelli.
Era stato suo zio, Gummer del Clan Clos, a parlargli per la prima volta dell'Ahm Tal, i servizi d'intelligence Andoriani, e della loro storica lotta contro la controparte Vulcaniana della V'Shar.
Notte dopo notte, erano rimasti seduti sul tetto piatto della casa paterna a parlare ed a guardare la distesa luccicante dei ghiacci di Andoria.

Aser sapeva che suo zio era profondamente impegnato in politica: sfrontato ed arrivista, era un diplomatico la cui influenza stava crescendo e che era sempre pronto a manovrare in segreto per aumentare il proprio potere.
All'inizio si era sentito lusingato che suo zio gli parlasse di politica: dell'importanza di Andoria all'interno della Federazione, del lustro dell'Impero Andoriano e di altre innumerevoli questioni per cui essere orgogliosi di essere Andoriani.

Quello che lo zio Gummer non poteva sapere è che non faceva altro che alimentare il suo fanatismo.
L'essere un Thalish, ossia appartenente ad una sottospecie di Andoriani, meno del dieci per cento del totale, caratterizzato da una carnagione di un azzurro molto chiaro ed antenne sottilissime che crescevano dalla fronte, era per lui una disgrazia.
Un dramma nato dall'apparente mancanza di attrazione che riusciva a generare nei confronti del gentil sesso. Le Andoriane lo snobbavano, lo ritenevano non degno delle loro attenzioni, non abbastanza guerriero, non abbastanza virile...
Le straniere lo osservavano come se fosse una ridicola deviazione dallo status tipico della razza, ma , mentre gli Aenar, anche loro minoranza nell'ambito degli Andoriani, erano vezzeggiati come carini e coccolosi, lui veniva deriso.
Quasi per gioco, era entrato in una specie di setta... fatta di ragazzi come lui, in qualche modo esclusi, che venivano indottrinati ed addestrati a svolgere incarichi di particolare rilevanza e segretezza.

In cambio, la setta concedeva loro di soddisfare i propri desideri...

Nel suo caso, avvenenti ragazze, più o meno consenzienti, gli erano state offerte per soddisfare i propri piaceri della carne ed il proprio insaziabile bisogno di essere apprezzato ed amato.
In cambio, era stato scelto per andare in una colonia formata da Bajoriani estremamente diffidenti con qualunque forma di stranieri... impegnati nella lotta per trasformare il loro piccolo mondo in uno stato che non avrebbe seguito altre leggi se non quelle dei Profeti, scevri da qualsivoglia influenza straniera.

Era passato più di un anno da quando era diventato membro di quella setta ed ora, finalmente, era stato scelto per la sua prima missione.

Mentre Aser seguiva i quattro uomini vestiti di nero attraverso i vicoli bui dove l'aria tiepida della notte era completamente immobile, ebbe la certezza che avrebbe esaudito i voleri dei suoi mandanti.

Gli stranieri dovevano essere cacciati, ma non li avrebbero scortati sino alle navi, sarebbero stati uccisi. E quelli che non erano ancora entrati nella piccola colonia, ci avrebbero pensato due volte prima di farlo.
La tua è una missione sacra, gli era stato ripetuto infinite volte. I Profeti dei Bajoriani ne gioiranno e ti ricompenseranno con donne al servizio dei tuoi piaceri... assumerai fiducia nei tuoi mezzi e potrai addestrarti per entrare nell'Ahm Tal, rendendo un servizio a tuo zio Gummer.
Quando sarà riuscito ad accumulare potere così come lui vuole, avrà bisogno di te, così come noi potremmo avere un prezioso informatore, ed il tuo futuro diventerà luminoso... amato e desiderato, temuto e rispettato.

Aser strinse con forza il manico intarsiato dell'Ushaan-thor.
Gummer glielo aveva dato la sera di un anno prima quando si erano salutati sul tetto della casa di suo padre: avrebbe dovuto donarlo alla figlia Xyr, ma era troppo diversa da lui per avere quel legame che, invece, lo zio sentiva di avere col nipote.

I pensieri di Aser furono interrotti, dal brusco fermarsi dei suoi compagni di missione: erano arrivati alla periferia della città, il vicolo sfociava in una piazza immersa nel buio e rischiarata soltanto dal cielo stellato sopra di loro.
Rimasero nell'ombra, addossati al muro di una casa, ad osservare, dall'altro lato della piazza, al di là di un'alta inferriata, la piccola villa dai muri di pietra.
L'uomo che li aveva guidati fin là scomparve silenziosamente fra le ombre.
Erano di nuovo in quattro. Rimasero immobili in attesa: tutto intorno regnava il silenzio e la calma più assoluta.
Aser non aveva mai provato una simile sensazione ad Andoria: nei suoi diciannove anni di vita non era mai stato avvolto da un tale silenzio.
Cercò di calcolare quanto tempo fosse passato da quando erano arrivati nella piazza.
Forse una buona mezz'ora e lui continuava ad avere fame: non aveva mangiato niente tutto il giorno.
Si sentiva la gola arsa, ma non avrebbe chiesto nulla.
L'uomo che li comandava si sarebbe adirato e tutte le sue aspettative di gloria sarebbero evaporate.

Continuarono ad aspettare finché tutte le luci nelle vicinanze non si spensero del tutto. Poi, il loro capo fece un cenno con la mano ed attraversarono rapidamente la piazza.
Un vecchio, con un bastone in mano, dormiva appoggiato al cancello della villa.
Una sorta di guardia, pensò Aser. Il loro capo lo toccò con un piede.
L'uomo non fece in tempo ad aprire gli occhi che il capo si chinò su di lui tenendo il suo coltello sulla guancia dell'uomo, bisbigliandogli qualcosa all'orecchio.
Il vecchio si alzò ed Aser capì dai suoi movimenti rigidi che era paralizzato dalla paura.
Il capo fece un cenno quasi impercettibile con la testa e l'uomo si allontanò zoppicando.
Spinsero il cancello che cigolò leggermente ed entrarono nel giardino avvolto nel silenzio.
Sull'alta porta della villa era affissa un targa, ma Aser non fece in tempo a leggerla che qualcuno appoggiò una mano sulla sua spalla.
Aser trasalì e si volse: era il capo che gli parlava per la prima volta, così sottovoce che neppure la brezza notturna poteva sentire quello che stava dicendo.

"Siamo quattro" sussurrò "Anche in quella casa sono quattro. Dormono, una persona in ogni camera. Le camere sono una di fronte all'altra in un corridoio. Sono persone di una certa età e non opporranno resistenza. Hanno rifiutato di lasciare questo paese di propria volontà, quindi devono essere uccise"
Aser annuì con un groppo alla gola, ma seguì gli altri ed entrarono nella casa, senza riscontrare particolari problemi a forzare la semplice serratura a combinazione elettronica.
All'interno, si diressero decisi verso la scala che portava al piano superiore qui il corridoio era illuminato dalla debole luce di una lampada.

Avanzarono in un silenzio assoluto e rimasero immobili un istante ad osservare le quattro porte chiuse.
Ognuno di loro, aveva estratto la propria arma.
Il capo mosse la testa come aveva fatto con il vecchio davanti al cancello: era venuto il momento.

Aser doveva agire con rapidità, evitare di fissare gli occhi, concentrarsi, invece, sulla gola e tagliare con un movimento rapido e sicuro entrò nella stanza, forse la persona stesa sul letto sotto un lenzuolo bianco aveva i capelli grigi, nella debole luce i lineamenti del suo volto erano confusi.
All'avvicinarsi di Aser la donna, perché di una donna si trattava, aveva aperto gli occhi, ma prima che avesse il tempo di gridare o di capire cosa stesse succedendo, con un singolo movimento Aser le aveva tagliato la gola, facendo un passo indietro per evitare che il sangue gli macchiasse gli abiti.
Poi, senza guardarla, si era girato ed era uscito dalla stanza.
Non erano passati più di trenta secondi: involontariamente li aveva contati nella sua mente.
Si avviò nel corridoio seguendo due degli altri quando udirono la voce bassa del quarto.
Si fermarono tutti come paralizzati.
C'era un'altra donna in una delle camere: una quinta persona.

Secondo le loro informazioni, non avrebbe dovuto essere in quella casa: non ci dovevano essere ospiti, né personale di servizio né guardie.
Era probabilmente un'estranea a tutto quello che stava accadendo, sicuramente anche lei era straniera.
Il capo entrò nella stanza.
Aser, che era dietro di lui, vide che la donna si era raggomitolata su se stessa, non in posizione fetale come si sarebbe aspettato, ma pronta a scattare.
La sua determinazione a sopravvivere sembrava vibrare nell'aria.
Aser non riuscì ad evitare un nodo alla gola.
Gli occhi neri della donna sembravano scrutare i quattro fin dentro le viscere.
Fu allora che accadde l'impensabile.



USS Hope - Ponte 2, Ufficio del Primo Ufficiale - 18/08/2399, ore 09.23


=^=Il Contrammiraglio Evelyn Lennox risulta essere dispersa... non sappiamo se prigioniera, in fuga ed impossibilitata a mettersi in contatto oppure se le è capitato qualcosa di peggio=^=

"Può essere più chiara?"

=^=Tenente Bueller...=^=

"Capitano prego" esclamò Ferris all'indirizzo di Deiara Vessa, la Comandante Napeana che sapeva far parte dello staff della Lennox, pur non avendoci mai avuto direttamente a che fare

=^=Tenente Bueller, lei è eccezionalmente il Primo Ufficiale della USS Hope, ho accettato di comunicare a lei e non, secondo logica, al Capitano Strauss le informazioni giunte in nostro possesso, in virtù di profondi raziocini basati sullo stretto legame affettivo fra il Contrammiraglio Lennox ed il Capitano Strauss. Non abusi della mia pazienza, millantando un grado che non possiede. L'Ammiragliato vuole piena luce sui fatti che hanno portato all'uccisione dei quattro leader della colonia Bajoriana ed alla sparizione del Contrammiraglio Lennox. Gli ordini che le invierò sono chiari: la USS Hope agirà a supporto. Il Capitano Strauss potrebbe riconoscere qualche segnale di aiuto lasciato dalla Lennox e voi gli offrirete il vostro appoggio. Ripeto supporto all'azione investigativa, non prendete iniziative personali senza previa autorizzazione=^=




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Brano: 14-01
Titolo: Prime indagini
Autore: Tenente JG Catalunya "Luna" Jones della Casata di Klaa
(aka Silvia nd)
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USS Hope, Sala Tattica - 18/08/2399, ore 09.45


Bueller attese che tutti prendessero posto in silenzio. Il normale vociare dei ragazzi della Hope era attutito dallo sguardo fibrillante di Strauss. Sapevano che la sparizione, con tutto quello che poteva significare, dell'Ammiraglio Lennox avrebbe turbato il vero Capitano della Hope, ma nessuno avrebbe pensato in quel modo. Sedeva fisso immobile, gli occhi quasi strabuzzati nel leggere con furia le parole scritte nel dpadd che stringeva quasi a romperlo tra le mani, conscio che ogni secondo che passava era una possibilità in meno di trovare Evelyn viva.

"Signori, gli ordini dell'Ammiragliato sono chiari. Arrivati alla colonia Tahzot faremo rapporto al Capitano Robin Givens della USS Phoebe di classe Luna. So che sono più vicini di noi e arriveranno sul posto domani. Tenente Jones, vorrei arrivare poco dopo di loro"

"Preferibilmente interi" aggiunse Xyr intercettando lo sguardo preoccupato degli altri ufficiali al dare via libera al timoniere della Hope

"Ho già preparato una rotta" disse Luna inclinandosi in avanti coi gomiti sul tavolo visibilmente eccitata dalla prospettiva "tenendo la velocità massima di crociera di 9.975 potremmo arrivare tra trentasei ore, ma potremmo passare dentro la nebulosa MS873 e aumentare a 9.991 per circa quattro ore si ballerà un po' ma direi che potremmo arrivare tra 25 ore."

"9.991 per quattro ore?? Vuoi mandare in fumo la mia matrice del dilitio?" disse Dohaan agitato alla prospettiva di vedere i suoi motori sottoposti ad uno sforzo simile

"perché mi dice qualcosa la identificazione MS delle nebulose?" disse invece quasi sottovoce Rodriguez a Basta

"sta per Maelstrom, tempesta. Sono nebulose scosse da forti correnti ioniche" rispose Tucci quasi distrattamente

Ad eccezione di Strauss che sembrava fisso in un punto, tutti si girarono a guardarlo e poi a guardare Luna.

"Fammi capire la tua opzione è farci passare quattro ore ad una velocità smodata dentro una tempesta? Ho precisato che dovevamo arrivare interi" disse Xyr seriamente

"beh Comandante, ha detto, " rispose Luna con un mezzo sorriso.

Bueller stava per intervenire quando Strauss si alzò dalla sua poltroncina quasi scattando

"Lo faccia! ci fa risparmiare undici ore di viaggio. Chiamatemi quando arriviamo"

Detto questo uscì dalla sala tattica nel silenzio completo. Era la prima volta che faceva valere così il suo grado e tutti si girarono a guardare Bueller

"Beh l'avete sentito no? In libertà"



USS Hope, Ufficio del Primo Ufficiale - 19/08/2399, ore 08.51


"Avanti" disse Bueller alzando lo sguardo dal suo terminale

Xyr avanzò con un padd in mano

"ho il rapporto dei danni nel passaggio della nebulosa. I feriti sono già stati trattati dalla dottoressa"

Bueller diede un'occhiata al padd, la lista era impressionante "mi sembra un miracolo che non siamo andati in pezzi"

"già, avessimo avuto un altro equipaggio mi sarei opposta. Non ho ancora capito come abbia fatto Luna non farci mandare in pezzi dall'ultima onda ionica"

"credo che sia riuscita a farci surfare sulla cresta. Ma onestamente ho chiuso gli occhi" rispose Bueller "Ancora non credo che Strauss ci abbia fatto fare questa cosa"

"Già... è una cosa che avresti ordinato tu" commentò lei sedendosi

"Esatto! Lui dovrebbe essere qui per impedirci di fare questo tipo di cose. Onestamente non lo vedo molto bene"

"L'ammiraglio è una sua amica, ovvio che non voglia perdere tempo. Ognuno di noi non vuole perdere tempo"

"si e la cosa mi preoccupa un po'"

"Vuoi avere la prerogativa delle azioni sconsiderate?" lo punzecchiò lei

"No, ma ho bisogno di sapere che c'è sempre qualcuno che non si lascia turbare. Ed è il motivo per cui ho bisogno di te a bordo e diamine anche di Rest. E fino a ieri di Strauss, che sarà stato si paranoico, ma almeno era lucido"

"Beh teniamolo d'occhio. Dovremmo entrare nel settore tra meno di un'ora e in orbita della colonia tra esattamente cento minuti. E poi la nostra è una missione di supporto giusto?" disse lei sapendo benissimo che non sarebbero mai stati capaci di rimanere indietro. La Lennox era un po' la loro madrina e avrebbero fatto tutto per riportarla sana e salva

Bueller sorrise sornione e sollevo le spalle "ma certooo solo supporto... gli ordini sono ordini, no?"

Prima che Xyr potesse rispondergli il commbadge trillò

"Bueller"

=^=Capitano, stiamo per uscire dalla curvatura. Siamo entrati ora nel sistema Tool. Rileviamo la Febe in orbita del terzo pianeta=^= disse la voce della Jones

"Arriviamo!"



TOOL III, Colonia Tahzot - 19/08/2399, ore 10.55
Il piccolo away team composto da Bueller, Strauss, Basta e Caytlin si teletrasportò direttamente di fronte la piccola villa luogo del delitto.

La casa era cintata da un nastro rosso e una guardia bajoriana venne subito loro incontro

"Non si può entrare nella villa senza l'autorizzazione del Questore" disse quasi sgarbatamente

"allora ci porti dal Questore" disse Strauss parandosi davanti al bajoriano

"Come ho già detto agli altri Federali" disse quasi con sdegno "non posso muovermi da qui. Dovete andare al centro della colonia" indicò poi una direzione e tornò al suo posto.

"ci ha ricordato molto sgarbatamente che siamo ospiti qui. stiamo all'occhio" disse Bueller

"Si ma se si mettono in mezzo con le nostre indagini non mi interesserà provocare un incidente diplomatico" disse Strauss allungando il passo.



TOOL III, USS Hope, Plancia - 19/08/2399, ore 10.55


"Dalla Phoebe ci hanno mandato i risultati delle loro scansioni del settore" disse Rodriguez girandosi verso Xyr che sedeva al momento sulla poltroncina del capitano.

"Bene, signor Tucci voglio che ripeta le scansioni e voglio sapere il movimento di ogni navetta o nave che è entrata nel settore nelle ultime 72 ore. Signor Rodriguez, non so se ci verrà bene, ma voglio sapere tutto sulla Phoebe. Conoscendo il Capitano è meglio prevenire"

"si signore" dissero i due in contemporanea



TOOL III, Colonia Tahzot, Questura - 19/08/2399, ore 11.07


Arrivati alla Questura della Colonia, un'alta torre a cupola di stile classico per l'architettura bajoriana edificata certamente con l'intento di rimarcare l'appartenenza culturale e politica, il gruppo trovò l'away team della Phoebe nella sala d'attesa.

"Avete fatto presto, non vi aspettavamo prima di domani" disse l'afroamericana coi gradi di Capitano che nonostante avesse passato la cinquantina era ancora decisamente avvenente "Sono il Capitano Robin Givens, lei deve essere il Capitano Strauss"

La donna fece un passo avanti stringendo la mano saldamente sia a Strauss che a Bueller, con una presa che voleva dimostrare di avere perfettamente il controllo della situazione nonostante evidentemente i rappresentanti della Colonia stessero facendo difficoltà.

Fatte le presentazioni con il comandante Douglas, capo della sicurezza, una montagna di due metri per oltre cento chili di muscoli, e il tenente Caseras, l'ufficiale scientifico, una latina poco più che ragazza che sembrava uscita da un fumetto più che dall'Accademia della Flotta, il Capitano Givens riprese subito la parola.

"La comunità è chiusa e stanno nascondendo qualcosa. Lo dimostra il fatto che ci stanno facendo aspettare"

"Non abbiamo tempo da perdere però!" disse Strauss, praticamente scavalcando la sua parigrado e andando verso il bancone dove una guardia li stava discretamente tenendo d'occhio "Sono il Capitano Strauss, dobbiamo parlare immediatamente con il Questore"

"Come ho detto al Capitano Givens, il Questore è in riunione. Vi riceverà quando potrà"

"Stammi bene a sentire, se il Quest..." cominciò a dire Strauss puntando il dito contro la guardia venendo interrotto dalla mano di Bueller sulla spalla.

"Capitano... meglio non inimicarci questa gente. So che abbiamo fretta, ma farli arrabbiare ci farà solo perdere altro tempo" disse Ferris guardandolo negli occhi a lungo.

Lentamente, quasi con uno sforzo, Strauss tirò indietro il braccio e si voltò tornando verso il gruppo. Il suo viso mostrava rabbia e frustrazione solo per non mostrare la pena e la paura che aveva dentro.

Bueller gli si parò davanti fissandolo negli occhi e condividendo con lui i suoi timori anche se solo con lo sguardo.

"La troveremo" disse semplicemente come se qualsiasi altra parole fosse superflua.

La rabbia di Strauss si spense come una secchiata d'acqua su un fuoco lasciando solo ceneri bruciate e fumanti

"speriamo di trovarla viva" disse quasi sottovoce. Chiuse gli occhi e quando li riaprì Bueller vide che l'antico sguardo del suo superiore era tornato.



TOOL III, Colonia Tahzot, Questura - 19/08/2399, ore 12.11


"Capiamo le vostre perplessità politiche, Questore, ma qui si tratta di una Ammiraglio della Flotta Stellare che è stato rapito a nella casa di vostri capi colonia uccisi brutalmente. Vogliamo avere subito accesso a tutti i dati in vostro possesso altrimenti chiederemo alla Flotta Stellare di ritirare il proprio appoggio a Bajor. Vorrei proprio sapere cosa ne penseranno i Profeti a sapere che è stata colpa vostra" il tono della Givens era calmo e tremendo, sottolineando enfaticamente il puntando il dito contro l'amministrazione della colonia.

Il Questore li guardò pensieroso. Aveva rinviato quell'incontro più che aveva potuto, ma alla fine sapeva che avrebbe dovuto cedere.

"I quattro capi avevano avuto degli avvertimenti, ma non avevamo preso sul serio la cosa, sembravano minacce a vuoto di fanatici. Ma alla luce di quanto è successo ci siamo dovuti ricredere abbiamo un problema , ma dovremmo essere in grado di gestirlo. Questi criminali hanno dimostrato di non avere grandi mezzi"

"Come fa a dirlo?" intervenne Bueller guadagnandosi un'occhiataccia da parte della Givens che ignorò stoicamente.

Il Questore fece un sospiro "quanto state per vedere è l'unico filmato che abbiamo. Non avremmo niente se non fosse per quello che è successo che ha interrotto la schermatura che avevano predisposto"

Digitò una serie di comandi sul suo terminale e partì un video. Riprendeva l'angolo della strada con la villa proprio dal punto in cui si era teletrasportato l'away team. I minuti passavano e non succedeva nulla finché un lampo scosse il video. Subito dopo la schermatura olografica si dissolse in più punti, una scatola che era quasi sicuramente il proiettore olografico sembrava fosse esploso. Probabilmente le batterie avevano ceduto allo sforzo della simulazione olografica. Persone accorrevano da diverse parti per capire cosa aveva provocato l'esplosione e subito dopo tre bajoriani e uno strano andoriano trascinavano fuori dalla casa l'ammiraglio Lennox svenuta. Sorpresi di trovarsi di fronte una folla chiedevano aiuto con un comunicatore e dopo qualche secondo venivano teletrasportati via.

"Li avete identificati?" disse la Givens rompendo il silenzio.

Sia Bueller che Strauss erano ammutoliti nel vedere Lennox svenuta, ma non ferita.

"probabilmente sono mercenari..." disse il Questore sospirando "ma non sappiamo ancora chi siano"

"Vorrei una copia di questo video, signor Questore. Vorrei farlo esaminare dal mio ufficiale scientifico e vorrei anche fargli esaminare i detriti dell'esplosione" disse Bueller

"Dovete capire una cosa. A breve ci saranno le elezioni per il nuovo Questore e non posso farmi vedere troppo accondiscendente con le ingerenze esterne alla colonia, ma la situazione è grave... potete prendere tutto quello che vi serve, solo non fatelo sapere in giro"




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Brano: 14-02
Titolo: Verità esagerate
Autore: Tenente Ferris Bueller
(aka Franco Carretti)
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TOOL III, Colonia Tahzot, Base segreta - 19/08/2399, ore 14.00


La grotta puzzava di elementi chimici e sudore. L'Ammiraglio Lennox fece un verso disgustato mettendo il cuscino della sua branda contro il muro della cella per poi appoggiarsi in modo più soddisfacente.
Nella piccola base segreta di quella marmaglia ferveva l'attività. Almeno venti, fra uomini e donne. Tutti adeguatamente armati e tutti con la luce del fanatismo che gli illuminava gli occhi.
Non la vedeva per niente bene...

Ancora non capiva bene perché l'avessero risparmiata. Dopo aver steso il suo assalitore, che comunque era sopravvissuto purtroppo, stava invecchiando doveva riconoscerlo, era stata sopraffatta dagli altri tre. Aveva finto di essere svenuta ben sapendo che non poteva fare molto, soprattutto per i suoi amici che ora giacevano in delle pozze di sangue.
E pensare che stava solo progettando la sua pensione... era venuta a trovare Kolose, suo vecchio conoscente, per acquistare da lui le sue proprietà su Bajor. Aveva sempre amato quel pianeta, ed ora che era finalmente rinato, era diventato un vero paradiso.
Kolose si era ormai stabilito alla colonia ed era un'ottima occasione per impossessarsi del suo terreno nella provincia di Hedrikspool dove trent'anni prima era stata creata una bellissima riserva naturale. Una bella casa, l'aveva visitata una volta dieci anni prima e un favoloso giardino che lo stesso Kolose aveva curato per anni. Cosa poteva volere di più una donna? Per un attimo il volto stralunato di Strauss fece capolino nella sua mente ma lo scacciò con una scrollata di spalle, quegli anni erano passati ormai.

"Sono due..." la voce di una delle guardie le fece alzare la testa "Due navi federali sono in orbita. Avevi ragione Ky..."
"Niente nomi stupido!" lo ammonì l'altro "Sapevo di aver già visto questa donna... è una preda molto preziosa per noi."
"Una carta in più da giocare" commentò il bajoriano alle comunicazioni.
"Informati su quelle navi e poi fammi rapporto. Mantenete le comunicazioni al minimo e non scopriranno mai che siamo sotto i loro nasi."

Certo doveva dargliene atto, erano stati furbi. Aveva visto il capo del gruppo di assalto che premeva su un telecomando e il loro proiettore di ologrammi era saltato permettendo ai cittadini della Colonia di accorgersi della loro presenza, poi avevano finto una fuga precipitosa con un teletrasporto di emergenza, ma quella non era stata la loro destinazione finale, il segnale era solamente rimbalzato sulla navetta per poi terminare in quella che sembrava una grotta naturale sotto cissà quanti chilometri di roccia. In pochi avrebbero potuto capire il trucco e molti meno calcolare la vera destinazione della fuga.
Ma perché tenerla in vita? Il fatto che l'avessero riconosciuta aveva giocato a suo favore, altrimenti adesso si sarebbe trovata a terra in una pozza di sangue, ma la sua presenza era solo una coincidenza. Nemmeno lei sapeva che Kolose si trovasse su quella Colonia se non dopo aver cercato di contattarlo su Bajor.
Sicuramente l'avrebbero sfruttata per altro, doveva capire per cosa se voleva sopravvivere.

Da quel poco che aveva capito e percepito, la combriccola era composta da fanatici religiosi del culto del Profeti. Uno di quei culti estremisti nati dall'odio raziale post guerra e che purtroppo non accennavano a scomparire. Però il loro capo era tutta un'altra storia, in lui leggeva ben altro.
A differenza dei suoi uomini, quel tipo sembrava più che si sforzasse di celebrare i rituali della setta e anzi faceva di tutto per essere impegnato nel momenti in cui gli altri pregavano. Un misto di timore a presentarsi davanti ai suoi dei e il menefreghismo di chi ha altri piani.
Possibile che quei fanatici fossero utilizzati per un piano ben più grande? Forse.

"Non è che si può avere qualcosa da mangiare?" chiese lei mantenendo un tono tranquillo, come se quel genere di cose le capitassero tutti i giorni.

Il capo della banda la guardò e poi fece un cenno al giovane andoriano seduto in un angolo da solo. Quel giovane era l'unico straniero in mezzo a tutti quei bajoriani... aveva scritto sulla fronte le parole 'vittima sacrificale'.

Il ragazzo, che fino a quel momento si stava guardando le mani, com se fossero ancora sporche del sangue versato, si alzò e frugò sul tavolo pieno di strumenti e parti di armi. Fra le mani reggeva ora un piatto sbreccato con un tozzo di pane raffermo e quello che sembrava del formaggio.

"Fattelo bastare." commentò facendolo passare fra le sbarre della cella e buttandolo sulla branda della donna.

Per ore Evelyn aveva letto le auree empatiche dei suoi carcerieri e in tutti aveva visto solo rabbia, risentimento e determinazione. Un qualcosa che solo dei fanatici potevano provare così a lungo. Anche il giovane andoriano aveva gli stessi sentimenti, ma in lui leggeva anche frustrazione e confusione. Niente dubbi sui quali fare leva, ma incomprensione su quello che il gruppo aveva intenzione di fare e frustrazione per non riuscire a capirlo.
L'unica cosa che poteva fare era capire il loro piano e cercare almeno di mandarglielo in malora. Forse spaventarli avrebbe aiutato a fargli sciogliere la lingua? O per lo meno, avrebbero potuto vantarsi del loro geniale piano e dire qualcosa di più preciso su cui lavorare... ma come farlo?

"Ky... ehm... Capo, le due navi sono: la USS Phoebe e la USS Hope."

A sentire quel nome, il cuore della Lennox compì un balzo avanti. I suoi ragazzi! Che diavolo ci stavano facendo lì? Prima di andare in pensione avrebbe rintracciato l'ammiraglio che aveva ordinato ai suoi ragazzi di mettersi in pericolo per cercarla e avrebbe fatto due chiacchiere con lui.

"Che c'è donna? So che hai riconosciuto il nome di quelle navi... il tuo voltò ti ha tradito." quello che veniva definito il capo, si avvicinò alle sbarre guardandola intensamente.

"La Phoebe è una nave scientifica di classe Luna, forse è arrivata per le rivelazioni del caso e per trovare tutte le informazioni di cui hanno bisogno..."
"E l'altra nave?" chiese di nuovo l'uomo senza smettere di guardarla.
"Oh, gli altri sono i cacciatori... non avete proprio idea dei guai in cui vi siete cacciati." rispose l'ammiraglio con un sorrisetto sardonico dipinto sul volto.
"Sono solo degli stupidi federali, con noi abbiamo i Profeti. Non abbiamo paura dei tuoi cacciatori." commentò il bajoriano che aveva scovato le informazioni.
"Fate male... la prima volta che li ho conosciuti avevano azzerato da soli un cartello criminale Ferengi. Brutta storia, la Flotta dovette insabbiare la faccenda... quell'equipaggio è sempre stato il mio peggior incubo, sono talmente fuori controllo che hanno addirittura due capitani."

"Due?" chiese l'addetto alle comunicazioni con gli occhi spalancati dalla sorpresa.

"Nel caso che il secondo non potesse più... dare ordini" disse Evelyn con tono che lasciava intendere tutt'altro.

"Stupidaggini! Tienimi aggiornato ogni ora su quello che faranno i federali" esclamò il capo del gruppo allontanandosi ma l'altro uomo continuò a tenere gli occhi puntati sulla donna.

"C'è il Capitano Strauss..." iniziò a raccontare l'ammiraglio, come se parlasse più per se stessa che hai suoi carcerieri "E' un esperto in intrighi e macchinazioni, per anni ho avuto il sospetto che in realtà fosse un membro di qualche agenzia segreta della quale nemmeno la federazione ammette l'esistenza.
Poi il Capitano Bueller, ve l'avevo detto che ce ne sono due no? Strauss l'aveva scelto come scusa per usarlo come capro espiatorio, però la cosa gli è sfuggita di mano. Bueller è bravo... cielo se è bravo. L'ho visto fare cose che nemmeno il Capitano più decorato della Flotta avrebbe mai fatto e forse nemmeno il peggiore... non ha remore, non ha paura di nulla. Se ha qualcosa in mente la fa senza preoccuparsi di niente... e qualcuno potrebbe anche pensare che il suo equipaggio si tirerebbe indietro. Ah!" L'esclamazione della Lennox fece trasalire quelli che si erano avvicinati per ascoltarla.

"I suoi uomini sono pure peggio di lui! Il timoniere è una mezza klingon che si diverte a lanciare la nave nelle peggiori tempeste. Lo volete sapere com'è diventata tenente? Ha distrutto un D'Deridex romulano guidando all'interno di una tempesta di plasma e non è tutto, l'ha fatto mentre le truppe d'assalto romulane avevano invaso la nave! Solo che quei poveracci si sono trovati contro il tenente Basta e il tenente Rest... quella coppia mi da i brividi. Rest è un vulcaniano talmente glaciale e calcolatore che la sua sola presenza abbassa la temperatura di una stanza, Lon Basta è invece un macchina assassina guidata dal vulcaniano. Loro due e pochi altri uomini della sicurezza hanno bloccato un intero continegente romulano costringendoli alla resa. E nessuno di loro ha voluto dirmi di preciso come hanno fatto... e io a dirla tutta non so se lo voglio sapere."

L'uomo delle comunicazioni deglutì.

"Poi ci sono i tenenti Caytlin e Graahn. La consigliera di bordo è tanto bella quanto scaltra, potrebbe convincere un sasso che sa volare. Secondo me tiene in pugno il Capitano Bueller, ogni volta che lei lo guarda gli occhi di lui si spengono come quelli di un automa. La Dottoressa Graahn invece mi pento di averla assegnata a quella manica di pazzi. Era una ragazza gentile e insicura anche se molto brava nel suo lavoro... ma durante una missione è stata posseduta da un'entità incorporea, un assassino assoldato per uccidere un diplomatico e da quel giorno non è più la stessa. Lo stesso Basta se ne tiene alla larga quendo lei è arrabbiata per qualcosa."

I rapitori che la guardavano, ed era un numero ogni momento più alto, si guardarono ansiosi.

"Poi vediamo... c'è Doohan, il bellissimo capo ingegnere della Hope. Ho visto ufficiali donne di alto grado contendersi le sue attenzioni, persino io, lo devo ammettere, non riesco a togliergli gli occhi di dosso quando è nella stanza. Eppure, nonostante questo, lui guarda le donne che lo venerano e se ne va come se fossero dei semplici oggetti espositivi. Ci sono voci che dicono che una certa principessa su Kaferia si sia talmente innamorata di lui da mettere una taglia per averlo vivo tutto per lei. E poi Tucci! Oh si il tenente Tucci... pensate che il vostro trucchetto con il teletrasporto vi metta al sicuro? A mio parere quell'uomo è lo scienziato più intelligente della federazione ma credete che gli importi? Per lui il mondo intero non esiste, esistono solo i suoi calcoli e la sua scienza. Potrebbe teletrasportare qui delle tossine solo per studiarne gli effetti sui bajoriani."

Molti dei rapitori sbiancarono e parvero lanciare occhiate ansiose attorno a loro.

"Poi c'è Rodriguez. Non ne ho le prove, ma sono certa che controlli più di un cartello criminale. Orioriani, Ferengi... tutti gli devono dei favori. Potrebbe comprarsela la federazione se solo facesse sul serio. Una volta gli chiesi perché facesse tutto questo e lui mi ha risposto 'per divertimento'... si diverte capite?"

"Hai finito con le tue chiacchiere?" il capo era tornato e il suo sguardo rimise in riga i suoi sottoposti.

"Manca solo una..." tutti tornarono a voltarsi verso la Lennox che li guardava con sguardo divertito "La peggiore di tutti: lei non ha sentimenti, nel suo sangue scorre solo il codice della Flotta Stellare e lo usa alla lettera. Nemmeno io lo conosco a memoria ma conosco alcuni codici fondamentali: La federazione non tratta con i terroristi, l'uccisione di un ammiraglio della Flotta Stellare è punibile con la morte... Xyr del Clan Clos ci andrà a nozze con voi."

In un angolo della caverna il giovane andoriano fece cadere gli oggetti che teneva in mano. Era ancora più bianco del suo colorito normale e gli occhi erano spalancati. Anche da quella distanza l'Ammiraglio Lennox percepì la paura come un onda di marea... aveva trovato il punto debole dei terroristi.

"Bingo!" sussurrò stringendo gli occhi.



USS Hope, Plancia - 19/08/2399, ore 14.15


"Mi fischiano le orecchie..." borbottò Rodriguez
"Qualcuno starà parlando di te" rispose Basta continuando il suo lavoro.
"Spero bene!"
"Ne dubito..."




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Brano: 14-03
Titolo: I cacciatori
Autore: Tenente JG Lon Basta
(aka Silvia Brunati)
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TOOL III, Colonia Tahzot, Residenza di Kolose - 19/08/2399, ore 23:22


Lon Basta, con le mani incrociate sul petto e la testa leggermente piegata verso destra, studiava ad occhi socchiusi l'edificio come se questo fosse in grado di parlargli. Era così immobile che, nel buio in cui era la piazza in quel momento, era quasi impossibile vederlo.

"Allora?," Basta non diede alcun segno di aver sentito il bisbiglio che proveniva alle sue spalle. Sistemando meglio lo zaino sulle spalle Luna si portò al suo fianco. "Allora?" Chiese ancora.

Un sospiro appena percettibile tradì il fatto che il betazoide non fosse diventato improvvisamente una statua di pietra. "Spiegami ancora perché siamo qui a quest'ora senza autorizzazione, in abiti civili." Fu la rapidissima risposta che Luna sentì solo perché era a pochi centimetri da lui. Ciò nonostante chiese: "Eh?"

A quel punto Basta le lanciò un'occhiataccia al quale lei rispose con un sorriso innocente.

"Perché ho pensato che tu potessi usare il tuo mojojo per capire cos'è successo." Gli spiegò magnanima avendo pietà di lui.

"Il mio cosa?"

"Il tuo mojojo, quella roba che ti ha insegnato tuo zio, sai, quando ti faceva vivere come un recluso e ti dava lezioni di sopravvivenza..." Si interruppe vedendo Basta irrigidirsi e girarsi lentamente verso di lei.

"Che ne sai tu di mio zio?"

Per tutta risposta Luna roteò gli occhi, "San Francisco, dopo che ti ho pestato, quando ci siamo visti in quel locale..."

"Vuoi dire quando mi hai seguito in quel locale?"

"Dettagli. Ti ricordi che abbiamo finito tutti gli alcolici? Abbiamo avuto un momento di comunione quella sera io e te, quasi commuovente, tu mi hai parlato del tuo passato e io..."

"Mi hai fatto ubriacare per farmi parlare." L'interruppe secco Lon.

"Esatto."

Basta resto a fissarla in silenzio. "E' difficile che io mi ubriachi."

"Che importa ora! Usa il tuo mojojo!" Sbottò Luna indicando con le mani l'edificio, "ricostruisci l'azione! Immedesimati."

"Che differenza c'era nel farlo di giorno?"

"Di giorno non avremmo potuto fare questo," rispose Luna estraendo uno strumento dallo zaino che fece accigliare Basta e inserendo un comando, "ok, adesso le telecamere non possono vederci, abbiamo esattamente..." controllò lo strumento, "lo stesso tempo che hanno avuto gli assalitori." E guardò Basta con aspettativa. "Mojojo, su su." Lo incoraggiò.

"Non voglio nemmeno sapere dove l'hai preso," commentò Basta con un sospiro per poi portare l'attenzione all'edificio e iniziare a muoversi.

"Meglio," mormorò Luna seguendolo, "ho fatto una simulazione del tempo che sarebbe occorso agli assalitori per entrare nella villa, arrivare alle camere, compiere il loro efferato omicidio, perdere tempo a lottare con l'ammiraglio e uscire quando il loro sistema di mascheratura è saltato." Gli sussurrò mentre si avvicinavano all'ingresso della villa, "non dobbiamo fare altro che ripetere gli stessi passi e..." Si fermò di botto per evitare di urtare Basta che con le mani ai fianchi fissava il cancello accigliato.

"Quanto tempo avrebbero impiegato secondo la tua simulazione a fare tutto?"

"Dieci minuti." Rispose subito Luna.

"Uhm," commentò Basta studiando il cancello prima di iniziare all'improvviso a muoversi. "Allarmi?"

Senza perdere tempo a discutere come mai gli facesse domande le cui risposte era certa lui conoscesse già, Luna guardò immediatamente i suoi appunti, "non mi risulta, avrebbe dovuto esserci una guardia, più un custode, ma..."

"Uhm," sempre più accigliato Basta aprì il cancello e attraversò il giardino fino a raggiungere la porta principale. Entrarono nell'edificio silenzioso e si guardarono attorno. "Le stanze sono nel corridoio l'una di fronte all'altra," sussurrò Luna chiudendosi la porta alle spalle. Basta si incamminò nella direzione indicatagli e raggiunse la prima porta. "Tempo?" Chiese aprendola.

"Sono passati tre minuti."

Il betazoide entrò nella stanza, raggiunse il letto e simulò l'atto di colpire qualcuno disteso, poi tornò indietro. Sulla soglia Luna continuava a controllare il tempo, "se aggiungiamo i minuti persi nella colluttazione con l'ammiraglio direi che ci siamo." Poi lo guardò. Basta ricambiò il suo sguardo. Rimasero a fissarsi per un tempo che alla pilota sembrò lunghissimo poi l'altro sospirò prendendosi l'attaccatura del naso fra l'indice ed il pollice.

"Conoscevano la casa, sapevano che non c'era un allarme, conoscevano la posizione di ogni ospite perché dieci minuti non sono sufficienti se devi cercare le persone che devi uccidere. Non metti in piedi un piano del genere se non hai un informatore interno o vicino alle vittime o se non hai fatto un sopralluogo prima."

Mentre parlava Luna prendeva appunti e annuiva. "Come sono arrivati qui? Hanno usato un teletrasporto come quando sono andati via? Hanno usato una nave?" Poi scosse la testa correggendosi, "Edison ha ripetuto le scansioni e non c'era nessuna navetta non autorizzata in orbita. Quindi dove sono andati?" Sollevò la testa guardando Luna come se lei avesse la risposta e si rifiutasse di dargliela, lei si limitò a fissarlo di rimando. "Hanno usato uno shuttle?" Continuò Basta, "abbiamo fatto scansioni di shuttle che decollavano?"

A quella domanda la pilota sollevò l'indice per dirgli di aspettare.

"Jones a Rest, il signor Tucci ha controllato eventuali voli nell'orbita del pianeta o nell'atmosfera del pianeta verso l'ora dell'attentato?"

=^=No.=^=

"Dobbiamo vedere se nei rapporti che ci hanno girato o che ha la Phoebe, se hanno interrogato la guardia/custode, o se per caso c'erano dei dipendenti che si occupavano della villetta o del giardino," aggiunse guardando Basta mentre parlava con Rest, "è probabile che non fossero degli sprovveduti, quindi dovevano conoscere la casa nei dettagli e sapere dove ciascuna vittima avrebbe dormito."

=^=Quindi i miei calcoli erano esatti,=^= fu la laconica risposta di Rest alla quale Luna rispose roteando gli occhi.

"Si, si, i suoi ragionamenti erano corretti," gli rispose, "il mojojo di Basta lo ha confermato."

=^=Il cosa?=^=

"Nulla,a più tardi tenente." Uno sbotto sfuggi a Luna quando notò lo sguardo di Basta. "Che c'è? A qualcuno lo dovevo pur dire! Almeno se ci avessero arrestato avremmo potuto dire di essere in missione. Ottimo lavoro, sapevo che il tuo mojojo avrebbe funzionato," ripose nello zaino il padd. "Andiamo a bere qualcosa?"

"Non dimentichi una cosa?"

"No, abbiamo fatto la nostra prova, possiamo andare."

"Le telecamere avranno ripreso a funzionare ora," la corresse lui, "come usciamo da qui?"

"Oh quello, la simulazione finisce quando lo voglio io," gli rispose Luna mostrandogli lo strumento che aveva in mano con un sorrisetto, "questo non salta come quello che hanno usato loro."

"Non trovi strano che per essere così organizzati abbiano usato materiale scadente?"

A quella domanda Luna sfiorò nuovamente il comunicatore.



TOOL III, Colonia Tahzot, Locale nella periferia - 20/08/2399, 01:00


"Spiegatemi ancora perché siamo qui," chiese Melanne Grahan cercando di farsi sentire al di sopra della musica.

"Ufficialmente perché ci serviva una distrazione," le rispose Caytlin perfettamente a suo agio nell'atmosfera caotica, "ufficiosamente volevo farmi un'idea su clima della colonia." Melanne seguì il suo sguardo in direzione del bar dove Dohaan stava cercando di ordinare da bere. "Dato che è la Phoebe a dirigere le indagini," continuò Caytlin con un sorriso che le illuminò tutto il volto, "nulla ci vieta di occuparci dei dettagli, ovvero di quei particolari che loro potrebbero eventualmente trascurare."

"E questo comporta..."

"Uscire e divertirsi," concluse la sua frase il consigliere, "e nello stesso tempo studiare la situazione generale. Vedi per esempio quella coppia in quell'angolo?" Le disse indicando un tavolo sul fondo del locale, dove due bajoriani, un uomo ed una donna, sorseggiavano le loro bevande chiacchierando animatamente. "Lui è cotto di lei, ma non vuol darlo a vedere per questo si guarda ogni tanto attorno come se fosse interessato anche alle altre donne presenti. Lei invece non nasconde nulla, ma tutte le volte che lui si guarda attorno, la sua espressione si fa triste."

"E questo cosa ti dice del clima della colonia?"

"Che è sano, almeno in apparenza."

"E quella donna al bancone? Quella vicina a James?" Le chiese Melanne palesemente intrigata dalla capacità di osservazione dell'altra. Caytlin si girò nella direzione indicata e socchiuse appena gli occhi prima di tornare a guardarla sorseggiando con grazia la sua bibita.

"Impegnata, ma dal modo in cui guarda James ancora non per molto."

"Come fai a dirlo?" Le chiese Melanne sorpresa. Caytlin sorrise.

"Dall'atteggiamento innanzitutto, continua a guardare in direzione di James e nello stesso tempo verso quel gruppetto poco distante come se non avesse paura di essere scoperta."

"Oh," commentò Melanne sorpresa.

"E qualche minuto fa baciava uno di quei ragazzi," concluse ridendo Caytlin. "Comunque sia," proseguì guardandosi ancora attorno, "ho scelto questo locale perché è uno dei pochi, non che ce ne siano molti in questa colonia, dove non saremmo saltati troppo all'occhio. Qui non ci sono solo bajoriani." Concluse con un sorrisetto soddisfatto.

"Se dovessi dare una mia opinione direi che è una sana e tranquilla atmosfera," annuì Melanne ricambiando il sorriso, "quindi anche se non ne ricaviamo nulla, mi sta bene anche la serata per distrarsi." Concluse con un sospiro.

"C'è qualcosa che non va?" Le chiese Caytlin riportando l'attenzione su di lei.

Melanne scosse la testa, "No, non c'è nulla che non vada."

"Dal tono in cui lo dici, sembra tutto il contrario." Caytlin la obiettò con un sorriso amichevole.

Prima che però Melanne potesse rispondere un grido rabbioso interruppe il loro discorso.

Entrambe si girarono verso il bancone dove un bajoriano enorme aveva afferrato per il bavero Dohaan e, senza pensarci Melanne si alzò di scatto correndo verso i due. Mentre stava per imitarla Caytlin incrociò lo sguardo di un bajoriano che la fissava senza preoccuparsi troppo di nascondere l'odio. Istintivamente sorrise.



USS Hope, Infermeria - 20/08/2399, ore 03:00


Basta entrò nell'infermeria con uno sguardo così scuro che l'infermiera Nudges arretrò istintivamente di un passo e senza che lui le chiedesse nulla indicò immediatamente l'ufficio di Melanne Grahan. Senza una parola il betazoide si diresse immediatamente nella direzione indicata.

"Fuori." Sibilò all'infermiere che si stava occupando dello zigomo della dottoressa.

"Ma verament..:"

"Ho detto: fuori," ripeté seccamente fissando Melanne.

L'uomo passò lo sguardo fra l'una e l'altro fino a quando la Grahan non gli fece un cenno d'assenso. Non appena le porte si chiusero alle sue spalle Lon aprì la bocca.

"Se sei venuto per dare ordini nella mia infermeria, quella è la porta." Lo interruppe Melanne sospirando.

"Non vado da nessuna parte fino a quando non mi spieghi cosa ti è saltato in mente," ribatté lui digrignando i denti.

Girando attorno alla scrivania per sedersi, Melanne si massaggiò lo zigomo arrossato. "Intendi dire quando ho accettato di andare con Caytlin a bere qualcosa?" Chiese con aria innocente.

A quella risposta Lon serrò la mascella, "non fare la furba Melanne! Ho letto il rapporto."

"Oh per la miseria Lon!" Esclamò lei esasperata, "non è successo nulla! James ha attirato l'attenzione della donna sbagliata tutto qui!"

"E la parte in cui ti sei ritrovata davanti ad un pugno?"

"Non è nulla che non potrebbe accadere a chiunque cerchi di interrompere una rissa," ribatté lei stringendo le spalle con indifferenza.

"Si ma..:"

"Non propinarmi di nuovo la storia che tu sei addestrato e io no," lo minacciò lei iniziando ad arrabbiarsi, "perché i corsi di autodifesa li ho fatti anche io Lon Basta! E se solo ti azzardi a dire che non era compito mio intervenire puoi tranquillamente girare sui tacchi ed andartene."

Il betazoide fissò il dito indice teso nella direzione della porta, poi tornò a guardare lei.

"Non sei sufficientemente addestrata ad affrontare una rissa," le disse a denti stretti e fu investito da un mare in tempesta che minacciò di schiacciarlo "Fuori!" Sibilò Melanne alzandosi e indicando la porta.

Temporaneamente senza fiato Lon non reagì fino a quando non se la ritrovò davanti che lo fissava furibonda. "Tu," gli disse lei colpendolo più volte con la punta dell'indice sul petto sottolineando ogni parola, "non hai alcun diritto di decidere se io sono o non sono in grado di fare qualcosa!"

Come se fosse affascinato dal dito della mano di Melanne, Lon restò in silenzio per alcuni lunghissimi secondi quando lei ebbe finito di parlare. "Hai ragione." Le disse quando finalmente ritrovò la parola.

Fu a quel punto che Melanne lo baciò.




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Brano: 14-04
Titolo: Una nuova pista
Autore: Tenente JG Melanne Graahn
(aka Maddalena Duci)
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TOOL III, Colonia Tahzot - Ubicazione sconosciuta - 20/08/2399, 5.43


L'andoriano che si teneva sempre in disparte era la chiave per destabilizzare l'intero gruppo e la Lennox lo sapeva. Solo che non aveva ancora idea di come usare quell'informazione a suo vantaggio.

L'idea di una fuga era impraticabile, questo ormai lo aveva capito. Le avevano coperto il volto quando l'avevano portata in quel posto, ma aveva capito da qualche brandello di conversazione e dalla generale atmosfera del luogo che dovevano essere da qualche parte sotto terra. Molto sotto terra. Era persino possibile che l'unica via per entrare e uscire fosse il teletrasporto con cui l'avevano portata lì sotto. L'idea di una fuga per lei sola, magari con degli inseguitori alle calcagna, era impensabile.

In un certo senso, era anche meglio. Non aveva più l'età per certe cose.

Questo non significava tuttavia che dovesse rimanere con le mani in mano. Doveva solo puntare su una strategia più a lungo termine.

Non aveva idea di come stessero andando le indagini, ma sapeva da quello che le avevano detto i suoi ospiti che il clima della colonia era piuttosto chiuso. Poteva quindi supporre che Strauss, i ragazzi e chiunque avessero inviato ad indagare, non stessero ricevendo un entusiastico sostegno. Tuttavia non si sarebbero lasciati scoraggiare. Strauss poteva essere un paranoico che aveva quasi mandato a monte la sua stessa carriera, ma dopo tanti anni era certa di una cosa: non l'avrebbe abbandonata.

I suoi carcerieri non avevano manifestato alcun tipo di ansia al di là del normale stato d'animo associato alla situazione, quindi si poteva supporre che al momento non si sentissero in pericolo.

Forse non poteva fuggire da sé, ma avrebbe potuto cercare di minare la coesione dei suoi rapitori dall'interno, spingerli a fare un passo falso. Non era forse la strategia più efficace ma era l'unica che al momento era in grado di mettere in atto.

Per questo aveva puntato sull'andoriano.

I fanatici sono impermeabili a qualunque tentativo di ragionare, ne aveva incontrati diversi nella sua carriera e lo sapeva bene. Non importava quale fosse la causa del loro fanatismo, tirando le somme erano tutti uguali. I tizi che l'avevano rapita non facevano eccezione.

L'andoriano invece sì.

Quali che fossero le motivazioni a spingerlo, non erano quelle del resto della combriccola. Questa differenza tra lui e gli altri in qualche modo gli era causa di grande frustrazione. Se fosse riuscita a sfruttare questa differenza, forse sarebbe riuscita ad ottenere qualcosa.

Si appoggiò con noncuranza alla fredda parete di pietra della sua cella e smangiucchiò distrattamente un pezzetto dell'insipida focaccina che le avevano spacciato per pranzo. Il ragazzo era di guardia alla sua cella. Armeggiava con un qualche componente elettronico sul rozzo tavolo di legno e sbuffava ogni volta che questo emetteva una scintilla. Non aveva idea di cosa stesse facendo e nemmeno le interessava.

"Ora ti fanno fare anche l'elettricista?" gli domandò senza voltarsi.

L'andoriano si irrigidì appena, ma non rispose.

"Sai pensavo che tra questi idioti, avrebbero trovato qualcun altro per farmi la guardia. O ti sei offerto volontario?"

"Taci, donna."

"No, immagino di no. E' un lavoro noioso, no? Fare la guardia a una donna di mezza età in una prigione di pietra. Anche uno scimpanzé avrebbe potuto farlo."

"Taci!"

A quanto pare quel tizio era anche irascibile. Tanto meglio. "Dev'essere per questo che hanno messo te di guardia. Non sembra che ti apprezzino molto."

Il ragazzo ebbe uno scatto e si alzò, puntando un'arma nella sua direzione. "Ti ho detto di tacere," sibilò.

La Lennox lo fissò per qualche istante, ne valutò la reazione decisamente eccessiva, mentre lui tornava a sedersi.

"Eppure, qui dentro sembri quello con più cervello... ma immagino che la causa valga anche questo..."

L'andoriano fece per scattare in piedi di nuovo, ma qualunque fosse la sua intenzione, si bloccò alla vista del bajoriano appena entrato.

"Il capo ti vuole. Vedi di muoverti," lo apostrofò.

Il ragazzo se ne andò, arrabbiato tanto con lei quanto con il suo compare.

Quest'ultimo fece passare lo sguardo tra i due per un istante prima di domandare: "Che diavolo succede qui?"

"Niente," rispose la Lennox con un sorriso.



USS Hope - Ufficio dell' Ufficiale Medico Capo - 20/08/2399, ore 10.12


Melanne incrociò le dita sul piano della scrivania e sorrise ampiamente a Caytlin. L'altra, seduta su una delle poltroncine di fronte, pareva in egual misura perplessa e soddisfatta. La dottoressa lo era ugualmente. La loro ultima visita sul pianeta le era sembrata una perdita di tempo e le aveva anche procurato un pugno in faccia, questa seconda sarebbe stata fruttuosa.

Adorava Lon - ma non era per questo che l'aveva baciato, di nuovo - nonostante a volte, com'era normale avessero delle divergenze - ma non era per questo che l'aveva sbattuto fuori dal suo ufficio, di nuovo - tuttavia, davvero non poteva sopportare le sue ramanzine. Una piccola, esile, profonda parte di lei probabilmente le avrebbe detto che anche quella era una bugia, ma Melanne non era ancora pronta ad ascoltarla. Invece, era sicuramente pronta a scendere di nuovo su quel pianeta senza dirgli nulla.

"Sei sicura che vuoi che venga anche Doohan? Forse sarebbe meglio che ci facessimo accompagnare da uno dei ragazzi della sicurezza."

"Credi che ci siano dei rischi?"

"No, credo di no, dopotutto è pieno giorno e il luogo che ho scelto è praticamente in centro. Ma non vorrei che James attirasse altre attenzioni indesiderate."

"In un certo senso sarebbe tutto più realistico. I ragazzi della sicurezza non sono cattivi ma sono un po', come dire, ingessati, ecco. Dopotutto, lavorano sotto Lon e Rest, non è che gli si possa dar torto."

"Ok," disse lentamente la rossa risiana, osservandola un po' stranita.

"Perfetto, ci vediamo tra due ore, allora."

"Sì." Caytlin si spostò leggermente sulla poltroncina, mettendosi più comoda. "Melanne, tu sai che se c'è qualche problema me ne puoi parlare, vero?"

"Certo, perché me lo dici?"

"Oh, perché tu lo sappia."

In verità la sua non era stata una visita del tutto casuale. Caytlin era decisamente abile nel suo lavoro e nel tempo aveva scoperto che il miglior modo di venire a conoscenza di potenziali problemi prima che diventassero tali era tenere le orecchie bene aperte. La nave è piccola e la gente mormora o una cosa del genere.

Se c'era un pettegolezzo che valeva la pena conoscere, prima o poi lo avrebbero saputo tutti e lei un po' prima di tutti gli altri. In più si era fatta buoni amici in quasi tutti i dipartimenti della nave.

Voci correvano in merito alla loro ultima visita alla colonia. Pareva che dopo il rientro, Basta fosse stato visto far visita alla Graahn nel suo ufficio con umore più che tempestoso. Molto più del solito almeno. C'era stata una qualche discussione, si poteva presumere, perché Lon era stato letteralmente sbattuto fuori dall'ufficio. Melanne si era chiusa dentro e aveva cominciato a registrare un diario personale che era passato rapidamente dallo standard federale agli improperi in trill stretto.

Il fatto di non parlare il trill non aveva impedito ad una delle infermiere di stare con l'orecchio appiccicato alla porta, pareva. D'altra parte, i pettegolezzi su Basta e la Graahn erano i preferiti tra i romantici a bordo, subito dopo quelli tra Rest e Xyr o Bueller e Xyr, a seconda del caso.

Ora Caytlin sospettava - e non sapeva quanto avesse ragione - che il portarsi Doohan a farsi un giro fosse un tentativo da parte di Melanne di mostrare a Lon in quali abissi può sprofondare una donna per amor di vendetta.

"Per curiosità, premesso che condivido abbastanza la tua idea, qual è il vero motivo per cui vuoi portarti Doohan invece di un addetto alla sicurezza?"

"Beh, avevo pensato di portare qualcuno della sicurezza. Ma, partendo dal presupposto che non ci siano rischi, beh..."

"Sì?" la incoraggiò il consigliere.

"Credo che Lon si arrabbierà di più così," ammise candidamente la Graahn.



USS Hope - Ufficio del Primo Ufficiale - 20/08/2399 - Ore 13.22


"Non ho capito bene... chi sarebbe questo tizio?"

"Non ci ha fornito i documenti..."

"...e a dir la verità è stato molto attento a non farsi vedere in faccia..." si inserì Melanne.

"Esatto... ma ha detto di avere delle informazioni sul delitto della villetta," concluse Caytlin.

"Non capisco," disse Xyr, le antenne che si piegavano in avanti dandole un cipiglio vagamente inquisitorio, "credevo che foste scesi in pieno giorno in un locale pubblico, come avete fatto a parlarci senza vederlo in faccia?"

"Il locale era molto affollato per via dell'ora di pranzo e lui ci ha fatto avere un padd tramire una cameriera," rispose Caytlin.

"Allora la cameriera lo avrà visto in faccia, giusto?"

"Ce l'ha indicato mentre stava uscendo. Non siamo riusciti a vederlo in faccia. Le abbiamo chiesto di descrivercelo, però."

"E lei?"

"A parte che si tratta di un Bajoriano, niente. Diciamo che era un po' distratta."

"Da cosa?" chiese Bueller.

"Da lui," concluse Melanne indicando con un gesto del capo un imbarazzatissimo Doohan.

Per un momento nell'ufficio calò il silenzio. Doohan sembrava uno pronto a bollire nella sua stessa divisa, Caytlin e la Graahn sembravano tanto dubbiose quanto eccitate dalla novità.

Xyr era impassibile come sempre. Bueller non sapeva che pensare.

Avrebbe potuto essere una buona pista come un qualche genere di sotterfugio, un ricatto, un mitomane o anche uno scherzo. Era certo che Rest avrebbe potuto calcolare l'esatta probabilità alla terza cifra decimale, ma francamente non pensava che glielo avrebbe chiesto.

"Quindi vorrebbe un incontro?"

Caytlin annuì, facendo scivolare il padd sulla scrivania verso Bueller. "Per fornirci le informazioni di cui è in possesso."

"Ha chiesto un pagamento?" domandò Xyr.

"No, o almeno qui non lo dice."

"Allora le sue motivazioni non riguardano un guadagno diretto."

"Quindi cosa vuole?"

Bueller sembrò riflettere per un momento. "E' possibile che abbia visto due belle ragazze e..."

Xyr si voltò verso di lui stringendo gli occhi. "Chi mai inventerebbe una cosa del genere solo per un approccio romantico?"

Melanne sembrò sul punto di dire qualcosa. Ferris tossicchiò. "Non io," si affrettò a dire. "Ma naturalmente qui non si parla di me no?"

"E comunque ha chiesto di parlare con il nostro capitano," puntualizzò Caytlin.

"Certo. Davvero non so come mi è venuto in mente. Beh, se si tratta davvero di una pista, immagino che sia il caso di organizzarsi in proposito. Parlerò con Basta e Rest," aggiunse Bueller prevenendo le proteste di Xyr. "Solo una cosa," proseguì, "non dite niente a Strauss."